Banche: approvata fusione Cariromagna in Intesa Sanpaolo

Forlì | 18:55 – 24 Maggio 2018

https://www.altarimini.it

Banche: approvata fusione Cariromagna in Intesa Sanpaolo

Approvata, dall’assemblea straordinaria degli azionisti e quella speciale dei soli azionisti titolari di azioni ordinarie con privilegio di rendimento di Cariromagna, l’operazione di fusione per incorporazione della banca nella capogruppo Intesa Sanpaolo. La fusione, spiega una nota dell’istituto, avrà luogo in forma semplificata poichè la società incorporante detiene una partecipazione superiore al 90% del capitale sociale di Cariromagna. La deliberazione adottata sarà depositata per l’iscrizione nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio della Romagna Forlì-Cesena e Rimini. Dalla data di iscrizione decorrerà il termine di quindici giorni entro il quale gli azionisti potranno esercitare il diritto, previsto dal progetto di fusione, di vendere le proprie azioni a Intesa Sanpaolo (a 2 euro per azione ordinaria e 2,12 per azione ordinaria con privilegio di rendimento) o, in alternativa, all’assegnazione in concambio di azioni Intesa Sanpaolo (0,696 azioni per ogni azione di Cariromagna e 0,737 azioni per ogni azione ordinaria con privilegio di rendimento di Cariromagna).

F.Cariplo: Guzzetti; è bene lasciare il campo a qualcun altro, ente progredirà

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

“Alla mia età” credo sia “meglio lasciare il campo a qualcun altro, ai giovani”.

Lo ha detto il presidente di Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti giunto al suo ultimo mandato alla guida dell’ente azionista di Intesa Sanpaolo, in occasione della presentazione del bilancio. Il 2018 è un anno importante per la fondazione, di fatto l’ultimo anno completo di gestione da parte degli attuali organi in carica. I due mandati alla presidenza della Cariplo e dell’Acri (l’associazione delle fondazioni bancarie e delle casse di risparmio) di Guzzetti sono in procinto di scadere e dal 2019 il decano degli enti non potrà più ricoprire tali cariche.

“La legge quadro sulle Fondazioni (la cosiddetta Legge Ciampi) ha definito la nostra natura e ha stabilito che gli amministratori dopo due mandati non sono più rieleggibili. Il ricambio è stato quindi definito dalla legge, ma si tratta di una prerogativa che dovremmo a mio avviso comunque esercitare. La Fondazione Cariplo non si ferma se me ne vado io”, ha aggiunto. “Se non hai una buona orchestra anche se sei il solista migliore, l’orchestra stecca. Un presidente deve lavorare per un’ottima orchestra e bisogna a un certo punto lasciare il campo ai giovani. Io sto qui da anni e sto sulle scatole a molti”, ha detto con ironia “ma è bene che vengano questi ricambi. Vado via con due sentimenti: innanzitutto faccio un ringraziamento ai collaboratori, ai colleghi del Cda e ai sindaci. In secondo luogo vado via senza malinconia perché quando si va via da un’istituzione, uno deve avere la coscienza tranquilla di aver fatto tutto ciò che è possibile fare. Nessuna malinconia, solo un auspicio: che l’amministrazione possa progredire e migliorare”.

cce

(END) Dow Jones Newswires

May 24, 2018 09:01 ET (13:01 GMT)

2017 -Ombre russe su Intesa Sanpaolo

08:00 Lunedì 09 Gennaio 2017 lospiffero.com

Il ruolo della banca nella privatizzazione del colosso petrolifero Rosneft scatena dubbi e sospetti. Le Figaro sostiene che stia facendo da “passamano” per conto di istituti moscoviti. E per aver violato norme anti-riciclaggio super multa americana

Duro attacco francese a Intesa Sanpaolo. La principale banca italiana è stata messa sul banco degli imputati per la sua partecipazione alla privatizzazione del gigante petrolifero russo Rosneft. Si tratta di un’operazione del valore di oltre 10 miliardi di euro che il Cremlino ha definito negli ultimi giorni dell’anno scorso “la più grande privatizzazione del settore degli idrocarburi del 2016”. Nel numero in edicola mercoledì 4 gennaio Le Figaro, il più importante e diffuso quotidiano francese, tradizionalmente molto sensibile agli umori della politica e dell’economia transalpini, ha dedicato mezza pagina del suo inserto economico alle vicende russe non esitando a titolare La privatisation en trompe-l’oeil du geant petrolier russe Rosneft sostenendo si tratti di una finta privatizzazione, anzi di una “farsa” perché in larga parte finanziata da fondi pubblici. E che Intesa si stia prestando di buon grado a questa messinscena.

