COME LE CITTA’ RESPINGONO I POVERACCI – L”ARCHITETTURA OSTILE” E’ IL MODO IN CUI SI SCORAGGIANO I COMPORTAMENTI DEI CITTADINI, SENZA CHE QUESTI SE NE ACCORGANO – DAI CAVALLI DI FRISIA ALLE PANCHINE IN CUI E’ IMPOSSIBILE SDRAIARSI, DAI DISSUASORI ANTI-BARBONI ALLE LUCI BLU A PROVA DI TOSSICO: QUANTI NE RICONOSCETE?

dagospia.com 5 maggio 2018

DAGONEWS

 

Si chiama architettura ostile ed è un modo con cui si scoraggiano – o si vogliono scoraggiare – alcuni comportamenti della popolazione dietro ad una particolare estetica, di solito minacciosa o, appunto, ostile alle persone. Se ne parla da un po’ in giro, e adesso Atlas Obscura ha raccolto gli esempi più lampanti. Panchine anti barboni, finestre chiodate, luci fastidiose: gli arredi urbani ne sono pieni, anche se forse non ci avete mai fatto caso.

 

una recinzione in south carolinaUNA RECINZIONE IN SOUTH CAROLINA

Come questa staccionata chiodata che circonda la Miles Brewton House a Charleston, nel Sud Carolina. Adesso è un monumento nazionale, simbolo della guerra d’Indipendenza, ma l’intento minaccioso è evidente. Alla staccionata è stato aggiunto quello che in gergo viene chiamato cavallo di Frisia, un tipico ostacolo difensivo di epoca medievale. La barra orizzontale ricoperta di chiodi fu messa come avvertimento ad alcuni schiavi riottosi nel 1822. Il messaggio era chiaro: “Non siete i benvenuti”.

 

Il cavalllo di Frisia della Miles Brewton House è un sistema di difesa risalente all’800, ma ancora oggi le città sono piene di dettagli ingegnosi mirati a esercitare un controllo sociale verso frange della popolazione indesiderate.

 

chiodi in una finestraCHIODI IN UNA FINESTRA

Nel 2014 montò un’ondata di indignazione popolare dopo che nelle soglie delle porte di un palazzo di lusso a Londra vennero installati alcuni chiodi “anti-barbone”, per evitare che i senzatetto dormissero davanti alle case dei residenti. Quei chiodi furono rimossi, mentre in tutto il mondo continuarono a sorgere altri dettagli “ostili”. Secondo James Petty, un criminologo che ha studiato il modo in cui le società affrontano la condizione dei senza tetto “il termine ‘architettura ostile’ è un modo nuovo di chiamare pratiche sempre esistite per favorire la permanenza di certi gruppi di persone anziché di altri”. Petty sostiene che l’architettura ostile si sostanzi su un doppio binario: da un lato ci sono elementi palesi e ovvi per chiunque, dall’altra invece altri in cui “la funzione ostile è spesso incorporata dietro una funzione socialmente gradevole”.

manchester panchine anti barboneMANCHESTER PANCHINE ANTI BARBONE

 

 

È il caso per esempio delle panchine. Luoghi dove le persone si fermano a riposare, e tra queste, banalmente, ci sono anche i barboni. Ma una panchina con divisori per evitare che qualcuno si stenda è più socialmente accettata. Comunque è una panchina, non un cavallo di Frisia.

 

panchina a camden, londraPANCHINA A CAMDEN, LONDRA

 

 

 

PUBBLICO E PRIVATO

Anche i privati possono ricorrere – e lo fanno – all’architettura ostile. È il caso soprattutto dei centri commerciali, che spesso vi ricorrono nell’ombra, non esplicitamente. Come i fiori nei vasi, che possono essere messi strategicamente in alcuni luoghi – e non in altri – e hanno la stessa funzione dei chiodi, evitare che qualcuno possa dormire in quel posto”.

 

Altro esempio: gli irrigatori. Quelli programmati di fatto servono a disperdere i senza tetto, o i vandali, o i tossici, che rischiano di fare una doccia indesiderata stazionando da quelle parti.

panchina al porto di dublinoPANCHINA AL PORTO DI DUBLINO

 

Nel 2009 il Nottingham Post raccontò di come i residenti della cittadina inglese avessero installato alcune luci rosa nei sottopassaggi per dissuadere i teenager dal radunarsi lì. Il colore era stato scelto sulla base di studi psicologici, visto che è considerato poco “cool”, ma la motivazione ufficiale era un presunto “effetto calmante”. Lo stesso dicasi per la luce blu utilizzata in alcuni bagni pubblici, per rendere più difficile agli eroinomani trovare le proprie vene.

luce blu in un bagno pubblicoLUCE BLU IN UN BAGNO PUBBLICO

Dunque, qual è la differenza tra l’architettura ostile che vuole sfavorire una classe sociale e una pianificazione urbanistica che vuole rendere tutti più sicuri? “Tutta l’architettura urbana ha in sé una volontà di controllo. Ma poi si arriva a un punto dove quel controllo diventa esplicito, diretto e mirato verso alcune categorie”, sostiene Petty.

 

panchina anti barbone a londraPANCHINA ANTI BARBONE A LONDRAuna panchina di viennaUNA PANCHINA DI VIENNA

architettura ostileARCHITETTURA OSTILEarchitettura ostile la panchina e' coperta ma non ci si puo' sedere a lungoARCHITETTURA OSTILE LA PANCHINA E’ COPERTA MA NON CI SI PUO’ SEDERE A LUNGOarchitettura ostile a new yorkARCHITETTURA OSTILE A NEW YORKarchitettura ostile anti barboniARCHITETTURA OSTILE ANTI BARBONIarchitettura ostile in metroARCHITETTURA OSTILE IN METROdissuasori anti barboniDISSUASORI ANTI BARBONI

 

SU QUELLE PANCHINE SAPREI IO A CHI MANDARCI – A TRE PERSONE CHE PERCEPISCONO QUALCHE MILIONE DI EURO E CHE HANNO ROVINATO DEGLI AZIONISTI – DEI CLIENTI E DEGLI OBBLIGAZIONISTI – A TUTTO CIO’ NON E’ DETTO CHE NON POSSA SUCCEDERE BASTA PERSEVERARE  NELLA VITA E CREDERCI

DI MAIO HA GIÀ STUFATO, IL MOVIMENTO NO – I NUMERI DI PAGNONCELLI: QUESTI DUE MESI DI LAGNE E BALLETTI HANNO INDEBOLITO IL LEADERINO DI POMIGLIANO, MA I 5 STELLE SONO CRESCIUTI NEI CONSENSI – IL PD CONTINUA LA DISCESA, MENTER SALVINI E LA LEGA CRESCONO ANCORA STACCANDO FORZA ITALIA. MA IL CENTRODESTRA SFIORA IL 40%…

dagopia.com 5 maggio 2018

Nando Pagnoncelli per il ”Corriere della Sera”

salvini di maioSALVINI DI MAIO

Dopo le elezioni regionali in Molise e nel Friuli Venezia Giulia lo stallo politico continua e la faticosa ricerca di una maggioranza di governo sembra senza via d’ uscita. Le cronache recenti si sono arricchite di altre vicende che hanno suscitato molto clamore, da quella della colf che ha riguardato il presidente della Camera Fico, all’ intervento di Renzi nella trasmissione di Fabio Fazio.

Con il sondaggio odierno abbiamo voluto verificare, a distanza di due settimane, in quale misura è cambiato il clima politico tra gli italiani.

