Lui?

Andrea Tremaglia LINTELLETTUALEDISSIDENTE.IT 15 MAGGIO 2018

Un Sorrentino più populista che pop, moralista e sottotono, firma la seconda parte del biopic su Berlusconi. Qualche applauso a Servillo, a Bigazzi e alla fotografia, ma per il resto Paolo si limita a sorrentineggiare.

Si inizia molto meglio che nel primo episodio: invece di una pecora che stramazza, una bionda si rade l’inguine a bordo piscina. Segue un Servillo che nel geniale doppio ruolo di Berlusconi e Ennio Doris mette in scena un dialogo meraviglioso e gustoso. Insomma, mettiamo subito la quarta. Il socio banchiere di Silvio gli ricorda che, per quanto sconfitto alle elezioni, lui è ancora il miglior venditore d’Italia e così questi, in un’altra sequenza memorabile, telefona a una signora scelta a caso sull’elenco e con il suo indiscutibile charme gli vende un appartamento che neppure esiste.

Silvio Berlusconi è "nato" come imprenditore edile. La costruzione di Milano 2 e i rapporti con Craxi sono citati, seppur superficialmente, in Loro 2

Questo lo rincuora a sufficienza da decidere di far passare dalla sua parte i sei senatori che tengono in piedi il traballante governo Prodi. Il film inizia a balbettare, rallenta, si pianta infine proprio sul bunga bunga: si capisce che Sorrentino vorrebbe, ma non può, celebrare le cene eleganti, così cerca di farle sembrare semplicemente ridicole e patetiche, ma la evidente simpatia che ha per la fessa e per Silvio lo tengono in un irrealizzato limbo. Il risultato è semplicemente sciatto.

Berlusconi grande venditore, in realtà uomo vuoto e superficiale che ci ha prima fatto innamorare e poi stufato: non una versione molto originale del Cavaliere. In questa collezione di luoghi comuni tuttavia cadono gli ultimi quaranta minuti della pellicola. Il dialogo conclusivo tra Silvio e Veronica sull’orlo del divorzio poteva e doveva essere catartico, ma sembra scritta da un giornalista antiberlusconiano qualsiasi e banalotto. Siamo totalmente fuori fuoco rispetto all’apocalisse che sarebbe potuta essere l’acre conclusione di una vita coniugale intensa e difficilissima durata più di vent’anni.

"Anche tu eri solo una velina quando ti ho conosciuta", nella resa dei conti finale di "Loro 2", il Berlusconi interpretato da Servillo risponde così alle accuse della moglie Veronica. Nella foto, due giovani Silvio e Veronica

L’impressione, di nuovo, è che Sorrentino non volesse, ma abbia dovuto inserire queste battute per allontanare le inevitabili accuse di berlusconismo. Che comunque non mancheranno: in effetti in complessive 4 ore circa di doppio film verso il male assoluto-Berlusconi non ci sono veri attacchi; sono i senatori “voltagabbana” a lasciarsi corrompere, sono le ragazze a volersi fare piazzare in TV, sono generalmente gli altri a cercare di approfittarsi del Cavaliere.

Insomma, il moralismo del finale è insopportabile perché ripetitivo, fuori luogo e non credibile. Quando Sorrentino si allontana dalla comicità/commedia, inciampa e annoia; tante scelte paiono più populiste che pop e sarebbe stato utile avere una mezz’oretta in più di film per sviluppare meno frettolosamente alcuni passaggi potenzialmente più interessanti- come quello, ad esempio, del Berlusconi di governo.

A parte il rifiuto della (antipatica) Stella interpretata da Alice Pagani e le accuse della moglie Veronica interpretata da Elena Sofia Ricci, i due film che compongono "Loro" non sono particolarmente critici verso Berlusconi

Perché alla fine a mancare è proprio lui: il personaggio-Silvio sta in piedi solo perché i buchi di una sceneggiatura non convincente sono riempiti dai nostri ricordi e le nostre opinioni di italiani che hanno vissuto questi 20 anni ininterrotti a parlare solo di lui. Invece assistiamo a una maschera, né tragica né comica, il Berlusconi intimo dipinto come una macchietta da avanspettacolo, ma senza satira né divertimento. Il film mette tristezza e non nei confronti del protagonista, ma della pellicola stessa; bastano pochi minuti su youtube a rendersi conto che il Silvio di Servillo/Sorrentino manca totalmente della vitalità e dell’aggressività del vero e migliore/peggiore Berlusconi. Insomma, Lorosarebbe stato meglio farlo scrivere dagli autori di Crozza.

Sorrentino però non è rimasto a metà del guado: è direttamente restato sulla riva a veder passare gli incassi. Forse era troppo presto per un film su Berlusconi, forse era impossibile farlo diversamente, forse per qualcuno il significato sarà semplicemente che siamo stati fessi a votare Silvio per vent’anni: ma pure a pagare due biglietti in poche settimane per vedere questo doppio film non è che siamo stati molto più furbi…

 Il Berlusconi reale è ancora oggi ben più sorprendente e istrionico di quello dimesso e trattenuto tratteggiato da Sorrentino