Ricerca dell’Associazione Bancaria Italiana sugli investimenti delle banche nel settore socio-culturale: più partnership e iniziative autonome, meno sponsorizzazioni

https://www.corrierenazionale.it/2018/05/20/

Le banche operanti in Italia svolgono un ruolo determinante nel campo degli investimenti nel sociale e nella cultura. Nel solo biennio 2014-2015 hanno erogato oltre 516 milioni di euro a fronte di almeno 50 mila interventi l’anno sul territorio.

Le banche operanti in Italia svolgono un ruolo determinante nel campo degli investimenti nel sociale e nella cultura. Nel solo biennio 2014-2015 hanno erogato oltre 516 milioni di euro a fronte di almeno 50 mila interventi l’anno sul territorio.

Nell’80% dei casi gli istituti hanno operato prevalentemente a livello locale e regionale a dimostrazione dello stretto legame con i territori e le comunità locali.

Sono i principali dati contenuti nella ricerca Abi, realizzata dal prof. Guido Guerzoni della Bocconi, in cui sono stati esaminati l’insieme degli investimenti e delle donazioni delle banche operanti in Italia a favore di organizzazioni, individui e iniziative aventi utilità sociale e culturale.

Dalla ricerca, realizzata attraverso il coinvolgimento nel 2016 di un campione di banche più che rappresentativo del settore, con il 77% in termini di attivo e l’82% del totale degli sportelli, risulta che nel settore sociale gli interventi si sono concentrati soprattutto su attività e beni culturali, volontariato e beneficenza, in seconda battuta su istruzione, educazione e formazione e poi su sport e attività creative, sostegno ai giovani, sviluppo locale e politiche attive per il lavoro.

Altro aspetto significativo che emerge dalla ricerca è l’evoluzione degli strumenti d’intervento. Le banche realizzano tali interventi attraverso: uffici preposti (nel 52,1% dei casi), dipartimenti o funzioni aziendali dedicate (28,1%) o per mezzo di fondazioni, associazioni o enti non commerciali ad hoc (16,7%), cresce la dimensione progettuale (quasi l’80% degli interventi è il frutto di strategie progettuali sempre più spesso monitorate e valutate).

La ricerca evidenzia inoltre uno spostamento tendenziale dal tradizionale modello di concessione adottato in passato, in cui le banche erogavano risorse per la realizzazione di micro progetti concepiti da soggetti terzi, al modello di azione in cui esse sviluppano, in collaborazione con svariati partner, progettiche hanno un impatto più profondo e duraturo, con un approccio che sempre più spesso riecheggia le logiche e le filosofie sottostanti l’ “impact investing” (modelli di investimento che operano con l’obiettivo di generare un impatto sociale misurabile e compatibile con un rendimento economico).

Le erogazioni a pioggia o le sponsorizzazioni paiono ormai leve deboli, poco incisive e controllabili: ne è conseguito un marcato indirizzo verso iniziative proprie o in collaborazione paritaria. Le banche, infatti, preferiscono concepire e gestire internamente molti progetti, con staff e risorse proprie, programmandoli su orizzonti pluriennali, al fine di individuare per tempo gli interlocutori ideali.

Nella ricerca è presente anche un focus specifico sugli investimenti delle banche nel settore culturale, oltre 250 milioni ogni biennio. Gli ambiti di intervento hanno interessato mostre temporanee, restauro di monumenti e opere d’arte, concorsi letterali, conferenze, seminari, festival locali, concerti di musica classica o pop, rassegne cinematografiche e spettacoli di danza.

La ricerca completa è consultabile sul sito www.abi.it nella sezione cultura-ricerche.

No all’intreccio politica-banche

http://www.lospiffero.com/ 20 maggio 2018

Il 27 aprile 2018, l’assemblea degli azionisti della Banca ha votato il bilancio consultivo 2017. Nella stessa seduta è stato scelto Ercole Zuccaro per ricoprire la carica di Vice-Presidente della Banca di Asti. Indipendentemente dalle capacità professionali del dott. Zuccaro, Asti Possibile rileva che egli è da tempo il responsabile provinciale di Forza Italia. Una novità? Niente affatto. La vice presidenza della Banca è stata ricoperta sino a ottobre 2017 da Maurizio Rasero, oggi Sindaco di Asti per il centro-destra, che vinse con largo consenso le elezioni comunali del giugno 2017, dopo una trionfale campagna elettorale nella quale spesso si presentò nella doppia veste di candidato sindaco e di Vice-Presidente C.R. Asti.

Queste sono solo le ultime vicende di una storia lunga almeno un “ventennio”. La sfacciata presenza del centro-destra nelle posizioni di vertice della Banca (nonché di Biver Banca e di tutte le altre medie e piccole aziende controllate), risale all’epoca d’oro di Giorgio Galvagno, fedele seguace di Silvio Berlusconi ed ex Sindaco della città di Asti, con un passato giudiziario non così specchiato. Da allora un turbinio di poltrone gira sempre intorno ad un punto fermo: l’appartenenza politica al centro- destra!

La commistione tra potere politico ed economico ha portato sempre a storture e perversioni. Il conflitto di interessi non è un problema solo nazionale, ma ha ramificazioni anche e soprattutto a livello locale. Continuare a permettere l’occupazione di posti di grande importanza economica ad esponenti delle forze politiche è una pessima pratica che ha già dato risultati disastrosi a livello nazionale.

Anche se la C.R. Asti per ora va bene, non sarebbe venuto finalmente il momento di spezzare il perverso intreccio tra finanza e politica, con la nomina di membri del Consiglio di amministrazione svincolati dai partiti, per evitare di trovarsi prima o poi in cattive acque ? Ricordiamoci di M.P.S., Banca Etruria e banche venete! A proposito a quando la revoca della cittadinanza onoraria concessa a Gianni Zonin, perfetto esempio del male che i politici possono fare al nostro sistema bancario ?

La questione va portata al centro dell’agenda politica locale e all’attenzione dell’opinione pubblica. Asti Possibile si impegna a fare tutto ciò appellandosi alle altre forze politiche che non condividono questi criteri di gestione del potere.