Iniziamo con gli orientamenti di voto che fanno segnare due variazioni di rilievo, rappresentate dalla crescita della Lega che passa dal 19,5% di due settimane fa al 21,2% odierno (+1,7%) e dal calo del Pd che scende dal 19,5% al 18,3% (-1,2%). Al primo posto si conferma il M5S con il 33,7% (+0,2%), seguito da Lega e Pd, quindi Forza Italia con il 13,1% (+0,2%), Fratelli d’ Italia (3,6%, in calo di 0,7%), Liberi e Uguali (2,8%) e Più Europa (2,2%).

BEPPE GRILLO - DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIOBEPPE GRILLO – DI MAIO – DAVIDE CASALEGGIO

Il quadro complessivo, quindi, conferma lo scenario emerso il 4 marzo: il centrodestra è la prima coalizione e sfiora il 39% dei consensi (avvicinandosi alla cosiddetta «soglia implicita» del 40% che potrebbe garantire la maggioranza), i pentastellati consolidano il loro primato, il centrosinistra arretra di 1,4%, mentre i partiti più piccoli, penalizzati da una minore visibilità mediatica, lasciano sul terreno qualche decimale e l’ area dell’ astensione si mantiene sui livelli sostanzialmente stabili.

L’ indice di gradimento dei leader fa registrare un cambiamento nelle posizioni del podio, infatti mentre in aprile Di Maio (indice 45) precedeva Salvini (43) e Gentiloni (41), oggi Salvini (44) prevale su Gentiloni (43) e Di Maio (37), scivolato al terzo posto con un calo di 8 punti. A seguire Fico (35, in calo di 4 punti), Meloni (29), Casellati (24, in crescita di 5 punti dopo la ribalta del mandato esplorativo), Berlusconi (23) e Martina (21). Chiudono la graduatoria Renzi (15) e Grasso (14), entrambi in flessione.

GRILLO SALVINI RENZI BERLUSCONIGRILLO SALVINI RENZI BERLUSCONI

Un ulteriore indicatore del clima politico è rappresentato dal giudizio che gli elettori esprimono sull’ operato dei partiti. A tale proposito è interessante analizzare non solo la graduatoria ma anche la parabola delle singole forze in campo. Al primo posto si colloca la Lega, il cui operato è gradito dal 46% degli elettori, in costante crescita dal mese di febbraio in poi (+ 18%).

A seguire il M5S, con il 41% dei consensi, in crescita di 8 punti rispetto a febbraio, ma in calo di 10 punti rispetto al picco raggiunto a fine marzo. A seguire Fratelli d’ Italia, sostenuta dal consenso del 27%, in crescita del 5% rispetto a febbraio nonostante la lieve flessione nelle intenzioni di voto (è un partito apprezzato che però non incrementa l’ elettorato), quindi Forza Italia (23%, in calo del 6%), il Pd (19%, in calo dell’ 11%) e Leu (10%, in calo del 9%).

MATTEO SALVINI E MATTEO RENZIMATTEO SALVINI E MATTEO RENZI

Lo scenario che emerge dopo le regionali evidenzia più un cambiamento di opinione nei confronti di leader e partiti che non in termini di orientamenti di voto. Ne consegue che Salvini e la Lega aumentano in misura più che proporzionale rispetto all’ aumento degli elettori virtuali registrato nei sondaggi e per converso Di Maio e il M5S calano significativamente nelle opinioni pur aumentando di un punto nell’ elettorato e, dato da non sottovalutare, facendo comunque registrare giudizi nettamente più positivi rispetto alla vigilia delle elezioni di marzo. Il Pd, alle prese con complicate dinamiche interne, fatica a riprendersi dal negativo risultato elettorale.

Come si spiega questa dinamica? Il miglioramento dei giudizi dell’ opinione pubblica dipende dalla capacità di rispondere alle aspettative di una platea più vasta rispetto a quella rappresentata dal proprio elettorato.

berlusconi salviniBERLUSCONI SALVINI

L’ immagine del M5S è migliorata molto soprattutto presso gli elettori del centrodestra per poi ridiscendere sia per il veto su Berlusconi (che ha portato ad alienare le simpatie per il movimento da parte degli elettori di Forza Italia), sia per il fallimento (provvisorio?) della trattativa con la Lega e l’ avvio di un’ ipotesi di accordo con il Pd che hanno determinato il ritiro della fiducia di gran parte dei leghisti nei confronti dei pentastellati. In queste settimane di trattative fra le forze politiche abbiamo quindi assistito ad un’ altalena di aspettative disattese che non hanno modificato, se non parzialmente, gli orientamenti di voto ma hanno cambiato sensibilmente gli atteggiamenti rispetto ai leader, ai partiti, alle ipotesi di alleanze e perfino all’ eventualità di nuove elezioni.

Nando PagnoncelliNANDO PAGNONCELLI

Questa fluidità delle opinioni, a fronte di una sostanziale stabilità nelle scelte di voto, è in parte riconducibile anche al ritorno ad un sistema proporzionale che è apparso asincrono rispetto alle attese degli elettori i quali, a torto o a ragione, si sono recati alle urne convinti di scegliere maggioranza e leader e di conoscere il vincitore «alla sera delle elezioni».

Non a caso, come abbiamo osservato la scorsa settimana, aumenta la quota di coloro che non indicano alcuna preferenza per le diverse ipotesi di maggioranza perché, piuttosto che un accordo tra forze politiche diverse e leader sempre più inclini a dichiarazioni reciprocamente ostili, meglio tornare a votare o stare all’ opposizione. In fondo il nostro è un Paese «contro» e si può sempre contare su una rendita «d’ opposizione».

Le foto delle eruzioni alle Hawai

ilpost.it 5 maggio 2018

Da due giorni sull’isola di Hawaii, la più grande dell’omonimo arcipelago, stanno avvenendo potenti eruzioni vulcaniche. L’eruzione principale proviene dal cratere del vulcano Kilauea: ci sono state altre importanti fuoriuscite di magma lungo tre fessure che si sono aperte nel terreno, che hanno creato fontane di lava alte fino a 30 metri e hanno distrutto vari edifici. Finora non ci sono morti o feriti, ma il 4 maggio è stato evacuato l’Hawaii Volcanoes National Park, in cui si trovavano 2.600 persone, e 1.700 persone hanno lasciato le proprie case. Le autorità delle Hawaii hanno anche chiuso molte scuole e bloccato i voli nella zona dell’attività vulcanica.

Oltre alle eruzioni, l’isola di Hawaii – chiamata anche la Grande Isola, per distinguerla dalle altre – è stata colpita da una serie di terremoti legati all’attività di Kilauea. Il più forte rilevato finora è stato di magnitudo 6.9, con epicentro a sud-est del cratere del vulcano.

Kilauea è uno dei più attivi vulcani del mondo ed è il più giovane dei cinque vulcani che hanno portato alla formazione dell’isola di Hawaii. È anche quello che all’inizio del 2017 aveva portato alla formazione di una cascata di lava nell’oceano. La precedente eruzione era avvenuta nel 2014: in quell’occasione solo una casa era stata distrutta.

