La manovra che ci aspetta tra incertezza politica e rischi per l’Ue

 lettera43.it 3 maggio 2018

Lo sforzo di Roma sui conti pubblici? Pari a zero, dice Moscovici. Il 23 maggio Bruxelles è pronta a chiedere la correzione di bilancio. Intanto, tra dazi e politiche fiscali l’ottimismo sull’economia europea si affievolisce.

fermarsi alle cifre scritte nere su bianco nelle previsioni di primavera della Commissione europea, il ministero dell’Economia può celebrare una vittoria: la crescita è salita all’1,5%, comunque la peggiore in Europa, il deficit è in calo all’1,7%, il debito nel 2019 dovrebbe finalmente scendere sotto quota 130% – per la precisione al 129,7. Alla fine, dunque, l’aumento degli investimenti, spinti dagli incentivi pubblici, ma anche una ripresa un po’ più robusta della domanda interna, oltre che del solito export, hanno dato ragione all’ottimismo di via XX settembre nella battaglia su Pil e debito condotta sotto traccia con la Commissione europea e hanno evitato l’apertura di una procedura di infrazione sul nostro debito monstre, nonostante la zavorra dei salvataggi bancari.

LA SENTENZA DI MOSCOVICI. E però a guardare agli equilibri strutturali, cioè al rapporto tra spese ed entrate al di là del ciclo economico e delle una tantum, i saldi non migliorano: il nostro Stato ha beneficiato della maggiore crescita ma continuerà a spendere più di quello che incassa. Il deficit, secondo Bruxelles, dovrebbe infatti restare all’1,7% anche per il 2018, mentre la Commissione Ue aveva chiesto un aggiustamento dei conti tra lo 0,2 e lo 0,3% del Pil (circa 3,5-5 miliardi di euro). Per dirla con le parole del Commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, «lo sforzo atteso è zero». Il giudizio definitivo è destinato ad arrivare il 23 maggio, ha puntualizzato Moscovici, ma l’espressione che ha usato per rinviare la sentenza è una sentenza di per sé: «Potremmo anche trarne delle conclusioni in termini di sorveglianza sui conti, ma non è una lezione da trarre oggi».

L’incertezza della politica è diventata più pronunciata e, se prolungata, potrebbe rendere i mercati più volatili e incidere su fiducia e tassi di interesse

COMMISSIONE UE

Insomma il prossimo governo – metterlo in piedi e anche piuttosto rapidamente evitando il ritorno alle urne è l’obiettivo prioritario del presidente della Repubblica Sergio Mattarella – dovrà fare prima di tutto due cose: sterilizzare le clausole Iva e raddrizzare i conti. Sul primo punto a Bruxelles non hanno alcun dubbio: ormai quando vedono le clausole di salvaguardia scritte nelle leggi di bilancio, una tagliola utilizzata per colmare la mancanza di una strategia di lungo termine, le osservano come una pratica di brutta politica, ma non le considerano più. Attendono solo che una maggioranza, quale che sia, approvi i provvedimenti che le sostituiscano. Con i conti, invece, il discorso è diverso. A mettere mano al bilancio potrebbe essere un governo del presidente, probabilmente facilitato nell’imporre misure di riduzione della spesa. E che permetterebbe forse a Matteo Salvini di continuare a rilasciare dichiarazioni bellicose contro Bruxelles. Oppure un governo formato da una coalizione di centrodestra e del Pd, che potrebbe far esplodere le contraddizioni sulle politiche europee.

IL LEGAME TRA POLITICA E MERCATI. Intanto, però, i mesi che ci attendono non sembrano affatto facili, perché se l’Italia festeggia il suo 1,5% di crescita, lo fa sul gradino più basso di tutta l’Unione europea, accanto alla Gran Bretagna che arranca dopo aver annunciato di essere pronta ad uscire dal mercato unico più grande del mondo e da un centinaio di accordi commerciali. E la mancanza di un esecutivo rischia di peggiorare la situazione: «L’incertezza della politica è diventata più pronunciata e, se prolungata, potrebbe rendere i mercati più volatili e incidere su fiducia e tassi di interesse», è l’allarme lanciato dalla Commissione Ue.

Nulla che non si sapesse già. Quello che però può fare la differenza è il contesto in cui la situazione nazionale si inserisce: uno scenario in cui «i rischi al ribasso per le prospettive globali sono aumentati significativamente sia a breve che a medio termine». Nel primo trimestre del 2018 la crescita italiana si è mantenuta allo 0,3%, in linea con un rallentamento generale dell’economia. «La previsione corrente interpreta la debolezza dei primi tre mesi dell’anno in gran parte come effetto di fattori temporanei, ma potrebbe non essere così», scrivono dalla Commissione. La speranza di Bruxelles è che ci sia ancora una potenzialità inespressa sul fronte degli investimenti, un rimbalzo ancora frutto della drammatica compressione registrata durante la crisi.

LA DOPPIA MINACCIA IN ARRIVO DAGLI USA. Per il resto c’è poco di che stare allegri, perchè le politiche di Washington rappresentano in questo momento una doppia minaccia per l’Europa. Il primo fronte è quello delle scelte fiscali che potrebbero influire su costo del denaro e apprezzamento della moneta. «Se tassi di interesse più elevati dovessero portare a un’avversione al rischio degli investitori a livello globale, potrebbero esserci importanti ricadute in termini di flussi di capitale, stabilità dei mercati finanziari e condizioni economiche», avvertono da Bruelles, e l’economia dell’Europa non ne sarebbe certo «immune». Il secondo fronte è quello del commercio, mentre il modello economico europeo fa ancora un forte affidamento all’export. E anche il prossimo bilancio tedesco sembra non modificare affatto le politiche di Berlino su questo aspetto, smententendo tutti i buoni propositi pronunciati da Angela Merkel sugli investimenti. I due pericoli sono connessi tra loro. Soprattutto per Paesi come l’Italia che all’export si affida, per crescere quel poco che ha ripreso a crescere.