Banche popolari Venete, il contratto segreto tra il Tesoro e banca Intesa: dallo Stato 1,3 miliardi per gli esuberi

Lo Stato pagherà 332 mila euro per ognuno dei 3.874 esuberi degli istituti
Banche popolari Venete, il contratto segreto tra il Tesoro e banca Intesa: dallo Stato 1,3 miliardi per gli esuberi

Controlli carenti e gestione irregolare: tre milioni di multa agli ex vertici di Veneto Banca

http://www.24newsonline.it/ 11 maggio 2018

v banca mag 18

MONTEBELLUNA – 11.05.2018 – Amministratori, ex manager

e revisori dei conti multati. Ammontano complessivamente a circa tre milioni di euro (per la precisione 2.997.220) le sanzioni che Banca d’Italia ha comminato a 30 figure di vertice di Veneto Banca nel periodo di gestione successivo al 2014. A loro vengono contestate, a vario titolo, nove infrazioni alle norme sull’attività bancaria. Dalle carenze nei controlli interni e nella gestione dei rischi si passa al disequilibrio dei poteri interni al cda, con gli eccessi del direttore generale e del suo condirettore, ma anche la violazione delle norme su retribuzioni e incentivi.

Il provvedimento segue l’ispezione avviata nel 2014 ed è stato discusso già a novembre, anche se l’esito comunicato solamente nei giorni scorsi con la pubblicazione sul bollettino di Banca d’Italia. Le sanzioni non sono definitivi e possono essere appellate.

La cifra più alta è a carico di Vincenzo Consoli, ex amministratore delegato ed ex direttore generale, la cui sanzione è di 258.220 euro. Quella dell’ex presidente Francesco Favotto è di 186.000 euro; 163.000 per Stefano Campoccia, Luigi Rossi Luciani, Giuseppe Sbalchiero, Federico Tessari, Graziano Visentin, Matteo Zoppas; 140.000 per Cristina Rossello; 117.000 per Alessandro Vardanega; 93.000 per Flavio Trinca; 70.000 per Franco Antiga, Francesco Biasia, Vincenzo Chirò, Mario Comana, Ambrogio Della Rovere, Alessandro Gallina, Leone Munari, Gian Quinto Perissinotto, Paolo Rossi Chauvenet, Maurizio Benvenuto, Pierluigi Bolla, Mosé Fagiani, Diego Xausa, Marcello Condemi, Marco Ciabattoni, Martino Mazzoccato; 35.000 per Massimo Lembo.

HAI CAPITO I BENETTON! VOLEVANO FARSI PAGARE DALLO STATO, PURE A CARO PREZZO, L’ESPROPRIO DEI TERRENI (LORO) PER ALLARGARE L’AEROPORTO DI FIUMICINO – L’OPERAZIONE STOPPATA DA PALAZZO CHIGI E DALLA REGIONE LAZIO

dagospia.com 11 maggio 2018

Estratto dell’articolo di Daniele Martini per il Fatto Quotidiano

Espropri fiumicinoESPROPRI FIUMICINO

Si allungano nuvole nerissime sul raddoppio dell’ aeroporto di Fiumicino nei terreni di proprietà dei Benetton che sono pure gestori dello scalo. La Presidenza del Consiglio dei ministri e la Regione Lazio hanno detto con due atti distinti che va bene così com’ è la perimetrazione della Riserva naturale del litorale romano, voluta cinque anni fa dal ministero per l’ Ambiente. Quella perimetrazione ampliava le zone cosiddette di tipo 1 soggette a tutela integrale dove per legge non può essere posato neanche un mattone, escludendo di conseguenza la possibilità che sui terreni della Riserva potessero essere asfaltate nuove piste, costruite stazioni, hotel, centri commerciali e negozi.

gilberto benettonGILBERTO BENETTON

Forse su tutta la vicenda del raddoppio non cala definitivamente il sipario […]. In ogni caso il doppio pronunciamento di Palazzo Chigi e Regione Lazio diventa un ostacolo enorme sulla strada del progetto da 20 miliardi di euro per l’ ampliamento dell’ aeroporto nei circa 1.300 ettari della Riserva statale e della tenuta di Maccarese. Al momento quelle aree sono agricole e protette, ma in funzione del raddoppio verrebbero espropriate e ovviamente pagate a peso d’ oro con soldi pubblici [… ].

fiumicinoFIUMICINO

La doppia bocciatura del raddoppio fa diventare sempre più interessante la proposta alternativa e molto più economica per Fiumicino (4 miliardi di euro circa invece di 20), avanzata dall’ intraprendente Comitato Fuoripista. Gli esponenti di questa associazione non si oppongono alla necessità di aumentare la capacità dello scalo romano […]. Sostengono però che questo obiettivo fondamentale per Roma e l’ Italia possa essere raggiunto utilizzando le aree disponibili nell’ attuale sedime aeroportuale, senza andare a occupare i terreni pregiati della Riserva naturale statale […].

AEROPORTO FIUMICINOAEROPORTO FIUMICINO

I pronunciamenti della Presidenza del Consiglio e della Regione Lazio sul perimetro della Riserva sono stati innescati da un ricorso straordinario inoltrato nel 2014 al Presidente della Repubblica proprio dall’ Enac. L’ Ente dell’ aviazione due anni prima aveva sottoscritto un contratto di programma con Adr che prevedeva un aumento delle tariffe aeroportuali (circa 12 euro a biglietto aereo) per finanziare il raddoppio dell’ aeroporto da realizzare entro il 2044.

elisa grandeELISA GRANDE

L’ operazione dava per scontato che l’ ampliamento dello scalo potesse avvenire utilizzando i terreni di Maccarese dei Benetton […]. La nuova e più stringente perimetrazione della stessa Riserva voluta dal ministero dell’ Ambiente ostacolava ulteriormente il progetto raddoppio, l’ Enac si riteneva danneggiato e quindi si rivolgeva al Presidente della Repubblica chiedendo l’ annullamento del decreto ministeriale.

