Banche e conflitto d’interessi, Di Maio e Salvini governino dal parlamento Ai due vincitori del 4 marzo non serve formare un nuovo governo: propongano a Gentiloni delle iniziative comuni

 VVOX.IT 8 MAGGIO 2018

“Visto da destra visto da sinistra” era una rubrica del Candido, settimanale umoristico fondato da Giovanni Mosca e Giovannino Guareschi. Ci dicono che  la destra e la sinistra non ci sono più, ma siccome sono uno dei 60 milioni di commissari tecnici, presidenti del consiglio ecc., mi permetto di dare dei consigli non richiesti. Immaginando di essere al posto di Di Maio e al posto di Salvini, i due vincitori delle elezioni

L’idea mi è venuta leggendo l’interrogazione con richiesta di risposta scritta n. 4 00077, primo firmatario il senatore Alberto Bagnai (Lega), presentata al Senato nella seduta del 2 maggio. L’interrogazione solleva un problema molto importante in Italia, quello del conflitto d’interessi. In particolare l’interrogazione rileva un potenziale conflitto di interessi del nuovo presidente della Consob, il funzionario della Commissione Europea e dirigente della vigilanza sul sistema finanziario: Mario Navagià collaboratore di Monti e Prodi. Gli interroganti rilevano che «da quanto si apprende dalla stampa, Nava avrebbe richiesto il distacco e non l’aspettativa dal suo precedente incarico di direttore per il monitoraggio del sistema finanziario e di gestione delle crisi alla direzione generale per la stabilità finanziaria e dei mercati dei capitali (Fisma); nel caso del distacco, infatti, resta in essere il sostanziale rapporto di dipendenza con l’amministrazione di origine…».

Il permanere del rapporto di dipendenza con la Commissione Europea, oltre a essere in conflitto con l’articolo 1, comma 5 della legge di istituzione dell’autority (Decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 giugno 1974, n. 216),secondo gli interroganti determinerebbe «un potenziale conflitto di interessi nei casi in cui l’autorità si trovi a valutare o applicare normative che possono essere interpretate in senso più o meno favorevole agli interessi del Paese o a quelli delle istituzioni dalle quali Nava continua a dipendere» (l’estratto della seduta con l’interrogazione lo trovate qui, il resoconto completo della seduta qui).

Se fossi al posto di Di Maio, ricordandomi che siamo ancora in una repubblica parlamentare, coglierei l’attimo e proporrei a Salvini una iniziativa comune in Parlamento per disciplinare il conflitto di interessi, perché sembra che in Italia non ci sia solo il conflitto di interessi di Berlusconi, ma ci siano anche altri conflitti, inoltre, i numeri per approvare la legge in parlamento i vincitori li avrebbero. Anche se Salvini ha l’impegno a formare un governo con tutto il centrodestra, non credo che Salvini, la Lega e i suoi parlamentari debbano chiedere il permesso a Berlusconi e alla Meloni per l’attività parlamentare. La Lega sarebbe in grado di garantire una legge non vessatoria nei confronti dell’ex Cavaliere, e far uscire l’Italia dal circolo vizioso conflitto d’interessi vs Berlusconi, disciplinando un settore molto delicato, come il recente caso Nava evidenzia.

Incidentalmente l’interrogazione solleva anche un’altra questione molto importante per l’Italia, le banche: la loro disciplina e il loro controllo. Ho più volte sottolineato il pericolo di una normativa bancaria europea sfavorevole alle banche italiane, da ultimo vi invio all’articolo “La Germania spinge la BCE a imporre norme più stringenti sui crediti deteriorati”. Se fossi al posto di Salvini, proporrei a Di Maio di approvare una legge di indirizzo per il governo (Gentiloni), con precise e vincolanti indicazioni di non avallare in sede europea norme che penalizzino il sistema bancario italiano e favoriscano i sistemi bancari nord europei pieni zeppi di derivati, Deutsche Bank per esempio.

Se di Maio e Salvini si sono trovati bene in Parlamento, ma non quagliano a Palazzo Chigi, che governino dal Parlamento. Il Job’s act può essere modificato anche con iniziativa parlamentare, e così per molte altre leggi: dare centralità al Parlamento sarebbe il vero segnale di novità e discontinuità, mai come in questo caso volere è potere, se invece è il potere che si vuole avere, allora è un altro discorso.  Improvvisamente mi sento toccare sulla spalla, è mia moglie: «Marco, svegliati!». Stavo sognando.