Deloitte snobba la Regione

lo spiffero.com 10 maggio 2018

Per la società di revisione è inopportuno partecipare all’indagine di Palazzo Lascaris su Finpiemonte nel bel mezzo di un’inchiesta penale in corso. Ernst & Young era a conoscenza del conto in Svizzera. Protestano i grillini: “Epilogo scontato”

Deloitte snobba i consiglieri investigatori e loro si arrabbiano. La società di revisione dei conti di Finpiemonte non ritiene opportuno partecipare alle attività del Consiglio regionale nel mezzo di un’inchiesta penale in corso. Così ha deciso di non farsi vedere all’audizione organizzata dalla Commissione bilancio con la Commissione di promozione della Legalità sul caso che riguarda l’ex presidente Fabrizio Gatti, l’investimento di 45 milioni di euro in una banca svizzera e i bonifici da 6 milioni verso due imprenditori, Pio Piccini e Massimo Pichetti, che avrebbero dovuto salvare una società di Gatti dal fallimento. “Uno sgarbo e un affronto istituzionale senza precedenti”, tuonano a Palazzo Lascaris. Deloitte, per bocca del suo procuratore Raffaele Fontana, si era resa disponibile a rispondere a domande scritte, a differenza di una società concorrente: la Ernst & Young, che ha controllato i conti della finanziaria di Galleria San Federico tra il 2013 e il 2015

L’esistenza del conto svizzero alla banca Vontobel era a loro nota. Tuttavia, ha spiegato l’advisor Ettore Abate, fino alla fine del 2015 non c’erano stati movimenti e il conto corrente era a zero. Dopo di lui hanno preso la parola due componenti del collegio sindacale, il presidente Roberto Santagostino e il sindaco Giuseppe Grieco, i quali hanno affermato di aver presentato l’esposto alla Corte dei conti e alla Banca d’Italia il 14 novembre scorso. I revisori hanno evidenziato come la somma finita nei conti elvetici sia pari al 6,5 per cento delle risorse, circa 750 milioni di euro in totale, e hanno ribadito che l’unica persona con il potere operativo contabile, a termini dello statuto, sia esclusivamente il direttore generale, cioè Maria Cristina Perlo. Una tesi sostenuta pure dallo stesso Gatti davanti al gip Rosanna La Rosa nel suo interrogatorio del 10 aprile, quattro giorni dopo il suo arresto, affermando che i poteri di firma li aveva solo l’architetto Perlo. L’ex presidente ha disconosciuto le firme sui documenti e anche espresso dubbi sulla responsabile del settore Amministrazione, Finanza e Controllo Bianca Cravioglio, di cui l’attuale presidente Stefano Ambrosini voleva il licenziamento, come riferito da lui stesso sia ai giudici sia ai consiglieri di Palazzo Lascaris nel primo giro di audizioni.

Tornando all’audizione delle commissioni consiliari, secondo quanto riferiscono i consiglieri M5s, «Deloitte avrebbe informato il Presidente del Collegio (sindacale, ndr) con una mail datata 17 maggio 2017 ma misteriosamente mai visionata ed ignorata per molti mesi – è scritto in una nota del gruppo -. Il Presidente non si è preoccupato di contattare Deloitte né quest’ultima ha cercato di interloquire nuovamente con lui». Ai consiglieri regionali è poi giunta l’informazione che i rappresentanti di Deloitte hanno preferito non presentarsi: «È un epilogo scontato viste le modalità di indagine soft volute dal Partito democratico, Forza Italia e Sel che hanno bocciato la nostra proposta di istituire una Commissione speciale d’inchiesta con maggiori compiti e prerogative», denunciano i grillini.