Proposte e numeri alla mano, una lettura disincantata del nuovo strombazzato “bilancio europeo”

DANIEL GROS OPEN.LUISS.IT 7 MAGGIO 2018

Il budget 2021-2027 è un piccolo passo nella giusta direzione ma certo non il “nuovo inizio” annunciato dalla Commissione europea. L’incognita del ruolo degli Stati e i ritocchi solo cosmetici sui capitoli principali di spesa: agricoltura, fondi per la Coesione e sicurezza

La Commissione europea ha pubblicato di recente la sua proposta per il riassetto del bilancio dell’Unione europea nel prossimo decennio, proposta così intitolata: “Un budget moderno per una Unione che protegge, offre possibilità e difende”. In realtà si tratta di un budget che si muove in continuità col passato, piuttosto che di un cambiamento radicale. La spesa prevista, nel progetto proposto, rimane fissata nel complesso a un livello che non supera l’1,1% del Pil dell’Ue. In questo quadro, qualche mutamento nelle poste di bilancio è effettivamente previsto, ma è di entità modesta. Il mutamento più importante riguarda gli equilibri fra le principali aree di policy interessate e può essere visualizzato nel grafico qui sotto.

Senza titolo

La Commissione propone che ciascuna delle tre principali aree si veda assegnare all’incirca il 30% del bilancio complessivo: ci sono le due aree tradizionali, cioè Agricoltura e Coesione, poi il resto che comprende ricerca e sicurezza.

Le troppe contraddizioni sui lauti finanziamenti all’agricoltura

La buona notizia è che il peso relativo dell’agricoltura – in termini di spesa allocata – dovrebbe diminuire; eppure si tratta della mera continuazione di una tendenza già avviata 20 anni fa. In questo arco di tempo, la percentuale di occupati nel settore primario si è dimezzata ma la quota di spesa pubblica europea sull’agricoltura è diminuita soltanto di un terzo. Ergo, la spesa pro capite per ogni agricoltore è notevolmente cresciuta. Inoltre, in questo ambito, la principale novità proposta dall’esecutivo di Bruxelles è quella che ipotizza di fissare un tetto ai pagamenti totali diretti che ogni singola impresa agricola potrà ottenere dal budget Ue. Ovviamente questa mossa suscita forti resistenze da parte delle grandi aziende agricole (spesso gruppi industriali specializzati in una sola coltura, per esempio lo zucchero). I Paesi dell’Ue in cui hanno sede molti di questi grossi beneficiari dei sussidi europei tenderanno a difendere tali interessi, nonostante i benefici di tali pagamenti siano più per gli azionisti di tali società che non per gli agricoltori.

Anche il peso relativo dei fondi per la Coesione dovrebbe diminuire, ma di poco, nonostante le differenze di reddito all’interno dell’Ue si siano già ridotte di molto negli ultimi due decenni. D’altronde questa è l’area in cui gli Stati membri hanno un interesse diretto più marcato, visto che i fondi per la Coesione finiscono direttamente nelle casse dei governi regionali.

Bentornata Realpolitik su valori europei e Stato di diritto

Si è detto (e fatto) molto del progetto originario di vincolare la spesa dell’Unione europea al rispetto dello Stato di diritto nei Paesi membri. Tuttavia la Commissione adesso propone in realtà qualcosa di molto diverso. Ecco cosa recita il testo originale: “La Commissione propone pertanto un nuovo meccanismo volto a proteggere il bilancio dell’Ue dai rischi finanziari connessi a carenze generalizzate per quanto riguarda lo Stato di diritto negli Stati membri. Se tali carenze mettono a rischiano o minacciano di mettere a rischio una sana gestione finanziaria o la protezione degli interessi finanziari dell’Unione, dev’essere possibile tirarne le conseguenze in termini di finanziamenti comunitari”. Ciò implica che effettivamente la condizione del rispetto dello Stato di diritto non riguarderebbe tanto quei Paesi in cui il potere giudiziario non è più indipendente o in cui la libertà di stampa è in pericolo. L’obiettivo della condizionalità si limiterebbe a proteggere gli interessi finanziari dell’Ue. Dunque anche quei Paesi in cui il processo democratico iniziasse a zoppicare continuerebbero ad avere accesso ai finanziamenti comunitari, a condizione che quegli stessi Paesi tutelino gli interessi finanziari dell’Ue. Ciò potrebbe apparire in giusto, ma ha un senso. L’Unione europea ha bisogno di difendere i propri valori fondamentali e i propri principi democratici. Ma ritirare i finanziamenti comunitari vorrebbe dire che a essere penalizzati sarebbero soltanto i più poveri all’interno di un Paese. Dunque Bruxelles dovrà concepire strumenti differenti per puntellare il rispetto dei valori fondamentali.

La svolta (apparente) su sicurezza interna ed esterna

Il principale incremento di spesa proposto dalla Commissione è quello che riguarda la sicurezza interna ed esterna. Tuttavia tale incremento è meno importante di quel che potrebbe sembrare, se si raffrontano le proposte della Commissione per il bilancio a lungo termine (Multiannual Financial Framework, o MFF) 2021-2027 non tanto con il bilancio 2014-2020, ma con i livelli di spesa attuali, visto che alcuni finanziamenti sono già stati reindirizzati in quest’area. Comunque sia, ci saranno più risorse a disposizione e anche un impegno appariscente: “La Commissione propone di creare una forza permanente di circa 10.000 agenti di frontiera entro l’ultimo anno considerato dal budget”. Rimane però da vedere dov’è che questi 10.000 uomini saranno posizionati. Gli Stati membri potrebbero essere perfino seccati dal fatto di avere così tanti funzionari europei che occupano i loro confini.

In definitiva, la Commissione europea sta proponendo un piccolo passo nella giusta direzione ma di certo non il “nuovo inizio” che ha annunciato con enfasi. Senza contare che anche i miglioramenti proposti dalla Commissione rischiano di essere annacquati dagli interessi particolari degli Stati membri. Questo infatti è solo l’inizio di un lungo processo di contrattazione che difficilmente migliorerà l’esito finale rispetto all’ultimo bilancio, considerato il forte bias favorevole allo status quo che è connaturato all’attuale sistema

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