Svelato il mistero della stabilità della Torre di Pisa ‘che pende, che pende e mai non vien giù’. Neppure coi terremoti

La Torre di Pisa è un simbolo del paesaggio italiano. Ma non solo. Con quel suo essere pendente è, anche, un’icona un po’ pop, quella compare sullo sfondo di una foto in cui chiunque o quasi abbia valicato Piazza dei Miracoli la sostiene con le mani.

La Torre di Pisa. Agf

Alta 57 metri  ha un equilibrio precario permanente. Ma la sua stabilità è sempre stata un mistero: nonostante gli oltre700 anni della sua vita, e nonostante nella zona si siano verificati terremoti di una certa importanza, è sempre rimasta in piedi.

Ora un gruppo di ricerca di 16 ingegneri, capitanati dal Camillo Nuti, docente di tecnica delle costruzioni all’Università RomaTre, con la collaborazione di George Mylonakis del Dipartimento di ingegneria civile dell’università di Bristol ha trovato la spiegazione: in pratica è proprio ciò che ha causato l’obliquità che ha salvato il campanile.

I lavori per la sua costruzione iniziarono nel 1174 con l’architetto Bonanno Pisano e già dopo sei anni la torre aveva incominciato a inclinarsi: i primi tre piani erano già fuori verticale.

L’ultima pietra viene posta nel 1372 ed erano state fatti tentativi di correzione che l’hanno portata ad assumere una forma ad arcoSubito la Torre prese a inclinarsi leggermente verso Nord  (nella direzione opposta a quella verso cui va adesso), mentre durante la seconda fase, ripresa intorno alla fine del 1200, cercando di compensare si spostò verso Sud.

In passato, intorno al 1800, si è anche cercato di aspirare l’acqua in eccesso che rendeva cedevole il suolo, peggiorando la situazione. Nel 1900 si tentò di consolidare con iniezioni di cemento, ma anche in questo caso fu peggio. Nel 1993 la pendenza era arrivata a 4,5 gradi e ci si inizava a preoccupare per la concreta possibilità di crollo.

Oggi la cima del campanile pende di 3,97 gradi ed è fuori asse di circa mezzo metro, ma grazie ai lavori di consolidamento realizzati negli anni Duemila, ora dovrebbe fermarsi.

Purtroppo i primi costruttori non si erano accorti che nel punto in cui avevano deciso di innalzare 8 piani di un edificio che alla fine avrebbe pesato 14.523 tonnellate il terreno era argilloso, con una percentuale di sabbia. Non l’ideale per sostenere tutta quella zavorra. In un periodo precedente il fiume Serchio che va a confluire nell’Arno, passava a pochi metri da dove, secoli dopo, fu costruita la Torre.

Secondo Salvatore Settis, membro del Comitato internazionale incaricato dalla Presidenza del Consiglio di mettere in sicurezza la Torre negli anni 2000, il suo spostarsi appare in realtà a una rotazione intorno a un punto posto dopo la cornice del primo piano, e dipende dall’interazione con lo strato di sabbie dei primi 10 metri sotto le sue fondazioni, e non con l’argilla sottostante.

Vista la vulnerabilità della struttura ci si aspettava che sarebbe collassata durante i casi di attività sismica. Ma questo non è successo. Dopo aver analizzato i dati sismologici, geotecnici e strutturali, gli studiosi hanno concluso che la sopravvivenza è dovuta a un fenomeno chiamato interazione dinamica suolo struttura (DSSI) che fa sì che l’altezza e la rigidità della Torre, combinata con la morbidezza del terreno, assorbano e modifichino le vibrazioni tipiche dei terremoti, evitando che la torre vada in risonanza e caschi in mille pezzi. Dunque è proprio ciò che l’ha resa celebre che le ha permesso si arrivare fino a noi.

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