Intesa dia a un euro al Comune di Vicenza Palazzo Thiene, no la sede della ex BPVi, meglio Palazzo Repeta. Peccato siano della LCA: l’insostenibile leggerezza dell’essere … politici

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile VicenzaPiù)  Mercoledi 30 Agosto 2017 alle 23:37 |

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In tanti, troppi non hanno saputo (voluto?) “leggere” per tempo i segnali, capiti anche da… noi (cfr. “Vicenza. La città sbancata“), del dramma che incombeva da anni su decine di migliaia di vicentini (e non solo) che hanno perso i loro risparmi fidandosi delle sirene che, celando le umane spoglie di Gianni Zonin, cantavano i loro richiami all’acquisto di azioni della Banca Popolare di Vicenza esponendo le loro grazie dalle finestre della direzione generale di Via Btg. Framarin e venivano amplificate dalla stampa e dalla tv di Palazzo Bonin Longare.

Lì regnavano i presidenti di Confindustria Vicenza Roberto Zuccato e Giuseppe Zigliotto quando non sedevano nei cda della BPVi, evidentemente una enoteca monomarca ma ben fornita dove tutti i suoi membri di rango elevato forse si “avvinazzavano” (il vino pare che lo offrisse il padrone di casa… vinicola) visto che di quello che ci faceva lì dentro ora nessuno ricorda nulla, come dopo una sbronza.

Le voci di quelle sirene hanno ammaliato anche “eletti” e “nominati” di Palazzo Trissino dove tutti, lo ha testimoniato in sala Bernarda Jacopo Bulgarini d’Elci, si inchinavano al sistema di potere che dettava (e detta?) legge a Vicenza.

E le sirene hanno annebbiato, così, le menti della città, della provincia, della regione e di buona parte dell’Italia, dalle vere Alpi (friulane) alle simil Ande siciliane (a proposito non puzza che i siciliani truffati non abbiano mai… parlato?!) dando il tempo ai corpi veri che loro coprivano con le loro sembianze, truffaldine come i corpi sottostanti (Pierpaolo Baretta ha sancito che i soci sono stati “truffati”), di rubare i portafogli a molti dei loro abitanti.

Oggi alcuni degli eletti e nominati (non tutti, come vogliamo fortemente credere visto che il vice sindaco potrebbe aver avuto interesse ad allargare il numero dei “complici” o dei “collusi”), dopo l’ammaliamento che li ha resi poco simili al “navigato” Ulisse e dopo aver fatto meno di zero per capire cosa stesse succedendo alle spalle dei loro elettori e dei loro “tutelati”, hanno tirato fuori un’idea geniale.

Invece che pensare a qualche metodo, ce ne sarebbero, da sottoporre ai loro referenti nazionali in Parlamento per far recuperare qualche spicciolo del maltolto, hanno urlato coraggiosi e con cipiglio da eroi: “Intesa SanPaolo ridia qualcosa alla città, un bel palazzo a un euro, visto che a mezzo euro hanno comprato il meglio della fu Popolare vicentina!“.

E via alla gara di “richieste inderogabili”: Carlo Messina ci dia Palazzo Thiene e le sue opere d’arte per farle godere ai soci, che, magari, visto che non hanno più soldi potranno cibarsi di cultura; no, meglio il palazzo della ex direzione generale così ci facciamo il nuovo Comune dove la gente andrà a farsi il certificato di… morte delle speranze costruite in una vita. E così via.

Ma possibile che a nessuno, magari dopo che Messina neanche replicava a queste bellicose richieste, sia venuta la voglia, visto che evidentemente non lo aveva fatto prima di provare un collegamemto mal riuscito tra cervello e bocca, di controllare chi sia il proprietario di Palazzo Thiene, della sede di Via Btg. Framarin e, che so, di altri palazzi di prestigio come l’ex sede vicentina di BankitaliaPalazzo Repeta, quello degli “scambisti” (di favori, dicono) Gianni Zonin e Ignazio Visco?

Ebbene quei palazzi, come altre 1.000 e passa unità immobiliari (dalla visura catastale che abbiamo fatto fare a nostro costo il 16 agosto 2017 ne risultano 1004 per la precisione), sono di Immobiliare Stampa scpa, che Intesa Sanpaolo ha “lasciato”, bontà sua, alla Banca Popolare di Vicenza in liquidazione coatta amministrativa.

Quindi, cari amici politici vicentini, storici controllori e difensori dei cittadini, se uno di quei palazzi dovesse andare per un euro, non certo per cessione da parte di Intesa, al Comune, che è di tutti i vicentini, certo, ci sarebbero ancora meno soldi per lo Stato (che è di tutti gli italiani) che spera di recuperare un po’ di miliardi dalla LCA per non far pesare alla comunità nazionale il costo dell’operazione Intesa Sanpaolo.

Ma, soprattutto, si affievolirebbero ulteriormente le già scarse possibilità dei soci truffati di recupare qualche euro dalla cessione di immobili, Npl e partecipazioni ancora in capo alla liquidazione.

Cosa c’è, allora, cari lettori, nella testa di chi prima quel cervello lo ha chiuso agli impulsi esterni di pericolo e ora propone un danno ulteriore per i concittadini truffati.

Forse c’è l’insostenibile leggerezza dell’essere… politici.