Piacenza 1932: il fallimento di quattro banche: il giudizio di un protagonista – seconda parte

http://www.ilpiacenza.it/giuseppe romagnoli 13 maggio 2018

Piacenza 1932: il fallimento di quattro banche: il giudizio di un protagonista – Blog

Il comunicato delle autorità piacentine (citato nella 1° puntata), soffuso di velleitario ottimismo ufficiale, non poteva certo placare gli animi; la situazione era ormai precipitata. Anche l’annuncio che il capo del Governo Benito Mussolini aveva ricevuto una delegazione provinciale capeggiata dal Prefetto Selvi, dal Federale Bionda, dal Podestà De Francesco, stanziando la somma di 10 milioni da impiegare in “lavori straordinari” per alleviare i disagi dell’economia colpita nei suoi gangli finanziari- operativi, non servì a smorzare la vampata di inquietudini che serpeggiava tra i piccoli e medi risparmiatori, tanto più che l’8 ottobre la stessa Scure pubblicava i decreti dei concordati preventivi, accettati dal Tribunale civile e penale relativi ai dissesti delle tre Banche piacentine meno sconquassate dal crack: la Popolare, la Sant’Antonino, l’Agricola.

La Banca Popolare proponeva infatti il pagamento integrale dei crediti privilegiati entro 6 mesi dall’omologazione del concordato, nonché il pagamento percentuale di oltre il 40% dei crediti chirografari; il rimanente entro due anni. Analoghe proposte formularono la S. Antonino e l’Agricola. Colpita dal provvedimento di bancarotta fraudolenta, la Banca Raguzzi era esclusa dagli istituti proponenti i concordati preventivi. Il settore più colpito dal dissesto delle quattro banche fu quello commerciale, come si deduce dall’annuario del Consiglio provinciale dell’economia corporativa dove si leggeva che “ in provincia di Piacenza il commercio ha dovuto subire anche le gravi conseguenze della crisi bancaria. E’ logico pensare che il commercio, per la sua modesta consistenza, avesse forse più gravemente a risentire della situazione creatasi a seguito dei dissesti bancari del settembre scorso”.
Quel documento prosegue tra l’altro così:”Se le ripercussioni furono lievi, come appare dall’indice dei fallimenti e dei protesti cambiari, ciò lo si deve indubbiamente al fatto che i commercianti piacentini si sono resi consci da tempo della necessità di agire con maggior prudenza”.
La relazione camerale del 1933 (anno della vittoria del grano, passato alla storia economica del regime) poneva l’accento sul fatto che in seguito al tracollo di quattro banche locali, “il credito aveva necessariamente avuto un andamento difficile ed irregolare”; si ammetteva altresì che “la fiducia dei depositanti era scossa, aveva compromessa ed arrestata la loro attività, essendosi annullati o gravemente falcidiati gli sforzi faticosi di lunghi anni. Centinaia di milioni erano stati bloccati, in parte perduti”. E il 1933 fu un anno decisamente infausto per alcuni settori produttivi dell’economia provinciale, con le banche liquidatrici che a loro volto dovevano esercitare pressioni sui debitori.
Arturo Govoni in quel travagliato periodo fu il direttore della Banca Commerciale Agricola. Si recò alla Rocca delle Caminate prima (residenza estiva di Mussolini nel comune di Meldola vicino a Predappio), a Palazzo Venezia poi, per illustrare a Mussolini la situazione delle banche locali disastrate, chiedendo adeguati interventi.
Osservava Govoni in una testimonianza di quel periodo che “l’allora Capo del Governo valutò con obiettività, competenza e comprensione la “debacle” in cui versavano le quattro banche; fu però la burocrazia statale ad imbrigliare ed ostacolare i propositi del Duce, quando si dovette passare dalle buone intenzioni ai fatti concreti”.
A parere di Govoni la chiusura degli sportelli della Raguzzi che per prima subì l’assalto dei piccoli risparmiatori, “alimentò nella restante massa dei depositanti degli altri istituti di credito la psicosi del crollo imminente. Fu una sorta di contagio epidemico, un panico in parte irrazionale ed emotivo che sconvolse le strutture di tutto l’apparato creditizio locale. Fu un vero miracolo che la stessa Cassa di Risparmio riuscisse a scampare dal marasma generale”.

