Italiani zero in finanza

VENERDÌ, 04 MAGGIO 2018    FERRUCCIO SPANIGGE

http://www.businesspeople.it/Business/Finanza/Italiani-finanza-105532

OLTRE LA METÀ DEGLI ABITANTI DELLA PENISOLA NON CONOSCE IL SIGNIFICATO DEL TERMINE “INFLAZIONE” E DEI PIÙ BASILARI CONCETTI ECONOMICI. L’IGNORANZA TOGLIE OSSIGENO AL RISPARMIO ED ESPONE I CITTADINI AL RISCHIO DI TRUFFE. MENTRE BANKITALIA CORRE AI RIPARI MANDANDO I SUOI DIPENDENTI NELLE SCUOLE, ECCO ALCUNE PROPOSTE PER IMPARARE A “FAR DI CONTO”

Italiani ignoranti in finanza

© iStockPhoto.com/arthobbit

Leggere, scrivere e far di conto. Ecco che cosa doveva insegnare la scuola di una volta. Mentre gli strafalcioni pubblicati ogni giorno sui social network ci raccontano quanto sia stato fallimentare l’insegnamento delle lettere, non è che con i numeri le cose vadano meglio. L’ignoranza degli italiani in economia è stata certificata dal rapporto Consob 2016, che ha messo le istituzioni davanti a dati allarmanti: il 57% degli italiani non conosceva il corretto significato del termine “inflazione” e brancola nel buio quando gli si citano i termini più comuni del mondo degli investimenti. Qualcosa da allora si è mosso. Tra le altre cose, si è mossa in prima persona la Banca d’Italia. Secondo la Strategia nazionale per l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale di Palazzo Koch, saranno proprio i dipendenti dell’istituto ad andare nelle scuole per spiegare i rudimenti di “inflazione”, “tassi” e “rendimenti” agli insegnanti «di potenziamento» che poi li trasmetteranno agli studenti. Allo stesso tempo, i lavoratori di Bankitalia saliranno in cattedra nei centri provinciali di istruzione per gli adulti per illustrare gli stessi concetti alle persone più in difficoltà, in particolare i migranti. Nel frattempo, anche la Bce ha provato a fare la sua parte, con l’iniziativa social #askDraghi che a fine gennaio ha dato la possibilità ai cittadini europei di porre qualsiasi domanda al governatore dell’Eurotower. Mentre l’Osservatorio Permanente Giovani-Editori ha varato il progetto Young Factor in collaborazione con Intesa SanpaoloBanca Monte dei Paschi di Siena e Unicredit.

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La sede della Borsa Italiana © Getty Images

 

Se il sonno della ragione genera mostri, l’ignoranza dei numeri può causare incubi alle tasche degli italiani. Per esempio, i risparmiatori non sono coscienti di pagare una commissione pre e post vendita quando acquistano un prodotto finanziario allo sportello di una banca – anche se a questo ha posto rimedio la direttiva Mifid 2, appena entrata in vigore – e ad affidarsi ai consigli degli amici quando devono varare un investimento. O, anche peggio, a fare da sé visto che, nonostante la palese ignoranza, l’85% degli intervistati si attribuisce comunque capacità almeno nella media nelle decisioni di risparmio, amministrazione del bilancio familiare e controllo delle spese inutili. «Questo Paese riflette la sua cultura crociana, fatta di giuristi e filosofi, a scapito di tutto quello che riguarda i numeri», assicura Sergio Cesaratto, docente di Politica monetaria e fiscale nell’Unione Europea all’Università di Siena. «Bisogna distinguere tra economia e finanza. La finanza è complicata e ignorarne il funzionamento al massimo espone a rischi personali. Bisogna anche dire che i prodotti di investimento sono così complessi che solo degli esperti possono vigilare efficacemente: dare la colpa alla scarsa educazione finanziaria delle persone è un alibi per incolpare di ingenuità i piccoli risparmiatori quando sono truffati».

«Diversa è l’educazione economica, è un fatto di democrazia che il cittadino conosca i rudimenti e in particolare che esistono diverse scuole di pensiero», aggiunge l’autore di Sei lezioni di economia (Imprimatur). «Di questa mancanza la colpa è soprattutto degli economisti: si pongono come moderni sacerdoti, iniziati a conoscenze esoteriche. In realtà, la scienza economica usa una matematica di serie B. E la politica monetaria insegnata sui libri è una falsità vecchia di un secolo e mezzo. Insomma, l’economia è più semplice e non conoscerla ha conseguenze politiche». Soprattutto in tempi di campagna elettorale, mentre fioccano le promesse più improbabili? «Pensiamo al tema dell’uscita dell’euro o alla discussione sulla legge Fornero: il nostro problema pensionistico è che lavorano troppe poche persone e con stipendi poco dignitosi», conclude Cesaratto.