Intesa dia a un euro al Comune di Vicenza Palazzo Thiene, no la sede della ex BPVi, meglio Palazzo Repeta. Peccato siano della LCA: l’insostenibile leggerezza dell’essere … politici

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile VicenzaPiù)  Mercoledi 30 Agosto 2017 alle 23:37 |

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In tanti, troppi non hanno saputo (voluto?) “leggere” per tempo i segnali, capiti anche da… noi (cfr. “Vicenza. La città sbancata“), del dramma che incombeva da anni su decine di migliaia di vicentini (e non solo) che hanno perso i loro risparmi fidandosi delle sirene che, celando le umane spoglie di Gianni Zonin, cantavano i loro richiami all’acquisto di azioni della Banca Popolare di Vicenza esponendo le loro grazie dalle finestre della direzione generale di Via Btg. Framarin e venivano amplificate dalla stampa e dalla tv di Palazzo Bonin Longare.

Lì regnavano i presidenti di Confindustria Vicenza Roberto Zuccato e Giuseppe Zigliotto quando non sedevano nei cda della BPVi, evidentemente una enoteca monomarca ma ben fornita dove tutti i suoi membri di rango elevato forse si “avvinazzavano” (il vino pare che lo offrisse il padrone di casa… vinicola) visto che di quello che ci faceva lì dentro ora nessuno ricorda nulla, come dopo una sbronza.

Le voci di quelle sirene hanno ammaliato anche “eletti” e “nominati” di Palazzo Trissino dove tutti, lo ha testimoniato in sala Bernarda Jacopo Bulgarini d’Elci, si inchinavano al sistema di potere che dettava (e detta?) legge a Vicenza.

E le sirene hanno annebbiato, così, le menti della città, della provincia, della regione e di buona parte dell’Italia, dalle vere Alpi (friulane) alle simil Ande siciliane (a proposito non puzza che i siciliani truffati non abbiano mai… parlato?!) dando il tempo ai corpi veri che loro coprivano con le loro sembianze, truffaldine come i corpi sottostanti (Pierpaolo Baretta ha sancito che i soci sono stati “truffati”), di rubare i portafogli a molti dei loro abitanti.

Oggi alcuni degli eletti e nominati (non tutti, come vogliamo fortemente credere visto che il vice sindaco potrebbe aver avuto interesse ad allargare il numero dei “complici” o dei “collusi”), dopo l’ammaliamento che li ha resi poco simili al “navigato” Ulisse e dopo aver fatto meno di zero per capire cosa stesse succedendo alle spalle dei loro elettori e dei loro “tutelati”, hanno tirato fuori un’idea geniale.

Invece che pensare a qualche metodo, ce ne sarebbero, da sottoporre ai loro referenti nazionali in Parlamento per far recuperare qualche spicciolo del maltolto, hanno urlato coraggiosi e con cipiglio da eroi: “Intesa SanPaolo ridia qualcosa alla città, un bel palazzo a un euro, visto che a mezzo euro hanno comprato il meglio della fu Popolare vicentina!“.

E via alla gara di “richieste inderogabili”: Carlo Messina ci dia Palazzo Thiene e le sue opere d’arte per farle godere ai soci, che, magari, visto che non hanno più soldi potranno cibarsi di cultura; no, meglio il palazzo della ex direzione generale così ci facciamo il nuovo Comune dove la gente andrà a farsi il certificato di… morte delle speranze costruite in una vita. E così via.

Ma possibile che a nessuno, magari dopo che Messina neanche replicava a queste bellicose richieste, sia venuta la voglia, visto che evidentemente non lo aveva fatto prima di provare un collegamemto mal riuscito tra cervello e bocca, di controllare chi sia il proprietario di Palazzo Thiene, della sede di Via Btg. Framarin e, che so, di altri palazzi di prestigio come l’ex sede vicentina di BankitaliaPalazzo Repeta, quello degli “scambisti” (di favori, dicono) Gianni Zonin e Ignazio Visco?

