Governo M5s-Lega, i punti del contratto che dividono Di Maio e Salvini

Lettera43.it 14 maggio 2018

Giustizia, migranti, infrastrutture, Europa: le divergenze tra grillini e Carroccio ostacolano la nascita del nuovo esecutivo. I due partiti chiedono tempo e preparano il referendum degli iscritti. Mentre il premier rimane un’incognita.

Dopo sei giorni di trattative il governo giallo-verde è ancora una chimera. E le divergenze programmatiche tra M5s e Lega costringono il Quirinale a concedere altro tempo ai due partiti, intenzionati a sottoporre il contratto alla tedesca al giudizio dei propri elettori. I pentastellati sulla piattaforma Rousseau, il Carroccio con i gazebo in piazza. Nessuna novità nemmeno sul possibile premier e sulla squadra dei ministri: nessun nome è stato infatti proposto il 14 maggio al presidente della Repubblica.

CHIESTO «QUALCHE ALTRO GIORNO» DI TEMPO. «Chiediamo qualche altro giorno di tempo per mettere a punto il contratto di governo. Sarà sul modello tedesco e verrà sottoposto agli iscritti», ha spiegato Di Maio, aggiungendo che «per il momento non si fanno nomi». «Stiamo facendo uno sforzo enorme, stiamo discutendo anche animatamente sulla nostra idea di Italia, non stiamo questionando sui nomi», ha detto invece Salvini.

I PUNTI CHE DIVIDONO DI PIÙ. Ma il leader della Lega ha fatto anche di più, elencando i punti del programma che il suo partito ritiene irrinunciabili e su cui le distanze sono più difficilmente colmabili. A partire dalla questione dei migranti, su cui «la Lega vuole mano libera». Ma anche il rapporto con l’Europa e i vincoli alla spesa pubblica, il dossier giusitizia e quello delle infrastrutture, cioè come e se fare investimenti, «su cui ci sono ancora visioni diverse» con il M5s.

L’intesa su questi contenuti viene considerata fondamentale da Salvini, perché la Lega non darà mai il via libera a un «governo fantoccio». E l’accordo deve tener fede al programma presentato in campagna elettorale dal centrodestra unito, di cui Salvini stesso vuole farsi garante. Ecco perché anche il Carroccio farà una sorta di referendum tra i suoi sostenitori il 19 e 20 maggio. Se i 5 stelle come sempre scelgono il web, i leghisti preferiscono le piazze e i gazebo. Superamento della legge Fornero, nuove regole per l’immigrazione, legittima difesa, flat tax, riformulazione dei trattati europei per evitare – dice Salvini – che il contratto sia solo un «libro dei sogni» saranno tra i temi chiave su cui gli elettori potranno dire la propria.

DI MAIO PIÙ OTTIMISTA. Anche Di Maio, subito dopo aver incontrato il Capo dello Stato, ha fatto qualche accenno al programma, pur se in chiave più ottimista. Si è detto «orgoglioso» delle interlocuzioni e soddisfatto del clima che si respira, ma soprattutto dei «punti che si stanno portando a casa» e che, oltre alla riforma delle pensioni, includono «la lotta agli sprechi e alla corruzione, l’acqua pubblica, il carcere per chi evade il fisco».

CHE FINE HA FATTO IL REDDITO DI CITTADINANZA. Di mediazione in mediazione, sarebbe già arrivato il disco verde per due battaglie-simbolo rispettivamente del M5s e della Lega: nel contratto ci sarebbe infatti il reddito di cittadinanza da 780 euro, con la clausola però che chi lo riceve deve impegnarsi nella ricerca di un’occupazione. Verrebbe anche riscritta la tassazione Irpef, attraverso la riduzione a due delle aliquote. Prevista anche una sorta di pace fiscale, che dovrebbe comportare una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali.

RIFORMA DEL WELFARE FAMILIARE. Altro punto sul quale si è chiuso l’accordo riguarda il superamento della legge Fornero, vale a dire una nuova riforma delle pensioni che introdurrebbe la cosiddetta ‘quota 100’ (che si ottiene sommando l’età del lavoratore e gli anni di contributo versati) per poter lasciare il lavoro. Strada in discesa anche per quanto riguarda il welfare familiare, con asili nido gratuiti e forse anche un ministero dedicato alla disabilità.

Un’altra settimana di attesa per il Quirinale

Decidendo di chiedere il parere dei loro elettori sul contratto di governo, di fatto M5s e Lega si sono presi un’altra settimana di tempo. L’ultima, anche perché lunedì 21 maggio saranno passati quasi 80 giorni dalle elezioni (leggi anche: I governi più attesi della Repubblica).

IL RITORNO ALLE URNE È CONSIDERATO UN RISCHIO. Non sarà certo il Quirinale a ostacolare la nascita di un governo politico e di legislatura. Soprattutto se l’alternativa è quella di elezioni in piena estate o in autunno. Più che un’alternativa, il ritorno alle urne viene letto da Sergio Mattarella come un grave rischio che potrebbe portare a una vera crisi di sistema se il voto riproponesse più o meno gli stessi risultati del 4 marzo. È alla luce di queste considerazioni che il presidente ha dovuto prendere atto delle difficoltà nella trattativa e concedere altro tempo a Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Si ragiona sulla settimana, visto che la Lega ha annunciato i gazebo per il 19 e 20 maggio.

LE SCADENZE INTERNAZIONALI. Ma il tempo non può essere infinito ed è sempre più legato alle scadenze internazionali. Ai primi di giugno il G7 in Canada e poi alla fine del mese il Consiglio europeo di Bruxelles. Per quelle date ci deve essere un governo. Il presidente della Repubblica rischia però di trovarsi stretto in una tenaglia velenosa, tra i gazebo leghisti nelle piazze e il voto online dei pentastellati sulla piattaforma Rousseau. Situazione del tutto irrituale, o perlomeno inedita, nel bel mezzo delle consultazioni. Ma troppo alto è il rischio di una crisi di sistema e Mattarella preferisce assumere sulla sua persona il peso di inevitabili critiche piuttosto che mettere i bastoni tra le ruote alla trattativa.

IL COLLE LE HA PROVATE TUTTE. D’altronde il Capo dello Stato in questi 70 giorni le ha provate tutte. Ha esplorato l’inesplorabile, provando prima la via del centrodestra e poi quella del Pd, tenendo sempre al centro il M5s, vero cardine della crisi. Ha lanciato anche un governo di garanzia per salvare la legge di Stabilità 2019 e dare tempo alle forze politiche di maturare ragionevolezza. Ma niente. Senza neanche conoscere il nome del premier che Mattarella aveva in mente, gli hanno chiuso la porta in faccia. Perché mai dovrebbe essere ora proprio il presidente a chiudere le porte? Di sicuro c’è che Salvini e Di Maio non sono ancora pronti e la questione del nome del premier resta tutta in piedi come estrema difficoltà. Ora c’è da trovare uno spericolato accordo tra due programmi che in partenza erano come il sole e la luna. Di nomi se ne parlerà più avanti, assicurano tutti. E non sarà un problema da poco.

PORTA VITTORIA 2016 -La proposta per far uscire dalle secche la società Porta Vittoria di Coppola

Andrea Giacobino ITALIAOGGI.IT 15 GENNAIO 2016

È di quasi cento pagine la bozza di concordato preventivo 
È di quasi cento pagine il documento in cui è illustrata alla seconda sezione fallimentare del tribunale di Milano la proposta di concordato preventivo di Porta Vittoria, la società immobiliare di Danilo Coppola. Presentato pochi giorni fa dall’avvocato Fausto Bongiorni, nel mentre Coppola ha minacciato una causa al Banco Popolare che aveva presentato istanza di fallimento della stessa Porta Vittoria, la prospettazione del concordato giunge a pochi mesi di distanza dalla nomina del commissario giudiziale Vincenzo Masciello e porta la firma, oltre che del legale, dell’amministratore unico Aureliano Luigi Vannini. La proposta di concordato, che ora il tribunale dovrò vagliare, intende scongiurare il fallimento di Porta Vittoria in presenza della citata istanza del Banco Popolare cui si è aggiunta analoga istanza di Colombo Costruzioni.La proposta parte dalla travagliata storia dell’area immobiliare milanese, che insiste sulla ex omonima stazione. di oltre 32 mila mq, il cui prospettato sviluppo fu finanziato nel 2011 da Banco Popolare per 210 milioni, e riporta la situazione patrimoniale allo scorso novembre che evidenzia a fronte di un attivo di 230 milioni, un patrimonio netto negativo per 206 milioni. I dati forniti sono stati supportati da una perizia di Maurizio Interdonato, professore aggregato di diritto tributario all’università Ca’ Foscari di Venezia. Coppola propone ai creditori il pagamento integrale e dei crediti prededucibili, dei debiti ipotecari, dei debiti chirografari (ad eccezione del credito vantato dalla sua Tikal Prima) mentre i creditori postergati ex lege potranno, in ipotesi, soddisfarsi solo col residuo netto della liquidazione una volta onorati tutti i creditori, anche i postergati volontari, a loro preferiti ex lege.

