Come e perché Jp Morgan, Ubs e Nomura tornano a fare affari in Cina

 startmag.it 14 maggio 2018

Jp Morgan Chase & Co rilancia la sua attività in Cina: la banca d’affari americana ha presentato domanda presso il regolatore di Borsa China securities regulatory commission (Csrc) per dar vita a una divisione  locale operante nei mercati azionario e obbligazionario di cui Jp Morgan Chase avrà il 51%.

L’istituto finanziario statunitense approfitta così di un allentamento dei vincoli alla proprietà straniera nelle joint venture finanziarie in Cina per espandere la sua attività sul mercato finanziario del colosso asiatico, una ricca torta da 42.000 miliardi di dollari. La joint venture cinese sarebbe infatti per Jp Morgan il punto di partenza per cercare nuovi clienti nella Cina continentale per le divisioni corporate e investment banking, come indicato in una nota dalla stessa banca e riportato da Reuters e Bloomberg.

CHE COSA FARA’ JP MORGAN

La domanda presentata alla Csrc segna il rientro di Jp Morgan sul mercato dei titoli e delle obbligazioni della Cina dopo l’uscita nel 2016, quando la società americana aveva venduto il suo 33% in una simile joint venture cinese al partner locale. Jp Morgan ha mantenuto invece la joint venture China International Fund Management Co., attiva nell’asset and wealth management, e sta giù lavorando per innalzare la sua partecipazione e arrivare a detenere la maggioranza.

I PRECEDENTI DI UBS E NOMURA

La decisione della banca americana di tornare da protagonista in Cina nel segmento securities fa seguito agli annunci della rivale svizzera Ubs e della giapponese Nomura Holdings, che hanno subito colto l’opportunità creata da un atteggiamento più soft di Pechino sulle partecipazioni delle società estere nelle joint venture che operano sui titoli in Cina. Finora, nota Reuters, soltanto la britannica Hsbc Holdings aveva ottenuto una corsia preferenziale in virtù della sede a Hong Kong.

CERCASI PARTNER A PECHINO

Jp Morgan non ha indicato quale sarà il partner cinese che deterrà il restante 49% della sua joint venture locale nei titoli e obbligazioni, ma ha sottolineato che è pronta a portare la partecipazione al 100% se le regole in Cina lo permetteranno. La banca statunitense ha nominato Mark Leung come Ceo della unit cinese. Leung, “veterano” di JP Morgan con esperienza nei mercati emergenti, lascerà l’attuale ruolo di con-direttore del ramo equities della banca, che passerà sotto la guida esclusiva di Jason Sippel, l’altro con-direttore.

LE NOVITA’ DALLA CINA

La Cina ha annunciato ad aprile che intende alzare dal 49% al 51% il tetto alla proprietà straniera nelle joint venture attive nel settori titoli, gestione dei fondi e futures. L’annuncio è stato salutato con entusiasmo dai partner commerciali degli Stati Uniti che avevano più volte parlato di limiti sleali verso la concorrenza, in particolare per la scarsa capacità di controllo sulle società congiunte e possibilità ridotte di contribuire al loro fatturato. “Questi cambiamenti sono importanti per la Cina, per gli Stati Uniti e per il commercio globale e un segnale incoraggiante per le due più grandi economie del mondo”, ha affermato il Ceo di JP Morgan Jamie Dimon. “Il nostro investimento in Cina è un impegno a portare l’intera forza di JP Morgan Chase e le nostre risorse nel paese. Assumeremo persone, faremo prestiti alle imprese, sosterremo lo sviluppo dei mercato e rafforzeremo la comunità locale tramite iniziative benefiche”.

LE SPERANZE DI DIMON

La scorsa settimana Dimon è stato a Pechino e ha dichiarato di aspettarsi che le tensioni commerciali Usa-Cina si appianino e non creino ostacoli ai piani di espansione di JP Morgan proprio mentre il governo di Pechino promette di aprire il settore finanziario alle aziende estere. Secondo le stime di Bloomberg, nel 2017 le banche estere rappresentavano solo lo 0,7% (16,3 miliardi di yuan) degli utili netti bancari in Cina, ma potrebbero salire all’1,8% (48,6 miliardi di yuan) nel 2020, al 2,8% (106,9 miliardi di yuan) nel 2025 e al 3,6% (188,4 miliardi di yuan) nel 2030.