Ebbene quei palazzi, come altre 1.000 e passa unità immobiliari (dalla visura catastale che abbiamo fatto fare a nostro costo il 16 agosto 2017 ne risultano 1004 per la precisione), sono di Immobiliare Stampa scpa, che Intesa Sanpaolo ha “lasciato”, bontà sua, alla Banca Popolare di Vicenza in liquidazione coatta amministrativa.

Quindi, cari amici politici vicentini, storici controllori e difensori dei cittadini, se uno di quei palazzi dovesse andare per un euro, non certo per cessione da parte di Intesa, al Comune, che è di tutti i vicentini, certo, ci sarebbero ancora meno soldi per lo Stato (che è di tutti gli italiani) che spera di recuperare un po’ di miliardi dalla LCA per non far pesare alla comunità nazionale il costo dell’operazione Intesa Sanpaolo.

Ma, soprattutto, si affievolirebbero ulteriormente le già scarse possibilità dei soci truffati di recupare qualche euro dalla cessione di immobili, Npl e partecipazioni ancora in capo alla liquidazione.

Cosa c’è, allora, cari lettori, nella testa di chi prima quel cervello lo ha chiuso agli impulsi esterni di pericolo e ora propone un danno ulteriore per i concittadini truffati.

Forse c’è l’insostenibile leggerezza dell’essere… politici.

A PALAZZO CHIGI PER ARRIVARE AL DANE’ – IL MOVIMENTO 5STELLE MIRA A TRASFORMARE LA CASSA DEPOSITI E PRESTITI NELLA NUOVA IRI (MA CI SONO VINCOLI STATUTARI ED EUROPEI) – TONONI VERSO LA PRESIDENZA (CON LA BENEDIZIONE DI GUZZETTI). IN CORSA ANCHE GAETANO MICCICHE’ – GARA A DUE PER L’AD FRA SCANNAPIECO (BEI) E GIUSEPPE CASTAGNA, GRADITO ALLA LEGA

DAGOSPIA.COM 21 MAGGIO 2018

Alessandro Barbera per La Stampa

FABIO GALLIA CLAUDIO COSTAMAGNAFABIO GALLIA CLAUDIO COSTAMAGNA

Non è ancora la nuova Iri, ma potrebbe diventarlo presto. Di certo il rinnovo dei suoi vertici sarà la madre di tutte le nomine, il primo banco di prova della probabile alleanza giallo-verde.

Quattrocentoventi miliardi di attivi patrimoniali, trecentoquaranta di raccolta in gran parte frutto del risparmio postale degli italiani, una miriade sempre più fitta di partecipazioni. Nella testa del Movimento Cinque Stelle la Cassa depositi e prestiti dovrebbe diventare la leva di una nuova politica industriale.

La verità è che tutto questo avviene già: Cdp controlla la rete della luce (Terna) e del gas (Snam), ha partecipato a una cordata per l’ acquisto dell’ Ilva, da qualche settimana è azionista rilevante di Tim. Sotto la gestione di Claudio Costamagna e Fabio Gallia la Cassa sta investendo otto miliardi in infrastrutture, ed è lo snodo del piano Juncker.

SALVINI DI MAIOSALVINI DI MAIO

Secondo Lega e Cinque Stelle potrebbe e dovrebbe fare ancora di più, salvando Alitalia e trasformando il Monte dei Paschi in una specie di braccio finanziario. Tutte ipotesi sulla carta, perché la Cassa – a meno di non approvare una legge che ne modifichi i connotati – è sottoposta a vincoli statutari ed europei. Se investisse in un’ azienda del trasporto aereo in grave perdita non sarebbe più una società attiva sul mercato, e per le regole dell’ Unione tornerebbe a essere un ente della pubblica amministrazione: tutti i suoi impegni finanziari si scaricherebbero su debito e deficit.

Se viceversa assorbisse il Monte dei Paschi, diventerebbe a tutti gli effetti una banca e dovrebbe cedere tutte le partecipazioni, dall’ Eni in giù. Per inciso, un braccio finanziario la Cassa la possiede già, si chiama Banca per il Sud, la volle Giulio Tremonti ma non è mai decollata.