I conti dei giornalisti francesi sono presto fatti. Alla privatizzazione di Rosneft hanno partecipato la finanziaria svizzera Glencore con 300 milioni e il Fondo investimenti del Qatar (QIA) che ha firmato un impegno di 2,5 miliardi. Per raggiungere i 10,5 miliardi euro necessari alla privatizzazione mancano 7,4 miliardi ed è proprio questa la somma che dovrebbe essere messa a disposizione dalla banca presieduta da Gian Maria Gros-Pietro. Secondo Le Figaro Intesa Sanpaolo avrebbe deciso di puntare in terra russa una cifra che rappresenta poco meno del 20 per cento delle sue risorse finanziarie ed è proprio l’entità della cifra a scatenare le critiche. E ad alimentare inquietanti retroscena.

Il foglio parigino ha messo in grande evidenza i sospetti e i dubbi che esperti russi del settore petrolifero hanno avanzato sulla mossa di Intesa, sospettata di essere in realtà solo una banca passamano. Secondo Mikhail Kroutikhine, esperto di RusEnergy, Intesa Sanpaolo avrebbe ricevuto da banche di Mosca a loro volta finanziate dalla Banca centrale russa una somma corrispondente al credito concesso alla privatizzazione di Rosneft. Queste dichiarazioni hanno spinto Le Figaro a sostenere che la privatizzazione del gigante petrolifero russo sia solo apparente ed abbia come vero obiettivo quello di provocare uno squarcio nel muro delle sanzioni economiche imposte ai russi.

Il giornale francese ha portato a prova della sua tesi il fatto che pochi giorni prima dell’avvio della privatizzazione Rosneft ha emesso obbligazioni per un ammontare di 9 miliardi di euro che sono state acquistate da banche russe  a loro volta finanziate dalla Banca centrale. “Sono i cittadini russi ad aver pagato in realtà la privatizzazione di Rosneft” ha commentato sulle colonne del quotidiano Kroutikhine. Attraverso un intreccio di scambi finanziari che vede al crocevia proprio la banca italiana.

Le Figaro mette anche in risalto la presunta contraddizione tra le ultime dichiarazioni dei vertici di Intesa e le parole di Putin. Secondo il premier russo la privatizzazione Rosneft è fatta e il ricavato è stato già versato all’erario di Mosca mentre Carlo Messina, ad di Intesa, ha recentemente definito la partecipazione alla privatizzazione come operazione “in corso di valutazione”. Quindi mentre la Russia festeggia la privatizzazione a Torino (e Milano) affermano che l’operazione non è ancora conclusa.

Sullo sfondo dell’attacco francese alla banca italiana non è difficile scorgere il solco che oppone Parigi a Roma sul modo d’intendere le sanzioni imposte alla Russia dopo l’annessione della Crimea. I francesi sono da sempre i campioni della severità mentre gli italiani non hanno mai nascosto la loro contrarietà alla guerra commerciale con Mosca e oggi paiono più decisi nel ripristino dei rapporti economici con Putin anche grazie al prossimo ingresso alla Casa Bianca di Donald Trump, da sempre sostenitore dell’amicizia con i russi.