*Caterina Federico e Carlo Ventura, portavoce di Asti Possibile

Affaire Montante, le liason con la galassia BpVi

Marco Milioni 20 maggio 2018

http://supporto01.blogspot.it/2018/05/affaire-montante-le-liason-con-la.html?m=1

m.m.) A partire dal 15 giugno, LaPrima Tv, una emittente televisiva siciliana nata da poco, ha mandato in onda, tra i tanti, alcuni approfondimenti che mettono in rilievo alcuni collegamenti tra l’affaire Montante, uno scandalo nato in Sicilia e che potrebbe avere ripercussioni ai vertici dell’intelligence italiana, e la galassia della ex Banca popolare di Vicenza: il minimo comune denominatore delle due vicende sono i servizi segreti e i poteri più o meno occulti che hanno spopolato in Sicilia, ma non solo in Sicilia, durante almeno gli ultimi quindici anni. Più precisamente LaPrima Tv ha mandato in onda un servizio del sottoscritto il 15 maggio, uno, sempre del sottoscritto, il giorno dopo, ovvero il 16 e un approfondimento curato da Angelo di Natale sempre il 16 maggio.

GUARDA IL SERVIZIO DEL 15 MAGGIO

GUARDA IL SERVIZIO DEL 16 MAGGIO

GUARDA L’APPROFONDIMENTO DEL 16 MAGGIO

Marco Milioni a 17:10

Governo, vertice Salvini-Di Maio “decisi premier e ministri”/ Accordo M5s, leader Lega: “spero in nessun veto”

Governo Lega-M5S, chi sarà il Premier? Entro 24 ore il nome, Di Maio e Salvini pronti ad andare al Colle per ottenere l’approvazione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

Salvini e Di Maio in uno dei tanti tavoli delle ultime settimane - TwitterSalvini e Di Maio in uno dei tanti tavoli delle ultime settimane – Twitter

Nella mattina del 20 maggio 2018, a 2 mesi e 16 giorni esatti dopo le Elezioni Politiche, l’Italia potrebbe aver pronto finalmente il proprio prossimo Governo. Intervenendo da Fiumicino dopo il vertice avuto con Luigi Di Maio questa mattina a Roma, Matteo Salvini dà l’annuncio ufficiale: «Stamattina abbiamo chiuso l’accordo sul premier e sulla squadra dei ministri. Siamo pronti a partire. Contiamo di essere chiamati il prima possibile dal Quirinale e spero che nessuno metta veti. Si tratta di un nome equilibrato che soddisfa noi e loro», ha spiegato il leader del Carroccio. Stando a quanto ricostruito dall’Agi, stamane il vertice tra i due capi di Lega e M5s si sarebbe tenuto fino alle ore 13 e al centro ci sarebbe stato non solo il contratto di Governo da mettere a punto ma per l’appunto il nome del premier e la squadra di ministri che dalle prossime settimane dovranno insediarsi a Palazzo Chigi. Non saranno né Di Maio né Salvini ad essere premier, anche se potrebbero rientrare in un ruolo ministeriale all’ultimo: «Siamo disponibili a metterci la faccia. E’ possibile che nel governo ci siano persone che mai nella loro vita hanno votato Lega o M5s». Il richiamo a quel “nessun veto” è diretto al Colle, facendo presagire che invece nel recente passato (Sapelli?) un no secco arrivò in un modo o nell’altro dal Colle, nonostante la smentita ufficiale della sala stampa di Mattarella. (agg. di Niccolò Magnani)

SALVINI REPLICA A MACRON: “INACCETTABILE INVASIONE DI CAMPO”

Come ammesso da un alto esponente della Lega in televisione, è praticamente scontato che il nuovo capo del governo sarà una personalità vicina al M5S. Non potrebbe essere diverso, ha detto il politico, visto che i 5 stelle hanno preso oltre il 30% dei voti e noi il 17%. “Una personalità che ha collaborato alla stesura del contratto, vicina ai 5 stelle, di esperienza professionale incontestabile” è quanto ha detto invece Di Maio. Non dovrebbe essere difficile capire di chi si tratta. Il countdown è dunque cominciato, come promesso, in vista della salita al colle domani dei due leader? In realtà il faccia a faccia che si è tenuto stamane a Roma fra Salvini e Di Maio è durato poco più di un’ora e secondo indiscrezioni si è discusso di nuovo sul nome del futuro capo di governo, segno che si è ancora in alto mare. Perché, oltre al premier, c’è da scegliere anche la lista dei ministri e la cosa non pè facile. Alla fine c’è il sentore che nonostante i due e la maggioranza degli italiani si siano detti contrari a un governo tecnico, alla fine quello che emergerà potrebbe essere proprio un governo di tecnici, a cominciare dal capo del governo. Intanto rimandate al mandante le critiche del governo francese: “Inacettabile invasione di campo” hanno detto. E Salvini ha tritato: “Un ministro francese ‘avverte’ il futuro governo: non cambiate niente, o saranno problemi. Altra inaccettabile invasione di campo. Non ho chiesto voti e fiducia per continuare sulla via della povertà, della precarietà e dell’immigrazione: prima gli italiani!” (Agg. Paolo Vites)

LA FRANCIA ATTACCA L’ITALIA

In attesa che il nuovo Governo venga finalmente ufficializzato (forse domani è la giornata della fumata bianca), arriva la prima “strigliata” all’Italia da parte dell’Europa. Ad alzare la voce, sempre se così si possa dire, è la Francia, che ha mandato un monito alla nuova coalizione formata dal Movimento 5 Stella e dalla Lega. Il ministro dell’economia, Bruno Le Maire, in un intervista rilasciata al programma televisivo Europe 1-Les Echos-Cnews, ha spiegato: «Se il nuovo governo si assumesse il rischio di non rispettare i propri impegni sul debito, sul deficit, ma anche sul riordino delle banche, è tutta la stabilità finanziaria della zona euro che verrebbe minacciata. Non rispettare questi impegni significa minacciare le economie di tutti i risparmiatori europei». I cugini d’oltralpe non sembrano quindi vedere di buon occhio le politiche economiche che il governo giallo-verde starebbe per intraprendere. Le Maire ha poi aggiunto: «Ribadisco quanto sia importante mantenere questi impegni a lungo termine per garantire la nostra stabilità comune». Infine, per quanto riguarda il concetto di anti-europeismo, spesso e volentieri caldeggiato da M5S e Lega, ha spiegato: «Tutti in Italia devono capire che il futuro del Paese è in Europa e da nessun’altra parte, e perché questo futuro sia in Europa ci sono regole da rispettare». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ATTESA PER IL PREMIER

