Veneto Banca, indagati i tre commissari liquidatori

TRIBUNATREVISO.GEOLOCAL.IT 7 MAGGIO 2018

TREVISO. In attesa di un pronunciamento del giudice fallimentare di Treviso sull’esistenza tecnica di condizioni di insolvenza di Veneto Banca al momento della sua messa in liquidazione, la Procura della Repubblica ha aperto un nuovo fronte di indagine. A finire sotto inchiesta, in questo caso, non sono ex amministratori ma i tre commissari liquidatori, Alessandro LeprouxGiuliana Scognamiglio e Fabrizio Viola, iscritti nel registro degli indagati per una vicenda singola che pare non metta comunque in discussione la correttezza generale del lavoro svolto rispetto al mandato affidato.

L’indagine, assegnata sempre al sostituto Massimo De Bortoli, sarebbe stata innescata da un esposto di una società romana azionista della ex banca popolare, che si ritiene danneggiata da alcune scelte assunte dai commissari. Leproux, Scognamiglio e Viola erano stati nominati nel giugno 2017 da Bankitalia, dopo il decreto del Consiglio dei Ministri che aveva definito la cornice della liquidazione “ordinata”, con intervento pubblico, delle due banche venete, passaggio contemporaneo all’acquisizione degli asset «sani» da parte di Intesa SanPaolo.

Più complessa e di vasto interesse, invece, è l’inchiesta da poco trasferita per incompatibilità territoriale a Treviso dalla Procura della Repubblica di Roma, a carico degli ex amministratori di Veneto Banca, per ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio. Nel caso fosse riconosciuto che alla data della messa in liquidazione (25 giugno 2017) la banca era già in condizioni di insolvenza, l’incriminazione che andrebbe ad aggiungersi agli imputati sarebbe di bancarotta fraudolenta, un reato tale da far spostare in avanti nel tempo i termini per la prescrizione i quali invece, limitatamente alle altre contestazioni, potrebbero sopraggiungere prima del pronunciamento di una sentenza definitiva.

L’inchiesta era stata avviata dalla Procura di Roma alla quale inizialmente i magistrati di Treviso avevano trasmesso fascicoli, ritenendo fosse quella capitolina la sede propria per i reati contestati, in particolare l’ostacolo all’attività di vigilanza di Banca d’Italia. Il 27 marzo scorso, però, il Gup romano Lorenzo Ferri aveva dichiarato l’incompatibilità disponendo la restituzione degli atti a Treviso.