Il piano si sviluppa dal 2016 al 2020 ed è in due fasi: nella prima (2016) Porta Vittoria provvederà a far ultimare le opere ancora mancanti per poter dar corso alle vendite ai fini del definitivo completamento dell’immobile; nella seconda verrà liquidato l’immobile stesso, il cui valore minimo è stato stimato in 309 milioni. Condizioni indispensabili per la fattibilità del piano sono la concessione di un finanziamento ponte di 5,5 milioni da parte di una banca che si è detta già disponibile, la ripresa dei lavori e la vendita dei negozi della galleria commerciale a Esselunga. Per ciò che riguarda le vendite future dell’immobile c’è già la disponibilità di Gabetti. Dalla vendita a Esselunga, dell’albergo una volta ultimato e dell’immobile, si prevedono di incassare, rispettivamente, 13,3, 89 e 242,7 milioni.

PDF

https://www.italiaoggi.it/news/download-pdf?idart=2050920&ricerca=

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A DISTANZI DI OLTRE TRE ANNI NESSUNA PROPOSTA DI CONCORDATO FALLIMENTARE E’ STATA OMOLOGATA DAL TRIBUNALE DI MILANO  E UN INTERO QUARTIERE VIVE IN CONDIZIONI DAVVERO DISUMANE COME GIA’ DOCUMENTATO – PERCHE’ QUESTO ACCANIMENTO DELL’EX AMMINISTRATORE DELEGATO DI BANCO POPOLARE PIERFRANCESCO SAVIOTTI? A CHE COSA HA PORTATO TUTTO CIO’?

LEGGI L’ARTICOLO SEGUENTE 

CASTAGNA NATURALMENTE AMMINISTRATORE DELEGATO DI BANCO BPM NON RISPONDE ALLE DOMANDE PUBBLICAMENTE FATTE.

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Coppola mette nei guai anche banchieri e avvocati

 


Rosario Murgida FINANZAREPORT.IT
 
lunedì 26 febbraio 2018 10:32
 

 
 

Danilo Coppola torna di nuovo sotto i riflettori con una sentenza, di primo grado, che rischia di aver ripercussioni anche sul mondo delle banche e degli studi legali.

La scorsa settimana l’immobiliarista romano, noto per la saga dei furbetti del quartierino e dei relativi metodi poco ortodossi nella scalate a Bnl e Antonveneta, è stato condannato a 7 anni di carcere per bancarotta dal Tribunale di Milano. Coppola, oltre a subire ulteriori pene accessorie come l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’inabilitazione all’esercizio di una impresa commerciale e l’incapacità a esercitare gli uffici direttivi presso ogni impresa per 10 anni, dovrà anche provvedere ai risarcimenti per danni patrimoniali e non patrimoniali alle società fatte fallire. Si tratta di valori abbastanza elevati: più di 153 milioni da risarcire a Porta Vittoria spa, a garanzia dei quali è stato mantenuto il sequestro di alcuni immobili, e 50 milioni al Gruppo Immobiliare 2004. 

E’ solo il primo grado, quindi tutto dovrà essere confermato successivamente con l’ormai certo ricorso, ma intanto è emersa la possibilità di ulteriori sviluppi. Il tribunale ha infatti emesso un’ordine per la trasmissione degli atti alla Procura in merito “al ravvisabile concorso” in bancarotta per l’ex amministratore delegato del Banco Popolare, Pier Francesco Saviotti, per Arnaldo Borghesi, ex numero uno di Lazard Italia, e per alcuni rinomati avvocati italiani come Vittorio Emanuele Falsitta, Fausto Bongiorni, Paolo Costanzo, Francesco Gianni e Giuseppe Mercanti, in passato legati dell’immobiliarista in numerose operazioni. 

Coppola, che grazie alla prescrizione non ha subito ulteriori condanne per reati minori ma ha comunque subito la confisca dei titoli delle lussemburghesi Tikal Prima e Estrella 27, è stato invece assolto dal reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte all’erario con cui ha un debito milionario. 

Il processo è partito dalle bancarotte del Gruppo Immobiliare 2004, dichiarato fallito nel 2013 con un buco di circa mezzo miliardo (320 milioni solo di debiti con l’erario), della Mib Prima, fallita nel luglio 2015, e di Porta Vittoria Spa. Quest’ultima società, titolare del progetto di rilancio dell’omomina area residenziale milanese, è stata dichiarata fallita nell’aprile 2016. Coppola è stato accusato dai pm di aver drenato diversi milioni di euro per dirottarli in Lussemburgo. 

Per Coppola, ex azionista di Mediobanca, non si tratta che dell’ennesimo processo. Solo per fare pochi esempi: è stato in passato accusato di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta, riciclaggio, falso e appropriazione indebita e prosciolto in appello nel 2013 dopo la condanna a 6 anni in primo grado. Nel 2016 è stato condannato a 9 anni sempre per la bancarotta di altre società di sua proprietà. 

 
Pier Francesco SaviottiPIER FRANCESCO SAVIOTTI

La vittoria del sovranismo e le parole shock di Mattarella (di P. BECCHI e G. PALMA).

admin scenarieconomici.it 14 maggio 2018

Seppur all’ultimo momento, M5S e Lega hanno trovato l’accordo per la formazione di un governo politico che determina una svolta essenziale: si tratta della prima vera vittoria delle forze sovraniste. Anzitutto, verso l’Europa: in una Unione che, dopotutto, era riuscita ad assicurare i suoi equilibri anche in presenza di forze anti-europeiste, arriva ora un’Italia “sovranista”, guidata da un’alleanza tra le due principali forze “nazional-popolari”. Altrove, avevamo avuto  sconfitte: nonostante il buon risultato elettorale  della Le Pen, la Francia di Macron ha prevalso, così come in Germania, nonostante l’exploit nazionalista, il sistema si è ricompattato. Ecco, la novità italiana: il “sistema”  non è riuscito a ricompattarsi, ad assorbire e neutralizzare le opposizioni che lo attraversavano. Certo, ci hanno provato tutti e in tutti i modi: Berlusconi pensando ad un governo di centrodestra che avrebbe  trovato in parlamento l’appoggio dei “responsabili”, il Pd sperando nel governo del Presidente, Mattarella con la sua ipotesi di un “governo neutrale”. Ma alla fine Lega e M5S hanno vinto: governeranno loro, insieme, dopo il passo di lato di Berlusconi. Come era  sin dall’ inizio nella natura del cose.

Ma la svolta non è data soltanto dal recupero di una sovranità verso l’esterno, verso l’Europa. È una svolta anche all’interno del Paese, che riunifica – forse davvero per la prima volta dopo molti anni – il Nord con il Sud. Il Nord dove ha trionfato la Lega, si allea con il Sud a Cinque stelle. E vinta questa quarta guerra di indipendenza, ora si faranno finalmente gli “italiani”? L’interrogativo è d’obbligo, poiché non possiamo sapere come andranno le cose. Certo è, però, che l’Italia si rivela essere il nuovo laboratorio del “sovranismo”, il primo Paese europeo dove la svolta ha avuto successo e si è imposta contro il vecchio sistema, che stavolta sembra davvero sul punto di crollare definitivamente.