Luigi Di Maio ad Ivrea ha lanciato la personale “fatwa” contro la linea ad Alta Velocità Lione-Torino, provocando non pochi tumulti nelle forze politiche all’opposizione e ovviamente anche in Francia: «La Tav Torino-Lione non serve più, poteva servire trent’anni fa, ora è inutile. Andremo a parlare con la Francia», spiega nella città di Casaleggio per la campagna elettorale delle Amministrative. Rimanendo sul fronte No-Tav, il leader grillino avanza ancora «Stiamo facendo la riforma dei diritti sociali. E li dentro ci sono le nostre battaglie, come quella contro la Tav in valle di Susa. Noi abbiamo riportato sotto i riflettori i temi che dovevamo essere discussi in campagna elettorale e il 94 per cento degli elettori cinque stelle hanno votato a favore». Resta da vedere cosa dirà Salvini che sulla Tav ha sempre esposto pareri pro-costruzione e anti-centri sociali in rivolta contro i lavori: al momento ha preferito il silenzio, almeno sulla vicenda Tav, mentre anche oggi gli impegni lo vedono in piazza nei gazebo a spiegare il contratto di governo Lega-m5s. «Le idee le abbiamo, ma il nome lo faremo prima al presidente della Repubblica. Ora però il M5s mantenga i patti. Conto di dare risposte non solo agli elettori della Lega ma anche di centrodestra. Berlusconi premier? In democrazia decidono gli italiani»,rilancia il segretario del Carroccio. (agg. di Niccolò Magnani)

DI MAIO E SALVINI PRONTI PER IL COLLE

Inizia il conto alla rovescia per la definitiva formazione del “governo del cambiamento”, quello costituito dal Movimento 5 Stelle e della Lega. Il contratto è stato già ufficializzato e sottoscritto dai due schieramenti, e domani verrà approvato (salvo dietrofront clamorosi), anche dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il nodo cruciale resta il nome del Premier, il Presidente del Consiglio che avrà il compito di guidare le due coalizioni in maniera equa. Sono tanti i nomi circolanti in queste ultime ore, ma la sensazione è che il “vero” nome non sia ancora uscito. «Entro domani vedo Di Maio. L’obiettivo è quello di andare lunedì al Quirinale con il nome del premier», così parlava ieri Salvini, mentre diceva “sì” al contratto di governo in uno dei tanti gazebo allestiti a Milano.

“IL PREMIER SARA’ UNA PERSONA CHE HA CONTRIBUITO ALLA STESURA DEL PROGRAMMA”

«Le idee le abbiamo – ha proseguito il leader del Carroccio parlando del Premier – ma per rispetto diremo il nome del candidato prima al presidente Mattarella”, ha poi detto il leader del centrodestra». La cosa certa, come ha voluto ribadire lo stesso Salvini, è che il nuovo Primo Ministro non sarà lo stesso numero uno della Lega, ne’ tanto meno Di Maio. «Una figura che vada bene a entrambi – ha proseguito Salvini, regalando qualche indizio – con un’esperienza professionale incontestabile e che abbia contribuito alla stesura del programma». Importante quest’ultimo particolare, una persona che evidentemente conosciamo, ma che ancora non è stata menzionata nel toto-Premier delle ultime settimane. A questo punto non ci resta che attendere eventuali sviluppi sulla questione, e la giornata di oggi sarà molto calda su questo fronte.

Spread e interessi dei mutui: il legame evocato dal prof. Daveri che non esiste

 scenarieconomici.it 20 maggio 2018

Abbiamo letto recentemente diverse dichiarazioni sull’aumento dello spread BTP-Bund, secondo le quali questo sarebbe causato dalle anticipazioni sul programma del possibile governo Lega-M5S. Più paradossali però le affermazioni di alcuni economisti secondo i quali l’aumento dello spread (che ricordiamolo, era più alto di adesso solo 6 mesi fa) causerebbe l’aumento del tasso d’interesse dei mutui. Il prof. Daveri si è spinto a dire che i titolari di mutui potrebbero rivalersi legalmente sui firmatari del contratto di governo per i danni subiti.

 

Tralasciamo le successive puntualizzazioni del prof. Daveri che potete trovare qui e anche la bizzarra idea di cause civili per l’aumento dei tassi dei mutui (anche perché se cause simili fossero possibili persone come Berlusconi e Monti sarebbero da tempo sul lastrico) e verifichiamo la tesi che l’aumento dello spread causi un aumento dei tassi dei mutui. Per correttezza aggiungiamo che Daveri precisa che si riferisce ai mutui futuri, visto che quelli attuali hanno sia tasso di base che spread fissato alla stipula del contratto.

Prima di tutto le definizioni: lo spread cui si riferisce la stampa e il prof. Daveri è la differenza tra rendimento dei BTP e dei Bund tedeschi decennali. Essendo una differenza lo spread può aumentare sia per un calo del rendimento dei bund sia per un aumento del rendimento dei BTP. Qui sorge la prima falla logica: cosa c’entra il tasso d’interesse di un mutuo italiano con lo spread tra rendimenti di titoli pubblici? In teoria potrebbero calare in misura diversa sia il rendimento dei BTP che quello dei Bund, con un aumento dello spread. La correlazione appare molto dubbia.

La tesi di Daveri in realtà è che se il prezzo dei Btp cala – a causa del rialzo dei tassi – le banche (che li usano come collaterale nelle operazioni di rifinanziamento) troveranno più oneroso finanziarsi e lo scaricheranno sui clienti. La tesi sarebbe teoricamente corretta se riguardasse il rendimento dei BTP anziché lo spread, ma anche in questo caso è fallace perché presuppone l’esistenza di interbank lending che in EZ non esistono più da un bel pezzo. Inoltre le banche si sono liberate di gran parte dei BTP con lo swap da titoli a riserve via QE. Quindi andava bene fino a prima del QE, oggi no.

Andiamo nello specifico del calcolo dei tassi dei mutui, sia a tasso fisso che variabile. Tutte le banche adottano un calcolo basato su un interesse di riferimento costituito da due indici europei al quale viene aggiunto uno spread che remunera le spese, il profitto della banca ed eventualmente il differenziale per il maggior costo di finanziamento.