 

Iliad interessato al 5G, pronto al debutto in Italia/ Copertura al 75%, il Ceo: “Non siamo operatore low cost”

Iliad arriverà in Italia entro l’estate e parteciperà anche all’asta per il 5G. Inizialmente si appoggerà sulla rete di Wind Tre, ha spiegato Benedetto Levi

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L’arrivo in Italia entro l’estate di un nuovo operatore “rischia” di smuovere realmente le acque del mercato della telefonia nel nostro Paese e l’annuncio da parte del CEO di Iliad Italia, Benedetto Levi, che la società si lancerà anche nello strategico mercato del 5G ha lasciato intravedere prospettive molto interessanti per i potenziali utenti, anche a livello di tariffe. In una intervista lo stesso Levi ha però confermato che Iliad non si proporrà in Italia come operatore low cost e che non ha paura certo del confronto con le altre società di telco quali Telecom e Vodafone: “Sono certo che ci temono” ha detto il giovane CEO che potrà dalla prossima estate sfruttare un portafoglio di frequenze, ricevute da Wind Tre, per le reti 3G e 4G che consentiranno di raggiungere quasi il 75% della popolazione italiana per un valore complessivo di 1,5 miliardi di euro. Non solo: è proprio la collaborazione con Wind Tre che consentirà a Iliad di partecipare all’asta per il 5G anche se, per il momento, la priorità della società è quella di consolidarsi come solido competitor in Italia e di affermarsi nel mercato della telefonia mobile. (agg. R. G. Flore)

ILIAD ENTRA NEL MERCATO 5G IN ITALIA

Sale altissima l’attesa per il debutto in Italia di Iliad, operatore mobile molto attivo in Francia, che entro l’estate 2018 dovrebbe fare il suo esordio ufficiale anche nel mercato del Bel Paese. Ma perché c’è questa grande attenzione nei confronti di quest’azienda, a molti sconosciuta? Semplice, perché i suoi costi sono davvero bassi, al limite dell’inverosimile. Basti pensare che l’offerta di lancio per il mercato francese proponeva minuti illimitati, sms illimitati e 30 Gb di internet ogni mese in 4G, alla cifra di soli 1.99 euro! Se invece volevate  ben 50GB di dati al mese, una mole enorme, a quel punto la richiesta era di 2.99 euro, un euro in più rispetto alla precedente. Insomma una tariffa low cost che più di low cost di così non si può, ed è chiaro che Vodafone, Tim e Tre, staranno già correndo ai ripari, preparando delle controproposte per combattere il ciclone Iliad. Non ci resta quindi che iniziare il conto alla rovescia, e attendere il suo arrivo in Italia. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

GRANDE ATTENZIONE NEI CONFRONTI DI ILIAD

Era da tempo che un operatore mobile non catalizzasse così tanto l’attenzione su di se. Stiamo parlando ovviamente di Iliad, pronta a fare concorrenza a Vodafone, Tim e Tre, attraverso dei prezzi a dir poco competitivi. Chi si sarà informato un po’ su questa azienda, sa benissimo che in Francia ha dato vita ad una campagna molto aggressiva a suon di prezzi low cost, guadagnandosi nel contempo un’importante fetta del mercato mobile. Lo stesso intende fare Iliad in Italia, e a breve lo potremo testare con mano, visto che entro l’estate 2018 dovrebbe fare finalmente il suo debutto ufficiale. Anche nel Bel Paese il leit motiv sarà il taglio dei costi, proponendo così delle tariffe super competitive, che di conseguenza obbligheranno i tre colossi della telefonia ad adattarsi. Insomma, si sa che la concorrenza fa solo bene, ancor di più quando si parla delle tariffe telefoniche, visto che l’Italia è uno dei paesi con la più alta concentrazione di smartphone al mondo. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ILIAD, ARRIVA ENTRO L’ESTATE LA RYANAIR DELLA TELEFONIA

Iliad arriverà in Italia entro l’estate e parteciperà anche all’asta per il 5G. Lo ha confermato Benedetto Levi, giovane Ceo di Iliad Italia, in un’intervista a CorCom. Nella quale ha anche spiegato che al momento l’azienda ha nel nostro Paese 150 dipendenti, ma punta a creare più di mille posti di lavoro, tenendo anche conto di quelli che nasceranno indirettamente. L’operatore francese, considerato da molto la Ryanair della telefonia mobile, viste le sue tariffe low cost aggressive, dovrebbe presentarsi con prezzi molto competitivi. Nelle scorse settimane si è ipotizzato che il pacchetto mensile possa essere addirittura sotto i 7 euro. Anche se non ci sono conferme e non è chiaro che cosa comprenderebbe. Di certo però per cercare di entrare in un mercato come quello italiano, dove già operano tre società, l’arma del prezzo è l’unica in grado di poter funzionare.

ILIAD, PARTE CON LA RETE DI WIND TRE

Levi ha spiegato che inizialmente Iliad utilizzerà la rete di Wind Tre, “per poi procedere con la rete proprietaria in tutto il Paese”. Inoltre, ha ricordato che in sei anni di attività in Francia è riuscita a raggiungere i 13,5 milioni di clienti sulla rete mobile. Il manager ha anche detto che Iliad si rivolgerà “a tutti coloro a cui interessa un ottimo rapporto qualità prezzo e che naturalmente vogliono avere chiara la spesa per il mobile e non vogliono preoccuparsi di verificare la bolletta ogni mese”. Levi mostra una certa sicurezza, pur sapendo che gli altri operatori si sono attrezzati per cercare di limitare l’impatto dell’ingresso di Iliad sul mercato aumentando anche i vincoli temporali delle loro offerte. Inoltre, ha spiegato che c’è l’interesse a entrare anche nel mercato della rete fissa, anche se per il momento la priorità è quella di riuscire a far breccia sul mobile. Confermato anche il fatto che i primi negozi Iliad pronti ormai all’apertura si trovano a Roma, Mestre e Catania.

TELECOM ITALIA/ Come hanno votato i fondi tra Elliott e Vivendi

Telecom Italia, come hanno votato i fondi nell’assemblea degli azionisti di Tim che ha visto il Fondo Elliott battere Vivendi, ottenendo 10 posti nel cda

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TELECOM ITALIA, LA VITTORIA DI ELLIOTT SU VIVENDI

L’assemblea degli azionisti di Tim ha visto prevalere il Fondo Elliott su Vivendi nella votazione per la nomina del nuovo consiglio di amministrazione. Presente al voto il 67,15% del capitale, 10 consiglieri del nuovo board saranno espressione di Elliott (Fulvio Conti, Alfredo Altavilla,  Massimo Ferrari, Paola Giannotti de Ponti, Luigi Gubitosi, Paola Bonomo, Maria Elena Cappello, Lucia Morselli, Dante Roscini e Rocco Sabelli) e cinque di Vivendi (Amos Genish, Arnaud Roy de Puyfontaine, Marella Moretti, Michele Valensise e Giuseppina Capaldo). Il nuovo cda resterà in carica per tre esercizi con un compenso complessivo annuo di 2,2 milioni di euro da ripartire tra i suoi componenti in base alle deliberazioni che verranno assunte dal Consiglio medesimo. Con tutta probabilità Fulvio Conti diventerà Presidente, mentre Amos Genish dovrebbe essere confermato Amministratore delegato, se deciderà di restare al timone nonostante l’affermazione di Elliott.

TELECOM ITALIA, COME HANNO VOTATO I FONDI

Il Sole 24 Ore ha intanto cominciato a chiedersi con chi si siano schierati i vari fondi azionisti nell’assemblea di ieri. Per il quotidiano di Confindustria certamente i gruppi finanziari francesi come la Caisse des Depots et Consignations, omologa della nostra Cdp, che invece ha votato a favore di Elliott non senza provocare la reazione di Vivendi. Con i francesi si sarebbe schierato anche Bdl Capital Management, oltre che Norges Bank, noto fondo sovrano norvegese, che invece le previsioni davano dalla parte di Elliott. Per il fondo Usa, oltre ai voti di Cdp e di altri fondi americani, ci sarebbe stato l’appoggio di Asati e di Assogestioni. Considerano che lo scarto tra le due liste è stato alla fine di circa il 2%, si può dire che anche i piccoli azionisti siano stati determinanti nel decidere le sorti di Telecom Italia. Che ora attende le prime mosse di Elliott, soprattutto per quel che riguarda lo spin-off della rete.

I MINIBOT ESISTONO GIA’ E SONO PURE SULLA BLOCKCHAIN

 scenari economici.it 5 maggio 2018

 

Cari amici,

una delle innovazioni più interessanti proposte da Claudio Borghi è quella relativa ai minibot, metodo per alleggerire la stretta monetaria per il paese, par pagare i debiti dello stato in tempo rapido senza violazione dei trattati europei, perchè l’unita di misura degli stessi sarebbe l’Euro e non vi sarebbe quindi l’emissione di una nuova  valuta, esplicitamente vietata dai trattati.