GUZZETTIGUZZETTI

TEMPI STRETTI

Se il nuovo governo nascerà, avrà poco tempo a disposizione per chiarirsi le idee: l’ assemblea per i rinnovi avrebbe dovuto svolgersi questa settimana, è stata rinviata e dovrà svolgersi al massimo entro il 30 giugno, pena la proroga degli attuali vertici. Le grandi manovre sono già iniziate, anche perché nella decisione avranno un ruolo decisivo le Fondazioni bancarie, unico azionista privato della Cassa con circa il venti per cento delle quote. Venerdì si è svolta una riunione riservata convocata dal presidente Giuseppe Guzzetti.

MASSIMO TONONIMASSIMO TONONI

A quasi ottantaquattro anni è ancora lui a gestire le danze. Sarà l’ ultima volta prima della pensione: fra un anno scadono i mandati – non più rinnovabili – all’ Associazione delle casse di risparmio e alla Fondazione Cariplo. Per statuto la scelta del presidente spetta a lui. Ma tutto dipenderà da quel che vorrà fare il nuovo governo il quale potrebbe forzare la mano e – come avvenne tre anni fa per Renzi con Costamagna – imporre un suo candidato. Negli anni Costamagna ha saldato un buon rapporto con le Fondazioni, e per questo un suo rinnovo non sarebbe sgradito.

gaetano micciche'GAETANO MICCICHE’

Ma Guzzetti in tasca ha anche un altro nome: è quello di Massimo Tononi, già sottosegretario al Tesoro di Prodi, presidente di Borsa italiana e del Monte dei Paschi. Il terzo incomodo potrebbe essere un uomo vicino a Banca Intesa, il presidente di Banca Imi e della Lega di Serie A Gaetano Micciché.

LA PARTITA DELL’ AD

Dario ScannapiecoDARIO SCANNAPIECO

La partita si preannuncia complessa. Se il governo giallo-verde nascerà, Lega e Cinque Stelle vorranno incidere sulla scelta tanto quanto Guzzetti e le Fondazioni. E come sempre la trattativa per il presidente sarà legata a doppio filo a quella dell’ amministratore delegato. Fabio Gallia risulta non essere interessato alla riconferma, dunque la casella è da riempire. Anche in questo caso circolano due candidati forti: uno è quello del vicepresidente della Banca europea per gli investimenti Dario Scannapieco, già alto funzionario al Tesoro e uno dei massimi esperti di investimenti cofinanziati dall’ Unione, oggi decisivi nei piani della Cassa.

giuseppe castagnaGIUSEPPE CASTAGNA

L’ altro è il numero uno del Banco Popolare Giuseppe Castagna, gradito alla Lega. Nel frattempo, lunedì, il Tesoro coopterà nel consiglio di amministrazione i due membri espressione dei Comuni e delle Regioni. Uno sarà il presidente dell’ Anci, il sindaco Pd di Bari Antonio Decaro, l’ altro è l’ assessore al Bilancio della giunta leghista della Regione Lombardia, Davide Caparini. Il fatto che il Tesoro, tuttora guidato da Piercarlo Padoan, dia il via libera alle due nomine senza attendere l’ assemblea e il nuovo governo dice molto della loro valenza trasversale.

éééééééééééééééééé

::::::::::::::::::ultima news Giuseppe Castagna gradito alla lega ? penso che Salvini sia fuori completamente provvediamo subito a fare una mail affinché’ provveda ad una immediata rettifica

Allarme Fitch sull’Italia, spread a 186, Borsa in rosso (anche per le cedole)

FIRSTONLINE.COM 21 MAGGIO 2018

L’agenzia di rating Fitch suona l’allarme sul rischio politico del nostro Paese e lo spread Btp-Bund si impenna con un rendimento del decennale del 2,409%, ai massimi da oltre un anno – Cade anche la Borsa (1,5%) ma soprattutto per effetto della distribuzione dei dividendi che colpisce in particolare le banche – In controtendenza Saipem e la galassia Agnelli