Secondo la prassi il presidente si era rivolto al Consiglio di Stato che prima di decidere ha preferito che si esprimessero la Presidenza del Consiglio e la Regione Lazio. In tre pagine il Direttore regionale Vito Consoli ha “riconfermato la valenza ambientale delle aree” e riconosciuto “la correttezza della perimetrazione attuale”, mentre per Palazzo Chigi si è pronunciata la consigliera Elisa Grande, capo del Dipartimento per la programmazione economica.

vito consoliVITO CONSOLI

Grande ha ritenuto il ricorso dell’ Enac “infondato nel merito” e inoltre “del tutto inammissibile per carenza di interesse” in quanto il decreto ministeriale per la riperimetrazione “non appare lesivo della sfera giuridica” dello stesso ente […].

Giorgetti batte il primo colpo. Sul credito cooperativo si cambia. Il vice di Salvini verso un ruolo di primo piano. L’atto d’esordio della legislatura è contro Bankitalia

Stefano Sansonetti lanotizia.it 11 maggio 2018

giorgetti

di Stefano Sansonetti

Magari non sarà Presidente del Consiglio (ieri l’ipotesi sembrava essersi leggermente raffreddata). Ma di sicuro il vicesegretario del Carroccio, Giancarlo Giorgetti, nella compagine governativa giallo-verde che va delineandosi avrà un ruolo di assoluto rilievo. Attualmente i bookmakers stanno ripuntando su un suo possibile coinvolgimento come ministro dell’Economia. Proprio per questo è interessante constatare quali sono le tracce del Giorgetti-pensiero lasciate di recente in Parlamento. Per esempio è lui il primo firmatario della prima mozione depositata alla Camera lo scorso 7 maggio, sostenuta da tutto il gruppo leghista. Nell’atto il rappresentante del Carroccio chiede di fatto la sospensione della grande riforma delle Bcc (banche di credito cooperativo) varata nel febbraio del 2016 dall’allora Governo Renzi.

Il quadro – In pratica, nell’intenzione di rafforzare patrimonialmente tante piccole realtà del credito italiane, la riforma in questione ha previsto che le 260 Bcc dovranno unirsi sotto il cappello di poche holding di controllo. Un percorso, ricordato da Giorgetti, che ha già individuato come poli aggreganti la romana Iccrea, la trentina Ccb (Cassa centrale banca) e in parte minore l’altoatesina Raiffeisen. Questo tracciato aggregante, però, per Giorgetti va fermato innanzitutto perché lede il principio della mutualità tipico delle Bcc. In secondo luogo perché, come peraltro già segnalato  dall’Antitrust a proposito di Raiffaisen, le concentrazioni previste non faranno altro che produrre questioni di concorrenza. Infine ci sarebbe anche una questione di costituzionalità, in particolare di contrasto con l’articolo 41 della Carta fondamentale (libera iniziativa economica). Nel mirino c’è il passaggio della riforma che vieta la trasformazione in banca popolare alle Bcc escluse dal passaggio sotto il cappello delle super holding, imponendo loro la trasformazione in Spa.

Il punto – Per tutti questi motivi l’atto di Giorgetti si conclude chiedendo “la sospensione dei termini entro i quali dovranno essere costituiti i gruppi bancari cooperativi”. E visto che ora al Governo con ogni probabilità ci andrà lui, chissà che la questione non entri direttamente nella sua agenda. Ma Giorgetti, come aveva rivelato La Notizia del 7 marzo scorso, anche nella precedente legislatura aveva lasciato tracce del suo pensiero economico. In un intervento alla Camera del 10 marzo 2017, durante un dibattito seguito alla presentazione di una sua interpellanza urgente del 22 febbraio dello stesso anno, aveva chiesto che l’Agenzia delle Entrate si dotasse di “unità speciali” per intensificare la riscossione verso le grandi società esterovestite, ossia quelle che fittiziamente stabiliscono la loro sede all’estero. In un’altra interrogazione del 27 novembre del 2017 aveva chiesto che i piccoli comuni, in difficoltà con la gestione della tesoreria, potessero affidare il servizio senza procedere a una gara ad evidenza pubblica.

Mina romana in Compagnia di San Paolo

| di  firstonline.it

DAL BLOG ENORDOVEST – Per la prima volta il patrimonio netto della Compagnia di San Paolo supera i sei miliardi di euro e il rendimento complessivo della sua partecipazione in Intesa Sanpaolo, da cui proviene un dividendo netto di 210 milioni, arriva al 21,8%, ma il Protocollo d’intesa Mef-Acri la obbliga a ridurre ancora la quota nella banca guidata da Messina diminuendo un investimento altamente premiante funzione di altri di dubbia resa

Mina romana in Compagnia di San Paolo

A parte la notizia che il valore del patrimonio netto ha superato, per la prima volta, i sei miliardi di euro (per la precisione, è ammontato a 6,014 miliardi, con un incremento di 133,6 milioni rispetto al 31 dicembre 2016), il bilancio 2017 della Compagnia di San Paolo riporta altri dati e fatti interessanti e significativi, oltre a quelli diramati dopo la sua approvazione da parte del Consiglio di Indirizzo.