Quando si è iniziato a parlare di minibot questi sono apparsi come una sorta di creazione incredibili, aliena, quando non sono altro che titoli di stato, espressi in euro, di piccolo valore unitario e di facile trasferibilità. Io stesso su twitter ho letto commenti realmente deliranti , che indicavano o la malafede delle persone, o la totale ignoranza  sul funzionamento dei meccanismi di mercato, oppure l’assenza di un numero sufficienti di neuroni in attività.

Tra l’altro il minibot sta per essere lanciato ed in un ambiente che alla pseudo sinistra nostrana dovrebbe essere molto gradito. La città di Berkeley, nei pressi di San Francisco è sede dell’università più Liberal degli USA, ed è quindi stata sempre molto attenta alle questioni sociali, ma l’area viene a soffrire per una forte tensione abitativa creata dal combinarsi di una riduzione dei programmi sociali per l’aiuto alle classi più deboli e la vicinanza con la Silicon Valley, che ha mandato alle stelle gli affitti. Per far fronte a questi problemi il Consiglio Comunale sin da febbraio aveva iniziato a studiare una ICO “Initial Community Offer”, sotto forma di mini titoli comunali, espressi in dollari, da allacciare alla blockchain per facilitarne il trasferimento. Questi titoli avranno un rendimento molto basso, al livello dei titoli di stato USA, ed avranno un taglio molto inferiore a quello minimo normalmente utilizzato dai titoli municipali USA, 5000 dollari, tanto che alcuni esperti si spingono a consigliare un valore di 25-50 dollari. Martedì primo maggio il consiglio comunale ha approvato il progetto all’unanimità ed i fondi relativi saranno completamente impiegati nel social housing, cioè per dare una casa ai senzatetto, ed a chi non se lo può permettere. Si aprirà anche un vero e proprio nuovo mercato per i titoli pubblici al di fuori dalla mediazione di Wall Street e delle banche.

Si tratta praticamente di MiniBOT di Borghi, solo in una versione più avanzata, e potrebbero essere facilmente utilizzati per pagare i 97 miliardi di euro di debiti dello stato verso i fornitori, cifra che comunque appare già fra i debiti.  Il bello è che basterebbe una legge che facilitasse il trasferimento degli stessi, rendendo sia semplice ed automatico l’adempimento Mifid, considerandolo implicito nell’accettazione del titolo, e favorendone la trasferibilità che potrebbe essere al portatore almeno per una cifra pari a quella attualmente ammessa per i pagamenti in contanti.

Utilizzare la blockchain per la contabilizzazione  ed il trasferimento dei miniBOT avrebbe enorme vantaggi:

  • all’iscrizione del servizio con wallet vi sarebbe l’accettazione delle normative Mifid e tutta la necessaria normativa;
  • una blockchain pubblica permetterebbe la tracciabilità delle transazioni  in caso di sospetto di reati o di utilizzi illeciti, e quindi si potrebbe configurare come un a forma innovativa di fissato bollato a costo zero;
  • esistono blockchain che non hanno costi transazionali, ed altre i cui costi sono infinitesimi rispetto a quelli bancari;
  • il sistema non è di per se incompatibile con l’utilizzo di una banconota cartacea.

Questa è proprio l’ultima innovazione che viene a combinare la soluzione del miniBot borghiano con quello della blockchain. Entro fine anno la società Tangem emetterà 10 mila banconote di bitcoin, dal taglio fra i 0,01 btc a 0,05 btc, Questo è reso possibile da un innovativo chip a basso costo Samsung, supersottile, includibile in una banconota.  La banconota avrà una funzione di cold wallet, non falsificabile e verificabile in qualsiasi momento, tramite cellulare.

Ora basterebbe fare 1+1 per capire che è la soluzione perfetta per i minibot cartacei da utilizzarsi negli ambienti meno tecnologicamente avanzati o meno recettivi alle innovazioni. I famosi negozi “Brick and mortar”, cioè quelli a conduzione  famigliare dietro i quali c’è la nonnina. Sarebbero quindi utilizzabili anche senza wallet online.

Bello vero ? come sarebbe bello pagare quei fornitori dello stato che sono sull’orlo del fallimento, Come sarebbe bello seguire quella marea di soldi che vengono date alle cooperative. Tutto bello, anzi bellissimo, ma non se ne farà nulla. Il problema in Italia sono i capriccetti dei capetti candidati ministri, i personalismi, l’”Austerità”, il “Ci vuole Cottarelli”, “Ci vuole Cassese”, tutta gente che non ha mai fatto la spesa in un supermercato, possduto un negozio, uscito fuori dalla ristretta cerchia di super privilegiati. Eppure il mondo cresce e va avanti anche senza di loro.

 

Il Trattato di Maastricht. Quando a Carli tremò la mano. Perché firmò, se sapeva che l’Italia era impreparata? di P.Panerai e P.Savona.

scenarieconomici.it 5 maggio 2018

Oggi 5 maggio in edicola, allegato come supplemento all’edizione di Milano Finanza, è possibile acquistare con un modestissimo sovrapprezzo (1.30 euro) il pamphlet dal titolo: “Il Trattato di Maastricht. Quando a Carli tremò la mano. Perché firmò, se sapeva che l’Italia era impreparata?” scritto a quattro mani da Paolo Panerai e Paolo Savona.

Le 63 pagine del testo si leggono in un fiato e analizzano in modo straordinario, a distanza di 26 anni da quel 7 febbraio 1992 data della firma del Trattato di Maastricht, come l’allora ministro del tesoro Guido Carli fosse perfettamente consapevole di cosa saremmo andati incontro sapendo che l’italia era impreparata.

Nel venticinquennale della scomparsa di Carli, pur riconoscendo il suo raro spessore e il merito di aver contribuito al “miracolo economico” dell’Italia, gli autori iniziano la loro analisi con:

Carli ha servito con grande perizia le nostre istituzioni, in particolare la Banca d’Italia, ma ha finito con il sottoporre gli italiani a una prova, l’euro, alla quale il Paese non era preparato, anche perché non gli erano state spiegate le conseguenze; ci ha lasciato perciò un’eredità che ha mutato anno dopo anno la nostra situazione socio-politica-economica.

Buona lettura!

Admin

L’AUMENTO DELL’IVA È IL VERO CETRIOLO CHE ASPETTA QUALUNQUE GOVERNO, DI TREGUA, POLITICO, BALNEARE O DEL PANDORO – FIN QUI IL RINVIO DEGLI AUMENTI È COSTATO AL BILANCIO 68,9 MILIARDI DI EURO DI MISURE “UNA TANTUM” E IN DEFICIT. ORA NE SERVONO ALTRI 30 MA CI VOGLIONO SOLDI VERI. L’ITALIA DA QUEST’ANNO NON POTREBBE PIÙ CONTARE SULLA FLESSIBILITÀ, MA SALVINI E DI MAIO…

daagodpia.com 5 maggio 2018

Mario Sensini per il ”Corriere della Sera”

MATTARELLA GENTILONIMATTARELLA GENTILONI

Potrebbe essere il primo punto di un ipotetico governo di programma. È una delle principali preoccupazioni del Quirinale e, del resto, il congelamento degli scatti Iva del 2019 e del 2020 è la prima priorità di ogni partito, probabilmente l’ unica cosa che li mette d’accordo. Ma che appare ogni giorno più difficile, visto che tutti hanno la loro ricetta per arrivarci.

