Finpiemonte, controlli gruviera

lospiffero.it 3 maggio 2018

Prima giornata di audizioni a Palazzo Lascaris per l’indagine “conoscitiva”. Davanti ai consiglieri della prima commissione sfilano Reschigna, Ambrosini e la direttrice. Ma resta il mistero su dove sono finiti quei 6 milioni spariti in Svizzera

A sei mesi dallo scandalo di Finpiemonte continua a essere un mistero il destino di quei milioni – dai 6 agli 11, persino sull’entità vi è ancora incertezza – usciti dai conti della finanziaria regionale, transitati su quelli della banca svizzera Vontobel e poi svaniti nel nulla. Una parte, secondo una prima ricostruzione della magistratura, dovevano servire per salvare la Gem dell’allora presidente Fabrizio Gatti (ora in carcere) che però è avviata al fallimento, dunque il quadro si complica. Altre somme sono state investite in operazioni speculative, seppur espressamente vietate dalla policy della finanziaria, e avrebbero generato perdite ingenti. Tutti soldi pubblici, comunque. Dirottati all’insaputa degli organi amministrativi, di vigilanza e della Regione stessa. Come prevedibile, a poco è servito il primo giro di audizioni relativo all’indagine conoscitiva istituita dalla Prima commissione di Palazzo Lascaris. “Nessun rilievo è mai stato fatto dai revisori dei conti e neanche da Deloitte”, “nessuno in Regione sapeva del conto estero e delle operazioni speculative a rischio” messe in atto dalla finanziaria di piazza Castello ha affermato il vicepresidente della Regione Aldo Reschigna. Inoltre “il 15 luglio dello scorso anno la Deloitte (cui era stata affidata la certificazione dei conti ndr) con una email, ha dato parere favorevole al bilancio 2016, per poi due giorni dopo chiedere una riflessione sul conto svizzero che rientrerebbe come investimento a rischio”. Non cambia, dunque, la linea della Regione sullo scandalo che ha colpito la sua finanziaria, emerso in seguito a un esposto alla Procura del nuovo presidente di Finpiemonte Stefano Ambrosini, subentrato a Gatti.

La seduta è durata tutto il pomeriggio, per quanto fin dalle prime mosse il lavoro dei consiglieri appaia difficile e assai improbo ad arrivare a una qualche conclusione. Da una parte per la decisione di non istituire una vera e propria commissione d’inchiesta, così come richiesto dal M5s, ha ridotto i poteri di accertamento dei consiglieri, i quali non potranno nemmeno prendere visione di tutti i documenti coperti dal segreto d’ufficio imposto dai magistrati, a partire dal contenuto dell’esposto inoltrato in Procura oltre alla corrispondenza intercorsa con la Regione, i revisori e Deloitte.

Nella sua relazione, Ambrosini – accompagnato dal direttore Maria Cristina Perlo – ha spiegato che dopo la bufera dello scorso anno, la società sta ora “procedendo all’assunzione di nuove figure professionali. I cacciatori di teste hanno fatto una short list e la prossima settimana ci saranno le selezioni per il direttore finanziario”. Sono già stati assunti anche dei provvedimenti interni, dequalificando da dirigente a quadro chi avrebbe dovuto controllare e non l’ha fatto. Inoltre, ha detto Ambrosini “è stata inoltrata una diffida per negligenza alla banca svizzera Vontobel, cui sono stati chiesti indietro i 6 milioni depositati sul suo conto”. Intanto la società ha intrapreso anche un’azione di responsabilità contro Gatti per quegli stessi 6 milioni di bonifici non giustificati. Curioso, infine, quanto riportato da Annalisa Genta, membro del consiglio di amministrazione, secondo la quale dei problemi legati a Finpiemonte il cda è stato informato nella riunione del 9 novembre. “Prima – ha affermato Genta – nessuno poteva immaginare cosa stesse succedendo. La banca svizzera era stata autorizzata come banca accreditata quindi non c’erano elementi ostativi al deposito”.

“Tutti i limiti delle procedure di controllo della Regione su Finpiemonte sono emersi oggi”, afferma il gruppo regionale del Movimento 5 stelle, per i quali l’accaduto deve portare a mettere “una pietra tombale sulla trasformazione in banca della società, un disegno già sospeso che andrà bloccato in ogni suo aspetto”. Ascoltando l’intervento del segretario generale della Regione, Michele Petrelli – affermano i pentastellati – “risulta evidente come sia stato possibile far sparire 11 milioni: il controllo si è limitato agli atti di programmazione e alle nomine, senza nessun approfondimento delle operazioni riguardanti i flussi di cassa. Finora la finanziaria della Regione ha agito in totale autonomia senza un controllo della struttura regionale e della politica”. E il fatto che l’unico provvedimento adottato dopo lo scandalo sia stato la dequalificazione, da dirigente a quadro, del responsabile amministrazione Finanza e Controllo non depone neppure in favore del nuovo corso. “La riunione – rimarcano – ha evidenziato i limiti della blanda Commissione d’indagine voluta dal Pd, i commissari infatti non hanno avuto nemmeno la possibilità di visionare documenti già in possesso degli organi d’informazione, peraltro in possesso della stessa Regione”.