Deutsche Bank è una “banca problematica”. Lo dice Steve Eisman, il gestore di hedge fund che piazzò ‘La grande scommessa’

  • Oscar Williams-Grut busibessinsider.com 18 maggio 2018
  • Steve Eisman ha detto a Bloomberg TV che Deutsche Bank “ha dei reali problemi di redditività”, che “probabilmente è sottocapitalizzata”, che a suo parere è “probabile che effettui una nuova raccolta di capitali l’anno prossimo” e che “deve operare un drastico ridimensionamento”
  • Eisman è famoso per la scommessa che piazzò a sfavore del mercato immobiliare statunitense prima della crisi legata ai mutui subprime del 2008.

LONDRA – Il gestore di hedge fund Steve Eisman, famoso per aver scommesso a sfavore del mercato immobiliare statunitense prima del crollo finanziario del 2008, pensa che Deutsche Bank sia “una banca problematica” che deve “operare un drastico ridimensionamento”.

Steve Eisman. Ruters/Brendan McDermid

In un’intervista trasmessa da Bloomberg TV, Eisman ha detto: “Deutsche Bank ha reali problemi di redditività. Non investe in tecnologia da molto, moltissimo tempo. Probabilmente è sottocapitalizzata. Ritengo probabile che effettui una nuova raccolta di capitali l’anno prossimo”.

“Deutsche Bank è una banca problematica. Penso che debba operare un drastico ridimensionamento.”

La banca ha riportato a febbraio una perdita annuale di 497 milioni di euro relativa al 2017, il suo terzo anno consecutivo in rosso. John Cryan è stato costretto a lasciare la carica di Ceo ad aprile e il suo successore, Christian Sewing, ha annunciato l’intenzione di ridimensionare la struttura negli Stati Uniti e procedere di conseguenza a un taglio del personale.

Eisman fu il protagonista della storia raccontata ne La grande scommessa, il saggio di Michael Lewis sulla bolla dei mutui subprime negli Stati Uniti scoppiata nel 2008. Steve Carrell lo impersonò nel film del 2015 tratto dal libro.

Eisman, che oggi lavora come gestore patrimoniale nel Neuberger Bergman Group, ha detto a Bloomberg TV che a suo parere “le autorità di controllo negli Stati Uniti hanno fatto davvero un ottimo lavoro dopo la crisi” per risolvere i problemi strutturali; ha poi aggiunto che “l’Europa è migliorata, ma non a sufficienza”.

Ha detto di non essere in grado di commentare le operazioni di consolidamento tra banche europee, ma ha aggiunto che senza dubbio saranno prese iniziative di questo tipo negli Stati Uniti, “considerando la differenza tra le somme che società come JPMorgan stanno spendendo in tecnologia, ovvero circa 10-11 miliardi di dollari all’anno, e gli investimenti molto più limitati delle banche regionali”.