MINIBOT E MAXIBALLE (di Fabio Dragoni su LA VERITA’)

 scenarieconomici.it 13 maggio 2018

L’imprenditore che contrae un prestito per pagare i suoi fornitori aumenta il proprio debito con la banca ma riduce quello coi fornitori. Nel complesso nessun aumento o riduzione delle passività. Cambiano semplicemente i creditori. Contestabili appaiono quindi le considerazioni di Federico Fubini sul Corriere di ieri quando preconizza un aumento del debito pubblico dovuto all’emissione di mini-bot. Cosa di cui stanno parlando Lega e Cinque Stelle nelle negoziazioni per la formazione del nuovo Governo. I mini-bot sono titoli di stato emessi in forma cartacea e di piccolo taglio introdotti come strumenti per accelerare il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione. Ciascun creditore –con ad esempio un credito di imposta legato ad una ristrutturazione per 50.000 euro- potrebbe optare per ricevere fino a 25mila euro in mini-bot. Oppure attendere i consueti tempi dei pagamenti da parte dello Stato. I mini-Bot sarebbero a loro volta immediatamente utilizzabili per il pagamento di imposte e contributi. Una misura intelligente che darebbe sollievo alle finanze di tantissimi creditori. Non aumenterebbe il complessivo debito dello Stato ma semplicemente quello rappresentato da titoli. Ed anche qualora lo Stato accelerasse -come giusto- i termini di pagamento dei propri debiti utilizzando proprie disponibilità liquide o raccogliendo queste ultime attraverso l’emissione di BTP, le conseguenze sarebbero esattamente le stesse. Aumenterebbero i cosiddetti debiti finanziari dello Stato e diminuirebbero quelli verso i contribuenti. Che la Commissione UE non consideri questi ultimi come passività ai fini del calcolo del rispetto dei (discutibili) parametri di bilancio è un’ulteriore scorrettezza commessa dagli euroburocrati e tale da incentivare lo Stato a tirare il collo ai propri creditori per di ottenere un rispetto puramente formale degli obblighi di bilancio.

Priva di fondamento appare inoltre l’ulteriore argomentazione di Fubini in base alla quale il debito pubblico perderebbe valore a seguito dell’emissione dei mini-bot. Il prezzo dei titoli del debito pubblico (e di conseguenza il loro rendimento) dipende infatti soltanto dalla Banca Centrale Europea che nel giro di 4 anni ha più che decuplicato i propri investimenti in titoli di stato arrivando a quasi 2.500 miliardi di euro. Il giorno in cui la BCE smettesse di acquistare titoli emettendo moneta, il prezzo anche dei BTP scenderebbe ed i rendimenti aumenterebbero. E tutto questo indipendentemente dal fatto che i mini-bot siano o meno in circolazione. Nel 2011 avevamo un debito inferiore a quello attuale e pagavamo interessi 5 volte superiori ad oggi semplicemente perché Francoforte si rifiutava allora di fare quello che invece sta facendo oggi a piene mani; e cioè acquistare titoli di stato. E comunque sia chiaro. L’idea di pagare i debiti della Pubblica Amministrazione con speciali categorie di titoli di stato non è poi così originale. Il primo ad averla avuta fu addirittura Corrado Passera ministro dello sviluppo economico nel Governo Monti. Sapete com’è: anche l’orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno

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