Perché l’Italia rischia di restare senza medici di base

 LETTERA43.IT 16 MAGGIO 2018

Nel 2022 almeno 14 milioni di persone potrebbero non avere un dottore per colpa del mancato turnover. Ma già adesso alcuni centri sono in forte difficoltà: il caso di Cesarò e San Teodoro, in Sicilia.

Entro cinque-otto anni 14 milioni di italiani potrebbero trovarsi senza medico di base, secondo le proiezioni di Fimmg, la Federazione italiana dei medici di medicina generale. Ad aver provocato la situazione attuale, spiega in una nota l’Enpam (l’ente previdenziale dei medici), è stata una programmazione degli accessi alla formazione post-laurea inadeguata rispetto ai bisogni dei cittadini, sommata a un blocco delle convenzioni e del turnover che sta ostacolando il graduale ingresso dei giovani medici.

«L’ETÀ MEDIA AUMENTA». Il presidente dell’Enpam Alberto Oliveti spiega: «Quando si sbloccheranno le convenzioni e le assunzioni, l’Italia scoprirà amaramente che i giovani medici pronti a essere inseriti sono inferiori alle esigenze. Intanto con il passare del tempo aumenta l’età media dei camici bianchi che lavorano e si avvicina sempre di più il momento in cui dovranno andare in pensione».

DEADLINE FISSATA AL 2022. Ma in realtà ci sono pezzi di Paese che già oggi stanno sperimentando un problema che una gran parte degli italiani è destinata ad affrontare in prima persona tra pochi anni, probabilmente intorno al 2022, a meno che non si ricorra da subito ai ripari. Un reportagedel Giornale della previdenza (edito da Enpam) scritto da Andrea Le Pera racconta quello che sta succedendo a Cesarò e San Teodoro, due piccoli Comuni siciliani.

Nel piccolo comune siciliano di Cesarò gli unici due medici rimasti devono gestire 3.300 pazienti, anche quelli del paese vicino, San Teodoro

A San Teodoro a ottobre 2017 la dottoressa Lina Lipari è andata in pensione, seguendo la stessa strada imboccata pochi mesi prima dal collega Salvatore Sirna. Da quel giorno San Teodoro non ha più medici di famiglia: bisogna spostarsi nel paese vicino, Cesarò, dove però adesso gli unici due medici rimasti devono gestire 3.300 pazienti.

«SI LAVORA 12 ORE AL GIORNO». Sostiene il medico Gilberto Caridi che «indipendentemente dall’orario di studio si lavora 12 ore al giorno. L’assenza di altre strutture sanitarie con cui possono entrare in contatto i nostri pazienti ci affida una responsabilità continua». Di fatto il medico di famiglia qui funziona anche come piccolo pronto soccorso.

DISAGI PURE PER IL TRAFFICO. Nel frattempo 500 cittadini hanno rifiutato di iscriversi da uno dei due medici presenti chiedendone un terzo. E i disagi si vedono anche, molto banalmente, nell’intasamento delle strade intorno ai due ambulatori, visto che spostarsi in macchina è la soluzione obbligata per chi viene da San Teodoro.

A rendere la situazione italiana particolarmente difficile è la sua struttura geografica, fatta di piccoli paesi con pochi abitanti. La Sicilia, per esempio, ha 1.847 medici in graduatoria e potrebbe benissimo coprire le carenze, ma solo teoricamente perché, in realtà, non si trovano candidati disposti a spostarsi nei piccoli paesi o ad accettare la vita da pendolare.

IDEA BORSE DI STUDIO? Secondo i dati Enpam, nella situazione di San Teodoro si trovano già diversi Comuni, nel Nord come nel Sud del Paese. Per formare un laureando sono necessari 4-5 anni, tenendo conto che la sola scuola di formazione ne dura 3. Bisognerebbe, insomma, intervenire subito, per esempio attraverso le borse di studio per i nuovi medici di famiglia che però molti piccoli Comuni dicono di non potersi permettere nelle perenni ristrettezze di bilancio.

STAFFETTA GENERAZIONALE. Per favorire il ricambio generazionale l’Enpam ha studiato il meccanismo della App, l’anticipazione della prestazione pensionistica. Questa misura consentirebbe ai medici di famiglia vicini alla pensione di diminuire l’attività lavorativa, pur continuandola, a fronte dell’immediato inserimento di un giovane medico di medicina generale. La App potrà però essere applicata solo nel momento in cui questa forma di staffetta generazionale verrà contemplata dall’Accordo collettivo nazionale, che è ancora fermo.

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