Allarme Fitch sull’Italia, spread a 186, Borsa in rosso (anche per le cedole)

Lo stacco cedole di una ventina di blue chip e l’allarme di Fitch sul contratto Lega-M5s affossano Piazza Affari e fanno impennare lo spread. Milano chiude in calo dell‘1,52%, 23.092 punti, piazza peggiore in Europa, dove Francoforte e Zurigo sono chiuse per festività. Londra tocca un nuovo record storico, portandosi a 7868.06 punti, +1,15%, Parigi guadagna lo 0,41%, Madrid perde lo 0,48%. Wall Street apre intonata e si muove in rialzo, con il Dow Jones che a tratti supera la soglia psicologica dei 25.000 punti. I mercati festeggiano lo scampato pericolo di una guerra commerciale fra Usa e Cina. In rally General Electric, che sale più dl 3% e potrebbe chiudere la seduta sui massimi di quasi quattro mesi entrando ufficialmente in territorio “toro” dopo l’annuncio di fusione della sua divisione trasporti con l’operatore ferroviario Wabtec.

Il cambio euro/dollaro è poco mosso, attorno a 1,175; stabile il petrolio, con il Brent a 78,7 dollari al barile; oro in leggero calo a 1289,17 dollari l’oncia (-0,25%).

Le note dolenti sono quasi tutte tricolori. La seduta è pesante per il decennale italiano, il cui rendimento sale fino al 2,41%, ai massimi dal 2014, e lo spread con il Bund balza a 186.50 punti, segnando una crescita del 16,64%. A pesare, a metà pomeriggio, è un report dell’agenzia di rating Fitch che parla di un aumento del rischio-Paese sulla base del contratto di governo Lega-5 Stelle. Questo “aumenta i rischi per il profilo di credito sovrano in particolare attraverso un allentamento di bilancio e un potenziale danno alla fiducia”. La tabella di marcia comunitaria sembra dare invece un po’ di respiro al Belpaese. Mercoledì la Commissione europea sospenderà il giudizio per aspettare il momento in cui il nuovo governo presenterà la proposta di bilancio 2019, entro settembre. Il caso Italia sarà chiarito a ottobre e per valutare se quest’anno rispetterà la regola di riduzione del debito si arriverà alla prossima primavera, perché le decisioni sulle procedure vengono prese sulla base dei dati certificati da Eurostat.

Piazza Affari paga d’altra parte lo stacco di cedole per ben 19 big cap. Le perdite in Borsa sono direttamente proporzionali alla generosità nei dividendi. Il titolo peggiore è Azimut, -10,54%, seguono Intesa -7,33%, Unipolsai -6,67%, Banca Generali -5,16%, Generali -5,02%.

In controtendenza è la galassia Agnelli. Fca +2,61%, è il titolo migliore della seduta, mentre cresce l’attesa per la presentazione del nuovo piano industriale in programma il prossimo primo giugno, che dovrebbe confermare il focus della strategia del gruppo sui segmenti a maggiore redditività. Bene anche Cnh +1,67% e Ferrari +0,93%.

Si mantiene in crescita Saipem +2,16%. Acquisti su Buzzi +1,59% e Prysmian +1,37%.

Botta e risposta Fioramonti-Calenda su chiusura progressiva Ilva

ASKANEWS 21 MAGGIO 2018

Ministro: chiacchiere da bar. Economista: gioco su pelle lavoratori
Botta e risposta Fioramonti-Calenda su chiusura progressiva Ilva

Roma, 21 mag. (askanews) – Botta e risposta sull’Ilva tra il ministro dello sviluppo economico uscente Carlo Calenda e il consulente economico di M5S Lorenzo Fioramonti. A parlare di chiusura progressiva è stato Fioramonti dopo un incontro informale con i sindacati a Taranto, puntualizzando su twitter che l’obiettivo è quello di “realizzare un percorso condiviso che porti a soluzione di lungo termine di quello che ormai è diventato un disastro economico, ambientale e sanitario senza precedenti” e mettere uno stop a “decreti imposti dall’alto”.

