Il whistleblowing nelle banche e nelle reti italiane non funziona: i dati

citywire.it 7 maggio 2018

I dati arrivano dal sindacato First Cisl, secondo cui “La legge non tutela abbastanza i lavoratori, per questo nelle banche italiane il whistleblowing non attecchisce, mentre funziona nelle realtà estere dove esistono protezioni maggiori”.

 

“La legge non tutela abbastanza i lavoratori, per questo nelle banche italiane il whistleblowing non attecchisce, mentre funziona nelle realtà estere dove esistono protezioni maggiori. Lo dimostra UniCredit, che avendo il 56% del personale fuori dall’Italia, lo scorso anno ha ricevuto 214 segnalazioni dai dipendenti. Negli altri grandi gruppi, invece, sono state solo una manciata: 16 in Intesa Sanpaolo, 11 in Ubi, solo 5 nel Banco Bpm. Eppure sarebbero uno strumento utilissimo per far suonare in tempo l’allarme sulle storture interne, che se non vengono corrette ricadono sulla clientela e anche sull’occupazione. Alla politica chiediamo di porre rimedio, dando al sindacato il ruolo di filtro tra banca e lavoratori”: è questo il commento del segretario generale di First Cisl, Giulio Romani, sull’andamento delle segnalazioni effettuate dai dipendenti dei maggiori gruppi bancari italiani in materia di comportamenti potenzialmente illeciti o distorsivi.

“Non si vuol capire – aggiunge Romani – che il whistleblowing va tutelato perché ha un grande valore sociale e oltretutto si traduce in un costante stimolo al miglioramento delle modalità organizzative delle banche. I dati di UniCredit evidenziano che nel 2017 più di un caso su quattro ha potenzialmente prodotto un intervento organizzativo, essendo state prese in carico ben 53 segnalazioni a fronte di 149 pratiche invece archiviate. Il dato di Intesa Sanpaolo è molto più contenuto, ma ben 6 segnalazioni su 16 hanno indotto il gruppo a riflettere sulle proprie prassi. In Ubi 3 segnalazioni sono state prese in carico e solo una archiviata. Sono prove evidenti che, se garantita, la partecipazione dei lavoratori produce risultato”.

“Il problema – spiega Romani – è che la legge riconosce ai singoli lavoratori la legittimazione a presentare segnalazioni senza però immunizzarli del tutto da possibili conseguenze. Confidiamo che la situazione migliori con una nuova direttiva che rafforzi la protezione dei whistleblower, come proposto lo scorso 23 aprile dalla Commissione europea, ma si deve comunque fin da subito legittimare ad agire anche il sindacato, che potrà così fare da tramite per i lavoratori senza che questi abbiano a temere ritorsioni e conseguenze legali o disciplinari. In ogni caso, la tutela dei lavoratori e della stessa clientela deve avvenire anche all’interno degli organismi delle banche. È dunque necessario che il prossimo Governo stabilisca l’obbligo per le banche di una rappresentanza minima obbligatoria dei dipendenti negli organi di controllo e della presenza in Cda di un garante pubblico indicato dalla Banca d’Italia di concerto con il Mef”.