Assemblea Telecom, i grandi fondi decisivi: Blackstone con Elliott, Norges con Vivendi

http://carlofesta.blog.ilsole24ore.com/ 5 MAGGIO 2018

Per il board di Telecom vince la lista di maggioranza di Elliott: una vittoria storica propiziata, oltre che dal voto favorevole della Cdp, anche dal consensodei grandi fondi esteri, di quelli italiani e dei piccoli soci. La fotografia dell’assemblea è ancora ferma sul grafico che ha mostrato la vittoria del fondo di Paul Singer su Vivendi: il 49,84% dei voti contro il 47,18% a favore del gruppo transalpino.
Ma chi ha votato a favore di Elliott, chi ha preferito la lista di Vivendi e chi, al contrario, si sarebbe astenuto? In attesa di conoscere l’esatta suddivisione dei voti, che sarà pubblica fra qualche settimana, esce già una prima ripartizione, all’interno della quale si evidenzia qualche sorpresa.
Vivendi avrebbe infatti ottenuto i consensi dei gruppi finanziari francesi, come ampiamente previsto alla vigilia: c’è da dire che complessivamente la sua lista ha ottenuto l’ 11% dei voti dei presenti. A favore ci sarebbe stato il voto della Caisse des Depots et Consignations, la Cdp transalpina, anche su spinta di ambienti governativi francesi. A dimostrazione che i guai giudiziari di Vincent Bollorè in Francia, non hanno alla fine sottratto l’appoggio del governo a Vivendi. Ancora a favore del gruppo francese, affiancato dagli storici legali di Cleary Gottlieb, ci sarebbe stato l’appoggio dell’asset manager d’Oltralpe Bdl Capital Management, titolare di quasi l’1 per cento. Ma la vera sorpresa, che dovrebbe essere confermata dai dati ufficiali, sarebbe il voto a favore di Norges Bank, fondo sovrano del governo norvegese.
Proprio Norges si sarebbe schierata infatti con Vivendi, andando a capovolgere le ipotesi di qualche settimana fa quando secondo un primo orientamento il gruppo finanziario di Oslo sembrava a sostegno di Elliott. Questi voti non sono stati tuttavia sufficienti al colosso transalpino, che partiva dal suo 24% di azioni possedute, per avere la meglio su Elliott.
Il fondo americano ha fatto infatti il pieno di consensi tra i grandi istituzionali, italiani ed esteri, ma anche tra i piccoli soci. La Cdp italiana, come era nelle attese, ha portato a sostegno il suo circa 5% di azioni, a dimostrazione dell’appoggio governativo a un board indipendente.
Ma un blocco importante di voti sarebbe arrivato a favore di Elliott dai grandi fondi istituzionali con gestione «passiva», quelli che, come gli Etf, replicano l’andamento di un indice o di un asset class. Le azioni di Telecom Italia rappresentano infatti il 5% dell’Etf di Msci Italy.
Grandi gruppi come Vanguard, BlackRock e State Street, che complessivamente possiedono circa il 7% di Telecom, avrebbero infatti votato a favore del nuovo consiglio di amministrazione proposto dal fondo di Singer.
C’è da dire che di recente proprio il ceo di BlackRock Larry Fink ha proposto «un nuovo modello di coinvolgimento degli azionisti» perché la «capacità dell’azienda di gestire questioni ambientali, sociali e di governance dimostra che questi fattori sono essenziali per una crescita sostenibile».
Inoltre a favore di Elliott (che sull’operazione è stato affiancato da una squadra nutrita di advisor e legali, da BonelliErede allo studio Giliberti Triscornia fino all’avvocato Francesco Gianni e, sul fronte finanziario, Vitale & Co, Equita, Bluebell Partners e il proxy advisor Georgeson) ci sarebbero stati anche fondi istituzionali storicamente collegati, nel passato, alla lista di minoranza Assogestioni, che in questa occasione ha rinunciato a presentarla per non disperdere troppo i voti. Al fianco di Elliott è stato anche il fondo attivista Svm con il suo 1,3% e Asati, l’associazione dei piccoli azionisti che rappresenta circa l’1% del capitale ordinario dell’ex incumbent delle tlc.
Del resto già nel corso dell’assemblea si è respirato un clima di cambiamento. Il presidente di Asati, Franco Lombardi, ha auspicato «che Elliott resti nel capitale per almeno tre anni, perché vogliamo una reale public company». Per il fondatore di Bluebell Partners, Marco Taricco, la composizione del nuovo cda rappresenterà «una decisione che andrà al di là di Tim, perché potrà avere ripercussioni in un senso o nell’altro sul capitalismo di questo Paese. È un’occasione unica per voltare pagina». Un’ultima nota su chi invece, secondo i rumors, si sarebbe astenuto: tra la piccola schiera dei non votanti ci sarebbe l’hedge fund inglese Dynamo Capital.