“Chiuderemo Ilva progressivamente non in un anno ma nemmeno in 20/30″. Ma come si fanno a dire simili superficialità. O la chiudi o la risani”, ha replicato Calenda sul suo profilo aggiungendo: “Lorenzo per ora non esiste un vostro modo di “fare” o un piano ma solo chiacchiere da bar e frasi ambigue. Il Governo ha portato un investitore da 4,2 mld, recuperato 1,1 mld per bonifiche, speso 500 mil su ambiente, iniziato la copertura dei parchi. Momento dei talk show è finito”.

Sulla “pelle di lavoratori e tarantini gioca chi da anni garantisce impunitá a manager, commissari ed acquirenti dell’industria che ha fatto e continua a fare piú morti nella storia d’Italia, deturpando un territorio bellissimo. Il nostro modo di “fare” è molto diverso dal suo”, ha affermato subito dopo con un nuovo tweet l’economista.

ELEZIONI REGIONALI IN VAL D’AOSTA. INCREMENTO RELATIVO DELLA LEGA, FINE DEL CDX, PD SOTTO IL 6%

 SCENARIECONOMICI.IT 21 MAGGIO 2018

 

 

Cari amici,

con il 90% dei voti spogliati possiamo anche fornire alcuni dati (Da confermare) sulle elezioni in VAl D’Aosta. Si tratta di una regione anomala per la presenza di liste autonomiste, in cui anche la tradizionale Union Valdotaine si è spezzata in due, ma , confrontando i dati con quelli delle recenti politiche, qualche indicazione si può ottenere.

Prima di tutto i numeri:

Primo partito l’Union Valdotaine, seguito da Lega e da Area Civica, quindi Movimento 5 Stelle , Union Valdotaine Progressiste (nata da una costola della UV) . Gli ultimi tre partiti sono praticamente alla pari, per cui la corsa potrebbe finire con un posto in più o in meno, quindi i movimenti locali Impegno Civico ed Alpe. Mouv’ dovrebbe prendre un seggio.  Sotto il 6% , quindi con rischio di  non avere rappresentati in Consiglio Regionale, PD e l’unione fra Forza Italia e Fratelli d’Italia. La Lega torna in consiglio regionale dopo 20 anni di assenza.

I dati alle politiche camera di giugno, confrontabili, davano

  • M5s 24,1%
  • Centrodestra 8,93%
  • Lega 17,45%
  • Listone PD+UV 17,45%

In una situazione in cui le liste locali prendono il 63% dei voti la Lega mantiene la sua posizione. M5s Dimezza i voti, ma è sempre stato debole alle elezioni locali nel Nord. L’”Effetto Berlusconi” non c’è stato in Val d’Aosta, o se c’è stato ha lavorato all’opposto. Si tratta di un esperimento interessante perchè qui la Lega era scorporata dal CDX, per cui il dato è leggibile in modo puro. Senza Lega il CDX va in soffitta , letteralmente, e riduce drasticamente il suo peso, per cui, se vuole continuare a contare in qualche modo, non può rompere i legami.  Il PD è più complesso da considerare, visto che alle politiche ha corso con la UV che poi si è pure spaccata. Diciamo che sicuramente non è cresciuto ed i suoi voti sono stati assorbiti dagli autonomisti. Ora per l’elezione del presidente si dovrà ricorrere ad una coalizione.

Insomma una debacle per tutti i nazionali, tranne la Lega. Chissà se a Roma qualcuno ha capito l’antifona…..

GORNATA DA DIMENTICARE PER INTESA San Paolo – Risparmio gestito: nel trimestre frenano i Pir. E Amundi batte Intesa Sanpaolo

STEFANO NERI 21 MAGGIO 2018 FINANZAREPORT.IT

Raccolta in frenata per il settore, Generali negativa con moviemnti infragruppo e cessione attività in Olanda


Trimestre in frenata per l’industria italiana del risparmio gestito, secondo la mappa Assogestioni diffusa oggi. Particolarmente brusco il rallentamento dei Pir, i piani individuali di risparmio introdotti a fine 2016 che prevedono benefici fiscali a determinate condizioni e un’esposizone spiccata agli asset italiana.