Fin qui il rinvio degli aumenti Iva che ci pendono sulla testa dal 2011, è costato al bilancio 68,9 miliardi di euro di misure “una tantum”. Ora ne servono altri 30 per congelare gli scatti del 2019 e del 2020 (12,5 e 19,1 miliardi). Ma se finora la sterilizzazione è risultata facile, perché è stata coperta lasciando aumentare il deficit, oggi servono soldi veri. E il costo politico è molto maggiore, il che spaventa non poco i vincitori della tornata elettorale.

Secondo le regole Ue, l’ Italia non potrebbe più contare da quest’ anno sulla flessibilità. Non potrebbe dunque finanziare nuove spese o tagli alle imposte in disavanzo. E questo restringe drasticamente gli strumenti disponibili, tra i quali non restano che tagli di spesa o improbabili nuove imposte.

boschi padoanBOSCHI PADOAN

Sia la Lega che il M5S, tuttavia, sono convinti che qualche margine con la Ue esista ancora. Al “serbatoio” delle coperture del M5S contribuisce anche un maggior deficit di 10-15 miliardi l’ anno. Matteo Salvini, segretario della Lega, tornando oggi a chiedere un governo che abbia proprio come primo obiettivo lo stop dell’ Iva, non lo esclude. «Si può fare senza aumentare le tasse di un euro – ha detto – e senza sforare i parametri», che ci vedono oggi lontani dal 3% di deficit. Ma pur sempre sotto vigilanza.

IVA TASSAIVA TASSA

Nessuno vuole evitare un aumento delle imposte alzandone altre, e di fatto non restano che i tagli. Forza Italia, con Renato Brunetta, sollecita una maxi revisione della spesa pubblica, che per 40 miliardi di euro transita fuori dai canali degli acquisti centralizzati della Consip. Per Forza Italia bisognerebbe riprendere privatizzazioni e dismissioni immobiliari, per avere almeno 5 miliardi l’ anno.

Anche Di Maio, Salvini e il Pd confidano sulla revisione della spesa. Per i 5 Stelle è possibile un risparmio di 30 miliardi l’ anno, di cui uno dai costi della politica. Il partito di Grillo, il centro destra e il Pd, con più prudenza, continuano a tenere nel mirino le famose “tax expenditures”, cioè detrazioni e deduzioni fiscali, che sono giunte a costare 313 miliardi l’ anno.

Da quando si parla di tagli e razionalizzazioni sono costantemente aumentate. Metterci le mani è stata un’ impresa impossibile. Nei prossimi giorni si voteranno le Risoluzioni al Def e ognuno proverà a indicare la sua strada per evitare gli aumenti ad un governo che dovrà avere pienezza di poteri, ma di cui, ora, non c’ è neanche la prospettiva. E così i famigerati aumenti Iva, che nessuno vuole, diventano ogni gorno più minacciosi.

DI MAIO SALVINIDI MAIO SALVINI

Secondo Confcommercio gli italiani lo hanno capito. Consumano meno e continuano a risparmiare per fronteggiare gli imprevisti.

 

 

KTG – La crisi economica greca è finita solo per chi non vive in Grecia

Di Henry Tougha – Maggio 4, 2018 vocidallestero.it

KeepTalkingGreece riporta alcuni estratti di un articolo del Washington Post, che denuncia come la “ripresa” greca sia pressoché inesistente. I numeri parlano solo di una depressione protratta senza fine. La crisi è terminata solo per chi, da fuori, temeva un effetto domino sulle altre economie. Scongiurato quello, la sorte dei cittadini greci non importa più a nessuno in questa “Europa unita” — tanto che deve essere un giornale statunitense a ricordarcelo, così come deve ricordarci che la Grecia avrebbe fatto meglio a uscire dall’euro nel 2009.

 

 

di Keep Talking Greece, 27 aprile 2018

 

La crisi economica greca è finita solo per chi non vive in Grecia. In altre parole, chiunque altro può considerarla superata, perché la Grecia ormai non minaccia più di travolgere in un effetto domino il resto di quella che è nota come “economia globale”. Tuttavia i cittadini greci sono ancora inchiodati in quello che può definirsi il peggiore crollo economico che un paese ricco abbia mai vissuto. Se le ultime proiezioni del Fondo Monetario Internazionale sono corrette, ci potrebbero volere almeno altri dieci anni prima che la Grecia torni ai livelli a cui era nel 2007. E questo solo a condizione che nel frattempo non si verifichi un’altra recessione.

 

Sono due decenni persi, e per la Grecia è comunque il migliore degli scenari possibili.

 

I numeri sono sbalorditivi. Non si tratta solo del fatto che l’economia greca si è contratta del 26 per cento in termini di pro capite tra la metà del 2007 e l’inizio del 2014. La Grecia è cresciuta solo del 2,8 per cento in totale – anche qui, corretto per la popolazione – nell’intero corso dei primi quattro anni di ciò che viene definita come ripresa.

 La verità è che non esiste una risposta facile per la Grecia. È vero che probabilmente oggi starebbe meglio se avesse fatto default su tutto il proprio debito e fosse uscita dall’euro, diciamo, nel 2009.

 

[…]

 

Ma, certo, quelle cose non le ha fatte, ed è difficile giustificarle adesso. Questo perché la Grecia non ha un semplice aggancio valutario a un’altra moneta, ma è proprio dentro un’unione monetaria. A farla breve, è molto più difficile sostituire una moneta che stabilire, a un certo punto, che non ha più lo stesso valore che aveva prima. Per sostituire la moneta devi sostituire tutto il denaro nelle banche, il che significa che probabilmente le devi chiudere finché l’operazione non è stata attuata e, nel frattempo, il panico che ne risulta riabbatte nuovamente l’economia. Questa è una buona parte del motivo per il quale la Grecia non è uscita dall’euro. L’altra parte è che i suoi cittadini sono ancora convinti che l’euro sia ragione e garante del successo economico – e questo non sembra cambiare.

 

Così come non sembra cambiare la lentezza della ripresa greca. Il Fondo Monetario Internazionale sembra pensare, in termini un po’ ottimistici, che la Grecia nel 2023 sarà del 12,8 per cento più povera di quanto fosse nel 2007. Questo implica che tornerà al livello pre-recessione solo nel 2030 o giù di lì.

 

Hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato ripresa.

 

(L’articolo completo è sul Washington Post)

 

LA GERMANIA SPINGE LA BCE A IMPORRE NORME PIÙ STRINGENTI SUI CREDITI DETERIORATI

Stopeuro. news 4 maggio 2018

Non si ferma l’attacco della Germania al sistema bancario del sud Europa: dopo aver inondato di aiuti di stato le proprie banche in piena crisi, ora i tedeschi vogliono esporre le fragilità di quelle dei paesi periferici, negando loro qualsiasi aiuto pubblico. Grazie al controllo che esercita sulla BCE tramite i suoi stati vassalli del nord, Berlino ha già imposto scadenze precise per i nuovi crediti deteriorati, e vuole imporne ora anche per quelli più vecchi, nonostante siano già in diminuzione. La battaglia per chi debba accollarsi i costi della fallimentare eurozona continua, e come al solito i tedeschi sono i più pronti a difendere i propri interessi nazionali

Di Nicholas Comfort e Boris Groendahl, 11 aprile 2018

Secondo persone informate sui fatti, quest’anno la Germania starebbe attuando un tentativo, all’interno dell’organo di vigilanza della BCE, per un’azione finalizzata a gestire circa mille miliardi di crediti deteriorati presenti sui libri contabili delle banche.

Un gruppo di paesi del nord Europa, all’interno del pannello di vigilanza della BCE, vuole imporre limiti temporali stringenti per la riclassificazione a bilancio dei debiti tossici, in analogia a quanto la banca centrale ha fatto per i debiti deteriorati futuri. Così riferiscono persone informate sui fatti, che chiedono di non essere identificate. Lo scorso mese la BCE ha lasciato trascorrere una scadenza per posporre queste misure, dicendo che le banche avrebbero potuto trovarsi di fronte a linee guida più dure se avessero puntato i piedi.

