SPILLO UE/ Le follie pronte a scassare l’Europa

Si comincia a parlare di Bilancio Ue ed emergono divisioni. La Germania non ha poi cambiato registro riguardo le sue politiche economiche. GIULIO SAPELLI

Olaf Scholz e Angela Merkel (Lapresse)Olaf Scholz e Angela Merkel (Lapresse)

La Commissione europea si appresta a varare il budget settennale della più potente organizzazione economica internazionale: l’Ue. Una potenza, tuttavia, che non si trasforma in atto, per le intime contraddizioni che la costruzione dello zollvereineuropeo, ossia lo spazio commerciale europeo con alte dogane verso l’esterno ed eliminazione delle stesse all’interno, costruitosi via via dopo la politica agricola europea e la costruzione, prima dello Sme ossia della banda di oscillazione valutaria, e poi con l’euro, moneta unica per un currency board, ossia un sistema di cambi fissi a moneta unica mai prima neppure immaginato su scala mondiale in tutta la storia del capitalismo contemporaneo.

Una costruzione funzionale, che ha sottratto via via sovranità ai popoli senza che essi e le loro classi politiche potessero accorgersene, per ignavia e per complicità con poteri sempre più occulti e promananti potenza. Le classi politiche non se ne accorgevano, ma i poteri situazionali di fatto che ne regolavano paretianamente la circolazione, quella sottrazione non solo governavano, ma costruivano ideologicamente con filastrocche mass mediatiche e coorti di cosmopoliti esperantisti che hanno proliferato in tutte le nazioni via via aderenti a un costrutto economico-amministrativo (mai costituzionale in senso classico) che non s’era mai visto su scala mondiale in tutti i secoli precedenti il Novecento.

Ogni volta che si discute, in questa costruzione istituzionale dell’accountability e delle risorse da spartire tra gli stati a sottratta sovranità (che contribuiscono con quote prefissate alla raccolta del patrimonio intra-statale) emergono contraddizioni manifeste. E questo perché la sottrazione di sovranità non è stata completa, ma dimidiata, ossia limitata. Limitata secondo faglie più o meno ampie e profonde a seconda del grado di etero-direzione delle classi politiche nazionali e degli interessi capitalistici dei singoli stati. Le istituzioni europee, in un certo qual senso, sono sovranazionali, ma i sistemi capitalistici che ne costituiscono la struttura materiale non lo sono affatto, perché commerciare nel mondo non vuol dire essere “mondiali”. E gli interessi nazionali sono spesso antagonistici e non complementari o cooperativi, ma invece competitivi e non collusivi.

Le proprietà capitalistiche dei singoli stati, del resto, ancora sono lì a rendere manifesto che le società civili europee sono nazionali, avendo il diritto romano a fondamento del loro ordinamento che è il sistema giuridico più nazionale al mondo che possa esistere. I diritti di proprietà, quindi , non possono essere sottratti dalle direttive europee, ma possono essere, come sono, solo ostacolati dalle stesse direttive, come comprovano le follie regolatorie della tecnocrazia “mista” europea, “mista” perché un po’ nazionale, un po’ partitica, un po’ tecnocratica come cooptazione e come capacità estrattiva delle risorse che si trovano a dover maneggiare con lussuria neo- patrimonialistica.

La tecnocrazia europea è sì distributiva, ma altresì estrattiva e quindi minacciosa. Gli stati e le imprese conservano il fondamento delle società civile ossia i diritti di proprietà che non possono essere sottratti, ma che certo vengono regolati dall’alto e quindi minacciati continuamente. I diritti di proprietà oggi ci si limita a regolarli, ma fortissima è la spinta delle nomenclature tecnocratiche “miste” a espropriarla, quella proprietà, per aumentare il potere loro proprio. Per questo la forma economico-politica più simile all’Ue dal punto di vista comparatistico è l’Urss così come l’abbiamo conosciuta e studiata e… subita.

Ma veniamo a noi, all’oggi dello Juncker sempre serafico annunciante il piano del budget. E subito partono le opposizioni dell’Olanda, dell’Austria e della Danimarca contro la volontà della cuspide non politica e non nazionale della Commissione di aumentare il budget comunitario e quindi gli esborsi dei singoli stati. Esborsi sempre più ingenti per via del fatto che la Brexit cammina veloce e il Regno Unito sembra ben intenzionato a camminare per la sua strada e a rimediare al mostro genetico prodotto dalle effimere volontà capitalistico-liberiste dispiegate di trasformare il diritto romano europeo in common law e quindi dar vita a un capitalismo interamente nuovo, che avrebbe sradicato il capitalismo renano ossia franco-tedesco e la sua creatura geneticamente inferiore storicamente, ma in salute. Il capitalismo italico: dalla Prima guerra mondiale in un susseguirsi di prodigiose ascese dopo rovinose cadute, il capitalismo italico, una forma società via via interamente nuova.

Il Primo Ministro olandese Mark Rutte non ha usato mezzi termini. “L’aumento dei costi riflette una non fair distribuzione dei costi” e quindi bisogna respingere il budget e l’aumento delle spese. Tutto questo mentre il nuovo ministro tedesco delle Finanze, il socialdemocratico Olaf Scholz, non fa che riproporre le ricette del fanatico Wolfang Schauble, sordo anche alla chiamata alla fedeltà atlantica di Donald Trump che invoca l’aumento dei contributi di spesa delle singole nazioni aderenti alla Nato. Scholz e il ministro della Difesa tedesco, la candida Ursula von der Leyen, che hanno affermato a chiare lettere: “Noi dobbiamo creare una prospettiva finanziaria solida per la nostra sicurezza estera nei prossimi anni” e quindi ora ne se ne parla proprio.

Tutto rimane immobile dunque, anche le illusioni sulla condivisione della spesa e del rilancio dell’economia sono distrutte dinanzi a una situazione internazionale che si fa sempre più precaria dinanzi a un mondo economicamente diviso, dove l’unica economia che cresce è quella nordamericana, e che quindi fa impensierire per l’aumento dei tassi di interesse che appare ormai prossimo su scala mondale unificando solo su questo punto un mondo che invece economicamente è sempre più diviso.

Anche la Comunità economica europea è divisa sempre più e dobbiamo chiederci sino a che punto questa divisone sia possibile sostenerla nel conflitto crescente con gli Usa e la divaricazione franco- tedesco-baltico-scandinava. Vengono alla mente i versi di un grande poeta tedesco costretto dai filistei della Sua patria a morire in esilio, il grande Heinrich Heine, e alla mente ritorna la traduzione carducciana di una grande poesia.

“Passa la nave mia con vele nere,
Con vele nere pe ‘l selvaggio mare.
Ho in petto una ferita di dolore,
Tu ti diverti a farla sanguinare.
È, come il vento, perfido il tuo core,
E sempre qua e là presto a voltare.
Passa la nave mia con vele nere,
Con vele nere pe ‘l selvaggio mare.”

(da: Anna Maria Curci, Carducci traduttore di poesia tedesca, in “Journal of Italian Translation”, Volume II, Number I, Spring 2008, pp. 23-24)