Da registrare inoltre un sorpasso di Amundi ai danni di Intesa Sanpaolo in termini di raccolta trimestrale, mentre il numero uno Generali ha effettuato alcuni movimenti “infragruppo” oltre che per l’esito della cessione di attività in Olanda che ne hanno condizionato i dati.

Nel periodo gennaio-marzo la raccolta del risparmio gestito ha segnato +13,9 miliardi di euro contro + 17,3 miliardi dell’ultimo quarto del 2017 (ben più alta 27,8 miliardi nel primo trimestre 2017). Il patrimonio è sceso a 2.082,2 miliardi dai 2.089,2 miliardi con cui si era concluso il 2017. A spingere la raccolta del sistema sono in particolare gli 8,7 miliardi di flussi verso i fondi aperti. Gli Aum (asset under management) impiegati nelle gestioni collettive sono pari a 1.058 miliardi di euro, circa il 51% delle masse complessive dell’industria. I risparmiatori italiani hanno indirizzato le proprie preferenze verso i prodotti flessibili (+9,3 mld), i bilanciati (+4,4 mld) e gli azionari (+2,9 mld).

nel trimestre i fondi aperti Pir Compliant hanno visto la raccolta netta precipitare a 1,98 miliardi di euro contro i 3,38 miliardi del quarto trimestre 2017. Fra i principali player il gruppo Mediolanum, con una raccolta di 282 milioni (da 518 mln nel quarto trimestre 2017) e un patrimonio promosso di 3,79 miliardi (21,6% del totale), Intesa Sanpaolo con flussi per 542 milioni (da 758 mln) e masse per 3,26 miliardi (18,6%) e Amundi con 569 milioni (da 793 mln) di raccolta e un patrimonio di 2,72 miliardi (15,5%).

Quanto alla classifica generale, il gruppo Generali chiude il primo trimestre con una raccolta negativa per 4,3 miliardi, con un patrimonio gestito a fine marzo pari a 479,9 miliardi (23,6% del totale). Il gruppo Intesa Sanpaolo vede nel trimestre una raccolta netta di +3,72 miliardi, spinta da Eurizon (+3,78 mld), mentre Fideuram segna -60 milioni. Le masse gestite da Intesa ammontano a 399 miliardi, pari al 19,7% del totale. fa meglio però Amundi (Crédit Agricole) nel periodo, con una raccolta a +3,96 miliardi, mentre il patrimonio si attesa a 205,2 miliardi (10,1% del totale).

fra gli altri, Anima Holding segna +628 milioni di raccolta le Poste +637 milioni, mentre Ubi Banca ha chiuso il trimestre mettendo a segno una raccolta netta di 1,2 miliardi.

Mps, i sindacati aspettano i piani di Lega e 5 Stelle

MIRKO MOLTENI FINANZAREPORT.IT21 MAGGIO 2018



Mentre il contratto di governo tra Movimento 5 Stelle e Lega sta facendo da fulcro del nascente nuovo esecutivo italiano, si discute ancora su ciò che potrebbe profilarsi per Banca Mps, in cui lo Stato è presente al 68% e passa.

Se già l’esperto economico della Lega Claudio Borghi ha evocato in pratica la nazionalizzazione di Mps, il contratto recita che “lo Stato azionista deve provvedere alla ridefinizione della mission e degli obiettivi dell’istituto di credito in un’ottica di servizio”. Peraltro in Borsa le azioni Mps tentano oggi un rimbalzo.

Dopo avere registrato parziali aperture da parte dei piccoli azionisti, Finanza Report ha interpellato i sindacati interni di Mps per capire quali sono gli umori dei dipendenti in vista delle novità prospettate, fra cui lo stop secondo Borghi a nuovi tagli delle filiali.

