La nuova sfida per le banche si chiama Utp

di Luigi dell’Olio, Monitorimmobiliare 5 maggio 2018

L’ultima in ordine di tempo è Unicredit, che secondo rumors di mercato avrebbe deciso di lanciare una riedizione di Sandokan, il progetto di gestione di npl e incagli varato nell’autunno 2015. L’obiettivo è di cedere crediti per 3 miliardi di euro, in prevalenza unlikely to pay con sottostante immobiliare. Gli Utp sono diventati la nuova frontiera delle banche italiane. Superata l’emergenza rossa sulle sofferenze, che restano sempre un macigno sui conti degli istituti di credito, ma sono in fase di smaltimento, ora l’attenzione si concentra sulle

esposizioni creditizie per le quali la banca giudichi improbabile il rimborso totale. Chiaro l’obiettivo: intervenire per riportare in bonis la maggior parte di questi crediti, in modo da evitare la definitiva decadenza della loro qualità. Considerato per altro che a livello europeo la tendenza è a stringere la cinghia sulla contabilizzazione dei crediti malati.

 

PwC  ha quantificato in 66 miliardi di euro il valore netto delle inadempienze probabili in pancia alle banche e in 94 miliardi il valore lordo. Una cifra enorme, che andrà gestita con attenzione, nella consapevolezza da una parte che è diventato difficile mettere in campo nuove, pesanti svalutazioni che richiederebbero aumenti di capitale, che nessuno vuole più fare, dall’altra che la scelta di partner specializzati in questo business può essere decisiva per massimizzare le percentuali di recupero.

Non solo Unicredit. Secondo rumors di stampa, Mps intende cedere nel giro di due anni unilikely to pay per 4,5 miliardi di euro, Carige circa un miliardo e mezzo, Cariparma 450 milioni. Il rischio è un eccesso di offerta che penalizzerebbe la valorizzazione.