Ci lasciano perplessi  le parole  del Presidente della Repubblica, che da Fiesole – in occasione della conferenza The State of the Union – lancia un monito del tutto inopportuno: “il sovranismo è inattuabile” e lo dice  proprio lui che ha giurato sulla Costituzione che della sovranità fa il pilastro portante della Repubblica. “Tutti sanno che nessuna delle grandi sfide, alle quali il nostro continente è oggi esposto, può essere affrontata da un qualunque Paese membro dell’Unione, preso singolarmente”,  ha esclamato il Capo dello Stato. Eh no, caro Presidente e con tutto il rispetto,  le sfide globali si affrontano insieme se insieme si rispettano le diversità di ognuno, non calpestandole. L’Unione Europea non è l’Europa, è solo una costruzione tirannica che fonda la sua esistenza sulla tutela di affaristi, finanzieri, e burocrati,  a scapito dei diritti fondamentali sanciti in ciascuna delle Costituzioni degli Stati membri. Il Presidente va addirittura oltre quando parla di “narrativa sovranista pronta a proporre soluzioni tanto seducenti quanto inattuabili, certa comunque di poterne addossare l’impraticabilità all’Unione”. Mattarella è stato giudice della Corte costituzionale e sa perfettamente che non è la narrativa sovranista ad essere dalla parte sbagliata della storia, bensì la vulgata europeista e globalista che ha smembrato la sovranità repubblicana in cambio di macerie economiche e sociali. Poi però l’ammissione: “Numerosi concittadini europei hanno smesso di pensare che l’Europa possa risolvere – nell’immediato o in prospettiva – i loro problemi. Vedono sempre meno nelle istituzioni di Bruxelles un interlocutore vantaggioso, rifugiandosi in un orizzonte puramente domestico […]”. Non è certo colpa dei popoli se vedono in Bruxelles una struttura inidonea a risolvere i problemi dei cittadini. Imporre limitazioni e parametri privi di collegamento con la realtà significa disinteressarsi dei bisogni dei popoli. Se l’Ue ha creato l’euro, sganciandolo da una banca centrale che fungesse da prestatrice illimitata di ultima istanza, non è certo colpa dei popoli europei, che semmai ne pagano ancora oggi le conseguenze. Recuperare la propria sovranità  si può,  rimuovere dalla nostra Costituzione  i “vincoli europei” anche. Ci auguriamo che il nuovo governo si muova in questa direzione.

di Paolo BECCHI e Giuseppe PALMA

VIALE MAZZINI A PASSO DI SAMBA – LA RAI IN SALSA CARIOCA. CON LA MAGGIORANZA GIALLO-VERDE (M5S/LEGA) TORNANO FLORIS E GILETTI, TEMPI DIFFICILI PER FAZIO – SI PARLA DI DE BORTOLI O MENTANA COME AD E LA GABANELLI PROIETTATA VERSO LA PRESIDENZA – RIBALTONI PER I DIRETTORI DEI TG

dagospia.com 14 maggio 2018

Marco Antonellis per Dagospia

grillo casaleggio altafiniGRILLO CASALEGGIO ALTAFINI

Assunzione di antidepressivi in forte aumento a Saxa Rubra e a Viale Mazzini. Il circo Rai trema, terrorizzato dal previsto tsunami carioca (giallo verde) del nuovo governo Salvini-Di Maio.  Secondo i rumors che circolano nel triangolo del potere Palazzo Chigi, Parlamento, Quirinale, il dossier Rai passerà al vaglio di Beppe Grillo. Il padre fondatore dei grillini vorrebbe un Amministratore delegato esperto di gestione e di comunicazione, ma soprattutto pronto a trasformare in realtà gli input dei 5 Stelle e dei leghisti.

de bortoliDE BORTOLI

Anche se le ambizioni pentastellate rischiano di scontrarsi sin dal principo con la realpolitik berlusconiana che reclama per sè, in cambio del silenzio-assenso al governo, la poltrona di Ad, la Presidenza della Commissione di Vigilanza ed anche alcune direzioni di Tg. Ad ogni modo sono in molti nel nascituro governo a sperare di ritrovarsi Enrico Mentana o Ferruccio De Bortoli sulla tolda di comando di Viale Mazzini nel nuovo ruolo di Amministratore Delegato.

marco travaglio enrico mentanaMARCO TRAVAGLIO ENRICO MENTANA

Intanto, si da per scontato il gran rientro su Rai1 di Massimo Giletti (stimatissimo da Matteo Salvini) e di Giovanni Floris (apprezzatissimo in casa Cinquestelle) nonchè il ridimensionamento di Fabio Fazio (poco amato, per usare un eufemismo, in casa Lega).

massimo gilettiMASSIMO GILETTI

Durante l’esilio alla Sette, Giletti ha intensificato i rapporti con la Lega tanto da, si dice, sfiorare una candidatura. Per Floris garantisce personalmente Luigi Di Maio. Mentre Fazio oltre ad Anzaldi del Pd, ora se la dovrà vedere con avversari ben più temibili: leghisti e grillini. In pratica è quello che rischierà più di tutti col futuro governo gialloverde. Certo, per i grandi ritorni, che si chiamino Floris, Giletti o Mentana bisognerà rivedere la ‘tagliola’ dei 240mila euro come limite ai compensi.

mario orfeo monica maggioniMARIO ORFEO MONICA MAGGIONI

Problema non semplice da superare per il nuovo governo. Così come non sarà affatto semplice risolvere il rompicapo Rai Tre: resterà avamposto del Pd oppure cambierà di segno? Per ora decisioni, anche informali, non ne sono state prese ma a quanto pare le priorità del governo carioca, anche per dare una ‘svolta simbolica’, saranno il primo ed il secondo canale. D’altra parte è proprio su Rai Tre che spesso le esigenze mediatiche di Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno trovato programmi e spazio.

FLORIS 6FLORIS 6

Punto cruciale della nuova Rai saranno tuttavia i palinsesti, vale a dire i programmi e le scelte editoriali della nuova stagione 2018/2019. Salvini e Di Maio temono che gli attuali dirigenti possano blindare fino alla prossima primavera, cioè a ridosso delle europee, conduttori e programmi schierati a sinistra. Ecco perchè saranno chiamati a scelte importanti Monica Maggioni, che tenterà di resistere in qualche testata della corazzata di Saxa Rubra e Mario Orfeo in approdo, si sussurra, verso altri lidi.

GABANELLIGABANELLI

Il nuovo governo a trazione grillo leghista conta di insediare alla Presidenza Milena Gabanelli (da non sottovalutare però le chances dell’attuale membro del Cda Carlo Freccero) e di nominare Gennaro Sangiuliano (ma si stanno vagliando anche altre ipotesi) alla Direzione del Tg1, Antonio Preziosi (molto apprezzato da Tajani per via del lavoro svolto a Bruxelles) o Luciano Ghelfi alla guida del Tg2, Andrea Montanari al Tg3, Giusepe Carboni o Sonia Sarno al Giornale Radio, Vincenzo Morgante confermato ai Tg regionali.

Inamovibile come un monoscopio e gradito a tutti, compresi i nuovi regnanti, Bruno Vespa, che continuerà ad officiare il rito dei vincenti e dei perdenti. “Secondo un’antica leggenda la fine Porta a Porta coinciderà con la fine della Rai”, si dice scherzando, ma non troppo, tra i viali di Saxa Rubra.

De Servitude Voluntaria”.

 scenarieconomici.it 14 maggio 2018

Molti in questi giorni si sono giustamente indignati per le pressanti interferenze che il Capo dello Stato sta esercitando sul costituendo esecutivo Movimento 5 Stelle-Lega, relativamente al rispetto di quelle che sono le indicazioni di Bruxelles in tema di politica economica e non solo.

Come riportato da “Il Sole 24 Ore” , il Presidente Mattarella vuole che ci sia una linea di assoluta continuità sui temi  economici e di politica internazionale con i Governi precedenti, per cui chiede garanzie sui nomi di coloro che dovranno ricoprire i dicasteri più importanti.

Ho letto diversi articoli di “sovranisti”, alcuni dei quali riportati anche su  “ Scenari Economici”, giustamente adirati per  quelle che sembrerebbero  intollerabili ingerenze, se non il tentativo di un palese stravolgimento di quanto emerso dalle urne.

Beninteso anche in me è sorto un profondo risentimento su questa pratica ormai di uso inveterato nella UE di disattendere sistematicamente le indicazioni  che emergono dalle urne e sul “modus operandi” del nostro Presidente della Repubblica, ma poi, passato lo sdegno iniziale, ho cercato di approfondire e vedere fino a che punto tale operato  rientrasse tra le sue competenze secondo il dettato costituzionale.

Consultando la Costituzione, si  può evincere al Titolo II quale sia  la funzione esecutiva e di indirizzo politico del Presidente della Repubblica e in cosa si sostanzia :

Nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i Ministri;
Accoglie il giuramento del Governo e le eventuali dimissioni;
Nomina alcuni funzionari statali di alto grado;
Presiede il Consiglio supremo di difesa e detenere il comando delle Forze Armate Italiane;
Decreta lo scioglimento di Consigli regionali e la rimozione di Presidenti di Regione;
Decreta lo scioglimento delle Camere o anche una sola di esse;

Si può quindi concludere che non rientra tra quanto sopra riportato il rispetto delle volontà della Commissione Europea, che può pertanto essere sicuramente disatteso da un Governo con pieno mandato elettorale ed eletto democraticamente, se dovesse ritenere che così facendo si persegue il bene dei propri connazionali.