Un “disgelo” nel quale in ballo c’è pure la super multa di 235 milioni di dollari comminata a Intesa per violazioni rilevanti delle leggi anti-riciclaggio dello Stato di New York e del Bank Secrecy Act. Com’è noto, secondo il Dipartimento per i Servizi Finanziari dello Stato di New York (Dfs), dal 2002 al 2014 il sistema di monitoraggio delle transazioni della sede newyorkese di Intesa sarebbe stato gestito in modo improprio e non avrebbe identificato “trasferimenti di denaro sospetti”. Solo nel 2014 “circa il 41% delle segnalazioni di operazioni sospette prodotte dal sistema di compensazione (non autorizzato) della banca sono state considerate come falsi allarmi, mentre avrebbero richiesto ulteriori indagini interne”, si legge nel comunicato stampa del Department of Financial Services. In più Intesa avrebbe “formato appositamente alcuni dipendenti a trattare le transazioni che coinvolgevano l’Iran per confondere l’elaborazione dei dati, in modo che non potessero essere classificate come operazioni legate a un Paese oggetto di sanzioni”. Le indagini del Dfs hanno rivelato che, dal 2002 al 2006, “Intesa ha usato pratiche e metodi opachi per effettuare più di 2.700 transazioni, del valore di oltre 11 miliardi di dollari, per conto di clienti iraniani e altri soggetti potenzialmente soggetti a sanzioni economiche negli Stati Uniti”.

Governo, parla Rinaldi: “Fiducia in Conte. E dove troveranno i soldi”

 lospecialegiornale.it 24 maggio 2018

Giuseppe Conte ce l’ha fatta, il presidente Mattarella gli ha affidato l’incarico di formare il nuovo governo. Non era scontato dopo che nelle ultime ore l’uomo scelto da M5S e Lega per guidare quello che hanno definito “governo del cambiamento”, è stato al centro di polemiche per il suo curriculum passato ai raggi x. Chi invece è soddisfatto della nomina è l’economista Antonio Maria Rinaldi, animatore del sito Scenari Economici e da sempre schierato su posizioni euroscettiche che lo Speciale ha intervistato. Per Rinaldi ora sarà fondamentale la scelta dei ministri, in modo particolare il titolare dell’Economia, dicastero dove spera di veder insediato il professor Paolo Savona, sgradito al Colle ma sul quale la Lega sembra decisa a puntare i piedi.

LEGGI SU LO SPECIALE IL FUTURO DELL’ECONOMIA CIRCOLARE SECONDO DESCALZI

Professore, che impressione ha avuto dalla prima uscita ufficiale di Conte nelle vesti di premier incaricato?

“Direi che è un ottimo risultato aver ottenuto l’incarico nonostante i vari tentativi di delegittimazione delle ultime ore. Il fatto che abbia accettato con riserva è soltanto un atto di cortesia richiesto dalla prassi costituizionale e legato all’esigenza di verificare l’esistenza di una maggioranza parlamentare. Da questo punto di vista non ci sono dubbi, visto che questa maggioranza esiste ed è chiara. Saluto positivamente la scelta del professor Conte, ben venga una persona genuina, un avvocato con un curriculum di tutto rispetto. E mi permetta di dire che trovo assurda la polemica di questi giorni, considerando che in passato su premier e ministri abbiamo visto di tutto e di più in fatto di titoli e competenze effettive. Mi sento di dare una totale fiducia al governo che nelle prossime ore spero prenda corpo”.

Cosa consiglierebbe al premier incaricato? Cosa dovrebbe fare?

“Non credo abbia bisogno di consigli, e sono certo che essendo anche un avvocato sarà capace di trovare la giusta sintesi fra le istanze della Lega e del M5S. Spero poi che il consenso sul programma di governo e sulla squadra dei ministri possa andare anche oltre le due forze che formano questa maggioranza parlamentare. Qui è in gioco il bene del Paese. Esorto quindi tutti i parlamentari ad andare oltre lo sterile scontro politico e a garantire il loro supporto in un momento cruciale per l’Italia. Gli elettori hanno detto che desiderano cambiare il metodo di approccio seguito fino ad oggi per affrontare i problemi. Diamo fiducia a chi vuole tentare di percorrere strade diverse da quelle seguite fino ad oggi e che non hanno portato a nulla”.

La critica che viene mossa sul programma è la mancanza di effettive coperture economiche. Come faranno a trovare i soldi?