Fabio Brunamonti, responsabile per First Cisl, spiega a Finanza Report: “Noi non vogliamo fare alcun discorso politico, non abbiamo alcuna posizione ufficiale su questi annunciati mutamenti di mission dell’istituto. Ciò che ci interessa è tutelare i 23.000 lavoratori di Monte Paschi. Che anche lo Stato sia socio di maggioranza della banca, il nostro interlocutore rimane comunque l’amministratore delegato e come sindacato ci atteniamo unicamente agli accordi per la ristrutturazione da qui al 2021. Giudicheremo a suo tempo quando ci saranno eventuali cambiamenti”.

First Cisl, dunque, mantiene un certo riserbo, ribadendo ovviamente che farà riferimento principalmente all’ad (Marco Morelli) come interlocutore.

Per la posizione di Uilca, il responsabile Carlo Magni interpellato da Finanza Report spiega: “Mi sembra che per ora ci siano elementi abbastanza generici su cui non possiamo giudicare con precisione. Di certo non abbiamo pregiudiziali, fermo restando che baderemo sempre agli interessi dei lavoratori, alle loro retribuzioni e qualità di vita e di lavoro. Per ora abbiamo sentito parlare di un’ipotesi di banca di servizio che ci sembra comunque ancora un qualcosa di filosofico, è un’espressione che può voler dire molte cose. Se ciò porterà a proposte positive, ben vengano, ma attendiamo di vedere passi concreti. Se, per esempio, con banca di servizio si intendesse anche rimediare un po’ alla recente chiusura di molte filiali sul territorio, che ci viene anche da obblighi europei, bisognerà andare in sede UE a ridiscuterne. Vedremo. Noi ci confronteremo con lo Stato, che detiene attualmente il 68% dell’istituto, e parleremo di cose concrete, al di là delle affermazioni generiche finora fatte dai partiti politici”.

L’impressione, insomma è che i sindacati di Mps, in linea di massima, non siano contrari per principio a eventuali cambiamenti, o aggiustamenti, della vocazione operativa della banca Mps, purché non inficino quelli che per essi sono gli aspetti più importanti della questione, ovvero il numero e la qualità dei posti di lavoro. Ma ritengono ancora prematuro approvare o viceversa cassare, in assenza di proposte specifiche.

2017 -Banche venete, Intesa spera nel governo amico

 il manifesto.it 23 giugno 2017

Credit crack. Mentre il Mef “sta valutando” la proposta indecente, da sinistra Fassina e Civati chiedono di discutere del caso in Parlamento. L’ex ministro Zanetti: “Il Tesoro non avallerà questa pazzia”. E Bersani: “L’opinione pubblica non ha compreso che lo Stato spende 10 miliardi”. A fondo perduto.

