La casa di carta, per il Professore la Bce è ‘una ladra’ che ha aiutato banche e ricchi

FesTVal 2017, Spagna, 31 marzo, Alvaro More, il “Professore” de “La casa di carta” – Samuel de Roman/Getty Images

“La casa di carta”, la serie tv di Netflix del momento, racconta del colpo alla Zecca spagnola da parte di una banda di otto rapinatori con l’obiettivo di stampare qualche miliardo di euro. In una puntata cruciale, il Professore, la mente della rapina che aiuta la banda dall’esterno della Zecca, rivela all’ispettrice Raquel Murillo le ragioni “filosofiche” che si celano dietro la decisione di commettere il crimine. Lo fa con queste testuali parole: “Nel 2011 la Banca centrale europea ha creato dal nulla 171 mila milioni di euro; dal nulla, proprio come stiamo facendo noi. Però alla grande: 185 mila nel 2012, 145 mila milioni nel 2013. Sai dove sono finiti tutti quei soldi? Alle banche! Direttamente dalla zecca ai più ricchi. Qualcuno ha detto che la Bce è una ladra? Iniezione di liquidità l’hanno chiamata. E l’hanno tirata fuori dal nulla, Raquel, dal nulla. Cos’è questa? Non è niente, Raquel, è carta, lo vedi? E’ carta! Io sto facendo un’iniezione di liquidità, ma non alla banca, la sto facendo qui nell’economia reale di questo gruppo di disgraziati, perché è quello che siamo, Raquel, per scappare da tutto questo. Tu non vuoi scappare?”.

FesTVal 2017, Spagna, 31 marzo, Alba Flores, Alvaro More ed Enrique Arce, “La casa di carta” – Samuel de Roman/Getty Images

Non è chiaro a cosa si riferisca il professore quando parla di miliardi creati dal nulla dalla Bce e dati alle banche. Il riferimento più probabile è quello alle aste cosiddette Ltro avviate nel 2011 (Longer-term refinancing operation, ossia operazioni di rifinanziamento di più lungo termine), con cui di fatto l’istituto di Francoforte ha prestato denaro alle banche al tasso di interesse dell’1 per cento.

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In particolare, con l’operazione di fine dicembre del 2011, la Bce ha collocato circa 489,19 miliardi di euro con scadenza al 29 gennaio 2015 presso una platea di 523 offerenti. Il 29 febbraio 2012, poi, un’altra asta ha fornito ulteriore liquidità agli istituti di credito per 529,53 miliardi di euro, con scadenza al 26 febbraio 2015. Come si può notare, i numeri forniti dal Professore della Casa di carta non coincidono con quelli reali, che risultano persino più alti.  Nel 2014 poi – ma qui si sconfina rispetto al periodo di tempo indicato dal Professore – sono state avviate nuove aste denominate Tltro (Targeted longer-term refinancing operations), ossia operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine.

Le aste rivolte alle banche non sono l’unico mezzo con cui l’Eurotower si è proposta di stimolare l’economia dell’area dell’euro. Sempre nel 2011, la Bce guidata da Mario Draghi ha lanciato il programma cosiddetto Omt (Outright monetary transactions, ovvero Operazioni monetarie definitive), consistente nella possibilità da parte della banca centrale di acquistare sul mercato secondario titoli di debito pubblico con una durata residua fino a tre anni. L’obiettivo del programma, come dichiarato da Draghi nel maggio del 2013, sarebbe dovuto essere “eliminare il rischio di ‘ridenominazione’, cioè quello legato alle aspettative sulla fine dell’euro, dai mercati finanziari”. Ma l’Omt è di fatto rimasto lettera morta.

Mario Draghi, Bce – foto di Hannelore Foerster/Getty Images

Presentando l’Omt, Draghi aveva in parte smentito le parole pronunciate dal Professore della Casa di carta .“Così come il credito fornito alle controparti bancarie nelle operazioni di liquidità non può essere né deve essere interpretato come un’iniezione di capitale a banche in difficoltà – aveva detto Draghi – allo stesso modo, nel comprimere il premio per il ‘rischio di ridenominazione’ (come visto obiettivo dell’Omt, ndr), la Bce non può né intende fornire un sostegno finanziario ai governi che ripristini condizioni di solvibilità ove queste non siano già verificate ex ante”, aveva spiegato Draghi.

Già dal 2010, invece, la Bce aveva avviato il programma Smp (Securities markets programme), consistente nell’acquisto sul mercato secondario delle obbligazioni dei paesi più colpiti dalla crisi finanziaria. Mentre risale al marzo del 2015 la partenza del programma di acquisto di titoli pubblici su larga scala, il cosiddetto Quantitative easing (Qe), tuttora in corso per quanto in via di ridimensionamento. In pratica, con il Qe, la Bce compra titoli dalle banche e dai loro clienti.

Business Insider Italia ha chiesto ad alcuni esperti di economia monetaria un commento alle parole del Professore della serie tv spagnola.

Franco Bruni, professore ordinario di Teoria e politica monetaria internazionale all’Università Bocconi

“I casi sono due: o questo Professore non sa quello che dice, e nello specifico non sa come funziona il bilancio di una banca centrale, o sta cavalcando il populismo più bieco. Tutte le volte che una banca centrale come la Bce crea moneta c’è una contropartita, lo fa quindi in cambio di qualcosa: di garanzie se eroga prestiti come avvenuto per le aste Ltro e di titoli se appunto acquista titoli. Quest’ultimo caso è, per esempio, quello del cosiddetto Quantitative easing (Qe), il programma di acquisto di titoli da parte della Bce, iniziato nel 2015 e ancora in corso. Non solo. Se la Bce concede un prestito di liquidità alle banche a fronte di garanzie, l’obiettivo ultimo è quello non già di sostenere le banche stesse bensì di metterle in condizione di erogare prestiti all’economia. La liquidità non è mai fine a sé stessa”.

Andrea Terzi, professore di economia monetaria alla Franklin University di Lugano

“Le cifre del Professore non tornano. E non tornano per difetto! Sul conto delle banche dell’area euro c’è oggi una cifra di molto superiore: attorno ai 2 mila miliardi di euro. Ciò però non vuol dire affatto che le banche si siano per questo arricchite. A fronte di questa liquidità eccezionale ottenuta dalla Bce, infatti, le banche hanno venduto titoli o si sono indebitate con l’istituto centrale di Francoforte per lo stesso ammontare. La Bce, dal canto suo, come dice il Professore, ha fatto ‘un’iniezione di liquidità’ non perché le banche abbiano più denaro da prestare (le banche non hanno bisogno di una giacenza di denaro per fare prestiti!) ma per ridurre i tassi di interesse di media e lunga scadenza nella speranza che ciò inneschi un meccanismo in grado di sostenere la domanda”.

“Su un punto il Professore ha ragione: come qualsiasi altra banca centrale, la Bce crea denaro dal nulla. Il che può sorprendere soltanto chi non sappia che le valute nazionali sono crediti nei confronti della banca centrale che è, come informa il sito della Bce, ‘il monopolista dell’euro’. Ciò che il Professore tenta di giustificare mi ricorda piuttosto l’idea della ‘moneta elicottero’, un assegno erogato dalla banca centrale a tutti, o forse l’assalto ai forni di Milano raccontato da Alessandro Manzoni”.

Insomma, in qualunque modo si vogliano prendere le parole del Professore, per comprenderle appieno devono essere inserite in un contesto ben più complicato e sfaccettato.

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