Sfogliando il documento, infatti, si può scoprire che il total return (somma della rivalutazione del capitale e dell’incasso dei dividendi divisa per l’investimento originale), cioè il rendimento complessivo della partecipazione in Intesa Sanpaolo è stato del 21,8%, a fronte del 2,2% degli investimenti nei fondi di Fondaco Sgr, la società che gestisce il 44,5% del portafoglio degli attivi finanziari della Compagnia di San Paolo.

Se, dunque, è stato del 12% il rendimento dell’intero portafoglio degli investimenti dell’ente torinese presieduto da Francesco Profumo, lo si deve soprattutto alla partecipazione in Intesa Sanpaolo, dalla quale è arrivato un dividendo netto di 210 milioni (il lordo è stato di 258 milioni).

Proprio il fiume di denaro proveniente dalla Banca guidata da Carlo Messina, sempre molto generoso con i suoi azionisti, ai quali distribuisce quote elevatissime degli utili, non può non far riflettere sulle conseguenze del rispetto di quell’”indicazione” contenuta nel “Protocollo d’intesa Acri-Mef” (accordo vincolante tra l’Associazione delle fondazioni di origine bancaria presieduta dal lombardo Giuseppe Guzzetti e il ministero dell’Economia e delle Finanze, che ne è l’Autorità di Vigilanza), “indicazione” che, per le fondazioni firmatarie, comporta il seguente obbligo: “In ogni caso, il patrimonio non può essere impiegato, direttamente o indirettamente, in esposizioni verso un singolo soggetto per un ammontare complessivamente superiore a un terzo del totale dell’attivo dello stato patrimoniale della Fondazione valutando, al fair value, esposizioni e componenti dell’attivo patrimoniale”.

In altre parole, la Compagnia di San Paolo, che ha in portafoglio attività finanziarie per un valore di mercato (fair value) di 7,3 miliardi, il 45,9% dei quali relativi all’investimento in Intesa Sanpaolo, deve ancora ridurre notevolmente la sua partecipazione nella Banca, nonostante l’abbia già fatta scendere al 7,22% dell’intero capitale al 31 dicembre scorso.

Insomma, al di là di altre considerazioni, la Compagnia di San Paolo si trova costretta a diminuire drasticamente un investimento ad alto rendimento per investire in asset diversi dalla resa imprevedibile, per di più con la constatazione che la diversificazione degli ultimi anni non è stata premiante. Il tutto sull’altare rituale della riduzione del rischio, anche se c’è chi continua a pensare che il Protocollo d’intesa Acri-Mef sia stato e sia un grave errore.

Comunque, tornando al bilancio della Compagnia, che conta 86 dipendenti, 14 dei quali dirigenti (Segretario generale compreso), vi si può leggere, fra l’altro, che l’acquisto dell’1% del capitale della Banca d’Italia è costato 75 milioni, l’avanzo dell’esercizio (utile netto) è diminuito di 14 milioni rispetto a quello del 2016 e che sono scesi a 1,053 milioni (1,169 l’anno prima) gli oneri relativi agli organi statutari, comprensivi di Iva, contributi previdenziali e assistenziali.

In particolare, nel 2017 i costi sono stati di 90.147 euro per il presidente (l’emolumento annuo è di 70.000 euro), 449.808 euro per il Consiglio generale, 257.269 euro per il Comitato di gestione (Consiglio di amministrazione), 218.234 euro per il Collegio dei revisori e 37.648 euro per l’Organismo di vigilanza. Gli oneri per tutto il personale sono ammontati a 7,638 milioni.

Dal blog Enordovest.

The Future Makers, quattro giorni per formare i leader di domani

Redazione wired.it 11 maggio 2018

The Boston Consulting Group organizza la terza edizione di The Future Makers, evento dedicato a cento studenti delle università italiane

Un momento delle scorse edizioni di The Future Makers, organizzato da Boston Consulting Group (Foto: Bcg)
Un momento delle scorse edizioni di The Future Makers, organizzato da Boston Consulting Group (Foto: Bcg)

L’obiettivo, spiega Giuseppe Falco, amministratore delegato di The Boston Consulting Group (Bcg) Italia, Grecia e Turchia, è “per restituire al Paese e investire nel futuro“. È questo lo scopo di The Future Makers, un percorso di formazione per ispirare in cento giovani scelti nelle università italiane i valori di leadership, innovazione, pensiero fuori dagli schemi. L’iniziativa della divisione italiana della società di consulenza statunitense è alla terza edizione. Dal 14 al 17 maggio negli uffici di BcgMilano gli studenti selezionati si confronteranno con big dell’economia, della scienza e della tecnologia. Figure come il fondatore del popolare videogame Candy Crush, Riccardo Zacconi. O l’amministratore delegato del marchio di cosmesi, Kiko. O ancora, il direttore scientifico dell’ospedale Humanitas di Milano, Alberto Mantovani.

I cento studenti selezionati, ragazze e ragazzi tra i 23 e i 26 anni, provengono dalle università e dalle facoltà di tutta Italia.

Per quattro giorni si immergeranno in una serie di incontri, dibattiti, laboratori con 30 esperti di Bcg e relatori autorevoli. Da Alan Iny, esperto di creatività applicata al business, al direttore del Museo egizio di Torino, Christian Greco. Nelle precedenti edizioni gli studenti si sono confrontati con figure come l’amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, quello di Eataly, Andrea Guerra, il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, l’atleta parolimpica Bebe Vio e il commissario straordinario per l’attuazione dell’agenda digitale, Diego Piacentini.

