Anche gli Oceani non respirano più!!!

 scenari economici.it 10 maggio 2018

E’ di qualche ora fa la scoperta di una delle più grandi “zone morte” nel Mar Arabico (Golfo di Oman), che rende impossibile la vita marina, probabilmente dovuto ai cambiamenti climatici, agli scarichi in mare di acque inquinate, nonché all’uso di fertilizzanti. Per anni queste zone sono state inesplorate per motivi di pirateria e tensioni legate alla politica interna dei paesi. Per otto mesi sono stati usati due Seagliders (robot sottomarini simili ad un sommozzatore), per comunicare dati relativi ai livelli di ossigeno nell’acqua e sulle correnti che trasportano il gas vitale da una zona marina all’altra, consentendo ai ricercatori di tracciare una mappa dell’ossigeno. I risultati si sono rilevati spaventosi, trovando una zona grande quanto la Scozia priva di ossigeno, una situazione che non è naturale ne frutto di bizzarre evoluzioni. Negli oceani sono presenti “zone morte” (zone minime di ossigeno), avente profondità tra i 200 e 800 metri con presenza di fertilizzanti ed acque calde che contengono poco ossigeno. In questa zona appena scoperta la situazione è devastante, l’oceano sta letteralmente soffocando, quando l’ossigeno è assente il ciclo chimico dell’azoto, un nutriente chiave per la crescita delle piante, cambia drammaticamente. Tanto che si produce ossido di azoto, un gas a effetto serra 300 volte più potente dell’anidride carbonica. Le simulazioni dell’ossigeno oceanico mostrano infatti una diminuzione del gas vitale nel prossimo secolo e un’espansione delle zone minime di ossigeno. Una piccola speranza potrebbe arrivare dalle correnti, in grado, forse, di “ridistribuire l’ossigeno”. Ma perché sperare sempre che la natura compensi i nostri errori quando abbiamo tutti gli strumenti per invertire una rotta pericolosa per noi e il nostro pianeta? Dovremmo ascoltare di più tutto ciò che ci circonda per capire fin dove possiamo arrivare… per non arrivare al punto di non ritorno. Senza gli oceani che assorbono la CO2 siamo in grande difficoltà per la nostra sopravvivenza.

Daniele Parlante dott. in economia ambientale