“Ho letto di tutto e di più sulla difficoltà di trovare le coperture. Nessuno dice però che questo programma cambia completamente il paradigma finora adottato. Fino ad oggi ha tenuto banco l’austerità, ora si punta sulla crescita. Questo significa scommettere sulla crescita del Pil e sulla capacità degli italiani di avere risorse per aumentare i consumi interni. Anche chi non è esperto di economia capisce bene che rilanciando i consumi si rimette in moto, non soltanto il Pil, ma anche il gettito fiscale determinato dall’aumento degli scambi. Se riusciranno ad essere incisivi su questo cambio di paradigma, sarà molto più facile trovare le coperture”

Il premier incaricato ieri ha ribadito la collocazione europeista ed internazionale dell’Italia. Questo non è un segnale scoraggiante?

“E’ chiaro che sarà necessario andare a Bruxelles con il massimo spirito di collaborazione, ma facendo capire con chiarezza che è nel loro interesse avere un’Italia forte e non in crisi. Fra un anno esatto ci saranno inoltre le elezioni europee e se in Europa non si renderanno conto di questo crescente disagio, i signori di Bruxelles saranno travolti. E’ quindi utile a tutti riscrivere le regole che non hanno funzionato in maniera condivisa, con spirito costruttivo per salvare il salvabile. Se abbiamo bisogno dell’Europa è altrettanto evidente che l’Europa ha bisogno dell’Italia. Basta quindi con la politica degli zero virgola, va fatto un salto di qualità”.

La Lega punta i piedi su Paolo Savona ministro dell’Economia. Ma è davvero un punto fermo o un’impuntatira per ottenere di più?

“Spero per il bene del Paese che Savona sia nominato ministro dell’Economia perché è sicuramente la persona giusta per rimettere mano ai meccanismi europei e tentare di modificarli in maniera proficua nell’interesse generale. Ha vissuto tutto l’iter che ci ha portato all’Unione europea e alla moneta unica denunciando da sempre gli errori strutturali di costruzione e prevedendoli in tempi non sospetti. Diamogli credito dunque, per avere la possibilità di modificare questa impalcatura e renderla finalmente solida”. 

NPL, le banche fanno pulizia e varano 11,5 miliardi di extra rettifiche nel primo trimestre 2018

ttps://www.creditvillage.news

Ammontano a 11,5 miliardi di euro le extra-rettifiche nette varate dalle prime 8 banche italiane nel primo trimestre del 2018. E’ quanto stima Prometeia sottolineando l’effetto positivo di questa grande manovra di pulizia, ovvero l’aver generato aumenti importanti sulle percentuali di copertura dei crediti deteriorati, sofferenze e inadempienze probabili, in linea con l’applicazione del nuovo principio contabile Ifrs9. Il cambio del regime contabile ha, infatti, rappresentato un’occasione per avvicinare i prezzi di bilancio degli NPL a quelli di cessione, accelerando il percorso di dismissione come auspicato dalla Banca Centrale Europea. E infatti la maggior parte degli istituti ha varato importanti piani di riduzione dello stock deteriorato. Un altro effetto positivo dell’applicazione dell’Ifrs9 è il netto miglioramento della qualità degli attivi, cosa molto apprezzata dal mercato, da cui potrebbe derivare una riduzione del premio al rischio che le banche dovranno pagare in fase di raccolta.

Rispetto all’ultimo trimestre 2017, la copertura media dei primi dieci istituti sui deteriorati ha registrato un aumento di oltre il 4%, passando dal 54% al 58,5%; quella sulle sofferenze è salita del 5%, dal 60,5% al 65,5%, mentre il coverage sugli Unlikely To Pay è cresciuto di circa il 3%, dal 34,6% al 37,6%. Ma c’è chi ha fatto molto di più: Creval, ad esempio, ha aumentato la copertura sui deteriorati del 14%.

Dall’altro lato si è abbassato il target al 2020 in termini di NPE ratio che per le banche medie è fissato al 10%. Carige lo ha spostato dal 16,3% all’11,6%, Bper dal 13,5 al 10%, Mps ha annunciato che il suo target potrebbe scendere dal 12,9% al 10% e Unicredit ha deciso di migliorarlo ulteriormente portandolo al 7,5% al 2019 anticipando di 4 anni la chiusura della divisione non core. L’obiettivo è di portare progressivamente l’Npe ratio attorno al 5%. Il percorso evidentemente sarà graduale ma potrà essere accelerato nei prossimi anni.

