Banche, le inadempienze sorpassano i bad loans

Elena Dal Maso MILANOFINANZA.IT 7MAGGIO 2018

Secondo PwC, gli Utp netti a fine 2017 erano 66 mld contro 64 mld di bad loans e il 53% in mano alle tre maggiori banche. Il più ampio capitolo degli Npe (esposizioni scadute) è invece calato del 18% dopo il bailout delle venete, Marche, Etruria e le 4 casse di risparmio. Troppo poco secondo le linee guida della Bce

La gestione dei crediti Unlikely to Pay (le inadempienze probabili) si conferma anche quest’anno una sfida importante per le banche italiane. Secondo un’indagine di PwC, i dati di fine 2017 mostrano elevati volumi di Utp, pari a 94 miliardi di euro in termini di valore lordo di libro (Gross Book Value). A questo si aggiunga che lo scorso anno i crediti Utp hanno non solo raggiunto ma anche superato i livelli delle sofferenze, i famosi Bad Loans, in termini di valore netto (Net Book Value), rispettivamente per 66 e 64 miliardi di euro.

Il segmento Utp include posizioni che vanno dal semplice scaduto fino a situazioni più complesse, vicino alla vera e propria sofferenza. A questo si aggiungono specifiche derivanti dal settore di appartenenza delle inadempienze improbabili, dalla taglia e anche dalla presenza di eventuali garanzie. Tutto ciò rende necessario per le banche una segmentazione del portafoglio e una specifica due diligence su ogni singola posizione in modo da comprendere l’asset quality e individuare la soluzione migliore.

Pier Paolo Masenza, Financial Services Deals Leader di PwC ritiene che “dopo un 2017 in cui il tema delle inadempienze probabili si è affacciato nelle agende degli istituti italiani, il 2018 rappresenterà invece il momento chiave per compiere passi avanti, decisi e risolutivi. Questa urgenza è confermata sia dai numeri, sia dalla limitata mobilità che contraddistingue gli Utp”. Secondo Masenza, un ruolo potenzialmente innovativo “potrebbe essere la realizzazione di operazioni di cartolarizzazione con crediti Utp come sottostante”.

Le Non Performing Exposures (Npe) del settore bancario italiano a fine 2017 ammontavano a 264 miliardi (valore lordo di libro), con un calo del 18% rispetto ai 324 miliardi registrati a fine 2016. All’interno del capitolo Npe, il segmento delle inadempienze probabili a fine 2017 ammontava a 94 miliardi (valore lordo), registrando una diminuzione del 20% rispetto ai 117 miliardi dell’esercizio precedente.

Prendendo in considerazione il triennio 2015-2017, i crediti Utp hanno registrato un trend (Cagr) in calo del 14%. I dati 2017 confermano inoltre la forte concentrazione dei crediti Utp, con l’80% in mano alle 10 maggiori banche (76% a fine 2016). Considerando solo i tre principali istituti, tale percentuale ammonta al 53% (51% nel 2016). In termini di accantonamenti, le dieci maggiori banche domestiche hanno nel 2017 migliorato il coverage ratio, pari al 30,4% rispetto al 29,1% del 2016, mentre l’incidenza sui prestiti complessivi è scesa dal 6,6% del 2016 al 5,5% a fine 2017.

Nonostante il trend di diminuzione registrato nei volumi di Utp dalla maggior parte degli istituti, in parte determinato dalle cessioni legate alle operazioni di bailout quali Veneto Banca, Popolare di Vicenza, Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti, CRCesena, Carim, Carismi, per gli esperti di PwC si tratta di una sfida ancora molto forte perché il 37% delle esposizioni scadute (Npe) delle dieci maggiori banche è rappresentato da Utp, con diversi istituti (4 su 10) che registrano Utp ratio superiore al 40%.

Alla fine del 2017, nonostante minori flussi in uscita verso il segmento sofferenze (-5%) e i minori flussi in entrata dai crediti performing (-2%) rispetto al 2016, il 50% dello stock Utp, pari a 44,5 miliardi di euro, è rimasto all’interno del segmento, “un dato che conferma la necessità strategica di gestire questi volumi ancora molto elevati individuando appropriate soluzioni di deleveraging”, scrive PwC. La ragione di questo “immobilismo sta innanzitutto nella mancanza di efficaci misure di ristrutturazione del credito. Secondo Banca d’Italia il 62% degli accordi di ristrutturazione, che riguardano prevalentemente proprio posizioni di Utp, dopo quattro anni sono ancora in corso, senza aver portato ad un risultato positivo e definitivo”, spiegano i consulenti.

E sottolineano che però il regolatore spinge verso una gestione proattiva dei non perfrming loans che rappresenteranno nei prossimi mesi un “game changer” anche per il segmento Utp. Le linee guida Bce, estese in Italia anche agli istituti di dimensioni minori, insieme alle indicazioni poi fornite dal documento di Addendum che richiede accantonamenti superiori e più rapidi, nonché l’applicazione del modello contabile IFRS 9, da gennaio 2018 avranno un rilevante impatto sulla gestione degli Utp.