Le linee guida della BCE per i nuovi crediti deteriorati hanno creato una grossa controversia nel mercato e un intenso dibattito sull’eventualità di imporre requisiti più stringenti di capitalizzazione per alcune banche” ha detto Pablo Manzano, un assistente vice-presidente presso la società di rating DBRS, specializzato nelle banche europee. Dopo la discussione “sembrava che stessero rinunciando a esprimere linee guida per i vecchi prestiti”.

La BCE ha dovuto affrontare una pioggia di critiche da parte delle banche e dei politici italiani lo scorso anno, quando ha messo sul tavolo la proposta di scadenze previsionali per i futuri crediti deteriorati. Il supervisore ha tenuto duro e ha emesso la linea guida lo scorso mese. Alle banche vengono dati due anni per coprirsi completamente contro le potenziali perdite su prestiti deteriorati non garantiti, e sette anni per quelli garantiti.

Il piano d’azione

La Germania e i suoi alleati vogliono che scadenze simili siano imposte anche sulle montagne di crediti deteriorati già esistenti, in aggiunta alle altre misure già messe in atto dalla BCE, secondo le fonti. Dovranno affrontare uno scontro con paesi come l’Italia e il Portogallo, i cui istituti di credito sono pieni di crediti tossici.

Un portavoce della BCE ha scelto di non commentare.

L’Unione Europea ha lanciato un assalto su tutta la linea ai crediti deteriorati, che vengono additati come causa di scarsa disponibilità di credito e di scarsa crescita economica. Daniele Nouy, capo del pannello di supervisione della BCE, lo scorso mese ha dichiarato che i livelli di crediti deteriorati restano decisamente troppo alti in alcuni paesi. Il problema è particolarmente acuto in Grecia, dove il 46,7 percento dei prestiti sono tossici; il Portogallo si attesta al 17,8% e l’Italia al 12,3%. Le banche italiane hanno in portafoglio 221 miliardi di euro di crediti deteriorati, il volume più alto d’Europa.

L’abisso tra Nord e Sud

Gli istituti di credito dell’eurozona hanno fatto progressi nel ridurre i crediti deteriorati, che ammontavano a 793 miliardi di euro a settembre, in calo rispetto ai 955 miliardi dell’anno precedente. Tuttavia la diminuzione non sarebbe abbastanza rapida a detta del cartello capeggiato dalla Germania all’interno del sistema di sorveglianza della BCE.

In alcuni paesi i successi sono finora esigui, e la percentuale di crediti a rischio di default è ancora molto alta” ha dichiarato in un discorso di giovedì scorso Andreas Dombret, membro del comitato esecutivo della Bundesbank.

Anche se c’è un abisso tra le posizioni del nord e del sud su questa questione, sarebbe insoddisfacente se non si arrivasse a definire delle scadenze entro quest’anno, ha dichiarato una delle fonti. E anche se i supervisori possono intraprendere azioni sulle singole banche, la definizione di linee guida pubbliche sarebbe preferibile, ha aggiunto.

Nouy ha dichiarato che i supervisori sono già in disaccordo su quale effetto avranno sulle banche le linee guida del mese scorso sui nuovi crediti deteriorati. Nouy ha detto ai legislatori UE che la banca centrale condurrà uno studio approfondito nel caso in cui decida di applicare linee guida simili anche ai vecchi crediti deteriorati.

via Voci dall’Estero

Accuse di riciclaggio per Volpi e Fiorani. Cosa sarà del nuovo porto di Santa?

http://www.tigullionews.com/ 5 maggio 2018

Indagati a Genova per riciclaggio internazionale due personaggi molto chiacchierati fin dal loro esordio in Liguria: Gabriele Volpi, imprenditore italiano con residenza in Nigeria, dove ha lavorato nel settore del petrolio, e di Gianpiero Fiorani, banchiere ed ex “padrone” di Banco Popolare. Anche Volpi è entrato nel settore bancario, essendo padrone del 9% del pacchetto azionario di Carige.

Fiorani era stato assunto come consulente proprio dallo stesso Volpi, un anno fa.
Volpi e Fiorani, con l’aiuto di un commercialista genovese, avrebbero creato una rete di aziende, utile al rientro in Italia di denaro in nero, frutto di operazioni immobiliari.
Fatale per l’avvio di questa nuova indagine della GDF contro Volpi sarebbe stata una vecchia indagine su alcuni pagamenti in nero che sarebbero stati fatti da Volpi in favore di alcuni giocatori della Pro Recco, la Juventus della pallanuoto di cui l’imprenditore è stato presidente.

Fiorani nega ogni addebito, precisando che la collaborazione con Volpi è datata di un anno soltanto e sarebbe legata solo ad operazioni di chiusura di alcune società.

“L’unico progetto edilizio cui sono interessato, riguarda la Liguria [il nuovo porto di Santa Margherita Ligure, ndr] e non può avere nulla a che fare con questi accertamenti giudiziari”, dichiara Fiorani, divenuto famoso per avere dato la scalata alla banca Antonveneta (vicenda dei “boss del quartierino).

Santa Margherita ligure l’associazione Insieme Santa nel cuore, con La voce della città e Progetto per Santa, dichiara:
“Apprendiamo che anche la Procura della Repubblica di Genova ha aperto un fascicolo per riciclaggio internazionale a carico di Volpi e Fiorani. A questo punto, senza volerci sostituire alla magistratura, in cui abbiamo totale fiducia, nell’emettere un verdetto, riteniamo che la scelta politica di questa Amministrazione debba -oggi ancor più di ieri- essere volta alla tutela della città. Chiederemo al Sindaco di indire una riunione dei capigruppo, onde decidere congiuntamente di dire un no definitivo al progetto presentato dalla Santa Benessere & Social” [Santa Benessere & Social è una società legata proprio all’imprenditore Gabriele Volpi risultata vincente del bando per la realizzazione del nuovo porto, ndr].

FURBETTI FOR LIFE – FIORANI INDAGATO PER RICICLAGGIO: L’EX BANCHIERE D’ASSALTO DELLA POPOLARE DI LODI FINISCE DI NUOVO NEI GUAI PER IL SUO RUOLO NEL GRUPPO DI GABRIELE VOLPI, POTENTE E RICCHISSIMO IMPRENDITORE LIGURE CON ATTIVITÀ DALLO SPORT AL PETROLIO NIEGERIANI

dagospia.com 5 maggio 2018

fiorani fazioFIORANI FAZIO

Guido Bandera per ”il Giorno – il Resto del Carlino – la Nazione’

Una via crucis. La caduta, la lenta risalita e un nuovo crollo. Per Gianpiero Fiorani la finanza è un mestiere, incappare nella magistratura è un destino. L’ ex furbetto del quartierino, il banchiere d’ assalto che dalla sua piccola Lodi era arrivato a scalare Antonveneta e puntare al salotto buono della stampa, archiviati l’ arresto e le condanne, qualche mese fa si era rimesso in affari e ora è di nuovo nei guai: indagato per riciclaggio.