Allora perché mai tanto servilismo e acquiescenza da parte di colui che è anche il Capo delle Forze Armate Italiane?

La realtà è tristissima. Siamo diventati servi ed i più non se ne sono neanche accorti. Mattarella non fa altro che seguire un cliché consolidato da più di trenta, quaranta anni di pratica istituzionale.  Gli italiani non sanno governarsi, gli italiani devono essere governati. C’è bisogno di vincoli esterni e quindi ben vengano i burocrati di Bruxelles, della BCE, della Commissione Europea, tutti rigorosamente nominati o cooptati e nessuno eletto democraticamente etc. La politica deve cedere il passo ai tecnici che sono sicuramente illuminati e certamente non populisti e fanno il bene di noi poveri italiani.

Anche se è di altrettanta evidenza che questo modo di operare sta distruggendo la nazione con un impoverimento delle classi medie, denatalità, disoccupazione, deindustrializzazione, immigrazione selvaggia.

Un ribaltamento dei paradigmi richiede tanto coraggio ed un’opera certosina per smontare questo sistema perverso che riduce i popoli in uno stato di servaggio dei mercati e delle banche.Il primo problema da affrontare  è proprio quello delle riforme strutturali. Ha ragione Mario Draghi a chiedere che la stagione delle riforme strutturali non finisca. E la prima riforma che dovrebbe affrontare un Governo di salvezza nazionale è quella costituzionale.

Si deve espungere   dal nostro ordinamento costituzionale tutto quello che è estraneo ad esso e che fa riferimento a norme internazionali  per le quali il popolo italiano non ha concorso alcunchè alla formazione.

Basti pensare a cosa è successo con l’art.11 della Costituzione, grazie al quale ed  a sue  interpretazioni compiacenti  fatte negli anni dalla Corte Costituzionale, la normativa europea prevale su quella italiana se immediatamente applicabile e,  quindi,  di fatto siamo comandati da una oligarchia non eletta ed il Parlamento italiano, quello eletto, ha solamente un compito di ratifica o di gabelliere della UE.

Bisogna quindi limitare la portata dell’art.11 per quanto attiene al “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.” chiarendo bene quali siano queste organizzazioni e cosa significhi in condizioni di parità.

Bisogna modificare l’art.75 prevedendo il referendum anche per l’autorizzazione a ratificare trattati internazionali  ( come il CETA etc.) e  l’art. 117 nella parte in cui fa riferimento alla legiferazione che deve avvenire “nel rispetto dei  vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”  ed espungere  ovviamente tutte le modifiche introdotte con il  pareggio di bilancio.

Le catene non ce le hanno messe gli altri, ma abbiamo scelto volontariamente d’essere servi nel capitalesimo in divenire.

E’ giunto il momento di liberarci, cominciando proprio dalla riforma costituzionale, la madre di tutte le riforme.

Raffaele SALOMONE MEGNA

Quale strada anti-austerity per l’Italia? Più Portogallo che Grecia. La formula radicale di Costa che ha aggirato i diktat UE

A chi potrebbero ispirarsi Salvini e Di Maio per portare avanti in Italia un’azione di governo con politiche fiscali espansive senza sbattere contro il muro di Bruxelles e Berlino? Gli esempi, positivi o negativi, vanno ricercati in altre realtà europee che si sono trovate ad affrontare una situazione analoga a quella italiana, ossia dover stimolare la crescita ma allo stesso tempo dover fare i conti con un debito pubblico molto elevato e quindi la necessità di non deviare eccessivamente dai paletti di bilancio.

Imparare dal fallimento di Varoufakis

In qualsiasi paese europeo le cui finanze pubbliche sono fragili, un governo eletto con la promessa di allentamento fiscale ha tutte le possibilità di trovare la strada bloccata dalla censura di Bruxelles e Berlino. “Questo lascia due possibilità – argomenta il Chief Economist di Oddo BHF, Bruno Cavalier – una corsa precipitosa che porta a sbattere contro il muro UE o la ricerca di un compromesso”. La prima strategia, testata in Grecia durante il calamitoso mandato dell’ex ministro delle finanze Yanis Varoufakis, è stata un fallimento. Il secondo percorso, seguito dalla coalizione di sinistra in Portogallo, è un successo. “L’Italia ha un alto livello di debito pubblico ma genera sostanziali eccedenze di bilancio”, sottolinea l’esperto do Oddo che quindi ritiene una crisi di bilancio per il Belpaese non come scenario di base.

 

Da economia voodoo a esperimento riuscito, la via lusitana anti-austerity che piace anche ai tedeschi

Tra i grandi malati dell’Europa in questi anni una strada vincente al momento è proprio quella intrapresa dal Portogallo negli ultimi anni. António Costa, il primo ministro portoghese socialista, si insediò nel novembre 2015 con l’azzardo di un’alleanza di governo con l’estrema sinistra. Costa promise sia di invertire le misure di austerità legate al salvataggio del Portogallo durante la crisi dell’euro, sia di raggiungere rigidi obiettivi fiscali. Molti la chiamarono economia voodoo a testimonianza del forte scetticismo internazionale circa la riuscita dell’esperimento.

Invece, dopo due anni, Costa è riuscito a ridurre il deficit e allo stesso tempo aumentare welfare e salari. L’economia lusitana si trova in ottimo stato di salute con +2,6% il Pil nel 2017, disoccupazione all’8,5% e conti pubblici sotto controllo (deficit dell’1,7 per cento, sui minimi dalla transizione del Portogallo alla democrazia nel 1974).

Questa performance economica è arrivata sotto un governo di coalizione del partito di sinistra con quello di estrema sinistra fortemente critico verso i diktat di Bruxelles in materia di politiche di austerità. “Gli alleati di Antònio Costa non chiedevano nientemeno che il ripudio del debito pubblico, l’uscita dall’euro e dalla Nato, e la rinazionalizzazione di interi settori dell’economia portoghese – sottolinea Élie Cohen, economista francese che è attualmente direttore del CNRS (centre national de la recherche scientifique) – e questi straordinari risultati economici alla fine sono stati accolti favorevolmente in Germania dai difensori dell’ortodossia fiscale e dei piani di aggiustamento strutturale”.

Emblema di questa questa bizzarra combinazione di radicalismo politico e di performance economica è Mario Centeno, il ministro delle Finanze che, almeno a parole, ha elaborato il piano per rompere con la logica dell’austerità imposta da Bruxelles ed è stato appena eletto presidente dell’Eurogruppo.

La svalutazione interna in Portogallo ha consentito il rilancio delle esportazioni, il controllo della bilancia commerciale e quindi una minore necessità di finanziamenti esteri con anche la sponda di un’eccellente stagione turistica. “Complessivamente – aggiunge Élie Cohen – la contrazione della spesa pubblica e le riforme strutturali hanno avuto la triplice virtù di migliorare la solvibilità del paese, ripristinare l’equilibrio commerciale con l’estero ed eliminare diversi ostacoli alla crescita. È così che la performance portoghese può essere accolta con favore sia dai rigoristi che dai critici delle politiche di austerità“.

MINISTERO DELLA DIFESA, UN RUOLO CHIAVE PER UN VERO CAMBIAMENTO.

 scenarieconomici.it 14 maggio 2018

Parliamo dei diritti dei militari che sono a tutti gli effetti figli minori dello Stato e ultimi in Europa per diritti, di revisione dei sistemi di spesa e di una revisione profonda del interventismo italiano come alleati di serie B degli americani (IRAQ, AFGHANISTAN, ECC.)

La vera svolta sarebbe “democraticizzare” le forze armate: il passaggio decisivo in tal senso sarebbe permettere finalmente il sindacato libero nel mondo militare (con i limiti previsti per la polizia ovviamente), sganciare i miliari in tempo di pace dai tribunali militari, far giudicare ai giudici del lavoro le cause per abusi o mobbing (che ora impropriamente vanno ai T.A.R. dove finiscono in “cavalleria”).

