Ecco come si regalano 3 milioni di euro a parenti e amici con la Finanziaria

di Domenico Affinito, Milena Gabanelli corriere.it – dataroom

Un regalino da tre milioni di euro. È quello che due senatori verdiniani sono riusciti a far passare a favore di una semisconosciuta srl tra le maglie dell’ultima manovra finanziaria, ratificata in via definitiva al Senato il 27 dicembre. Quattro righe nel silenzio di un’aula distratta. Nemmeno il ministero dello Sviluppo economico ne sapeva nulla. Carlo Calenda lo ha scoperto con imbarazzo solo quando la notizia ha iniziato a circolare sui social dopo il via libera della Camera.
Il ministro Carlo Calenda, dopo un primo imbarazzo, ha deciso di congelare il dispositivo, chiedendo alla Commissione Europea di verificare che non si tratti di aiuti di stato. Dunque, 3 milioni di euro dal 2018 al 2020 alla IsiameD digitale srl per la «promozione di un modello digitale italiano nei settori del turismo, dell’agroalimentare, dello sport e della smart city». Sembra quasi una cosa giusta, ma andando a grattare si legge altro. L’emendamento «corsaro»è stato presentato, nella stessa forma in cui è stato votato, dai senatori verdiniani Pietro Langella e Antonio Milo di Alleanza Liberalpopolare-Autonomie (Ala) il 30 novembre.
Cosa fa la Isiamed

La Isiamed digitale srl, società di produzione di software con sede a Roma in via Cola di Rienzo 44 con 4 dipendenti, è stata creata l’8 ottobre 2016 ma ha iniziato l’attività il 10 novembre 2017: appena 20 giorni prima dell’emendamento. In una serie di articoli la srl si dichiara stata impegnata in alcuni progetti di digitalizzazione per la Confederazione Italiana Agricoltori e la Federalberghi di Firenze e che ha stretto una partnership con Zte il colosso cinese delle reti mobile per un progetto sulle smart city. Progetti in fieri avviati da pochi mesi. Una società nata da poco e che non ha, di fatto, alcun progetto specifico sul digitale realizzato. Improbabile, quindi, che i fondi siano stati stanziati per una comprovata esperienza sul mercato. E allora? Vediamo chi sono i soci della IsameD.

La società è al 75% di Vincenzo Sassi, piemontese con svariate partecipazioni in società di mediazione creditizia e recupero crediti, e al 25% dell’Istituto italiano per l’Asia e il Mediterraneo, un’associazione che da anni organizza convegni e si occupa di scambi fra Mediterraneo e Cina e che fa capo a Gian Guido Folloni, ex giornalista, ex democristiano ed ex ministro per i Rapporti con il Parlamento tra il 1998 e 1999 nel primo governo D’Alema. Sia Sassi che Folloni non sembrano avere competenze di sviluppo digitale.
Sassi si presenta su Linkedin come «Responsabile comparto stragiudiziale presso Studio Legale Professore Emilio Papa» e come pianificatore finanziario. Non vi sono altre referenze, ma dalle visure camerali risulta che dal 2006 è socio accomandatario della Mediagest sas di Torino, ramo agenti, mediatori e procacciatori in prodotti finanziari (servizi di consulenza per investimenti finanziari e mutui ipotecari). Sassi è anche socio al 51% e amministratore unico della Ts Servizi digitali srl con sede a Torino che, al di là del nome, si occupa di attività di consulenza aziendale in materia di gestione finanziaria, marketing, risorse umane, assistenza per il conseguimento di certificazioni di qualità (codice Ateco 70.22.09). La Ts Servizi digitali, il cui altro socio è Mauro Pasquinelli (collabora anche lui alla IsiameD e viene presentato come engineering manager anche se non risulta iscritto all’albo degli ingegneri), Insomma Sassi si trova in un arcipelago di società, in buona salute, ma nel mondo digitale la IsiameD e chi vi è coinvolto sono pressoché sconosciuti. Eppure sono stati scelti per digitalizzare il made in Italy. Perché proprio loro?
Emendamento in famiglia

Uno dei due firmatari dell’emendamento, il campano Antonio Milo, nel febbraio 2017, ha preso parte a un viaggio organizzato da IsiameD in Egitto.

E fino a qui sembra la classica attività di lobbing, ma dalla visura camerale, la IsiameD ha due partecipazioni societarie.
La prima al 50% nella Identità turistica srl, società di Firenze che si occupa di servizi di cloud computing, comunicazione, attività editoriali pubblicitarie nel settore del turismo. La seconda partecipazione societaria di IsiameD è nel Consorzio Italiano per le Infrastrutture e servizi del territorio. Costituito il 22 luglio 2017, con sede nello stesso palazzo della IsiameD, a Roma in via Cola di Rienzo 44, ha come oggetto sociale la costruzione di strade, autostrade e piste aeroportuali. Che poco c’entra con lo sviluppo digitale.
Il presidente è Mario D’Apuzzo, ex senatore di Ala (è entrato in Senato il 9 gennaio 2018 per uscirvi il 22 di marzo) e i due consiglieri sono Vincenzo Sassi, già proprietario di IsiameD, e Gianluca Milo, 21 anni, figlio del senatore Antonio Milo, uno dei firmatari dell’emendamento che regala tre milioni alla IsiameD. E il cerchio è chiuso.
Una storia di intrecci

«Una marchetta necessaria ad avere i voti per approvare la manovra. Quando non hai i numeri subisci il ricatto dei piccoli gruppi» ha dichiarato il senatore Pd Stefano Esposito commentando l’emendamento presentato da Milo e Langella a favore di IsiameD.

Tutto regolare, tutto alla luce del sole tuonano sui social quelli della IsiameD. In effetti la «discrezionalità» non è un illecito, e nelle aule parlamentari durante con l’approvazione della Finanziaria, ogni politico spinge per la propria. E alla fine non c’era più spazio per il fondo da 50 milioni per incentivare la transizione digitale della Pubblica Amministrazione, la cui lentezza burocratica è una delle cause del rallentamento della nostra economia e della mancanza di investimenti esteri in Italia.