Un’ inchiesta della Procura di Genova lo accomuna all’ amico Gabriele Volpi, 75enne imprenditore ligure, già uomo forte della Carige, lo stesso che alla vigilia di Natale, alla cena sociale dello Spezia Calcio, lo aveva pubblicamente incaricato di «ristrutturare il gruppo di famiglia in vista del debutto in borsa». Le attività spaziano dallo sport al petrolio nigeriano. Settemila dipendenti sparsi fra Africa e Italia e 47 società. Si cercava di «stabilizzare l’ azienda», forse anche per questo sarebbero serviti soldi liquidi.

giuseppe fiorani e costantinoGIUSEPPE FIORANI E COSTANTINO

Ma secondo l’ accusa del pm genovese Marcello Maresca, che ha seguito la pista di pagamenti in nero ai giocatori della Pro Recco, i contanti rientravano dalla Svizzera nelle tasche di sicuri spalloni. Una sorta di scudo fiscale fai-da-te, che gli inquirenti ritengono frutto di tasse non pagate. Quanto basta per complicare la faticosa risalita di Fiorani, anomalo figlio di una terra cattolica e riservatissima.

gabriele volpi1GABRIELE VOLPI1

E pensare che agli inizi puntava tutto sul lavoro di giornalista per Avvenire e il settimanale locale. Poi un giorno di 40 anni fa, ed è amara leggenda, la telefonata dell’ allora patron della Popolare di Lodi. «Vieni a lavorare con me».

E Gianpiero pronto: «Fossi matto». Poi, la decisione muta. E comincia una carriera fatta di successi e tante, troppe, cadute. Questa, forse, sarà l’ ultima.

GABRIELE VOLPIGABRIELE VOLPIFioraniFIORANI

 

Tutti i benefici del 5G a favore di imprese e cittadini. Report I-Com

Silvia Compagnucci formiche.net 5 maggio 2018

Tutti i benefici del 5G a favore di imprese e cittadini. Report I-Com

Pubblichiamo un estratto dello studio condotto daIl’Istituto per la Competitività (I-Com) per conto di Aiip (Associazione Italiana Internet Provider), dal titolo “Cantiere Digitale. Lo stato di avanzamento nelle reti e nei servizi”

Lo sviluppo crescente dell’Internet of Things (IoT) – unito a una sempre più massiccia fruizione di contenuti sia da rete fissa che soprattutto in mobilità ed alla richiesta di reti performanti in grado di supportare l’offerta e la fruizione di servizi digitali innovativi e particolarmente sofisticati – hanno già da qualche anno posto all’attenzione del mercato e delle istituzioni – europee e nazionali – l’importanza del 5G.

Si tratta di un’evoluzione tecnologica capace di garantire una velocità di trasferimento dei dati fino a 100 volte più veloce, ridurre fortemente la latenza avvicinandola allo zero, assicurare un volume di dati mobili mille volte superiore ai livelli attuali, consentire di gestire un milione di dispositivi in 1 kmq, assicurare una maggiore longevità della batteria dei dispositivi e consentire di utilizzare diverse frequenze da 400 Mhz a 100 Ghz abilitando lo sviluppo di nuovi servizi e generando enormi benefici socio-economici per l’Unione europea.

La Commissione europea, in particolare, ha quantificato in 113 miliardi di euro l’anno entro il 2025 nei 3 settori chiave dell’energia, della sanità e dei trasporti, i potenziali benefici socio-economici generati dall’introduzione del 5G. Inoltre, le stime indicano che, a fronte di investimenti in 5G per circa 56,6 miliardi di euro, verrebbero generati circa 2,3 milioni di posti di lavoro in Europa.

Quanto al livello di copertura nei prossimi anni, l’Ericsson Mobility Report del giugno 2017 prevede che già nel 2022, il 5G coprirà il 15% della popolazione mondiale (a cominciare evidentemente dalle maggiori aree metropolitane). Siamo di fronte ad una tecnologia che innoverà in profondità il mondo dei servizi di connettività di tipo fisso (wireless last mile ad altissima capacità) e di tipo mobile (altissimi volumi di dati) e che abiliterà la diffusione pervasiva di oggetti che avranno la capacità di interagire tra di loro e con l’uomo condividendo le conoscenze acquisite.

L’analisi condotta da Ericsson nella ricerca “The Industry impact of 5G. Insights from 10 sectors into the role of 5G”, pubblicata a gennaio 2018, all’esito di una survey condotta nei mesi di ottobre e novembre 2017 su grandi imprese con almeno 1000 dipendenti operanti in 10 settori verticali – automotive, retail, media ed intrattenimento, manifatturiero, energia ed utilities, agricoltura, trasporto pubblico, servizi finanziari, salute e sicurezza pubblica – provenienti da ciascuna area del mondo, fornisce una puntuale descrizione della percezione che le grandi aziende hanno del 5G, dell’impatto e delle opportunità che esso offrirà. La ricerca, in particolare, dà conto di come rispetto al 2016 sia molto accresciuta nei diversi settori verticali la consapevolezza circa le opportunità e i benefici connessi allo sviluppo del 5G. Nello specifico, ben il 78% degli intervistati ritiene che il 5G sia in grado di abilitare nuove e migliori offerte per i clienti e di assicurare al proprio settore maggiore efficienza (da questo punto di vista, a guidare la classifica, con l’82%, sono il settore dell’automotive, della salute e del retail), grazie a miglioramenti significativi in termini di latenza, velocità di trasferimento dei dati, longevità della batteria dei dispositivi e non solo.

Le previsioni di Ericsson quantificano in 1,3 trilioni di dollari i ricavi che il 5G porterà agli operatori ICT nel 2026, con in testa energia e utilities (19% del totale), manifatturiero (18%), pubblica sicurezza (13%) e salute (12%).

5G

Consapevole dell’impatto dirompente del 5G sui vari settori verticali e delle opportunità di crescita connesse allo sviluppo dello stesso, la Commissione europea ha presentato un piano d’azione per il 5G che prevede l’adozione di standard globali comuni, la predisposizione di un calendario comune per sperimentare il 5G attraverso test paneuropei a partire dal 2018 e coordinare il lancio commerciale del 5G nell’UE nel 2020, l’individuazione delle bande di spettro per il 5G e l’adozione di tabelle di marcia nazionali per l’installazione del 5G in tutti gli Stati Membri.

La versione integrale del report dell’Istituto per la Competitività (I-Com) per conto di Aiip (Associazione Italiana Internet Provider) può essere letta a questo link.

Vitalizi, i tagli sono fermi al Senato/ Toninelli alla Casellati: “Dov’è l’istruttoria? Situazione scandalosa”

Vitalizi, i tagli sono fermi al Senato, Toninelli scrive alla Casellati: “Dov’è l’istruttoria? Situazione scandalosa”. Sono bloccate le manovre per tagliare le pensioni d’oro 

Tutto fermo per i tagli dei vitalizi agli ex parlamentariTutto fermo per i tagli dei vitalizi agli ex parlamentari

Ancora una volta torna d’attualità il tema dei vitalizi dei politici, sempre pregnante soprattutto in un periodo di profonda crisi come quello che stanno vivendo ormai da anni a questa parte le persone comuni. In molti ci hanno provato a tagliare le pensioni d’oro degli uomini che hanno seduto in passato in parlamento, ma nessuno ce l’ha mai fatta. L’ultimo tentativo è stato effettuato in maniera concreta dal Movimento 5 Stelle (uno dei suoi cavalli di battaglia), e l’operazione taglia vitalizi sembrava fosse partita col piede giusto. Alla Camera i lavori sono di fatto ultimati, come sottolinea l’edizione online de Il Fatto Quotidiano, mentre al senato sono fermi al palo. Ecco che quindi Danilo Toninelli, capogruppo dei 5 Stelle, ha voluto scrivere alla Presidente del Senato, Casellati.

“SI STA CONCLUDENDO IN MANIERA SCANDALOSA”

«Le scrivo per chiederle lumi sull’istruttoria che il gruppo del M5s vorrebbe vedere il prima possibile all’esame del consiglio di presidenza – si legge nella lettera inviata alla presidente di Palazzo Madama – anche alla luce del solerte lavoro compiuto dai questori della Camera che hanno completato l’istruttoria per la revisione dei vitalizi, compresi i trattamenti reversibilità». I lavoro sono fermi dal 26 aprile, dopo che i questori hanno proceduto a quanto dovevano, nei tempi prestabiliti, e Toninelli non riesce quindi a capire il perché di questo stop, che sembra quasi forzato. Il capogruppo pentastellato è quindi uscito nuovamente allo scoperto, e a Radio 105 ha usato toni decisamente più accesi: «Sembra che l’istruttoria dei questori stia concludendosi in maniera scandalosa sembra che ci siano profili di incostituzionalità sull’abolizione. In Parlamento stanno dicendo che è costituzionale un privilegio e incostituzionale abolirlo».