Visto il curriculum del precedente ministro della difesa Pinotti:

“Capo educatrice nell’AGESCI, laureata in lettere moderne, sposata con un medico, madre di due figlie e docente di italiano nei licei, ha iniziato la sua carriera politica alla fine degli anni ottanta venendo eletta consigliera circoscrizionale a Sampierdarena con il Partito Comunista Italiano. Dopo lo scioglimento del PCI nel 1991 ha aderito al Partito Democratico della Sinistra prima e ai Democratici di Sinistra poi, tra le file del cosiddetto “correntone”. È stata assessore alla scuola, alle politiche giovanili e alle politiche sociali della Provincia di Genova dal 1993 al 1997, assessore alle Istituzioni scolastiche del comune di Genova dal 1997 al 1999 e segretaria provinciale dei DS dal 1999 al 2001…”

Che strano, tutti boy scout AGESCI da giovani nel PD… (la Chiesa sa come selezionare le nuove leve per decidere  chi “portare avanti” nella nuova DC iperliberista 2.0)

Dicevo: visto il curriculum del precedente ministro e i disastri che ha combinato, cerchiamo di trovare una persona competente in materia, ma non “con le mani in pasta”.

Un Ministro della Difesa a difesa, FINALMENTE, della dignità e salute dei militari, di una compensazione dei poteri militari con i sindacati liberi,  di una riconversione del sistema militare per la salvaguardia del paese, in particolare come pilastro della difesa ambientale e del controllo della corretta esecuzione degli appalti pubblici.

Il ruolo della difesa sarebbe uno degli ambiti in cui si potrebbero applicare idee innovative e “RIVOLUZIONARIE”:

Avere una forza di difesa militare con un’adeguata capacità di risposta in caso di aggressioni per ogni paese di buon senso è una priorità.

Le forze armate (più di 300.000 elementi) dispongono di personale altamente qualificato e strutture eccellenti:

La sfida vera consiste nel trovare il modo per far diventare, in tempo di pace (quindi si spera sempre, ma diventare neutrali non guasterebbe vista la politica aggressiva della NATO verso la Russia che i governi pietosi che abbiamo avuto negli ultimi decenni hanno sempre avvallato), i sistemi difensivi  in grado di operare con efficacia contro il più grave pericolo che incombe sulla realizzazione di una società sostenibile: IL DEGRADO AMBIENTALE, con tutte le sue implicazioni in termini di calamità naturali, di reati penali o civili in materia e il degrado culturale e sociale conseguente.

In un’ottica del genere la rapidità di decisione e la capacità strutturale di ragionare in termini strategici (che sono i grandi punti di forza del sistema militare) potrebbero fare la differenza nelle complesse realtà della “questione ambientale” in stretta sinergia con le forze “civili” impegnate in campo ambientale a tutti i livelli.

Un esempio chiarificatore:

Una questione mostruosa come la terra dei fuochi (per cui Napolitano dovrebbe vergognarsi, anzi essere incriminato) con l’appoggio di un sistema militare preparato allo scopo potrebbe essere risolto in breve tempo con l’uso dei satelliti, mezzi, tecnologie e sistemi operativi  militari, che così facendo si terrebbero anche allenate per qualunque evenienza.

Inoltre i militari dispongono di enormi infrastrutture anche in luoghi remoti, ma di interesse strategico, quindi potrebbero individuare fenomeni negativi e mettere in atto i necessari sistemi di preallarme per prevenire i disastri ambientali che ormai sono una costante continua in Italia e provocano costi umani, sociali e economici enormi e continui:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-01-20/la-prevenzione-non-e-costo-230800.shtml?uuid=AEYJKbE&refresh_ce=1

I militari grazie alla tecnologia offerta dai satelliti, radar, sensori elettronici, studi meteo dell’aeronautica militari, sistemi  di controllo e strumenti di visione notturna, potrebbero  individuare reati e criticità ambientali, analizzarle in tempo reale e coordinare interventi immediati e risolutivi.

Non a caso il modello strategico e anche operativo di tipo militare è stato scelto  da alcune delle più attive organizzazione di ricerca sull’ambiente, ad es.: la E.D.F. (ENVIRONMENTAL DEFENSE FUND).

Un altro settore particolarmente interessante sono le centinaia di strutture militari sotterranee realizzate nel ultimo secolo e che ora hanno perso buona parte della loro utilità:

Sul mercato globale degli archivi di sicurezza, che ha subito un’enorme espansione con lo sviluppo dell’informatica, Strutture militari in disuso sarebbero estremamente “appetibili”.

Tanti sono i settori tecnologici militari con enormi potenzialità per la sostenibilità ambientale: dall’estrazione del Furfurale dagli alberi (miglior fungicida naturale con enormi potenzialità in vari settori) alla produzione di idrogeno da metano col carbonio residuale purissimo e “atomico” pronto per l’enorme mercato del Grafene che sta arrivando e con un impatto ambientale 0 a livello di gas serra, ecc., ecc.

Chiedetelo a Rubbia (senatore a vita), non parlo delle opinioni sui cambiamenti climatici, ma della questione della carbonizzazione del metano (alla fine del video) che sarebbe un enorme passo avanti per ridurre le emissioni CO2 e un enorme business POSITIVO.

https://www.youtube.com/watch?v=2G-7xykTO14

Un senatore a vita che potrebbe essere molto utile al paese e alla sostenibilità energetica e sistemica del paese, basta vedere il progetto “archimede” a Priolo sul solare termico (che tanto per cambiare ci ha “fregato” per quattro soldi la SIEMENS ) e come ha “asfaltato” il nucleare quando stavamo per farci fregare dai francesi che ci volevano vendere 6/8 centrali nucleari.

https://www.youtube.com/watch?v=gq2_pEPfBEI

Le forze armate hanno sempre svolto un ruolo determinante nella società  (anche se a volte negativo) e in futuro potrebbero esserlo ancor di più in senso positivo, se a dirigerle saranno messe persone competenti e esperte di sostenibilità sistemica, ma ribadisco non devono “AVERE LE MANI IN PASTA”.

Buon lavoro a Lega e 5 Stelle, caro Di Maio ha centrato il punto, STATE FACENDO LA STORIA TU E SALVINI, non mollate e attenti a chi rema contro!

Italia Libera, Equa, Sana, Sostenibile, Sicura e soprattutto sovrana!

Marco Santero

Nomine pubbliche, la carica dei 350. La rete del potere di “Salvimaio”

Nomine pubbliche, la carica dei 350. La rete del potere di "Salvimaio"

Il nuovo governo giallo-verde M5S-Lega non è ancora nato, ma sul tavolo del futuro premier già si stanno accumulando da mesi alcuni dossier particolarmente “caldi”, a partire dalle nomine in aziende a partecipazione stataleed authority di settore.

Dalla Cassa depositi e prestiti (e controllate come Cdp ImmobiliareCdp Investimenti Sgr), in scadenza in giugno, alla Rai, che dovrebbe rinnovare i vertici ad agosto (assieme a quelli di Rai Pubblicità e ai collegi sindacali di RaiCome RayWay), dai vertici di Antitrust, dove il il presidente Giovanni Petruzzella ha annunciato che lascerà il suo incarico a ottobre (un mese prima della scadenza naturale) a quelli dell’Autorità per l’Energia, la lista è già corposa.

LP 3061751

Alcune nomine fatte “in extremis” dal governo Gentiloni (per i vertici di Telespazio, Saipem e Simest) l’hanno leggermente sfoltita, ma entro l’anno sono destinati a scadere il Cda di Eur Spa (la società immobiliare controllata dal Tesoro nata nel 2000 dalla trasformazione dell’Ente Autonomo Esposizione Universale di Roma), del Gestore dei servizi energetici Gse Spa, di Investimenti immobiliari italiani (Invimit) Sgr e di Società Generale d’Informatica – Sogei Spa.

Da rinnovare anche il Cda (e il collegio sindacale) di Centostazioni, quelli di Italia Turismo e di Manifattura Tabacchi, e il collegio sindcale di Banca del Mezzogiorno – Medio Credito Centrale.

Più in là si parlerà, sempre che il sodalizio tra Lega e M5S duri tanto a lungo, del rinnovo dei vertici di Snam, di Italgas, di Fincantieri (tutti in scadenza nel 2019), poi eventualmente, nel 2020, delle poltrone apicali di Eni e di alcune sue controllate (come Eni Fuel, Eni Power, Eni Progetti, Eni Servizi, Eni Angola o Eni Corporate University), Enel (con pure Enel Energia, Enel Produzione, Enel Trade, piuttosto che e-Distribuzione), Terna, Poste Italiane (con anche le controllate Poste Welfare Servizi e il collegio sindacale di Postel), LeonardoMps, Enav, Nucleco, ma anche dell’Anas, di Cisalpino, di Blueferries, di Ttp (Trans tunisian pipeline).