Il costo di raccolta delle banche in epoca di QE però è nullo: le banche che non impiegano il contante subiscono tassi nulli o negativi. Un articolo di Investire Oggi del 9 aprile scorso lo spiega:

 

Si parla inoltre oggi di spread sui mutui variabili bassissimi, dell’ordine dello 0,2%, e di tassi in rialzo sui fissi a causa dell’aumento dei rendimenti sovrani “core” europei degli ultimi 6-9 mesi (nota bene: a spread BTP-Bund calante!).

Il tasso di riferimento dipende poi dai due indici citati che poco hanno a che vedere con lo spread BTP-Bund. Tutte le banche europee adottano infatti l’indice Euribor per i mutui variabili e l’IRS/Eurirs per i mutui a tasso fisso.

Ma arriviamo al divertente. È vero che i rendimenti dei mutui aumentano all’aumentare dello spread?

Se guardiamo ai tassi di riferimento, il tasso Euribor non ha nulla a che vedere coi titoli sovrani, mentre l’IRS/Eurirs in realtà cala all’aumentare dello spread. Quindi correlazione inversa. Perché? Qui la spiegazione:

Con spread in aumento cala l’indice di riferimento dei mutui a tasso fisso. Dimostrazione empirica: ricordate il drammatico 2011, quando lo spread passò da circa 150 del gennaio 2011 a 550 del dicembre dello stesso anno? Ebbene il tasso Eurirs a 5 anni passò da 2.64 a 1.88. Un calo del 30%. I tassi medi dei mutui fissi aumentarono, sempre nel 2011, circa dello 0,5%, da 4,2% a 4,7%, per poi salire e scendere indipendentemente dallo spread. Quindi nel 2011 lo spread BTP-Bund è aumentato del 400% mentre il tasso medio applicato sui mutui fissi è aumentato del 10% … una correlazione quantomeno debole. In pratica Daveri avrebbe grosse difficoltà a dimostrare in tribunale che l’aumento del tasso dei mutui dipenda da un aumento dello spread, viste le variabili in gioco.

 

 

In conclusione: diversamente da quanto affermato da Daveri i tassi dei mutui non dipendono dallo spread BTP-Bund per i seguenti motivi:

  1. Gli indici di riferimento dei mutui Euribor e Eurirs non sono collegati allo spread BTP-Bund. L’Eurirs dipende sostanzialmente dai Bund tedeschi, con correlazione inversa (indiretta) tra spread BTP-Bund ed Eurirs.
  2. le banche italiane non sono esposte significativamente in titoli di stato italiani, principalmente perché li hanno venduti a Bankitalia o BCE nel quadro del QE. L’esposizione del sistema bancario italiano in titoli di stato era di circa 330 miliardi a gennaio 2018 contro il picco di 440 miliardi di 3 anni fa
  3. Il costo di finanziamento delle banche italiane è oggi minimo grazie al QE. Potrebbe aumentare in futuro a causa di un rialzo dei rendimenti sovrani europei, ma l’effetto sarebbe indipendente dallo spread BTP-Bund.

Per finire un aggiornamento di ieri sull’andamento dei mutui … con tassi ai minimi storici.

Processo BPVi, i pm di Vicenza Salvadori e Pipeschi: Gianni Zonin sapeva tutto e va processato

Rassegna Stampa Vicenzapiu.com 20 maggio 2018

Gianni Zonin non era un inconsapevole pensionato, ma un lucido manager che aveva le conoscenze di un economista e la capacità gestionale di un amministratore delegato. E dunque non poteva non sapere: non poteva essere all’oscuro delle operazioni baciate e delle altre irregolarità che hanno contribuito al tracollo del!’ex Bpvi. È la convinzione della Procura di Vicenza che nell’udienza preliminare di ieri per il crac dell’istituto, ha chiesto il rinvio a giudizio del potentissimo presidente.

E anche de­gli altri sei imputati: l’ex vicedirettore generale responsabile della Divisione Mercati Emanuele Giustini di Roma; l’ex vicedirettore generale Divisione Finanza Andrea Piazzetta di Pederobba; l’ex vicedirettore generale Divisione Crediti Paolo Marin di Vi­cenza; l’ex dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili Massimiliano Pellegrini di San Donà; l’ex membro del Cda Giuseppe Zigliotto (ex presidente di Confindustria Vicenza) e BPVi in liquidazione coatta amministrativa. Resta stralciata per motivi di salute, e verrà discussa a settembre, la posizione dell’ex dg Samuele Sorato. Tutti gli imputati devono rispondere, a vario titolo, di ostacolo alla Vigilanza, aggiotaggio, falso in prospetto.

La richiesta di processo. La richiesta di rinvio a giudizio è arrivata in anticipo rispetto alle previsioni di calendario, con un’improvvisa e inattesa accelerazione del procedimento penale. I pm Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi hanno parlato per oltre due ore, il primo illustrando l’inchiesta nel suo complesso, il secondo soffermandosi sulle singole posizioni degli imputati. Salvadori ha chiarito il meccanismo perverso delle baciate (i finanziamenti ai clienti per acquisto di azioni proprie). Un «fenomeno enorme», ha detto, del valore di circa 1 miliardo di euro: «Di queste operazioni non c’è traccia nei documenti interni ed esterni della banca». In sostanza sono state nascoste. E poiché le baciate incidono sul!’effettiva consistenza del patrimonio, è stata data di esso una rappresentazione non reale. Si configura così quel reato di ostacolo alla Vigilanza contestato dall’accusa. «Il fenomeno è pacifico e documentato», ha sottolineato ancora il magistrato secondo il quale si è alimentato con le baciate un mercato secondario (senza il quale il mercato delle azioni sarebbe, ndr) risultato in realtà «un mercatino». Il pm Pipeschi ha passato al setaccio le posizioni dei singoli. A cominciare da quella di Zonin: «Ci sono a suo carico elementi logici», ha rilevato, ricordando come nei verbali del Cda l’ex presidente parlasse con la competenza di un economista e come i dirigenti dicessero che si comportava come un amministratore delegato. Per quanto riguarda Piazzetta e Marin, essi avevano una posizione preminente nel fare da tramite.