Certo sul mercato italiano dei crediti deteriorati pesa l’incognita Governo. Le anticipazioni, circolate in questi giorni, sul contratto tra Lega e M5S che sopprimerebbe qualunque norma sul recupero forzato dei crediti da parte di banche e società finanziarie nei confronti dei cittadini debitori senza la preventiva autorizzazione dell’autorità giudiziaria. Questo sta generando diversi timori nel settore recupero crediti e soprattutto tra chi ha investito per acquistare portafogli di NPL. Se dovesse passare una norma che impone un passaggio autorizzativo prima di poter chiamare il debitore, si renderebbe l’azione di recupero più lunga, più costosa e più incerta. E questo determinerebbe inevitabilmente un calo dei valori degli NPL, proprio nel momento in cui banche e investitori auspicano un mercato secondario più efficiente.

Allarme banche, Fitch: a rischio smaltimento Npl

Mariangela Tessa wallstreetitalia.com 24 maggio 2018

Neanche il tempo della formazione del nuovo governo, che le banche italiane finiscono sotto i riflettori delle agenzie internazionali. Inizia l‘agenzia di rating Fitch che in una nota diffusa ieri ha sottolineato che il netto calo di fiducia seguito alle proposte del nuovo governo Lega-M5s in tema di banchepotrebbe ritardare il processo di riduzione delle sofferenze e rendere più costosa la costituzione, da parte degli stessi istituti, di buffer di capitale subordinato.

“La fiducia del mercato sembra essersi indebolita da quando la coalizione di M5S e Lega ha rivelato proposte che, se pienamente implementate, avrebbero un significativo effetto sulle finanze pubbliche dell’Italia e sul settore bancario. Lo spread sui bond governativi italiani si è allargato e la volatilità del prezzo delle azioni delle banche è aumentato” si legge nella nota in cui si specifica.

Tuttavia, nota l’agenzia di rating, il programma della nuova maggioranza non dice nulla sul tema della riduzione degli Npl.

La coalizione di governo sembra invece concentrarsi sull’aumento della protezione dei risparmi retail sulla modifica radicale delle regole del bail-in bancario, ma senza fornire dettagli.

Non è quindi chiaro, prosegue Fitch, se l’obiettivo è aumentare gli spazi per interventi di bail-out, in contrasto con le regole europee, o rivedere altri aspetti come la dimensione o la struttura dei buffer o il rango dei vari bond retail o per istituzionali.

Ex BPVi e Veneto Banca, Intesa congela fondo sociale da cento milioni. Stefano Barrese: “ci hanno chiamato in causa civile nei processi!”

Di Rassegna Stampa vicenzapiu.com 24 maggio 2018

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Ex popolari, Intesa Sanpaolo congela il fondo sociale da cento milioni di euro. Finché non si risolverà la grana della chiamata in causa come responsabile civile nel processo di Veneto Banca. Dopo la beffa del fondo di risarcimento promesso con la Legge di stabilità, di cui ancora si attende il regolamento attuativo promesso da mesi come fatto, arriva un’altra doccia gelata per i soci di Veneto Banca e Banca Popolare Vicenza che sperano di recuperare i soldi perduti con le azioni. Intesa ha ufficializzato ieri sera lo stop all’iniziativa dei cento milioni da distribuire come ristoro tra 30 mila famiglie impoverite dall’azzeramento del valore delle azioni delle ex popolari, di cui aveva incamerato la parte «buona».

Passo nell’aria da tempo, visto che degli elementi che avrebbero dovuto tradurre in concreto l’iniziativa (la raccolta delle domande doveva avvenire dal 1° marzo al 31 maggio), si erano perse da tempo le tracce. Il timbro ufficiale lo ha messo ieri il responsabile della Banca dei Territori, Stefano Barrese, incontrando a Roma le associazioni dei consumatori sul piano industriale. Che hanno chiesto lumi sul plafond, annunciato dall’amministratore delegato, Carlo Messina, il 10 ottobre scorso a Vicenza, a Palazzo Leoni Montanari. «E scandaloso quanto avvenuto, il livello del raggiro – aveva detto -. Anche verso duemila famiglie di ultraottantenni: è la cosa più scandalosa di tutte». L’intervento era immaginato come un ristoro massimo di 15 mila euro per clienti con reddito annuo lordo non superiore a 30 mila e un patrimonio mobiliare non oltre i 15 mila.