L’obiettivo di The Future Makers è contribuire alla formazione delle giovani generazioni, i leader del futuro, e offrire loro un’occasione di incontro e scambio con i rappresentanti della business e social community italiana e internazionale“, spiega Bcg, società di consulenza nata nel 1963, in una nota. I cento studenti sono stati selezionati da una base di oltre 12mila persone incontrate in vari atenei di Italia

Aggiunge Falco: “The Future Makers è un’iniziativa formativache continua ad avere un grande impatto sulla crescita professionale e personale dei giovani. Tra i partecipanti delle edizioni precedenti, che hanno terminato gli studi, oltre il 90% ha trovato lavoro”. Wired Italia è media partner della quattro giorni e trasmetterà sul suo sito e sulla pagina Facebook le dirette streaming di alcuni incontri degli studenti con gli ospiti internazionali dell’evento.

Ubi: l’utile vola a 118 milioni nel primo trimestre

 di

Profitti e margine d’interesse della banca guidata da Victor Massiah superano le attese del mercato – Le coperture dei crediti deteriorati sono salite al 40,35%

Ubi: l’utile vola a 118 milioni nel primo trimestre

Il primo trimestre di Ubi Banca si chiude con un utile netto pari a 117,7 milioni di euro, in netta crescita rispetto ai 67 milioni registrati nello stesso periodo dell’anno scorso. Il margine d’interesse in regime di Ifrs9 è in aumento a 437,8 milioni (420,8 milioni al netto dei nuovi principi contabili), mentre le commissioni nette sono in crescita del 3,1% a 407,3 milioni. Questi numeri battono le stime degli analisti, che in media avevano previsto un utile a 84 milioni e margini d’interesse per 418 milioni.

Sul versante patrimoniale, il Cet1 consolidato ha raggiunto il 12% phased in e l’11,64% fully loaded (mentre era rispettivamente all’11,56% e all’11,43% lo scorso 31 dicembre).

Quanto agli impieghi, i crediti netti verso la clientela sono aumentati a 91,6 miliardi (+0,7% rispetto a fine 2017). L’incidenza dei crediti deteriorati lordi è al 12,74% e quella dei crediti deteriorati netti all’8,06% (contro rispettivamente il 12,85% e l’8,19% della fine dell’anno scorso).

Continuano “in linea con le tempistiche pianificate le attività per la cessione della prima tranche del portafoglio crediti deteriorati identificato nell’ambito della Npl strategy e riflessa nella Fta dell’Ifrs9, attesa entro il terzo trimestre dell’anno”, spiega la Banca nella nota.

Infine, le coperture dei crediti deteriorati sono salite al 40,35% (al 49,83% includendo gli stralci), con la raccolta diretta che risulta stabile a 94,2 miliardi (dai 94,4 miliardi di fine 2017).

Prevenzione e nuovi servizi: la rivoluzione di Generali Italia

| di  firstonline.it

La compagnia assicurativa ha presentato a Milano la nuova campagna pubblicitaria, che spiegherà ai clienti le novità portate dal piano di innovazione 2016-18, costato 300 milioni di euro – Dai nuovi servizi Welion all’intelligenza artificiale per gestire l’assistenza, dalla nuova app alla semplificazione dei preventivi – Il country manager Sesana: “Ecco come cambiamo modo di fare assicurazione”.

Prevenzione e nuovi servizi: la rivoluzione di Generali Italia

Prevenzione e persino pianificazione della vita del cliente. Su richiesta del cliente stesso, “che preferisce evitare un danno piuttosto che essere risarcito”. Sono questi gli ingredienti della campagna di innovazione lanciata da Generali Italia nel 2016 e che culminerà alla fine di quest’anno, quando saranno stati spesi in tutto 300 milioni di euro: “Siamo al 75% del compimento del piano e anche dell’investimento”, ha detto in conferenza stampa a Milano il country manager e amministratore delegato di Generali Italia Marco Sesana, presentando la nuova campagna di comunicazione “Il futuro inizia prima”, che presenterà le novità della divisione nazionale del Leone per tutto il 2018 su tutti i canali informativi. “Torniamo a comunicare dopo tanto tempo e lo facciamo con un investimento importante, anche se non diremo le cifre”, ha detto Sesana.

Le novità da comunicare sono tante: negli ultimi due anni la compagnia assicurativa ha letteralmente cambiato volto, seguendo i cambiamenti della tecnologia e le nuove aspettative della clientela: “Per i clienti è più importante un assicuratore che gli sia vicino, piuttosto che un assicuratore che si occupi solo del risarcimento. L’80% dei nostri clienti vuole prevenzione e servizi allargati, come l’assistenza sanitaria, la previdenza integrativa o il welfare aziendale, di cui ci occupiamo attraverso la società Welion che fa parte del nostro gruppo dal 2017. Il 60% vuole anche una relazione continuativa, possibile grazie all’innovazione tecnologica, e infine il 54% vuole essere premiato se conduce uno stile di vita corretto”, ha spiegato Sesana.

In questo senso la campagna innovativa ha già prodotto diversi risultati: oltre all’integrazione di Welion, nel 2017 è stato anche inaugurato l’Innovation Park presso l’head quarter di Mogliano Veneto, con laboratori di ricerca e apertura alle startup del territorio. Nel 2018 è stata invece lanciata l’app MyGenerali, per consentire ai clienti una interazione continua e veloce, garantita anche dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’assistenza clienti, attraverso le chat robot, i cosiddetti chatbot, che sono in grado di gestire 30.000 richieste all’anno tra quelle ricevute dagli agenti e a smistare e occuparsi, nello stesso periodo di tempo, di 1 milione di email. “Il 30% delle polizze Vita è ormai acquistato online – ha aggiunto l’amministratore delegato di Generali Italia – e attualmente il 70% della nostra offerta di prodotti è digitale. Contiamo di arrivare al 100% entro il 2018″.