Istanza di remissione. «Deserto probatorio», ha liquidato le accuse il professor Enrico Ambrosetti, legale di Zonin, all’uscita dall’aula. Le difese si preparano alla battaglia che inizierà nell’udienza della prossima settimana. Gli avvocati hanno preannunciato, seppur ufficiosamente, un’istanza di remissione. Chiederanno in sostanza il trasferimento del processo in altra sede perché, è la tesi, a Vicenza non ci sarebbe la serenità dell’Ufficio sufficiente per giudicare Zonin e gli altri imputati. La richiesta andrà in Cassazione che, a quel punto, deciderà se accoglierla e spostare altrove il processo, oppure se respingerla e consentire la prosecuzione a Vicenza.

Incompetenza territoriale. E già ieri, in apertura di udienza, c’è stato un tentativo di spogliare Vicenza del processo e di portarlo a Roma. L’istanza di incompetenza territoriale è stata avanzata dall’avvocato Concetta Miucci, legale di Giustini (a cui si sono associate le altre difese) sostenendo che le prime segnalazioni sulle baciate erano state trasmesse alla capitale, sede di Bankitalia, in epoca precedente l’ispezione sul territorio del 2012. E quindi il luogo in cui è stato commesso il primo reato è Roma, dove le comunicazioni sono arrivate. Il giudice Roberto Venditti ha respinto la richiesta rilevando che il primo reato è stato commesso a Vicenza perché è da qui che, comunque, sono partiti i prospetti. Si tratta, seppur con esiti opposti (in effetti con lo stesso esito visto che anche per Veneto Banca il processo è tornato a Treviso, ndr), dell’argomentazione con la quale il giudice di Roma ha mandato gli atti di Veneto Banca a Treviso, rilevando come le prime comunicazioni di irregolarità fossero partite da Montebelluna.

Le parti civili. Le parti civili intendono associarsi alla Procura nella richiesta di rinvio a giudizio.

«Ma avremmo voluto fossero contestati anche la truffa e l’associazione a delinquere», ha osservato l’avvocato dei risparmiatori Michele Vettore, «Così sarebbe stato possibile procedere contro Consob e Banca d’Italia»

di Sabrina Tomè, da Il Mattino di Padova

Il banchiere della ‘Ndrangheta

Di Maria Roselli e Marco Tagliabue, Falò RSI tvsvizzera.it 20 maggio 2018

Un faccendiere italiano residente in Ticino e un fiduciario ticinese sono stati condannati per aver riciclato soldi provenienti dal traffico di droga gestito dalla famiglia Martino appartenente alla ‘Ndrangheta. Nel servizio i traffici dei fratelli Giulio e Vincenzo Martino attivi a Milano e l’intera storia del fiduciario di Chiasso che si professa innocente.

VIDEO

https://www.rsi.ch/play/tv/falo/video/bella-gente?id=10423994&startTime=254&station=rete-uno

“Sono innocente. Non potevo sapere la provenienza di quei soldi, mi sono comportato come hanno fatto molti altri”. Un fiduciario ticinese, condannato in prima istanza per riciclaggio, racconta in un documento unico nel suo genere,  il suo ruolo in un caso di ‘Ndrangheta. Che obblighi ci sono? Quali controlli si devono fare quando si presenta qualcuno che vuole movimentare dei soldi? Falò, la trasmissione di approfondimento della RSI, ha ricostruito una delle più importanti inchieste contro il crimine organizzato mai arrivate a giudizio in Svizzera: la nostra indagine attraverso documenti, testimonianze e soprattutto l’intera storia raccontata dal fiduciario protagonista della vicenda.

A discuterne in studio – al termine del servizio – due avvocati, Edy Salmina, rappresentante del fiduciario ticinese e Marco Bertoli, già procuratore, alto funzionario di banca e oggi responsabile della sorveglianza sui fiduciari.

Novartis rinviata a giudizio per corruzione

ATS AFP/JC tio.ch 19 maggio 2018

La multinazionale farmaceutica avrebbe distribuito mazzette per dominare il mercato con autorizzazioni di accesso veloci e per poter mantenere alti i prezzi dei propri medicinali

ATENE – Il parlamento greco ha rinviato a giudizio la multinazionale farmaceutica elvetica Novartis per sospetto versamento di mazzette ad alti responsabili politici, tra il 2006 e il 2015.

Dopo lunghi dibattiti, i deputati di Atene la notte scorsa hanno stabilito che una commissione parlamentare ad hoc non era adatta ad esaminare il caso e hanno rinviato il dossier ai tribunali, indica oggi l’agenzia di stampa greca ANA.

Dato che l’istruttoria citava nomi di ex capi di governo e ministri, in base alla costituzione il parlamento greco lo scorso febbraio aveva deciso di creare una commissione d’inchiesta per far luce sulla vicenda.

Secondo testimoni protetti dalla giustizia, Novartis avrebbe corrotto responsabili politici e medici per dominare il mercato con autorizzazioni di accesso veloci e per poter mantenere alti i prezzi dei propri medicinali. Il colosso basilese della farmaceutica avrebbe pagato tangenti per 50 milioni di euro, provocando nel decennio in questione uno sperpero di fondi pubblici di circa 3 miliardi di euro.

Fra i presunti corrotti figurano l’ex premier conservatore Antonis Samaras, il commissario europeo alla Migrazione Dimitris Avramopoulos e il governatore della Banca di Grecia Yannis Stournaras. A loro si aggiungono altri sei ministri o viceministri.

Tutti negano gli addebiti. Parlano di diffamazione e accusano il governo di sinistra di Alexis Tsipras di volere sviare l’attenzione dalla grave crisi finanziari in cui versa il Paese.

Novartis oggi ha ribadito di lavorare in stretta collaborazione con le autorità per chiarire la questione e ha inoltre precisato di avere avviato un’indagine interna.

Quel patto scellerato tra Roche e Novartis

Di Federico Franchini, Il Quaderno tvsvizzera.it 19 maggio 2018

I due gruppi farmaceutici hanno diffuso d’intesa informazioni ingannevoli per favorire in Italia un prodotto che costa 900 euro, ostacolando l’utilizzo di un farmaco equivalente a soli 80 euro. La Corte europea di giustizia conferma l’illecito. La Svizzera si dichiara impotente.

laboratorio della Roche
Concorrenza? Nella vicenda Avastin/Lucentis Roche e Novartis hanno lavorato mano nella mano.