«Nel confermare lo stanziamento di tale plafond – è stata la replica di Barrese secondo una nota emessa ieri sera dalla banca – Intesa ha spiegato che per il momento si vede costretta, suo malgrado, a sospendere l’iniziativa». Questo «in conseguenza del fatto che nell’ambito di alcuni procedimenti giudiziali è stata prospettata la sua potenziale responsabilità civile verso azionisti delle ex banche venete».

Responsabilità «espressamente esclusa» sia dalla legge di liquidazione delle venete che dal contratto di cessione.

E tuttavia «Intesa ritiene opportuno attendere che il quadro giudiziale si chiarisca, per procedere all’erogazione del plafond». La banca ha poi dichiarato che l’erogazione del fondo, una volta risolta la questione giudiziaria, che doveva avvenire in 5 anni in quote di fondi di investimento monetari, avverrà in un anno.

Lo stop dunque è determinato dalla chiamata in causa di Intesa nel processo di Veneto Banca permessa dal giudice di Roma Lorenzo Ferri alle parti civili, prima di trasferire il processo a Treviso. Linea per altro ribaltata per due volte nel processo Bpvi di Vicenza dal giudice Roberto Venditti, che ha escluso la responsabilità di Intesa. Ma intanto la decisione del Gup di Roma resta lì ed è stata ripresa da alcuni risparmiatori in cause singole. «Non potete pensare che io metta 1oo milioni finché mi fate causa», ha in sostanza detto Intesa, invocando un chiarimento definitivo. Che si rischia di dover aspettare ancora a lungo sull’inchiesta di Veneto Banca, che deve ripartire dalla fase finale delle indagini.

di Federico Nicoletti, da Il Corriere del Veneto

Arbitro Consob condanna Veneto Banca, Intesa Sanpaolo sospende indennizzi

Stefano Neri finanzareport.it 24 maggio 2018

Stop temporaneo al plafond da 100 milioni per “fare chiarezza”. La banca che ha acquisito gli istituti veneti finiti in liquidazione vuole evitare la responsabilità civile

I fantasmi delle banche venete rincorrono Intesa Sanpaolo, protagonista un anno fa di un’operazione di salvataggio senza precedenti.

Il colosso bancario italiano guidato da Carlo Messina acquisì lo scorso giugno la “parte buona” di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza al prezzo simbolico di 1 euro, al tempo stesso mettendo sul piatto 100 milioni per ristorare i non pochi risparmiatori “traditi” dagli istituti finiti in liquidazione.

Ora però Intesa Sanpaolo ha sospeso lo stanziamento del plafond da 100 milioni. L’iniziativa, precisa l’istituto, viene confermata e solo temporaneamente accantonata. Una decisione maturata dopo che, nell’ambito di alcuni procedimenti giudiziali, è stata prospettata la potenziale responsabilità civile di Intesa verso azionisti (oltre che obbligazionisti subordinati) delle ex Veneto Banca e Popolare di Vicenza.

Lo stop è stato comunicato ieri sera in concomitanza con un incontro tra il gruppo bancario e le associazioni dei consumatori per illustrare il nuovo piano industriale. “Nonostante questa responsabilità sia stata espressamente esclusa sia dal decreto legge relativo alla liquidazione coatta amministrativa delle due ex banche venete sia dagli accordi contrattuali con le due entità in liquidazione, Intesa Sanpaolo ritiene opportuno attendere che il quadro giudiziale si chiarisca, per procedere all’erogazione del plafond”, spiega una nota.

Proprio ieri una decisione dell’Arbitro per le Controversie Finanziarie della Consob – Acf (leggi qui una scheda di Finanza Report su cos’è e come funziona) ha dato ragione alle rivendicazioni di un’azionista di Veneto Banca, una pensionata di Venezia classe 1943 cui è stato riconosciuto il risarcimento integrale del danno, oltre rivalutazione ed interessi, per oltre 64.000 euro.