 Il silenzioso ministro Padoan

Passate 24 lunghe ore dalla proposta indecente di Intesa San Paolo per prendersi a un euro la parte sana delle due banche venete, e far pagare un buco da almeno 10 miliardi alla collettività, il silenzio di Pier Carlo Padoan e del Mef è davvero singolare. Le agenzie di stampa fanno sapere che il Tesoro “sta ancora valutando”. Hanno già valutato invece Stefano Fassina e Pippo Civati: “Chiediamo al governo di confrontarsi al più presto con le commissioni competenti di Camera e Senato prima di assumere qualunque decisione. Le condizioni poste da Intesa sembrano molto onerose per i contribuenti, non solo in relazione ai crediti in sofferenza ma anche per far fronte agli oneri di integrazione e razionalizzazione, ossia esuberi, prospettati da Intesa. Sarebbe grave se il governo approvasse un decreto su una vicenda così rilevante, e facesse trovare il Parlamento di fronte a un fatto compiuto”.
Anche se politicamente agli antipodi rispetto ai due parlamentari di sinistra, Enrico Zanetti di Scelta civica è ancora più tranchant: “Da cittadino un’offerta di questo tipo mi farebbe inorridire. Voglio sperare che il governo la giudichi irricevibile. Non voglio neanche pensare che possa vagliare un’offerta di questo genere. Certo – prosegue l’ex vice ministro all’economia – se fossi un azionista di Intesa stringerei la mano all’ad Messina, perché si porta a casa solo la parte buona delle banche, gli attivi, e avrebbe le garanzie su alcuni crediti intermedi e i finanziamenti del fondo esuberi, senza caricarsi le sofferenze. Ma sono convinto che non succederà che il Tesoro avalli questa pazzia”.
Eppure, come osservato da Fassina e Civati, nei palazzi della politica gira la voce di decreto ad hoc. Oppure di un emendamento da inserire nel decreto, a rischio di illegittimità ma già portato all’attenzione del Parlamento, con cui tre giorni fa sono stati sospesi per sei mesi i rimborsi di un bond di Veneto Banca che scadeva il 21 giugno. Così, mentre il confindustriale Sole 24 Ore cerca di indorare la pillola stiracchiando le leggi europee in materia, si pensa a come consentire di utilizzare per finalità diverse dalla “ricapitalizzazione precauzionale” i 20 miliardi pubblici messi a disposizione dal decreto salvabanche di Natale.
Sul punto vale il proverbio “Il diavolo si nasconde nei dettagli”: perché i soldi pubblici della ricapitalizzazione precauzionale dei Monte dei Paschi (6,5 miliardi circa) sono stati giustificati come non a fondo perduto: se Mps torna a fare utili, come peraltro possibile dopo essere stato “ripulito” da cima a fondo, questi alla fine saranno incamerati dal Tesoro, attuale azionista di maggioranza con il 75%. Ben diverso il caso della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca: se sarà accettata la proposta di Intesa si andrà allo spezzatino (good bank e bad bank), sul modello di Banca Etruria, Banca Marche e CariChieti. Con tutto quel che potrà conseguirne.
“Vediamo cosa succederà – tira le somme Pierluigi Bersani – ma certo vedere che ora lo Stato ci mette 10 miliardi fa male al cuore, irrita, e temo che questo tema non venga compreso dall’opinione pubblica. Comunque qualche responsabile dovrà pur pagare”. L’avesse mai detto: il turbo renziano Andrea Marcucci replica subito, negando l’evidenza: “Nessuno sta scaricando sugli italiani il risanamento delle banche – azzarda il senatore piddino – anzi fu proprio il governo Renzi a difendere migliaia di risparmiatori e tanti posti di lavoro”.
Sono parole, quelle di Marcucci, che faranno fischiare gli orecchi alle oltre duemila potenziali parti civili (1.500 solo di Federconsumatori, e 800 circa delle altre associazioni di tutela del “parco buoi”) che hanno affollato il Tribunale di Arezzo, nella prima udienza tecnica davanti al gup per la bancarotta, fraudolenta o semplice, di Banca Etruria. Fuori dal tribunale poi i due comitati “Vittime del salvabanche” e “Gli azzerati” non l’hanno mandata a dire ai governi di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Il quale, da Bruxelles, si è limitato a dire: “Sulle banche c’è un filo diretto continuo fra le autorità italiane ed europee, penso che si stia lavorando nella direzione giusta”. Verso Banca Intesa di sicuro.

Banche buone, banche cattive e opere d’arte

Report del9 aprile 2018

 

VIDEO:

https://www.raiplay.it/video/2018/04/Report-090418-Banche-buone-banche-cattive-e-opere-d-arte-7396e9e3-0284-4163-b668-5e91183a433c.html

Intesa Sanpaolo ha acquistato a 1 solo euro la “Good Bank” delle Popolari Venete, chiedendo al governo italiano 5 miliardi in contanti e garanzie per 12 miliardi. Soldi che oggi, si scopre, pesano su deficit e debito. Lo Stato potrebbe recuperare qualcosa vendendo delle opere d’arte di proprietà della “Bad Bank”. Peccato che sono vincolati a un palazzo che, ora, è di proprietà di Intesa. [Tratto da Report del 09/04/2018]