(Keystone)

Hanno ostacolato la vendita in Italia di un farmaco dal prezzo accessibile, l’Avastin, dal costo di 80 euro, a vantaggio di un medicamento più costoso, il Lucentis, che di euro ne costa 900. Una differenza abissale.

Il primo è nato come medicamento antitumorale, la cui licenza è detenuta da Roche. Da tempo, la comunità scientifica ha stabilito che il prodotto ha un’ottima e sicura resa anche per il trattamento della maculopatia, una malattia dell’occhio. Quindi è sufficiente acquistare l’Avastin per ottenere gli effetti miracolosi promessi dal Lucentis, la cui licenza è stata ceduta da Roche alla Novartis, che, detto en passant, detiene circa il 30% delle azioni di Roche.

La vicenda è nota da tempo e ha già fatto scorrere fiumi d’inchiostro. Ma adesso giungono le conferme: i due principali gruppi farmaceutici svizzeri hanno diffuso informazioni ingannevoli per differenziare artificiosamente i due prodotti, perfettamente sovrapponibili.

Posta in gioco molto elevata

Ciò che ha generato costi sanitari enormi. Nonostante l’uso diffuso in ambito oftalmico, Roche non ha fatto nulla per richiedere un’estensione delle indicazioni dell’antitumorale Avastin per questo utilizzo. Anzi, tramite la filiale Genentech ha creato un farmaco clone – il costosissimo Lucentis – confezionato appositamente per l’uso in campo oftalmologico.

Da parte sua Novartis non è riuscita ad imporre subito il nuovo farmaco poiché i medici italiani, per ovvie ragioni di costi, continuavano a prescrivere l’Avastin benché non autorizzato dalle autorità sanitarie per questo trattamento (utilizzo off label).

La posta in gioco è molto elevata: la maculopatia colpisce un anziano su tre sopra i 70 anni ed è la prima causa di cecità nel mondo occidentale. In Italia della vicenda se ne è occupata l’Antitrust e le autorità di perseguimento penale. In Svizzera le autorità affermano di avere le mani legate.

Turbativa del mercato

Aggiotaggio: è questo il capo d’accusa con cui i due rappresentanti legali in Italia di Roche e Novartis sono finiti sul registro degli indagati. Aggiotaggio, stando al codice penale italiano, significa turbare il mercato, pubblicando o divulgando notizie false, esagerate o tendenziose atte a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo di un prodotto.

Nel caso specifico sono state messe in atto “manovre fraudolente” finalizzate a turbare il mercato italiano dei prodotti oftalmici e realizzare così “ingiusti profitti patrimoniali”: così si legge, nell’avviso di conclusione delle indagini firmato dal pubblico ministero di Roma Stefano Pesci.

In sostanza l’Avastin è stato presentato come un farmaco pericoloso (ciò che è risultato poi inveritiero) condizionando così le scelte dei medici e dei servizi sanitari. Un cartello che, secondo l’Antitrust, è costato, nel solo 2012, un esborso aggiuntivo per il Servizio sanitario nazionale di oltre 45 milioni di euro, “con possibili maggiori costi futuri fino a oltre 600 milioni l’anno”.

“I due gruppi si sono accordati illecitamente per ostacolare la diffusione dell’uso di un farmaco molto economico, a vantaggio di un prodotto molto più costoso, differenziando artificiosamente i due prodotti”

Antitrust italiana

Fine della citazione

Proprio nel 2012, cedendo alle pressioni delle case farmaceutiche, l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) decise di obbligare gli ospedali a utilizzare il Lucentis al posto di Avastin. Nella vicenda, però, è intervenuta l’Antitrust che, nel 2014, ha sanzionato le due multinazionali basate a Basilea. Il motivo: “I due gruppi si sono accordati illecitamente per ostacolare la diffusione dell’uso di un farmaco molto economico, Avastin, nella cura della più diffusa patologia della vista tra gli anziani e di altre gravi malattie oculistiche, a vantaggio di un prodotto molto più costoso, Lucentis, differenziando artificiosamente i due prodotti”.

Multa di 90 milioni di euro

Per questa vicenda le due società svizzere sono state condannate ad una multa di circa 90 milioni di euro ciascuna. Una decisione contro la quale è stata fatta opposizione. Il Consiglio di Stato italiano, l’ultimo organo che deve trattare il ricorso, ha chiesto un parere alla Corte europea di giustizia. La quale, lo scorso 23 gennaio, ha ribadito che l’intesa tra due aziende, “atta a diffondere informazioni ingannevoli sull’uso off label” di un medicamento al fine di ridurre la pressione che esercita su un altro medicamento, costituisce una restrizione alla concorrenza.

D’intesa le due ditte svizzere hanno fatto leva per diffondere il più ampiamente possibile una percezione di pericolosità per l’Avastin. “A tale scopo – si legge in un documento consultato dal Quaderno – spingendosi addirittura a predisporre apposite pubblicazioni scientifiche e piani di comunicazione mirati”.

Era la stessa Roche, affermano per iscritto diversi medici, che aveva inviato loro una lettera con la quale s’indicava che l’Avastin non era approvato per l’uso intravitreale e invitava a non usarlo per la cura delle maculopatie. Contemporaneamente anche Novartis cominciava a dire che era pericoloso usare Avastin e che si rischiavano guai giudiziari a usare un farmaco non approvato.

Emblematica è la vicenda con Federanziani. Quest’ultima, nel 2011, aveva scritto una lettera a Roche e Novartis per lamentarsi della sproporzione di costi esistenti fra Avastin e Lucentis in ambito oftalmico e le sempre maggiori difficoltà incontrate nell’uso off label del primo farmaco. Poi, all’improvviso, il cambio di rotta: la tesi dei problemi creati da Avastin viene sposata anche dalla stessa Federanziani. In un comunicato stampa del 2014, quest’ultima rivela dei risultati allarmanti in merito all’utilizzo del prodotto di Roche per la maculopatia. Secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano, la Guardia di Finanza sospetta che il tutto sia stato creato ad hoc per “avvalorare la tesi della scarsa sicurezza dell’uso oftalmico dell’Avastin”. Non sarà quindi un caso se, nel 2014, la stessa Federanziani ha ricevuto due finanziamenti da parte di Novartis, uno da 54’000 euro e un altro da 91’000 euro. L’informazione la si trova su un documentoLink esterno sul sito internet di Novartis.