Salvini di maio governo lega m5s ape

In tutto, considerando anche i collegi sindacali, da qui al 2020 le nomine da effettuare sono circa 350. Oltre alle partecipazioni pubbliche e ai vertici delle autorità di settore vi sono anche alcune posizioni di vertice ai ministeri, come nel caso del direttore generale del Tesoro, dove l’attuale titolare (Vincenzo La Via, nominato il 23 marzo 2012) ha visto di fatto scadere il proprio mandato da metà maggio e dovrà essere sostituito entro 60 giorni dall’insediamento del nuovo governo.Il prossimo anno se ne andrà anche Daniele Franco, dal 2013 Ragioniere Generale dello stato, che invece ha spuntato una proroga per un ultimo anno. Nomine “pesanti”, dunque, da cui dipendono, non ultime, alcune decisioni in merito al destino, ad esempio, di Alitalia, di cui il governo Gentiloni ha esteso sino a ottobre i termini per arrivare ad una cessione (in corsa dovrebbero essere rimaste Lufthansa e una cordata formata da Easyjet, dal fondo americano Cerberus e da Air France, sempre che i problemi di quest’ultima non portino a ulteriori sviluppi).

I quaderni Pigna diventano di Buffetti, ora primo azionista

askanews.it 14 maggio 2018

Al 40%. Affianca IDea CCR I al 31% e Jannone al 29%
I quaderni Pigna diventano di Buffetti, ora primo azionista

Roma, 14 mag. (askanews) – Le Cartiere Paolo Pigna, produttrici tra l’altro dei famosi quaderni sui quali hanno studiato generazioni di studenti, hanno un nuovo assetto azionario. Il Gruppo Buffetti S.p.A. ha concluso infatti un accordo di investimento con IDeA Corporate Credit Recovery I (“IDeA CCR I”), primo fondo di DIP (Debtor-in-Possession) Financing italiano, gestito da DeA Capital Alternative Funds SGR (società del Gruppo DeA Capital), e con il Gruppo Jannone che prevede l’ingresso di Buffetti nella compagine societaria di Cartiere Paolo Pigna S.p.A. (”Pigna”), storica società italiana operante nel mercato della Cartotecnica. Lo rende noto un comunicato congiunto

Nell’ambito di una più importante operazione di rilancio della società, Gruppo Buffetti Spa ha quindi perfezionato l’acquisto del 40% del pacchetto azionario di Cartiere Paolo Pigna S.p.A. Le quote residue continuano ad essere detenute da IDeA CCR I 31% e da Giorgio Jannone 29%.

Con origini industriali che risalgono al 1600, fondata ad Alzano Lombardo (BG) nel 1839 da Paolo Pigna, mercante di carta di origine spagnola, Cartiere Paolo Pigna S.p.A. oggi è una azienda specializzata nella produzione e commercializzazione a livello internazionale di prodotti cartotecnici ad elevato standard qualitativo, livello raggiunto mettendo in sintonia la miglior tradizione dell’arte di creare la carta con l’impiego di nuove tecnologie in grado di ottimizzare la qualità della produzione. L’inconfondibile marchio dell’aquila ad ali spiegate ha acquisito negli anni quell’aura di pregio, prestigio ed affidabilità che è rimasta intatta fino ai giorni nostri. Pagina dopo pagina, intere generazioni hanno scritto le loro vite scolastiche e di lavoro sui prodotti Pigna.

L’ingresso di Buffetti, accanto al Fondo IDeA CCR I – si legge ancora nel comunicato – avviene nell’ambito di un progetto strategico che prevede un forte sviluppo della società, fornendo a Pigna un decisivo accesso a nuovi canali distributivi con l’obiettivo di valorizzarne l’importante know-how tecnologico e progettuale patrimonio della Società, nonché il brand storico italiano leader nella scolastica.

Ad esprimere la propria soddisfazione per l’operazione è Rinaldo Ocleppo, Presidente della Gruppo Buffetti S.p.A.: “Buffetti negli ultimi anni ha investito molto sulla qualità dei prodotti e sul rinnovo del proprio canale distributivo concretizzando una crescita nel numero di punti vendita che sono ora 790 e prevediamo diventino 830 alla fine del 2018. Uno dei settori in maggiore espansione è quello della scolastica per cui sono stati introdotti molti nuovi prodotti e servizi specificamente orientati a questo mondo. L’accordo di investimento con i soci Pigna consente ora di mettere a fattor comune l’esperienza e la notorietà di due aziende che hanno fatto la storia della produzione e della distribuzione cartotecnica nel mercato italiano, con l’opportunità di sviluppare importanti sinergie tecniche e commerciali e con l’obiettivo dichiarato di diventare rapidamente il punto di riferimento di questo mercato”.

“A distanza di appena un anno dal nostro ingresso, insieme all’azionista Giorgio Jannone, abbiamo concluso un’importante operazione di consolidamento del progetto strategico ed industriale di rilancio di un marchio storico del Made in Italy. Nel 2017 abbiamo investito nel rafforzamento della struttura organizzativa e manageriale con la nomina di Alberto De Matthaeis in qualità di Amministratore Delegato, raggiungendo gli obiettivi di riequilibrio economico e rispettando tutti gli impegni finanziari del concordato. Nel 2018 vogliamo proseguire con il piano di rilancio del fatturato del gruppo e riportare nel 2019 l’azienda stabilmente a marginalità e cassa positiva”, dichiara Vincenzo Manganelli, Managing Director del Fondo IDeA Corporate Credit Recovery I.

Giorgio Jannone, azionista di Cartiere Pigna ha sottolineato: “Il nuovo assetto societario conferisce a Pigna rimarcata solidità e stimolanti prospettive per il futuro. All’ingresso nel capitale sociale del più importante fondo di DIP Financing italiano, gestito dal Gruppo De Agostini, si aggiunge ora Buffetti, la più antica e prestigiosa realtà commerciale ed industriale del comparto dei servizi per l’ufficio, realtà perfettamente complementare a Pigna, leader assoluto del comparto scuola. I marchi Pigna e Buffetti rappresentano una eccellenza italiana conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo. Abbiamo lavorato con grande entusiasmo per raggiungere questo accordo che rende attuabili sinergie significative, supportate da un portafoglio prodotti davvero completo per la scuola, l’ufficio e la casa, disponibile in tutti i canali distributivi. Le nostre antiche origini (1839 e 1859), lo stile italiano, la leadership di mercato, gli spunti volti al futuro apportati da DeA Capital Alternative Funds rappresentano punti di partenza che sono certo potranno consentire il raggiungimento di obiettivi sempre più importanti ed ambiziosi”.

Come e perché Jp Morgan, Ubs e Nomura tornano a fare affari in Cina

 startmag.it 14 maggio 2018

Jp Morgan Chase & Co rilancia la sua attività in Cina: la banca d’affari americana ha presentato domanda presso il regolatore di Borsa China securities regulatory commission (Csrc) per dar vita a una divisione  locale operante nei mercati azionario e obbligazionario di cui Jp Morgan Chase avrà il 51%.

L’istituto finanziario statunitense approfitta così di un allentamento dei vincoli alla proprietà straniera nelle joint venture finanziarie in Cina per espandere la sua attività sul mercato finanziario del colosso asiatico, una ricca torta da 42.000 miliardi di dollari. La joint venture cinese sarebbe infatti per Jp Morgan il punto di partenza per cercare nuovi clienti nella Cina continentale per le divisioni corporate e investment banking, come indicato in una nota dalla stessa banca e riportato da Reuters e Bloomberg.

CHE COSA FARA’ JP MORGAN

La domanda presentata alla Csrc segna il rientro di Jp Morgan sul mercato dei titoli e delle obbligazioni della Cina dopo l’uscita nel 2016, quando la società americana aveva venduto il suo 33% in una simile joint venture cinese al partner locale. Jp Morgan ha mantenuto invece la joint venture China International Fund Management Co., attiva nell’asset and wealth management, e sta giù lavorando per innalzare la sua partecipazione e arrivare a detenere la maggioranza.

I PRECEDENTI DI UBS E NOMURA

La decisione della banca americana di tornare da protagonista in Cina nel segmento securities fa seguito agli annunci della rivale svizzera Ubs e della giapponese Nomura Holdings, che hanno subito colto l’opportunità creata da un atteggiamento più soft di Pechino sulle partecipazioni delle società estere nelle joint venture che operano sui titoli in Cina. Finora, nota Reuters, soltanto la britannica Hsbc Holdings aveva ottenuto una corsia preferenziale in virtù della sede a Hong Kong.

