Le nuove priorità della Commissione europea

France InterFrancia 3 maggio 2018 internazionale.it

Jean-Claude Juncker durante una conferenza stampa alla Commissione europea, Bruxelles, il 2 maggio 2018. (Emmanuel Dunand, Afp)

La Commissione europea ha presentato il 3 maggio il suo progetto di bilancio per gli anni 2021-2027. La proposta deve ancora essere discussa tra i 27 stati membri e approvata dal Parlamento. Nulla è ancora deciso, ma le reazioni sono molto significative.

Nonostante l’uscita di scena del Regno Unito, la Commissione propone di aumentare le spese portandole a 1.279 miliardi di euro contro i 1.087 miliardi stanziati per il periodo in corso.

Questo aumento si spiega con la volontà di Bruxelles di trarre un profitto dalla Brexit – ovvero dall’imminente scomparsa del freno britannico al rafforzamento dell’unità europea – per investire nella difesa e nella coesione dell’eurozona.

Ambizioni più politiche
Attualmente le questioni militari restano appannaggio dei singoli stati e l’Unione vi dedica solo pochi euro, ma la Commissione vorrebbe stanziare oltre 27 miliardi per la creazione di una difesa comune. Quanto all’eurozona, pur non accettando l’idea francese di dotarla di un proprio bilancio, la Commissione propone di stanziare 55 miliardi per affrontare eventuali crisi economiche.

Il progetto prevede inoltre di triplicare la cifra dedicata alla sorveglianza delle frontiere dell’Unione e di raddoppiare il bilancio del programma Erasmus. Questo aumento delle spese sarebbe bilanciato da una riduzione delle somme dedicate ai due programmi che oggi rappresentano il 70 per cento del budget europeo: la politica agricola comune (con una riduzione del 5 per cento) e la politica di coesione a favore delle regioni meno sviluppate, ovvero i fondi strutturali (-7 per cento).

Non si parla di cancellare questi due programmi, ma le priorità del passato non sono più le priorità di oggi. Emergono nuove ambizioni, più politiche e meno basate sulle sovvenzioni. In questo senso è significativo che la Commissione proponga di ridurre i fondi strutturali assegnati a uno stato membro quando non rispetta lo stato di diritto.

Se questo progetto di bilancio appare del tutto nuovo, le reazioni sono quelle di sempre. Paladina della difesa e di investimenti comuni, la Francia ha immediatamente dichiarato che bisognerà passare sul suo cadavere prima di ridurre le spese agricole. I paesi dell’est, di solito poco inclini alla solidarietà tra gli stati membri, s’indignano per la riduzione dei fondi strutturali di cui beneficiano da tempo. I paesi nordici, dal canto loro, si chiedono come sia possibile voler aumentare le spese dopo l’uscita dal gruppo del Regno Unito.

Presto Parigi e Berlino prenderanno una posizione comune, ma il negoziato tra i 27 sarà molto movimentato.

(Traduzione di Andrea Sparacino)