In Svizzera mancano le basi legali

In Svizzera, dove per il Lucentis le assicurazioni malattia spendono circa 75 milioni di franchi all’anno, questi metodi non sono necessari. Finché Roche non fa una domanda di autorizzazione a SwissmedicLink esterno (l’Istituto svizzero per gli agenti terapeutici) per l’utilizzo di Avastin in oftalmologia questo farmaco non può essere inserito sulla lista delle specialitàLink esternostabilita dall’Ufficio federale della sanità pubblica per il trattamento della maculopatia. Per questo l’utilizzo oftalmico di questo farmaco non può essere rimborsato dalle casse malati. Il coltello dalla parte del manico lo tiene Roche che ben si guarda dal chiedere a Swissmedic l’autorizzazione. Tanto riceve già le royalties per il Lucentis venduto da Novartis ma che è stato creato dalla Roche.

“La Confederazione non dispone delle basi legali per obbligare le aziende farmaceutiche a far omologare un nuovo medicamento o a estendere l’indicazione di uno già omologato” ribadisce il governo svizzero in seguito ad un’interpellanzaLink esterno.

Un’impossibilità d’azione che genera costi enormi per il sistema sanitario elvetico. “Questo esempio dimostra come l’industria farmaceutica può cercare di massimizzare i suoi profitti a discapito dell’assicurazione di base. Purtroppo, i fabbricanti di medicamenti non possono essere obbligati a estendere l’indicazione dei loro prodotti per altri utilizzi che quelli previsti dall’iscrizione della sostanza sulla lista delle specialità”, ci spiega Christophe Kaempf di Santésuisse.

Dimenticando forse di menzionare che, alla fine, questi costi vengono comunque riversati sui premi di cassa malati.

NOVARTIS / PILLOLE & TANGENTI IN MEZZO MONDO, DALLA CASA BIANCA ALLA GRECIA

Andrea Cinquegrani lavocedellevoci.it 18 maggio 2018

Tsunami sul colosso farmaceutico svizzero Novartis. Negli Stati Uniti sta scoppiando lo scandalo della “consulenza d’oro” pagata al team legale di Donald Trump in tutto il 2017, per allargare i suoi affari nel dopo Obamacare. E nell’affaire fa capolino anche una pornostar con gusti presidenziali, nonché un magnate russo amico di Rocket Donald.

In Grecia, poi, si sta scoperchiando il pentolone sulla montagna di tangenti pagate a mezza classe politica ellenica per una decina d’anni: tra i beneficiari il numero uno della Banca di Grecia ed ex super ministro delle finanze. 

Di tutto e di più sul fronte dei maxi affari griffati Big Pharma.

QUELLA CONSULENZA DA 100 MILA DOLLARI AL MESE   

Partiamo dalla patata bollente servita negli Usa. Nella bufera è finito il potente studio legale che cura gli interessi di Donald Trump in veste presidenziale, ossia il “Michael Cohen’s Essential Consultants”, vero e proprio crocevia di affari, attraverso cui sono passate maxi tangenti che hanno condizionato e condizionano la politica a stelle e strisce, anche a livello internazionale.

Interlocutore privilegiato, per tutto il 2017, del prestigioso studio, un altro pezzo da novanta di super contratti, vale a dire il “top lawyer” di Novartis, il legale a capo di un folto stuolo di avvocati e consulenti, Ellix Ehrat. Il quale ha appena rassegnato le sue irrevocabili dimissioni, a far data dal 1 giugno 2018, per via della sporca connection che il colosso farmaceutico ha cercato di stabilire con lo stesso entourage di Trump. Il quale, del resto, è in ottimi rapporti con il Ceo di NovartisVasant Narasimhan, con cui si è intrattenuto affettuosamente a cena durante l’ultimo summit che si è tenuto a Davos. 

Ma qual è, in dettaglio, il rapporto Casa Bianca-Novartis? A pochi giorni dall’insediamento presidenziale lo staff legale di Trump, capeggiato dall’avvocato Michael Cohen, stabilisce “in tempo reale” un rapporto contrattuale con quello di Novartis, rappresentato da Ehrot. Una sorta di super consulenza pagata la bellezza di 100 mila dollari al mese: il tutto perchè Novartis potesse contare sul supporto e i consigli operativi di “Essential Consultants” per districarsi meglio nella politica sanitaria che la nuova amministrazione Usa intendeva portare avanti, in particolare per il domani dell’Obamacare. 

Il contratto è stato firmato a febbraio 2017, con una durata annuale. 

Dopo un paio di mesi – raccontano fonti investigative – l’avvocato Ehrot “si è accorto che le cose non funzionavano per il verso sperato, ha constatato che il team Cohen non era l’interlocutore giusto e ha deciso di mettere fine alla collaborazione”. Non mancando, però, di rispettare quanto previsto dal contratto: quindi per tutto il 2017 è stato versato da Novartis ad Essential Consultants l’importo pattuito di 100 mila dollari al mese.

Nel rassegnare le sue dimissioni, Ehrot ha voluto sottolineare: “Questo contratto, anche se perfetto sotto il profilo giuridico, è stato un errore. Nella mia veste di cofirmatario, pertanto, mi assumo la responsabilità di ciò per porre fine alle polemiche”. Stesso copione, più o meno, recitato dall’altra super toga, Cohen. Scusate per la combine, voltiamo pagina e scordammoce ‘o passato: anche se freschissimo, perchè si tratta di tutto lo scorso anno, il 2017.

Val la pena di rammentare che negli Stati Uniti l’industria farmaceutica è ormai saldamente attestata al primo posto nella sua attività di lobbyng, ed in particolare sul fronte del finanziamento alle campagne presidenziali, con una montagna da milioni di dollari suddivisi in modo praticamente bypartizan tra il partito democratico e quello repubblicano: come dire, vi paghiamo tutti, quindi dovete eseguire i nostri ordini. Ha perfino superato la sempre strapotente industria delle armi… 

LA PORNO STAR & IL MAGNATE 

Ma eccoci ad un giallo nel giallo. Perchè il rampatissimo studio Michael Cohen’s Essential Consultants ha curato un’altra pratica bollente: quella relativa ad una denunciante eccellente di Donald Trump sul fronte delle molestie, la porno star Stormy Daniels. Alla quale quale lo studio ha versato 130 mila dollari. 