CERCASI PARTNER A PECHINO

Jp Morgan non ha indicato quale sarà il partner cinese che deterrà il restante 49% della sua joint venture locale nei titoli e obbligazioni, ma ha sottolineato che è pronta a portare la partecipazione al 100% se le regole in Cina lo permetteranno. La banca statunitense ha nominato Mark Leung come Ceo della unit cinese. Leung, “veterano” di JP Morgan con esperienza nei mercati emergenti, lascerà l’attuale ruolo di con-direttore del ramo equities della banca, che passerà sotto la guida esclusiva di Jason Sippel, l’altro con-direttore.

LE NOVITA’ DALLA CINA

La Cina ha annunciato ad aprile che intende alzare dal 49% al 51% il tetto alla proprietà straniera nelle joint venture attive nel settori titoli, gestione dei fondi e futures. L’annuncio è stato salutato con entusiasmo dai partner commerciali degli Stati Uniti che avevano più volte parlato di limiti sleali verso la concorrenza, in particolare per la scarsa capacità di controllo sulle società congiunte e possibilità ridotte di contribuire al loro fatturato. “Questi cambiamenti sono importanti per la Cina, per gli Stati Uniti e per il commercio globale e un segnale incoraggiante per le due più grandi economie del mondo”, ha affermato il Ceo di JP Morgan Jamie Dimon. “Il nostro investimento in Cina è un impegno a portare l’intera forza di JP Morgan Chase e le nostre risorse nel paese. Assumeremo persone, faremo prestiti alle imprese, sosterremo lo sviluppo dei mercato e rafforzeremo la comunità locale tramite iniziative benefiche”.

LE SPERANZE DI DIMON

La scorsa settimana Dimon è stato a Pechino e ha dichiarato di aspettarsi che le tensioni commerciali Usa-Cina si appianino e non creino ostacoli ai piani di espansione di JP Morgan proprio mentre il governo di Pechino promette di aprire il settore finanziario alle aziende estere. Secondo le stime di Bloomberg, nel 2017 le banche estere rappresentavano solo lo 0,7% (16,3 miliardi di yuan) degli utili netti bancari in Cina, ma potrebbero salire all’1,8% (48,6 miliardi di yuan) nel 2020, al 2,8% (106,9 miliardi di yuan) nel 2025 e al 3,6% (188,4 miliardi di yuan) nel 2030.

Cassa Depositi, raffica di rinnovi nelle controllate. Ma dopo Gallia si dà per scontata anche l’uscita di Costamagna dalla presidenza della capogruppo

Stefano Sansonetti lanotizia.it  14 maggio 2018

Costamagna

La Cassa Depositi e Prestiti è letteralmente in ebollizione. Il fatto è che nell’imminente tornata di rinnovi non ci sono solo le “poltrone regine”, ovvero quelle di presidente e amministratore delegato. In scadenza, infatti, ci sono anche i Cda di alcune controllate di non poco conto come Cdp Immobiliare, Cdp Investimenti e Simest. Il tutto per decine di scranni che fanno gola. Ciò non toglie che la partita fondamentale sia quella per la capogruppo. Nelle ultime ore, soprattutto avvalorando l’opzione di un ministero dell’economia a trazione leghista, va consolidandosi l’ipotesi dell’uscita da Cdp non solo dell’Ad Fabio Gallia (data per scontata da tempo), ma anche del presidente Claudio Costamagna. Il quale, assecondando il patriottismo economico della nuova ondata giallo-verde, aveva tentato una resistenza in extremis coinvolgendo la Cassa nel capitale di Telecom in chiave anti-francese. Tornando alle controllate una partita interessante si giocherà sicuramente in Cdp Immobiliare.

La società, che si occupa di alcuni grandi progetti immobiliari della Cassa, oggi è presieduta da Matteo Melley, a sua volta presidente della Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia e vicepresidente dell’Acri (dato in ascesa nell’associazione di Giuseppe Guzzetti), e guidata dall’Ad Salvatore Sardo, uno dei top manager della Cassa, di cui è chief operating officer. Cdp Immobiliare, il cui Cda mette in palio 5 posti, è una sorta miniholding. I suoi progetti, infatti, sono gestiti da una lunga serie di società controllate: Alfiere Spa (che si occupa, con alterne fortune, delle famosi torri dell’Eur a Roma), Cinque Cerchi Spa, Manifatture Milano Spa, Manifattura Tabacchi Spa, Pentagramma Piemonte Spa, Residenza Immobiliare 2004 Spa (anche questa con il Cda in scadenza). In lizza c’è anche il rinnovo di Cdp Investimenti sgr, la società di fondi immobiliari dedicati soprattutto al social housing. Anche qui il Cda è presieduto da Sardo, il cui nome in un certo periodo era pure uscito fuori quale possibile successore di Gallia.

Infine, nella delicata partita delle poltrone, andrà rinnovato pure l’organo amministrativo della Simest, che si occupa di internazionalizzazione delle imprese. Oggi presidente è Salvatore Rebecchini, già consigliere della Cassa, e Ad Alessandra Ricci, manager proveniente da un’altra controllata di Cdp, la Sace (società che si occupa di export credit).

l Banco di Chiavari chiude 15 sportelli

Marco Raffa ilsecoloxix.it 14 maggio 2018

Chiavari – La notizia ha già cominciato a circolare da qualche tempo, suscitando reazioni perplesse, inevitabili quando si vanno a toccare equilibri, servizi e abitudini consolidate nel tempo: il Banco di Chiavari- gruppo Bpm (Banca Popolare di Milano), proseguendo in una politica di razionalizzazione della sua rete sul territorio, chiuderà prossimamente alcuni sportelli, quindici per l’esattezza, a Genova ma anche nel Tigullio. Nel Levante verranno disabilitate le agenzie di Portofino, Sestri Levante (l’agenzia 1 nel “carruggio”), Santa Margherita (San Siro), Monleone di Cicagna, Carasco (l’ufficio allo svincolo per l’Ipercoop), Castiglione Chiavarese. Se Atene piange, Sparta non ride visto che a Genova città chiude l’agenzia 5 di via Roma-largo Lanfranco (davanti alla Prefettura), e poi via Balbi, via Torti, Certosa, via della Libertà alla Foce, Bolzaneto, Cornigliano. Chiude anche l’agenzia di Casella in valle Scrivia.

Una “rasoiata” che, almeno in apparenza, va a ridimensionare la presenza sul territorio di una delle banche più radicate e presenti, in modo capillare, in Liguria: 43 filiali, 63 mila clienti, 270 dipendenti. Accanto a scelte strategiche chehanno evidentemente “pesato” i pro e contro, come la chiusura di Portofino, quasi in contemporanea con l’annuncio di apertura da parte di Banca Passadore, altre chiusure vanno a concentrare la clientela sugli sportelli esistenti, eliminando “doppioni” che forse si erano giustificati anni fa, in tempo di “vacche grasse”, con agenzie dove oggi sono presenti da uno a tre dipendenti. E’ il caso di Carasco, dove le agenzie erano due a poche centinaia di metri l’una dall’altra, oppure di Monleone (resta operativa, anzi potenziata, la sede di Cicagna) ; situazioni analoghe a Santa Margherita e Sestri Levante (dove peraltro funzionano due delle filiali capofila del Banco); differente il discorso per Castiglione Chiavarese, che è certamente a pochi chilometri da Casarza e da Sestri ma dove lo sportello bancario, o almeno il Bancomat, sono uno dei pochi presidi in grado di mantenere efficiente la rete di servizi del borgo, insieme alla Posta, alla farmacia, al distributore di carburante.

Logiche territoriali e di buonsenso che hanno spinto il sindaco Collorado a muoversi chiedendo il mantenimento del presidio bancario. Sulla stessa linea i consiglieri regionali Giovanni de Paoli (Lega) e Giovanni Boitano (Liguri con Paita) che hanno presentato una proposta di ordine del giorno a difesa della presenza del Banco a Castiglione, sottolineandone il ruolo sia nei confronti della popolazione che delle attività commerciali e produttive in fase di espansione nell’area.

