Governo, Barclays vede maxi coalizione

Stefano Neri finanzareport.it 4 maggio 2018

Secondo la banca d’affari elezioni più probabili tra un anno assieme alle Europee. Intanto partiti tradizionali e anti-sistema potrebbero unirsi per disinnescare l’aumento dell’Iva


Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

Una grande coalizione fra partiti tradizionali e “anti-sistema” (Movimento 5 Stelle, Lega) ed elezioni anticipate solo fra 1 anno, in coincidenza probabilmente con il voto per il parlamento europeo. E’ la previsione di Barclays contenuta in una nota di “Italian politics”, una delle poche in circolazione a dire il vero, visto che il cosiddetto “rischio politico” non ha per nulla impattato la performance dei mercati tricolori, anzi ha visto Piazza Affari portarsi sui massimi da circa 9 anni, mentre anche i Btp hanno retto egregiamente.

La nota di Barclays, intitolata “Il presidente Mattarella pronto a prendere il centro della scena”, conferma lo scenario base della banca (ipotizzato lo scorso 7 marzo), che prevede appunto la formazione di un governo come più probabile rispetto al ritorno alle urne. “Dato che i mandati esplorativi non sono riusciti a raggiungere un accordo su un governo, il presidente Sergio Mattarella ha annunciato un terzo (e molto probabilmente ultimo) giro di consultazioni per lunedì 7 maggio, per indagare sulla volontà dei partiti politici di formare un governo”, ricordano gli analisti di Barclays.

“Continuiamo a credere che un governo misto comprendente sia i partiti tradizionali sia quelli anti-establishment (M5S, la Lega di Matteo Salvini, ndr) sia più probabile delle elezioni anticipate quest’anno.   La nostra convinzione si basa su due motivi: 1) senza una riforma del sistema elettorale, i sondaggi indicano che l’attuale impasse politica verrebbe probabilmente replicata; e 2) elezioni anticipate a fine settembre, la data più vicina possibile, sarebbero troppo vicine all’inizio della stagione della legge di bilancio. Ciò darebbe un tempo molto limitato per identificare misure fiscali alternative necessarie per evitare di innescare, dal 1 ° gennaio 2019, clausole di sicurezza fiscale (cosiddette clausole di salvaguardia, ndr) compresi aumenti dell’Iva di 2,2 punti per l’aliquota normale (al 24,2%) e 1,5 punti per il tasso intermedio (11,5%), per un valore di circa 15 miliardi di euro”.

Per la banca d’affari quindi “se il terzo ciclo non dovesse generare un accordo, non escluderemmo la formazione di un governo unitario/temporaneo, incaricato di riformare il sistema di voto e approvare il bilancio (comprese le misure fiscali necessarie per disattivare le clausole fiscali 2019), con la prospettiva di tornare alle urne il prossimo anno, molto probabilmente nel secondo tri