Generali, 2018 di sfide parte col piede giusto

Rosario Murgida finanzareport.it 4 maggio 2018


Il 2018 è un altro anno importante per le Generali e, a quanto pare, sembra partito bene vedendo i risultati del primo trimestre.

La compagnia si trova ad affrontare diversi fronti caldi, a partire dalla ricomposizione dell’azionariato con i soci italiani sempre più forti e in predicato in salire gradualmente nel capitale. Come emerso dall’ultima assemblea dove i fondi esteri si sono presentati con il 22,91%, al di sotto del 24,37% dell’anno scorso e soprattutto del 22,99% dei grandi azionisti italiani, da Mediobanca al gruppo Caltagirone, da Leonardo Del Vecchio alla Edizione della famiglia Benetton.

Gli “italiani” rappresentano dunque una minoranza di blocco estremamente qualificata e tale da creare un sostegno alle strategie varate dall’amministratore delegato Philippe Donnet e una sorta di muro contro le ipotesi mai sopite di scalata straniera. E questo anche in vista della probabile discesa di Mediobanca dal 13% al 10% anticipata dal numero uno di Piazzetta Cuccia Alberto Nagel nel quadro di una strategia volta a reperire risorse per eventuali campagne acquisti.

Non solo. Donnet si prepara anche a presentare il prossimo autunno un nuovo piano industriale che dovrebbe, sulla carta, portare avanti quelle strategie di razionalizzazione condotte negli ultimi anni pur di migliorare la redditività e quindi la capacità di remunerazione degli azionisti.

I benefici delle misure varate dal manager francesi si vedono nei risultati trimestrali, in crescita e superiori alle attese degli analisti. L’utile netto è cresciuto dell’8,6% a 581 milioni di euro, al di sopra dei 575 milioni del consenso degli analisti. L’utile operativo, in aumento del 4,9% a 1,253 miliardi, ha superato gli 1,215 miliardi delle aspettative. Male invece come nelle attese i premi, aumentati di solo il 2,5% a 18,604 miliardi, ma inferiori ai 19,23 miliardi del consenso. Nei rami Vita si è registrata una crescita del 3%, mentre nei Danni è dell’1,4%. Sul fronte patrimoniale, il Regulatory Solvency Ratio è salito al 211% dal 208% di fine 2017, l’Economic Ratio è passato al 233% dal 230% e il Combined Ratio dei Danni è sceso di 1,6 punti percentuali al 91,4%.

Il mercato ha apprezzato le performance finanziarie nonostante alcuni piccoli segnali negativi ammessi dagli stessi vertici aziendali. Il direttore finanziario Luigi Lubelli ha per esempio fatto presente la flessione tendenziale subita dal risultato operativo nel settore Vita (-0,5% a 760 mln euro) a causa soprattutto delle “spese affrontate all’estero – in particolare in Asia – per sostenere la crescita del business”. Un fattore che “si porta via un po’ di utile, ma che in prospettiva porterà crescita al gruppo”. Comunque, ha proseguito durante una conference call con gli analisti, “il risultato tecnico stabile ha” in parte “compensato la riduzione nei risultati finanziari, ma essendo assicuratori riteniamo che nel lungo termine sia più importante registrare una crescita nella parte tecnica”, ha aggiunto il manager.

Lubelli ha inoltre definito “molto positivo” l’andamento generale del ramo Vita, con premi in crescita del 3% a/a sul fronte della nuova produzione. Il calo del 20,7% a 2,4 miliardi di euro accusato invece nella raccolta netta del segmento è frutto solo “dell’approccio molto selettivo che continuiamo a mantenere dallo scorso anno”.

Gli analisti hanno apprezzato tutto ma il titolo guadagna, poco dopo le 11, solo 0,3% a 16,8 euro a causa di prese di beneficio dopo la corsa delle ultime settimane. Tra inizio marzo e fine aprile le azioni hanno guadagnato quasi 3 euro superando la soglia dei