Arresto Montante, indagato anche Schifani di Forza Italia, generali e 007

globalist.it 14 maggio 2018

Antonello Montante

Sono cinque gli arrestati (tra cui due poliziotti), una persona raggiunta da interdittiva, ma sono in tutto 22 gli indagati. Secondo l’accusa avrebbero veicolato informazioni a beneficio di Antonello Montante, divenendo parti dell’articolato sistema informativo e di fuga di notizie che consentiva all’ex presidente di Sicindustria arrestato, di essere via via aggiornato sull’inchiesta che lo riguardava. Nell’elenco, non destinatari di misure restrittive, anche l’ex presidente del Senato ed esponente di Forza Italia Renato Schifani; l’ex generale Arturo Esposito, ex direttore del servizio segreto civile (Aisi); Andrea Cavacece, capo reparto dell’Aisi; Andrea Grassi, ex dirigente della prima divisione del Servizio centrale operativo della polizia; Romeo Letterio, nella qualitàdi comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Caltanissetta; Gianfranco Ardizzone, ex comandante provinciale della Guardia di finanza di Caltanissetta e poi capocentro della Dia nissena; Mario Sanfilippo, ex ufficiale della polizia tributaria di Caltanissetta. Indagati anche il professore Angelo Cuva e Maurizio Bernava. Schifani, in particolare, avrebbe fra l’altro “riversato le notizie complessivamente apprese dal generale Esposito sulle indagini in corso nel procedimento instaurato a carico di Montante, a Cuva”, affinché le comunicasse a uno degli arrestati, il colonnello dei carabinieri Giuseppe D’Agata, ex capo centro della Dia. Un complesso, ma a quanto pare efficiente reticolo.

 

 

L’asse grillo-leghista allarma i potenti d’Europa. Primi “avvisi” dalla Germania

di Monica Pucci secoloditalia.it 14 maggio 2018

L’asse grillo-leghista allarma i potenti d’Europa. Primi “avvisi” dalla Germania

La diplomazia internazionale è già in fermento, i big dell’Europa a trazione tedesca studiano i partner che si preparano a formare un governo in Italia nel segno della diffidenza e forse dell’ostilità verso la vecchia Europa. Ed ecco che partono i primi segnali, le prime dichiarazioni apparentemente caute ma molto incisive, a far intendere che a Bruxelles qualsiasi cambiamento – come quelli promessi da Lega e M5s – dovrà fare i conti con loro, Francia, Germania e alleati vari.

«Spero che ci sia presto un nuovo governo in Italia, con il quale poter vivere da buoni europei», dichiara Michael Roth, socialdemocratico, ministro di Stato per l’Europa della Germania (l’equivalente di un viceministro in Italia), a margine del Consiglio Affari Generali a Bruxelles. Poi arriva, guarda caso, il commento dell’olandese, nel giorno in cui Mattarella valuta l’incarico a un premier non proprio filo-europeista. «Collaboreremo con i governi di tutti i Paesi europei, con l’aspettativa che qualsiasi governo si attenga alle regole europee, al modo in cui lavoriamo insieme», è il messaggio in codide diStef Blok, ministro degli Esteri olandese. “Abbiamo atteso l’esito delle elezioni italiane e a quanto pare oggi dovrebbe essere un giorno decisivo”, aggiunge Blok. Il rispetto delle regole, conclude, è una cosa che “vale per tutti i Paesi” dell’Ue.  «Non ho opinioni su questo: prima vediamo che cosa succede a Roma», dice invece il primo vicepresidente della Commissione Europea Frans Timmermans replica, a margine del Consiglio Affari Generali a Bruxelles, alla richiesta di un parere in merito alla formazione di un esecutivo Lega-M5S in Italia. Niente, neanche un augurio generico a Di Maio e Salvini.

Meno diffidente, invece, è l’atteggiamento del governo austriaco. «Ora avremo un governo stabile e solido in Italia. E’ importante per l’Ue e per tutta l’Europa», commenta Gernot Bluemel, ministro per gli Affari europei dell’Austria, amico del cancelliere Sebastian Kurz e come lui membro del Partito Popolare Austriaco (Oevp).

E il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani? Ha la medesima posizione di Berlusconi, “wait and see”. «Si è deciso di fare un accordo tra la Lega e il M5s; vedremo cosa sapranno fare nell’interesse dell’Italia. Forza Italia rimarrà all’opposizione perché non condivide la scelta, ma voterà a favore, come sempre, se ci sono cose da fare nell’interesse dell’Italia – ha spiegato il presidente dell’Europarlamento – L’opposizione però sarà ferma. Confidiamo sempre sull’autorevolezza del capo dello Stato che rimane un punto fermo anche nei rapporti con l’Unione europea».

Domani inizia il Ramadan. Ecco perché si chiama così e altre 5 cose da sapere

  • Mohammad Hassan Khalil*, The Conversation businessinsider.com 14 maggio 2018

Un devoto musulmano indonesiano prega sul Corano durante il mese del Ramadan. Jino Kriswanto / Afp / Getty Images

Nota dell’editore: Mohammad Hassan Khalil, professore associato in studi religiosi e direttore del Muslim Studies Program alla Michigan State University, risponde a sei domande sul significato del mese musulmano del digiuno.

1) Perché il Ramadan si chiama Ramadan?

Ramadan è il nono mese del calendario lunare islamico e dura 29 o 30 giorni, a seconda di quando è (o dovrebbe essere) visibile la nuova luna.

Il termine arabo ramaḍān significa caldo torrido. Sembra infatti che nell’Arabia preislamica, fosse il nome di un caldissimo mese estivo. Nel calendario islamico, però, l’inizio del Ramadan varia di anno in anno. Quest’anno il Ramadan inizia a metà maggio; l’anno prossimo inizierà ai primi di maggio (un anno islamico è circa 11 giorni più breve dell’anno gregoriano).

2) Qual è il significato del Ramadan?

Il Ramadan è un periodo di digiuno e di crescita spirituale, ed è uno dei cinque “pilastri dell’Islam” (gli altri sono la testimonianza di fede, la preghiera canonica, l’elemosina rituale e il pellegrinaggio alla Mecca). I musulmani in buona salute devono astenersi dal mangiare, bere e avere rapporti sessuali ogni giorno del mese dall’alba al tramonto. Molti musulmani praticanti recitano anche preghiere supplementari, specialmente durante la notte, e provano a recitare tutto il Corano. La convinzione prevalente tra i musulmani è che il Corano fu rivelato al profeta Maometto durante le ultime dieci notti del Ramadan.

3) Qual è il legame tra anima e corpo che l’osservanza del Ramadan cerca di spiegare?

Il Corano afferma che il digiuno era stato prescritto ai credenti affinché potessero avere consapevolezza di Dio. Tramite l’astensione dalle cose che tendiamo a dare per scontate (quali l’acqua), si ritiene che possiamo essere stimolati a riflettere sul fine della vita e ad avvicinarci maggiormente al creatore e fonte di tutto ciò che esiste. Pertanto, un comportamento sbagliato pregiudica il digiuno. Molti musulmani sostengono inoltre che il digiuno permette loro di provare una senso di povertà, che potrebbe favorire l’empatia.

4) Esistono casi in cui i musulmani possono evitare il digiuno? E se sì, i giorni saltati devono essere recuperati?

Tutti gli individui che fisicamente debilitati (ad esempio per una malattia o per la vecchiaia) sono esentati dall’obbligo di digiunare; lo stesso vale per chiunque sia in viaggio. È previsto che chi può, recuperi i giorni saltati (potenzialmente, si potrebbero recuperare tutti i giorni saltati nel mese immediatamente seguente, il mese di Shawwal). Quelli che non possono proprio digiunare, come linea di condotta alternativa devono (se economicamente possibile) fornire pasti ai bisognosi.

5) Che significato hanno i 29 o 30 giorni di digiuno?

Digiunando per un lungo periodo, i musulmani praticanti mirano a favorire determinati comportamenti e valori che potrebbero poi coltivare nel corso di tutto l’anno. Il Ramadan è paragonato spesso a un ritiro spirituale.

Oltre a provare sensazioni di fame e di sete, i credenti devono spesso affrontare la stanchezza a causa delle preghiere a tarda sera e dei pasti prima dell’alba, cosa particolarmente vera durante gli ultimi dieci giorni del mese. Oltre a essere il periodo in cui si ritiene ce il Corano sia stato rivelato, è anche il periodo in cui si crede che le ricompense divine sono moltiplicate. Molti musulmani offriranno preghiere supplementari in questo periodo.

6) I musulmani celebrano la fine del Ramadan?

La fine del Ramadan segna l’inizio di una delle due principali festività islamiche, Eid al-Fitr, la “festa della fine del digiuno”. In questo giorno, molti musulmani partecipano a funzioni religiose, visitano i parenti e si scambiano doni.

Questo articolo è una traduzione da The Conversation. Per leggere l’originale vai qui.

Mohammad Hassan Khalil, professore associato in studi religiosi e direttore del Muslim Studies Program alla Michigan State University

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