Il nuovo volto di Generali ruota intorno a quattro punti: più servizi, come detto, prima di tutto. “Pensiamo soprattutto alla previdenza integrativa, un settore che si svilupperà tantissimo nei prossimi anni, e alla sanità. Sempre più persone aderiscono a fondi sanitari privati e noi con Welion ci occupiamo di questo. Per esempio abbiamo creato dei corner medici di diagnostica per le aziende”. Senza dimenticare il welfare aziendale, con i flexible benefit. Il secondo punto è invece quello di una rivoluzione tecnologica che sfrutti le soluzioni Internet of Things e anche A.I. per esempio nell’educare il cliente a uno stile di guida dell’automobile prudente, tramite un sensore connesso in grado di dialogare con lui e di assisterlo in caso di incidente, in tempo reale. Lo stile di guida corretto eviterà incidenti, risarcimenti, renderà più sicura la stessa collettività e il cliente ne trarrà beneficio perchè sarà premiato in sede di rinnovo.

Terzo punto è quello della consulenza: “La tecnologia accorcerà i tempi delle pratiche e lascerà dunque più spazio alla consulenza”, spiega Sesana. Infine, la semplificazione. Su questo punto Generali Italia ha già incassato dei risultati concreti: ormai è possibile richiedere, tramite la piattaforma online, un preventivo auto in meno di un minuto; è necessaria una sola firma per un contratto Vita; le pagine della documentazione contrattuale sono diminuite del 25% e sopratutto servono l’85% di dati in meno da inserire per compilare un preventivo. “Questa trasformazione – ha precisato Sesana – non ha uno specifico obiettivo commerciale o finanziario, ma serve prima di tutto per seguire i cambiamenti della clientela. Entro il 2019 avremo 2 milioni di clienti connessi in Italia, dovevamo per forza cambiare modo di fare assicurazione”.

Banche, risparmiatori a governo M5S-Lega: “Ora mantenete le promesse”

  • Elisabetta Graziani caprese.it 10 maggio 2018

Nel giorno dell’incontro tra Salvini e Di Maio, fuori Montecitorio coloro che hanno perso i risparmi

Nel giorno in cui Matteo Salvini e Luigi Di Maio si incontrano per definire l’intesa con il lasciapassare di Silvio Berlusconi, fuori da Montecitorio i ‘truffati’ delle banche venete protestano contro i precedenti governi e chiedono a M5S e Lega di realizzare le promesse. Ore dopo nella sala della Regina, sempre alla Camera, si incontra l’intellighenzia e l’Italia che conta per la cerimonia di assegnazione del premio intitolato all’illustre economista e politico Guido Carli.

Ci sono tutti: Gianni Letta, Fedele Confalonieri, Vincenzo Boccia, Antonio Patuelli, Giovanni Malagò, Monica Maggioni, John Elkann e tanti altri. Introduce Gianni Letta e, da bravo giornalista, il suo primo pensiero va alla notizia del giorno: il governo nascente. “Sono giorni difficili, non credo di dove fare una rivelazione a nessuno di voi – esordisce consapevole -. Facciamo a voi tanti auguri, ma li facciamo anche al Paese per tutto quello che ci attende”.

Stessi timori, diverse speranze per due mondi paralleli: uno in piazza davanti a Montecitorio, ma tenuto a debita distanza dal palazzo; e l’altro dentro, riunito nella sala nobile della Regina, dove per il periodo di tempo limitato agli ingressi a debita distanza sono tenuti i giornalisti. Due mondi che non si confrontano, appunto, in mezzo ai quali sta il cuore della democrazia rappresentativa di questo Paese, il Parlamento, dove dovrebbero trovare casa gli interessi degli uni e degli altri, i diritti dei risparmiatori e dei dirigenti che fanno in modo che gli stessi possano depositare i loro soldi al sicuro.

Nella sala della Regina, ci sono politici di rappresentanza, dal sottosegretario Maria Elena Boschi a Maurizio Gasparri, Renato Brunetta, Annagrazia Calabria e le due capogruppo di Forza Italia Maria Stella Gelmini e Anna Maria Bernini. Letta ringrazia e individua un terreno comune: “Fa piacere vedere in una sala delle istituzioni persone di estrazione anche diversa celebrare un figura straordinaria come Guido Carli”. Poi indica, non a caso, due punti dai quali il prossimo governo dovrebbe partire: la vocazione europeista dell’Italia, “pur correggendone le manchevolezze”, e il senso dello Stato.

In piazza, scendono nella protesta parlamentari Cinquestelle e della Lega. Ennio Lannutti (M5S) a fianco a professore Alberto Bagnai, nome che la Lega vorrebbe come ministro dell’Economia. “Io sono uno dei truffati di Popolare di Vicenza e Veneto banca – spiega il signor Giuliano Giuliani -. Qui abbiamo votato tutti Lega o M5S. Se Di Maio che nell’assemblea del 12 dicembre a Treviso ci aveva promesso che ci avrebbe restituito i soldi, a noi va bene: purché mantenga il punto 9 del suo programma che prevede il risarcimento danni per chi è stato derubato”. E sul governatore Luca Zaia, i manifestanti non sono teneri: “E’ andata uno schifo, non ci ha dato nessun sostegno e non si è impegnato per niente. Delle banche la Lega in Veneto non si è mai interessata”.