Secondo le successive analisi tecniche, le cause vere del tracollo si possono compendiare in tre fattori più o meno concomitanti:
– I titolari della Raguzzi avevano speculato e perso grosse somme in investimenti azionari, cosicché vennero a trovarsi nei frangenti del panico collettivo, senza disporre di adeguata liquidità finanziaria.
– La Sant’Antonino si trovava in una pesante situazione causata dall’assegnazione di “fidi poco cautelati” ed era afflitta da sclerosi monetaria dovuta a scarso afflusso di liquido nelle sue casse.
– -La Popolare e la Commerciale Agricola che pure possedevano cospicua liquidità, furono coinvolte nel cataclisma bancario determinato, quasi per la legge dei “riflessi condizionati” dalla posizione deficitaria delle “consorelle”. Entrambe furono insomma impossibilitate a sborsare in brevissimo tempo le somme richieste dai depositanti il cui versamento richiedeva invece ragionevole lasso di tempo per le coperture; in tal modo, nonostante gli sforzi degli amministratori, gli eventi precipitarono.
Si cercò poi un Istituto bancario disposto a fiancheggiare le liquidazioni. Venne trovato nel Banco di Roma. Si sarebbe impegnato ad effettuare il pagamento dei crediti privilegiati di tutte le quattro Banche. Venne inoltre stabilito che ogni Istituto avrebbe eseguito per proprio conto la liquidazione con un Comitato liquidatore composto da tre membri. Il compenso dei Commissari fu talmente elevato (da 25.000 mila lire a 400.000, fino al milione e mezzo di lire per un avvocato imposto dal Banco di Roma), che spinse il rag. Govoni a dimettersi da direttore, motivando la sua decisione con un preciso esposto al Direttore della Banca d’Italia.

Piacenza 1932: il fallimento di quattro banche: il giudizio di un protagonista – Blog
„Contrariamente a quanto stabilito, anche le percentuali di riparto riscosse dai risparmiatori furono depauperate. Solo l11% da parte della Raguzzi (la quale aveva subito il provvedimento di bancarotta fraudolenta ed il carcere per il titolare), il 40% da parte della S. Antonino, mentre i depositanti della Popolare e dell’Agricola fruirono di una percentuale superiore di poco al 60%.
In parole povere le laute parcelle versate ai liquidatori furono scontare dai piccoli risparmiatori ed il crack delle quattro banche piacentine venne placidamente archiviato.“

 

Piacenza, una storia per volta

” Ho dedicato, anni fa, lunghi periodi di studio e di lavoro, per fissare sulla carta la Piacenza popolaresca delle vecchie borgate. Mesi e mesi chiuso in biblioteca ed altri nelle osterie, in circoli ed associazioni, per farmi narrare dagli anziani personaggi ed avvenimenti di un mondo già svanito. Nei loro racconti tutta la ritrosia, quasi pudicizia, nel parlare di una società reietta, di estrema povertà, di uomini duri, quasi scolpiti nella roccia che il tempo inclemente aveva sgretolato, ma di cui permaneva ancora il ricordo, nel loro cuore. Oggi, di fronte alla proposta di raccontare di questa Piacenza completamente svanita nell’oblio del tempo, sono stato inizialmente restio, perché mi rendo conto, passeggiando nelle vie, che nulla è rimasto, se non i fantasmi dei ricordi trasmessi o appena afferrati, nella mia fanciullezza, mentre già stavano svanendo. Ma poi ho riflettuto ricordando il giorno in cui ho condotto mio figlio in giro per quelle vecchie borgate, ritrovando il gusto di consegnargli il ricordo (se lo accetterà) di una realtà che non trovavo giusto svanisse completamente; soprattutto quei valori di probità e solidarietà in cui credeva questa gente rude e resa aspra dalla vita. Così, con nuovi e diversi strumenti di comunicazione, on line, proverò a raccontare di nuovo Piacenza com’era una volta, il suo vero humus popolare. Ma so già che mi rimarrà di tutto questo, inevitabilmente, parafrasando il poeta… “”la rimembranza acerba!”” “

 

 

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