Gestori o Amministratori? di Alessandro M. Rinaldi

scenari economici.it5 aprile 2018

Si è notata e soprattutto sentita, in occasione dei rinnovi dei consigli di amministrazione delle società quotate(Tim per esempio), una campagna, promossa da alcuni azionisti forti ( in termini di voce più che di azioni), per candidare rappresentanti dei fondi comuni d’ investimento.

In più di un occasione è stato proposto l’ inserimento nel board di amministratori indipendenti di nomina dei fondi attivisti. A questi, quindi, il compito di esercitare un autorevole peso nelle decisioni strategiche e nelle delibere consiliari al fine di proteggere la comunità indifesa dei piccoli risparmiatori che hanno affidato i loro risparmi a quello straordinario strumento di investimento collettivo che sono appunto i fondi.

Cosicché il mercato potrà stare più tranquillo ora che, a supervisionare gli amministratori delle società quotate,sono presenti i professionisti, gli accademici, i tecnici egli indipendenti in rappresentanza dei gestori, che agiscono da guardiani agli investimenti effettuati dal Fondo per delega discrezionale affidata dai piccoli risparmiatori.

Contrariamente però a quanto esperti finanzieri ed autorevoli azionisti di controllo hanno pensato, proposto o invitato a candidare, credo che il mestiere dei gestori dei Fondi non sia proprio quello descritto.    O meglio, non credo che i conflitti di interessi tra soci grandi (o consorziati), le società ed i piccoli risparmiatori possano comporsi mediante la nomina, nel consiglio d’ amministrazione delle società quotate ad azionariato diffuso, di rappresentanti di Fondi e/o categorie di Fondi di investimento.

Di controllori e supervisori ce ne sono anche troppi, se consideriamo che, oltre al ruolo istituzionale delle Autorità di Controllo, come la Banca d’ Italia per le banche, l’ IVASS per le assicurazioni e la Consob per tutte le quotate, vi è inoltre un esercito di professionisti e di dipendenti che sono impiegati nel rispetto delle “regole”di corporate governance: revisori esterni, collegi sindacali, internal audit, comitati di sorveglianza, ispettori del controllo interno, compliance, ecc….

I Fondi, e quindi – chiamiamoli per nome – i Gestori, dovrebbero a mio avviso svolgere l’ attività di investimento delle disponibilità raccolte da una moltitudine di risparmiatori, attraverso la selezione di aziende con prospettive di redditività e/o rivalutabilità,adottando quelle metodologie di valutazione, personalizzate per stile e rischio, che si basano,comunque, tutte sull’ analisi dei bilanci, sulle strategie e sulla valutazione del management, ed infine esprimere il loro giudizio pubblicamente in Assemblea, votando a favore o contro, oppure scegliere liberamente, in via più riservata, sulla vendita, sull’ incremento o mantenimento dei loro investimenti.

I Fondi non dovrebbero partecipare ( anche indirettamente ) alla gestione diretta od alla formazione delle strategie e tanto meno alla redazione dei bilanci, perché essi debbono essere liberi di giudicare di entrare o di uscire dall’ investimento, e poter quindi puntare su altre opportunità.

Cosa succederebbe se un gestore di un Fondo, che ha unrappresentante nel Consiglio di una Banca o di una Assicurazione, decidesse  di diminuire o venderecompletamente le azioni in portafoglio poiché ha unascarsa redditività ?

O, ancora, come si comporterebbe quello stessorappresentante di fronte alla scelta effettuata dallo stesso gestore di acquistare azioni di un’ altra banca o assicurazione o società di telecomunicazione che dovesse decidere una scalata ostile, o una strategia commerciale aggressiva, in contrasto con la prima ?

Non sarebbe conflitto d’interesse per il Fondo partecipare ad un board di un ente quotato e venire poi a sapere, tramite i suoi rappresentanti, quali sono le strategie di bilancio o quelle commerciali, quando lo stesso Fondo, per il principio della diversificazione, valuta l’ investimento in altre società analoghe e concorrenti ?

Il Fondo si troverebbe bloccato ( insider o politica di gruppo ?) e non potrebbe più agire nell’ esclusivo interesse dei sottoscrittori in modo veramente libero ed indipendente in ottemperanza ai corretti principi di investimento.

Questa richiesta di coinvolgere e far partecipare ai consigli di amministrazione chi detiene grosse disponibilità (non proprie ma in amministrazione per conto terzi), spero non sia un altro modo per trovare comunque un solido parcheggio al servizio dellestrategie di quei gruppi che, molto spesso, non si possono permettere di investire o non possono assumere palesemente il controllo delle aziende. Non sono casi isolati quelli dove il consiglio prende atto di una delibera studiata e decisa altrove.

Il dibattito sul conflitto d’ interesse si complica se esaminiamo, a livello di sistema, che il patrimonio netto delle società di gestione ammontava a fine 2017 a circa 2.090 mld di euro, di cui la metà in Fondi.  Il 50% di questa massa fa riferimento ai primi 3 gruppi (Gruppo Generali, Gruppo Intesa, Amundi) ed il resto è suddiviso da oltre 50 intermediari finanziari. Questi stessi gruppi finanziano e coordinano tutte le maggiori operazioni finanziarie delle principali aziende del nostro Paese.

In altri mercati finanziari, è addirittura vietato dall’ Autorità di Controllo inserire i rappresentanti dei Fondi nei consigli delle società quotate.  Mi risulta che, in Usa, la Federal Reserve , congiuntamente alla Sec, a seguito degli scandali finanziari degli ultimi anni, abbiano dettato delle regole molto restrittive al fine di eliminare questi conflitti di interesse. In un articolo apparsoqualche tempo fà sul Wall Street Journal Europe, il consigliere generale di uno dei più noti Fondi Pensione Californiani,  criticava il metodo di selezione degli amministratori, che per anni venivano indicati dai chief executive delle stesse società, alimentando un circolo incestuoso di sudditanza. Negli ultimi anni però, negli USA, alla luce degli scandali sui conflitti d’interesse, la responsabilità è stata sempre più sottratta al top management, per evitare che questi ultimi siano controllati da quelle stesse persone da loro designate.

Pertanto a ciascuno il suo mestiere, in funzione delle sue finalità e della sua professionalità : agli amministratori quello di gestire un’azienda e proporre business plan credibili puntando alla massimizzazione del valore dell’ impresa, selezionando gli investimenti redditizi, adottando una politica dei finanziamenti tendente a minimizzare i costi del capitale e scegliere una politica dei dividendi premiante per l’ azionista; ai gestori quello di valutare l’operato dei primi attraverso l’ analisi dei risultati.

Non credo che la commistione dei due, seduti intorno allo stesso tavolo, porti beneficio ai risparmiatori; al contrario, costituirebbe per gli amministratori l’ alibi per la condivisione delle politiche di bilancio, e per i gestori l’ impossibilità di intraprendere un onesto dibattito.

E chi  si preoccupa dei risparmiatori ?

Non disperiamo, a loro resta sempre una potente arma : vendere le quote di quei Fondi !

Alessandro M. Rinaldi

* docente di Metodi Finanziari per la Borsa al Master in Ingegneria per l’Impresa – Tor Vergata . Roma, e CEO della GBL Fiduciaria, Gruppo Credit Agricole Indosuez Wealth Europe.