Chiudono due banche a Niscemi, il sindaco teme il ricorso all’usura

CHIESTA CONVOCAZIONE URGENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE

WWW.BLOGSICILIA.IT 11 MAGGIO 2018

Due banche, nell’arco di un anno, chiudono i loro sportelli a Niscemi e il sindaco, Massimiliano Conti, chiede la convocazione urgente del consiglio comunale per il timore che si lasci spazio ai canali illeciti di finanziamento delle imprese, attraverso l’usura

Gli istituti di credito, che secondo il capo della giunta, hanno deciso di disimpegnarsi dal territorio niscemese sono la “Banca Monte dei Paschi di Siena”, che lo scorso anno ha chiuso una delle sue due filiali, e il “Credito Siciliano”, che andrà via a giugno.

Per il sindaco “la chiusura di queste due banche riduce di molto ai nostri cittadini la possibilità di accedere agevolmente al piccolo e medio credito e che tale circostanza potrà incoraggiare con molta probabilità, l’utilizzo di mezzi illegali
di approvvigionamento di liquidità e prestiti, quali l’usura”.
°°°°°°°°°°°°°°

pazzesco

RIOTTA, IL PROFESSORE CHE IGNORA L’ARTICOLO UNO DELLA COSTITUZIONE ITALIANA.

 SCENARIECONOMICI.IT 11 MAGGIO 2018

 

Cari amici,

lo stato pietoso del giornalismo italiano è mostrato, in modo solare, lampante , dalla partecipazione di Gianni Riotta ad Agorà di oggi, 11 maggio. Uno spettacolo, francamente, scoraggiante da parte di chi è Gran Ufficiale della Repubblica ed insegna all’Università Guido Carli, il quale, ascoltandolo, si rivolterebbe nella tomba.

Ringrazio il sempre ottimo Fausto S. che ci fornisce questi insostituibili supporti.

Il primo punto essenziale: COSA DICE L’ARTICOLO UNO DELLA COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA?

Rinaldi afferma che l’articolo uno della Costituzione della Repubblica afferma che la Sovranità appartiene al popolo. Riotta ribatte che l’articolo 1 afferma che La Repubblica Italiana è fondata sul lavoro, sfottendolo addirittura perchè ascoltandolo, gli studenti verrebbero bocciati.

Prendiamo una fonte attendibile, Il Quirinale

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti
della Costituzione.

Il Prof . Riotta è Gran Ufficiale della Repubblica, ma ne ignora l’articolo uno della Costituzione, il che sarebbe già grave, ma, oltretutto, sulla base della propria non conoscenza, si permette anche di sfottere chi, invece, la conosce, cioè il Prof. Rinaldi.

Ora proponiamo un video più completo con tutta la discussione per un’ultima osservazione:

Facciamo presente che la firma di Maastricht avvenne nel governo Andreotti VI, ma la rettifica avvenne il 30 ottobre 1992 con Amato I , lo stesso giorno dello scoppio dello scandalo De Lorenzo sul sangue infetto, in mezzo al caos di Tangentopoli. Quanto possiamo ritenere un’approvazione in una situazione così caotica, così confusa, perfettamente e completamente democratica, quando non fu neppure confermata da un referendum? Ai posteri l’ardua sentenza.

De Benedetti: “Democrazia liberale a rischio. PD ha occasione storica, ma deve archiviare Renzi”

fanpage.it 10 maggio 2018

“Ritengo sia un bene che si sia arrivati a questo governo, perché queste sono le forze che hanno avuto un successo elettorale. Non è vero che hanno vinto, ma rappresentano una novità politica per il Paese”. Così l’ingegner Carlo de Benedetti commenta l’accordo Salvini – Di Maio, che vedrà la nascita del primo governo “populista” della storia italiana: “Io penso che vadano viste le conseguenze di un governo come questo, ma solo in un contesto internazionale. Abbiamo vissuto settant’anni con un ombrello americano che era il nostro riferimento, oggi rischiamo di non essere più un Paese occidentale, perché gli USA hanno avuto una evoluzione pessima e perché Salvini ha certamente più simpatie per Orban e Putin che non per la Merkel”.
Poi spiega: “Le due constituency elettorali di questo governo sono meridionale per i Cinquestelle, quindi, senza offesa per nessuno, con tendenza assistenziale, e sono di lavoro, di impresa per la parte nordica. Salvini controlla da Genova a Trieste e ha un potere locale molto importante, che sta anche tracimando in Emilia”. Il punto è che “poiché non riusciranno a trovare elementi comuni”, allora “dovranno trovare un nemico comune, e sarà l’Europa”. La riposta europea sarà quella di “isolare il contagio populista”.
Poi la riflessione si sposta sulle responsabilità e sul ruolo del PD: “Ha una formidabile occasione per rilanciarsi, perché è finito male proprio perché non aveva una missione vera. È stato una espressione di leader più o meno forti e di correnti battagliere fra di loro, ma soprattutto negli ultimi 5 anni non si è identificato con un disegno politico chiaro e ha del tutto dimenticato le disuguaglianze, che sono la piaga di tutte le società”. Su Renzi è netto: “Non ho dubbi che lo considero da archiviare, non c’è dubbio. Ma oltre alla sua necessaria archiviazione, bisogna fare anche quella di un partito che ha raccolto delle tradizioni ma non ha saputo esprimere delle idee. Quindi questa è una occasione unica per il PD per occuparsi delle persone più deboli nella società e per ribadire la collocazione europea dell’Italia. Però non archivierei solo i fossili, ma anche quelli più recenti, che muovono ancora le mani… Mettiamoli a fare un’altra cosa, non sono più in grado di interpretare il Paese. Serve un personaggio con gravitas, non dei giovani più o meno leoni, più o meno tigrotti. Il nome ce l’ho in mente, ma non lo dico”. La sfida è complessa, chiosa: “La democrazia liberale è a rischio in Europa e anche in Italia, Macron lo ha detto per primo”.
VIDEO

