Che cosa fanno sapere i mercati a Mattarella, Di Maio e Salvini

 startmag.it 11 maggio 2018

borsa investimenti

Il commento di Gianfranco Polillo sulle evoluzioni dei mercati alla luce del nuovo quadro politico e in vista del governo in fieri M5S-Lega

Sarà pure una fortuita coincidenza, ma è bene prestarci attenzione. In quest’ultima settimana si è verificato, nella Borsa italiana, un movimento laterale: come dicono i cultori dell’analisi tecnica. La continua risalita dell’Ftse-mib – l’indice delle blue chips – in atto dallo scorso 26 marzo, si è improvvisamente interrotta. Il rinculo è coinciso con i giorni più caldi della crisi italiana.

Martedì scorso, quando una nebbia fitta era scesa sulla trattativa per il governo, una prima caduta. Poi il rimbalzo il giorno successivo, quando sembrava che Sergio Mattarella fosse pronto a varare un “governo di tregua”. Quindi una nuova flessione all’annuncio che Lega e 5 Stelle erano in grado di formare una nuova maggioranza parlamentare.

Nel frattempo, gli spread sui titoli italiani rialzavano la testa. Dallo scorso mercoledì l’aumento è stato continuo, mettendo a segno una crescita di quasi 20 punti base. Il nuovo valore ci riporta pertanto alla metà di febbraio, quando pesavano sui mercati le incertezze della campagna elettorale. Ma non è tanto il loro valore assoluto a preoccupare, quanto la nuova forbice che si è aperta con i Bonos spagnoli: vero benchmark in grado di riflettere i dubbi e le incertezze di un mercato dominato dalle dosi massicce di valium distribuite dalla Bce.

I mercati quindi votano contro? Troppo presto per dirlo e comunque speriamo di no. Quel movimento laterale è ancora troppo contingente per dare una qualche possibile indicazione di tendenza. Altre turbolenze legate alla complessa situazione internazionale non hanno aiutato. Come non hanno aiutato le più pessimistiche previsioni della Bce sulla tenuta del quadro europeo. Resta comunque il fatto che le vendite hanno coinvolto l’anello più debole della catena dei mercati. Tutte le altre borse non hanno infatti risentito delle turbolenze, chiudendo in territorio positivo.

A rendere meno drammatico il quadro ci sono tuttavia da ricordare i precedenti. In quest’ultimo periodo la Borsa italiana ha vissuto un momento di relativo splendore. Il toro è sceso nell’arena e lì è rimasto, per un lungo periodo. Dalla data delle elezioni il rialzo è stato consistente: con un sonoro 12 per cento. Quasi il doppio della media delle borse europee (7,2 per cento). Qualche presa di beneficio era non solo prevedibile, ma forse anche auspicabile. Molti investitori hanno quindi preferito tirare, al momento, i remi in barca. E vedere il tempo che fa.

Ma come si spiega un rendimento così elevato? Soprattutto con la campagna dividendi, che rispetto all’estero, dopo anni di magra si presenta particolarmente ricca. E poiché il valore di un titolo non rappresenta altro che un multiplo degli utili: ecco spiegata l’eccezionalità della performance. Attenti tuttavia. Quei multipli nei mesi passati erano più bassi, rispetto all’estero. Il recente riallineamento (14 volte in media il livello degli utili) ha colmato quel differenziale. Dando luogo ad una possibile e diversa evoluzione ciclica.

Peserà lo zampino della politica? Staremo a vedere. L’esperienza più recente dimostra che, in genere, i mercati non sono sensibili a questi richiami. A condizione tuttavia che il tutto si svolga nel solco di una relativa normalità. Ma in Italia siamo entrati nella fase del “governo del cambiamento” ed allora ogni previsione diventa più incerta e difficile.

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