Il legale della bella Stormy, Michael Avenatti, ha verbalizzato pochi giorni fa, l’8 maggio, davanti agli inquirenti che indagano sulle acrobazie trumpiane, Russiagate e non solo. Ed ha ricostruito le tappe di un’altra bella somma, 500 mila dollari, che alla porno star sarebbe pervenuta dai conti del magnate russo-svizzero Viktor Vekselberg, una fortuna da 15 miliardi di dollari accumunalata negli States (petrolio e acciaio) e in ottimi rapporti con l’entourage trumpiano. La somma da mezzo milione di dollari, infatta, è transitata – secondo le ricostruzioni degli 007 a stelle e strisce – attraverso due sigle, Columbus Nova e Renova Group, quest’ultima direttamente controllata dal magnate russo e con quartier generale proprio in Svizzera.

Non è finita: perchè al dinamicissimo studio dell’avvocato Cohen fanno capo parecchie altre transazioni eccellenti, come nei casi del colosso AT&T e addirittura della Corea Aerospace, tutte con grossi interessi negli Usa. E su cui sono ora accesi i riflettori degli inquirenti.

Ma torniamo alle rogne giudiziarie di casa Novartis. E dagli States passiamo in Europa, per la precisione in Grecia.

NOVARTIS CAVALCA IL CRAC DELLA GRECIA

Stavolta il bottino è da 3 miliardi di euro. Tanto è stato versato a politici e banchieri ellenici nell’arco di un decennio, tra il 2006 e il 2015, dalla Novartis, affinchè i suoi prodotti potessero essere non solo leader nel mercato farmaceutico locale, ma strapagati. 

Con il crac finanziario, infatti, tutti i prodotti, anche quelli farmaceutici, hanno subito una battuta d’arresto: ma guarda caso le ‘carissime’ confezioni targate Novartis non hanno conosciuto crisi, perchè i consumatori potevano averle gratis. Lo strasforacchiato sistema sanitario greco rimborsava il prezzo pieno alle farmacie dietro presentazione della ricetta. Molti, all’epoca, si sono chiesti il motivo di quel miracolo. Ed eccolo ora spiegato con la maxi inchiesta delle toghe elleniche, che sta coinvolgendo mezza classe politica e non pochi banchieri di nome. 

“Il più grande scandalo dalla costituzione dello stato greco, alla pari se non maggiore di quello Siemensdi anni fa, e paragonabile a quello della Lista Lagarde”, commentano alcuni media. 

Tirati in ballo autorevoli membri del Pasok e di Nea Dimokratia: fior tra fiori, l’ex premier Antonis Samaras, l’ex ministro della salute Adonis Georgiades, quello degli Esteri Evangelos Venizelos e soprattutto delle Finanze Yannis Stournaras, che oggi siede sulla strategica poltrona di governatore della Banca di Grecia, e la cui abitazione è stata perquisita di cima a fondo ad aprile. 

Secondo l’attuale ministro della Giustizia del governo Tsipras, Stavros Kontonis, “Novartis probabilmente ha corrotto migliaia di medici e dipendenti pubblici (le ultime stime parlano di circa 4 mila persone, ndr) per promuovere i suoi prodotti e ha continuato a vendere farmaci ‘troppo cari’ anche dopo che il paese è stato colpito dalla crisi economica nel 2010”.

L’inchiesta è partita due anni fa e da allora – racconta la stampa locale – “sono stati interrogati dagli inquirenti decine e decine di manager, collaboratori, faccendieri, medici, pazienti e cittadini per far luce sul maxi buco creato nei conti pubblici greci dalla multinazionale elvetica”. 

Tutto è cominciato nel 2016 con il tentato suicidio di un ex manager di Novartis, per ore sul cornicione del centralissimo Hilton di Atene, salvato in extremis e poi deciso a vuotare il sacco con rivelazioni – viene raccontato – da far tremare le vene e i polsi.

Va rammentato che al summit del potente gruppo Bilderberg che si è tenuto nel 2009 ad Atene, erano presenti sia l’allora Ceo di Novartis, lo svizzero Daniel Vasella, che l’attuale numero uno della Banca di Grecia, l’inquisito Strournaras. Il quale dopo tre anni diventò ministro delle Finanze e già anni prima era salito alla ribalta delle cronache internazionali, per aver condotto, nel 2001, il passaggio dalla dracma all’euro. 

Sulla gravità dello scandalo Novartis in Grecia, ecco le parole di Yannis Natsis, una figura da non poco, visto che ricopre la carica di “Policy Coordinator” presso la “European Public Health Alliance”: “Le accuse di corruzione dimostrano che l’industria farmaceutica ancora una volta abusa del suo strapotere. E nonostante la Grecia possa essere considerato ancora un paese a forte rischio sotto il profilo economico, numerosi medicinali con prezzi esorbitanti, soprattutto oncologici, sono ancora pienamente rimborsati dallo Stato, con profitti fiume per le multinazionali”. 

Anche il governo Tsipras, a questo punto, chiude gli occhi e incassa?  Staremo a vedere. 

Tanto per distrarsi e non pensare alle rogne, Novartiscontinua nei suoi investimenti esteri (anche in Italia: nel prossimo triennio spenderà 200 milioni di euro) e nel suo shopping a livello internazionale.

Guarda caso, i più freschi affari issano la bandiera a stelle e strisce. Appena portato a termine, infatti, l’acquisto di un pezzo pregiato della farmaceutica statunitense, AveXis, specializzata in terapie geniche: in particolare, l’azienda sviluppa trattamenti per pazienti affetti da malattie rare in neurologia. Il prezzo per l’acquisizione è pari a 8,7 miliardi di dollari. Notano le cronache finanziarie: “Dal 2020 l’acquisizione avrà un impatto positivo sui conti economici di Novartis, grazie ad un forte incremento delle vendite in tale segmeno commerciale”. La sigla che ha portato a termine l’operazione è la controllata Novartis Am Merger Corporation.

Sarà mai in grado, top Novartis, di brevettare e commercializzare un vaccino anti corruzione?