HAI CAPITO I BENETTON! VOLEVANO FARSI PAGARE DALLO STATO, PURE A CARO PREZZO, L’ESPROPRIO DEI TERRENI (LORO) PER ALLARGARE L’AEROPORTO DI FIUMICINO (SEMPRE LORO) – L’OPERAZIONE STOPPATA DA PALAZZO CHIGI E DALLA REGIONE LAZIO

dagospia.com 11 maggio 2018

Estratto dell’articolo di Daniele Martini per il Fatto Quotidiano

Espropri fiumicinoESPROPRI FIUMICINO

Si allungano nuvole nerissime sul raddoppio dell’ aeroporto di Fiumicino nei terreni di proprietà dei Benetton che sono pure gestori dello scalo. La Presidenza del Consiglio dei ministri e la Regione Lazio hanno detto con due atti distinti che va bene così com’ è la perimetrazione della Riserva naturale del litorale romano, voluta cinque anni fa dal ministero per l’ Ambiente. Quella perimetrazione ampliava le zone cosiddette di tipo 1 soggette a tutela integrale dove per legge non può essere posato neanche un mattone, escludendo di conseguenza la possibilità che sui terreni della Riserva potessero essere asfaltate nuove piste, costruite stazioni, hotel, centri commerciali e negozi.

gilberto benettonGILBERTO BENETTON

Forse su tutta la vicenda del raddoppio non cala definitivamente il sipario […]. In ogni caso il doppio pronunciamento di Palazzo Chigi e Regione Lazio diventa un ostacolo enorme sulla strada del progetto da 20 miliardi di euro per l’ ampliamento dell’ aeroporto nei circa 1.300 ettari della Riserva statale e della tenuta di Maccarese. Al momento quelle aree sono agricole e protette, ma in funzione del raddoppio verrebbero espropriate e ovviamente pagate a peso d’ oro con soldi pubblici [… ].

fiumicinoFIUMICINO

La doppia bocciatura del raddoppio fa diventare sempre più interessante la proposta alternativa e molto più economica per Fiumicino (4 miliardi di euro circa invece di 20), avanzata dall’ intraprendente Comitato Fuoripista. Gli esponenti di questa associazione non si oppongono alla necessità di aumentare la capacità dello scalo romano […]. Sostengono però che questo obiettivo fondamentale per Roma e l’ Italia possa essere raggiunto utilizzando le aree disponibili nell’ attuale sedime aeroportuale, senza andare a occupare i terreni pregiati della Riserva naturale statale […].

AEROPORTO FIUMICINOAEROPORTO FIUMICINO

I pronunciamenti della Presidenza del Consiglio e della Regione Lazio sul perimetro della Riserva sono stati innescati da un ricorso straordinario inoltrato nel 2014 al Presidente della Repubblica proprio dall’ Enac. L’ Ente dell’ aviazione due anni prima aveva sottoscritto un contratto di programma con Adr che prevedeva un aumento delle tariffe aeroportuali (circa 12 euro a biglietto aereo) per finanziare il raddoppio dell’ aeroporto da realizzare entro il 2044.

elisa grandeELISA GRANDE

L’ operazione dava per scontato che l’ ampliamento dello scalo potesse avvenire utilizzando i terreni di Maccarese dei Benetton […]. La nuova e più stringente perimetrazione della stessa Riserva voluta dal ministero dell’ Ambiente ostacolava ulteriormente il progetto raddoppio, l’ Enac si riteneva danneggiato e quindi si rivolgeva al Presidente della Repubblica chiedendo l’ annullamento del decreto ministeriale.

Secondo la prassi il presidente si era rivolto al Consiglio di Stato che prima di decidere ha preferito che si esprimessero la Presidenza del Consiglio e la Regione Lazio. In tre pagine il Direttore regionale Vito Consoli ha “riconfermato la valenza ambientale delle aree” e riconosciuto “la correttezza della perimetrazione attuale”, mentre per Palazzo Chigi si è pronunciata la consigliera Elisa Grande, capo del Dipartimento per la programmazione economica.

vito consoliVITO CONSOLI

Grande ha ritenuto il ricorso dell’ Enac “infondato nel merito” e inoltre “del tutto inammissibile per carenza di interesse” in quanto il decreto ministeriale per la riperimetrazione “non appare lesivo della sfera giuridica” dello stesso ente […].

UniCredit: fondo Caius torna sui cashes e scrive lettera a Mustier

Laura Naka Antonelli finanzaonline.com 11 maggio 2018

Settimana cruciale per la banca italiana, che nella giornata di ieri ha reso noto di aver concluso il primo trimestre con utili superiori a 1 miliardo, al record dal 2007.

Caius Capital torna alla carica dopo pochi giorni, noncurante delle ennesime rassicurazioni di UniCredit sul caso cashes e anche del fatto che la banca stia valutando l’ipotesi di ricorrere ad azioni legali. L’hedge fund britannico scrive stavolta una lettera direttamente all’AD dell’istituto Jean-Pierre Mustier, chiedendo chiarimenti su quelle che considera “incertezze significative” in merito al trattamento normativo dei cashes.

Si torna dunque anche oggi a parlare dei cashes di UniCredit, dopo che lo scorso 8 maggio il Financial Times ha riportato la notizia della decisione dell’hedge fund di  chiedere all’Eba di aprire un’indagine sulla banca.

