Ci sono mille miliardi di tasse mai riscosse: senza condono il Fisco può recuperare (forse) il 5%

Nella foto Agf, Armando Siri e Matteo Salvini

Per la Lega si chiama “pace fiscale”; per i suoi nemici è “un maxi condono”. Per molti esperti di diritto tributario è probabilmente l’unico modo per recuperare almeno una parte delle cartelle esattoriali mai riscosse dall’Agenzia delle Entrate. Fiumi di denaro che si sono accumulati negli anni senza che nessuno riuscisse a venirne a capo.

 

Compilazione modulo modello 730, dichiarazione dei redditi 2015, tasse, reddito – foto di Flavia Scalambretti / AGF

L’oggetto del contendere è al centro del programma di governo della Lega: “Il nostro primo impegno è far partire la legislatura, poi – ha spiegato a Business Insider Armando Siri, braccio destro di Matteo Salvini e ideologo della Flat Tax – nel primo consiglio dei ministri vareremo la pace fiscale con saldo e stralcio delle cartelle Equitalia”.

Armando Siri. Foto Agf

Un provvedimento con il quale si punta a recuperare 35 miliardi di euro già nel 2018. Una cifra peraltro in linea con quanto stimato dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Ruffini, che due anni fa in audizione davanti alla commissione Finanze del Senato aveva detto: “Sui 1.058 miliardi di euro di crediti da riscuotere affidati a Equitalia tra il 2000 e il 31 dicembre 2015, si può sperare di riscuoterne 51”, il 5%. Da allora non è stato fatto alcun aggiornamento, ma la situazione non è cambiata. Neppure con la rottamazione delle cartelle.

La spiegazione di Siri è chiara: “Una parte di questi soldi non è esigibile perché la persona è defunta oppure la sua attività è fallita, una parte perché il soggetto è nullatenente e non ha beni mobili o immobili intestati. C’è, però, una serie di cittadini che potrebbe pagare, ma che magari ha chiuso la propria attività. Il volume di soldi esigibili ammonta a circa 600 miliardi di euro. Se noi a queste persone chiediamo, a seconda delle condizioni in cui si trovano, di pagare una percentuale del 6,10 o 25 per cento di quanto devono allo Stato, riusciremo a intascare una buona parte dell’ammontare che, altrimenti, non avremmo mai”.

Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle entrate. Imagoeconomica

Una linea condivisa dagli esperti tributaristi contattati da Business Insider: “Indovinare quanto si possa recuperare davvero è un terno al lotto – spiega un legale che preferisce rimanere anonimo -, ma in Italia l’adesione ai condoni ha avuto successo quando il prezzo è stato ragionevole. Per un’operazione del genere serve il giusto equilibrio”. Il ragionamento degli esperti è chiaro: per far perdere le proprie tracce al fisco e continuare a non versare il dovuto, i furbetti delle tasse devono sostenere una serie di costi – tra consulenti e avvocati – non indifferente; se il prezzo da pagare per chiudere il contenzioso con lo Stato fosse interessante, sarebbe un’occasione da non perdere.

Chi si oppone al condono sottolinea come sia un incentivo a non pagare le tasse confidando nel fatto che – prima o poi – un provvedimento del genere arriva, ma un altro tributarista osserva: “1.054 miliardi di cartelle esattoriali non riscosse in 15 anni sono già un buon incentivo per chi vuole fare il furbo. Una sanatoria, in questo momento, potrebbe avere un senso. Ed essere vantaggiosa per lo Stato”. Anche perché nel 2016, anno record, Equitalia riuscì a riscuotere solo 8,7 miliardi di euro.

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Insomma la pace fiscale sembra l’unica soluzione per recuperare qualcosa del maltolto in attesa di una vera riforma che metta alle strette i furbetti. Il Movimento 5 Stelle propone il carcere per gli evasori, la Lega rifiuta le manette, ma promette tolleranza zero con un drastico aumento di controlli e sanzioni, compreso il ritiro della patente e del passaporto fino a 5 anni. Nella speranza di far emergere dall’evasione fiscale, a regime, almeno 28-30 miliardi di euro l’anno.