Il suo legale, l’avvocato Matteo Moschini, spiega tuttavia come “sfortunatamente, a seguito della messa in liquidazione coatta della Veneto Banca, non mi sarà possibile agire nei confronti della Veneto Banca per ottenere il dovuto in forza della pronuncia dell’Acf. Agirò nei confronti di Intesa San Paolo – scrive l’avvocato in una email -, cessionaria dell’azienda Veneto Banca e in quanto tale, in base alle comuni norme civilistiche (codice civile e testo unico bancario), tenuta a risarcire i danni cagionati dalla Veneto Banca, come peraltro già statuito dal Gup di Roma, dott. Ferri, e dal giudice civile di Vicenza, dott. Giglio”.

“Ho circa 200 procedimenti ancora pendenti avanti l’A.C.F. e ritengo che la stragrande maggioranza di tali procedimenti si concluderà con una pronuncia a noi favorevole”.

A proposito del provvedimento del Gup di Roma, che introduceva la responsabilità civile di Intesa Sanpaolo, la banca annunciò all’epoca che “non mancherà di difendersi in ogni sede e di esercitare ogni suo diritto legale e contrattuale”.

Quanto al destino del plafond, Intesa Sanpaolo fa sapere che l’erogazione, prevista inizialmente in più tranche nell’arco di 5 anni, verrà effettuata in un unico anno, quindi con una riduzione dei tempi, per dare un segnale di vicinanza agli azionisti delle ex banche venete. Intesa Sanpaolo ha infine ricordato alle associazioni dei consumatori che l’intervento per rilevare alcune delle attività delle ex banche venete ha permesso di proteggere 50 miliardi di risparmi, tutelare oltre 2 milioni di clienti, di cui 200.000 imprese, e il lavoro di circa 10.000 persone con le loro famiglie.

Mario Draghi, a luglio la Bce può scaricare l’Italia: verso la catastrofe finanziaria

Nino Sunseri il giornale.it 23 maggio 2018

Draghi

Un momento di respiro. E’ quello che Sergio Mattarella ha concesso ai mercati rinviando la designazione del Presidente del Consiglio. Così la Borsa ha guadagnato circa mezzo punto percentuale e lo spread ha recuperato spazio fermandosi a 176 punti. Nel primo pomeriggio la pausa si è trasformata in un sospiro di sollievo. Tanto più liberatorio quanto più evidenti emergevano le forzature e le contraddizioni nel curriculum del candidato premier Giuseppe Conte. L’indice è tornato positivo quando si è diffusa la speranza che il professore si facesse da parte.

La tregua però potrebbe durare poco. Già oggi la Commissione Ue darà i voti con le raccomandazioni ai 27 della Ue. Per l’Italia (e forse per il Belgio) è previsto un supplemento di indagine sul debito. Difficilmente il giudizio sarà ultimativo. E’ possibile che Bruxelles eviti di calcare la mano per non dare alibi ad un governo che nasce con una forte impronta anti-europea.

Il pericolo più importante arriva dalle quattro agenzie di rating: Fitch, S&P, Moody’ s, e Dbrs. L’Italia corre il rischio di vedersi chiudere l’ombrello di Mario Draghi se il giudizio di affidabilità dovesse scendere sotto il livello di guardia («no investment grade»). In questo caso la Bce non potrebbe più acquistare Btp perchè troppo pericolosi.

Un rischio che la maggioranza Legastellata sottovaluta nonostante l’avvertimento lanciato da Fitch. Il «contratto» viene giudicato «incoerente con l’ obiettivo di ridurre il debito».

La Bce in questo momento non compra titoli della Grecia e di Cipro proprio perchè i loro rating sono sotto il grado investimento. Certo qualcuno storcerà il naso per il fatto che una istituzione della forza e delle dimensioni della Bce affidi scelte tanto importanti a quattro aziende private. Le regole sono queste e ora è troppo tardi per opporsi.

Tutte le agenzie assegnano attualmente all’Italia una notazione “investment grade”. Il peggiore rating è quello di Moody’s: Baa2 con prospettiva negativa, appena due livelli sopra il “non-investment grade”. Il giudizio più generoso è quello di Dbrs che ci mette tre scalini sopra il baratro. Tuttavia a metà luglio cominceranno le revisioni. Comincerà proprio Dbrs che deciderà il 13 luglio. Poi Fitch (31 agosto) , Moody’ s ( 7 settembre), S&P in ottobre.

