Formula Uno, valigie piene di soldi e fondi in nero: il terremoto coinvolge anche l’ex patron Bernie Ecclestone

liberoquotidiano.it 7 maggio 2018

Bernie Ecclestone believes the time is right for Formula One to embrace an all-electric future

 Il terremoto in Formula Uno è iniziato quando i finanzieri di Monza hanno interrogato ed acquisito i documenti della Ara Service e della Ad Evolution, società coinvolte nelle sponsorizzazione dei piloti, scoprendo un sistema di riciclaggio che garantiva la creazione di fondi in nero attraverso Gran Bretagna, Dubai, la Svizzera e il Principato di Monaco. Ventitré procure italiane hanno iniziato a scavare nel fango nascosto dietro le gare del campionato automobilistico trovando 80 milioni sottratti all’Erario, ma che sarebbero solo la punta dell’iceberg. Le conferme indirette riguardo l’esistenza di un ‘Sistema’ arrivano dall’esame dei conti dell’Ara e dell’Ad che hanno emesso fatture di una grandezza sospetta verso due investitori internazionali: la Red Bull e la Puma. Seguendo le transazioni i finanzieri hanno trovato i nomi di persone vicine a Bernie Ecclestone che fino al 2016 è stato il patron esclusivo della Formula Uno. Interrogato dalla Procura, l’imprenditore ha negato qualsiasi coinvolgimento in questo tipo di affari. Arrivati a questo punto delle indagini, il filone internazionale sui fondi in nero è stato chiuso a causa della mancata collaborazione tra gli agenti italiani e i rispettivi colleghi degli altri Paesi coinvolti. Anche il filone Ecclestone è stato archiviato perché Bernie ha ceduto la sua attività agli americani della Liberty Media che non hanno voluto commentare l’inchiesta di Repubblica. Invece, il filone nostrano dell’indagine ha portato all’arresto di cinque dei principali protagonisti della parte italiana della truffa, tra cui spicca Luigi Provini, figura molto conosciuta nell’ambiente delle corse. Tutti vivevano a Dubai, la nuova capitale mondiale del riciclaggio, dove investivano i soldi in attività immobiliari e finanziarie. Da qualche settimana gli inquirenti hanno ricominciato ad indagare anche sulla parte internazionale e si sono presentati nel paddock dell’ autodromo monzese per interrogare piloti e manager. Alla fine del giro di domande, una fonte investigativa ha commentato: “È come sospettavamo, è ripreso tutto come prima”.