Tim, ribaltone in assemblea. Elliott mette all’angolo Vivendi e piazza 10 uomini in consiglio. Decisivo il sostegno della Cdp

Questa foto del 4 maggio 2018 raffigura il logo della Tim sul palazzo di Rozzano dove si è svolta l’assemblea degli azionisti. MIGUEL MEDINA / AFP (Getty Images)

E’ durata meno del previsto l’assemblea degli azionisti di Tim che ha consegnato la vittoria, e quindi il controllo del consiglio di amministrazione, al fondo americano Elliott e ha visto soccombere i francesi di Vivendi. Il tutto con il probabile sostegno agli americani della Cassa depositi e prestiti(Cdp). Non erano nemmeno le 14.30 del 4 maggio e l’assise era già terminata con un verdetto pesante come un macigno per i primi azionisti transalpini, presenti in assemblea con quasi il 24% del capitale: la maggioranza del cda, vale a dire dieci posti sui 15 disponibili, va al fondo attivista Elliott (8,85% del capitale).

Il vicepresidente di Tim Bernabè all’assemblea del 4 maggio 2018

Nel dettaglio, a fronte della presenza in assemblea del 67,15% del capitale di Telecom, la lista numero 2 del fondo americano di Paul Singer ha raccolto quasi il 50% dei voti(49,84%) contro il 47,18% della lista numero 1 dei francesi. Dato l’esito, è assai probabile che la Cdp, presente in assise con il 4,93% del capitale, si sia schierata a favore del fondo a stelle e strisce. Se così fosse, il suo voto sarebbe stato determinante per decretare la vittoria di Elliott.

Significativo per comprendere come abbia votato la Cassa, controllata a maggioranza dal ministero dell’Economia, è anche il “cinguettio” su Twitter riferito a Tim del ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda“Performance di borsa a parte, importante che diventi una vera public company, che i conflitti di interesse con gli azionisti (il riferimento sembra essere a Vivendi, ndrnon la danneggino più e che si acceleri su separazione rete. Monitoreremo con attenzione”. E la separazione legale della rete fissa è uno dei cardini del piano di Elliott.

Il tweet di Calenda

Che Cdp si sia schierata con il fondo americano ha suscitato le ire dei francesi. La vittoria di Elliott “non è stata decisa dal mercato” ma “dal fatto che la controllata dal governo Cdp ha votato per un hedge fund americano invece che per un socio di lungo termine industriale”, ha tuonato Simon Gillham, portavoce di Vivendi, dando quindi per scontato che la Cdp abbia sostenuto gli americani. “Siamo sorpresi da questo. Ci domandiamo come un azionista controllato dal governo con soldi pubblici possa votare per un hedge fund americano di breve termine che fa copertura della sua quota e che quindi non è qui per il lungo termine”, ha aggiunto Gillham.

L’esito del voto sul rinnovo del cda all’assemblea di Tim del 4 maggio 2018

La Vivendi di Vincent Bolloré, a questo punto, piazza in consiglio appena cinque rappresentanti. Tra questi, l’attuale amministratore delegato Amos Genish, che sarà confermato in questo ruolo anche dal nuovo cda espressione di Elliott; e il presidente del consiglio di gestione di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine. Per il fondo americano entrano invece in consiglio dieci amministratori, tra cui Fulvio Conti (proposto per la presidenza), Alfredo Altavilla, Massimo Ferrari e Luigi Gubitosi.

“Non siamo mica in curva sud!”, ha invitato gli azionisti all’ordine il vicepresidente uscente di Tim, Franco Bernabè, dopo che in assemblea si sono alzate urla di gioia per la vittoria di Elliott. Il fondo americano ha confermato in una nota che sosterrà completamente l’ad Genish, compreso il suo piano industriale, e tutto il management di Tim. “Elliott– ha spiegato il fondo in una nota – ora auspica un dialogo costruttivo e che vengano prese in considerazione dal management e dal cda indipendente le sue proposte per creare valore in Tim”.

Tim, assemblea 4 maggio 2018

Vivendi, in una nota, ha invece fatto sapere che vigilerà attentamente affinché Genish “riceva dagli amministratori proposti da Elliott tutte le assicurazioni e le garanzie che il piano industriale 2018-2020 possa essere realizzato nella sua interezza e nella sua coerenza”. Il gruppo dei media francese ha inoltre confermato il suo impegno di lungo periodo in Telecom, precisando che prenderà tutte le misure per evitare lo smantellamento della società telefonica. Nei giorni scorsi, più volte rappresentanti di Vivendi avevano messo in guardia circa l’eventualità che Elliott intendesse smantellare l’azienda (il piano degli americani prevede la vendita di partecipazioni nella rete fissa ma anche nella società di cavi sottomarini Sparkle e in quella delle torri Inwit).

Come detto, tra i punti chiave del piano di Elliott per lo sviluppo di Telecom c’è la separazione legale della rete di accesso, con la previsione di una ulteriore creazione di valore in arrivo dalla vendita di quote. Tim, in ultima analisi, dovrebbe restare con una partecipazione nella società della rete tra il 25 e il 75 per cento. L’ad Genish fino a poco tempo fa sembrava essere disposto, nella peggiore delle ipotesi, a cedere una quota di minoranza della rete e non il controllo. Cambierà idea alla luce dell’esito dell’assemblea?

Si vedrà. Certamente, con la presa del potere da parte di Elliott in cda, per Telecom sembra avvicinarsi un momento epocale: quello della separazione della rete fissa. Quel che non era riuscito – seppure con modalità differenti rispetto alle intenzioni di Elliott – nemmeno al governo di Romano Prodi con il famoso “piano Rovati” del 2006.