Il fondo ritiene che, a meno che UniCredit non procederà alla conversione in azioni ordinarie dei cashes  (strumenti complessi convertibili in azioni ordinarie, ovvero “convertible and subordinated hybrid equity-linked securities”), due terzi del suo capitale dovranno essere considerati invalidi in base alla normativa dell’Unione europea.

Non solo. Per Caius la banca italiana incorrerebbe in problemi in ogni caso: la situazione rimarrebbe precaria, a suo avviso, anche se UniCredit optasse per la conversione di questi strumenti, visto che la conversione stessa potrebbe scatenare  perdite ingenti a danno di alcuni tra gli investitori che hanno puntato su tali strumenti.

Il danno a loro carico ammonterebbe a un valore superiore a 2 miliardi di euro.

UniCredit aveva già risposto alle pesanti accuse con una nota, sottolineando che “il trattamento regolatorio dei titoli cashes è stato pienamente illustrato al mercato e confermato e rivisto dalle autorità regolatorie competenti”; la banca aveva anche precisato che “l’attuale contributo dei cashes sulla posizione patrimoniale complessiva della banca non ha impatti significativi sui ratio regolatori del gruppo” e che,  “come annunciato a fine 2017, Unicredit ha una solida posizione di capitale con un CET1 ratio al 13,6%”.

Una ulteriore rassicurazione è arrivata poi ieri dallo stesso AD Mustier, che ha ribadito il contenuto della nota precedente:

“Il trattamento regolamentare delle azioni sottostanti i Cashes è stato completamente reso noto al mercato e confermato e rivisto da tutti i regolatori ed è pienamente conforme a tutte le normative passate e attuali”.

E’ stata una settimana cruciale per la banca italiana, che nella giornata di ieri ha reso noto di aver concluso il primo trimestre con utili superiori a 1 miliardo, al record dal 2007.

Una notizia positiva per la banca è arrivata anche dal fronte di Bridgewater Associates, hedge fund numero uno guidato da Ray Dalio. E, soddisfatti della trimestrale, gli analisti di Mediobanca e Credit Suisse hanno reso noto di avere una view rialzista sul titolo.

Banca Carige torna all’utile dopo 5 anni, target Bce su Npl verrà raggiunto con un anno d’anticipo

Titta Ferrara finanzaonline.com 11 maggio 2018

Ritorno all’utile per Banca Carige. Dopo Mps anche l’istituto ligure sorride con i conti del primo trimestre 2018 che evidenziano il ritorno all’utile che mancava da ben 5 anni. I primi tre mesi dell’anno si sono chiusi con un utile netto di 6,4 milioni di euro che si confrontano con la perdita di 41,1 mln dell’analogo periodo 2017. L’utile per Banca Carige mancava da 5 anni. “È estremamente importante per noi perché il risultato raggiunto dà il segno del nostro lavoro a tutti”, ha dichiarato l’ad Paolo Fiorentino.

Indicazioni che permettono all’istituto ligure, che lo scorso ottobre ha implementato il piano di rafforzamento patrimoniale comprendente anche un aumento di capitale da 544 milioni, di guardare con ottimismo al resto dell’anno. L’utile per l’intero 2018 è ora visto a 28,8 milioni di euro rispetto ai 25 mln per l’anno in corso indicati nel piano al 2020.

Inversione di tendenza anche per i ricavi

Tornando ai conti del primo trimestre, inversione di tendenza anche sul fronte ricavi, tornati a crescere. I proventi operativi complessivamente sono in crescita a 135,2 milioni (+18,5% rispetto all’ultimo trimestre del 2017). Il margine di interesse si è attestato a 55,5 milioni grazie a nuovi impieghi alla clientela nel trimestre per circa 150 milioni.

Le commissioni nette segnano una crescita a 61,9 milioni (+6,7% rispetto all’ultimo trimestre del 2017), con il contributo più significativo fornito dalla componente del risparmio gestito (+4% nei dodici mesi): le sottoscrizioni dei fondi comuni crescono infatti del 60% e i prodotti assicurativi del 67% rispetto al primo trimestre 2017.

Si conferma la riduzione delle voci di costo. In particolare scendono quelle legate al personale dovuta sia alla riduzione dell’organico di oltre 200 unità, sia alle misure di contenimento del costo del lavoro previste dall’accordo sindacale del 16 dicembre 2017. Il costo del personale core, pari a 73,6 milioni (-5,7% a/a), non include i benefici derivanti dalle operazioni straordinarie in corso di implementazione (circa 220 uscite preventivate).

 

Forte accelerazione sul derisking

Infine il capitolo crediti deteriorati. La strategia su Npl (NPE Strategy) permetterà all’istituto di superare i target Bce 2019 già a fine 2018. Il credito deteriorato lordo atteso a fine 2018 sarà pari a circa 2,7 miliardi a fronte di un obiettivo 2018 assegnato da Bce di 4,6 miliardi (3,7 miliardi al 2019). A fine 2020, il Gruppo avrà un portafoglio di crediti deteriorati di un importo lordo pari a circa €2,0 miliardi (1 miliardo netto), in riduzione del 71,5% dai 7,3 miliardi di fine 2016.

La NPE Strategy prevede cessioni e accordi di saldo e stralcio di posizioni UTP fino a 500 milioni nel 2018 (già inserita nel Piano), su cui la Banca sta registrando un elevato interesse (che si è tradotto in oltre 30 offerte non vincolanti), e di ulteriori 200 milioni nel 2019, nonché la cartolarizzazione assistita da garanzia statale (“GACS”) di esposizioni a sofferenza fino a 1 miliardo nel 2018.