Tutte le agenzie hanno già spiegato che gli aumenti del deficit e del debito sarebbero fattori molto negativi per i rating. Se il giudizio dovesse scendere sotto il livello di guardia le banche italiane potrebbero andare in crisi di liquidità Non potrebbero più rivolgersi alla Bce per avere prestiti garantiti dai Btp. Gli uffici della Bce non sarebbero più autorizzati a ricevere titoli italiani in pegno. Si aprirebbe una prospettiva apocalittica. Niente più credito e tetto giornaliero ai prelevamenti bancomat. Scena già viste in Grecia. Se l’ Italia finisse tagliata fuori dalle aste di Francoforte, il solo modo per essere riammessa sarebbe accettare la Trojka. Oppure uscire dall’Euro in maniera improvvisa e, forse, catastrofica. Lega e 5 Stelle sono pronti ad affrontare queste emergenze? Il contratto non dice nulla.

Eurointelligence: Mattarella non ha molta scelta

Di Malachia Paperoga – Maggio 23, 2018 vocidallestero.it

Wolfgang Munchau raccomanda sul suo blog Eurointelligence di guardare alla situazione italiana tenendo conto delle reali dinamiche macro, anziché fermarsi alle piccole polemiche. Il parlamento italiano attualmente non può che sostenere un governo in rotta di collisione con Bruxelles, e in ogni caso Italia e Germania non possono coesistere per sempre all’interno di un’unione monetaria dannosa e destinata a finire in tragedia.

 

 

 

Di Wolfgang Munchau, 23 maggio 2018

 

La nostra esperienza di osservatori veterani delle crisi politiche e finanziarie europee suggerisce che sia meglio ignorare le schermaglie quotidiane e concentrarsi sulle dinamiche sottostanti. Potremmo perdere anni a soppesare le possibilità di un secondo referendum sulla Brexit. Ma una realistica analisi degli incentivi in gioco per i due partiti principali suggerisce che, in primo luogo, la Brexit si farà, in secondo luogo, la sua versione sarà probabilmente “soft”.

 

Se guardiamo agli ultimi sviluppi della situazione politica italiana, in rapida evoluzione, è meglio non agitarsi troppo per le meditazioni del presidente Sergio Mattarella riguardo al governo che gli è stato proposto. Occorre invece ricordare che il M5S e la Lega insieme hanno la maggioranza in parlamento. Nessuno può governare contro di loro. Mattarella ha importanti poteri formali. Può nominare il presidente del consiglio, ma questo deve poi essere confermato dal parlamento. Mattarella potrebbe nominare un ministro delle finanze devoto a Maastricht, ma le leggi finanziarie devono poi essere approvate dal parlamento. Questi sono i fatti significativi della politica italiana oggi. Il M5S e la Lega probabilmente otterranno che il loro candidato – Giuseppe Conte, al momento – sia nominato primo ministro. Sembra che abbia pasticciato con un titolo accademico. E allora? Possono esserci due conseguenze: o viene comunque nominato lui o un altro nome di basso profilo, oppure ci saranno nuove elezioni, che porteranno a una maggioranza ancora più larga per i due partiti populisti. Mattarella può scegliere solo tra due opzioni sgradite.

Un altro fatto incontrovertibile della realtà politica ed economica dell’eurozona è che l’Italia e la Germania non possono restare per sempre legate in una unione monetaria, se entrambe continuano ad agire come stanno facendo. Nessuna delle due considera la politica economica una questione comune ai paesi europei. La Germania ha introdotto riforme strutturali per guadagnare competitività nei confronti degli altri paesi dell’eurozona, e un freno all’indebitamento che porterà alla fine all’annullamento completo del suo debito (pubblico, NdVdE).

 

In Italia il processo delle riforme è fermo da lungo tempo, e un governo M5S/Lega perseguirebbe politiche incompatibili con finanze pubbliche sostenibili all’interno dell’eurozona. Qualcosa deve cambiare.

 

Lucia Annunziata ha letto il libro di prossima pubblicazione di Paolo Savona, il ministro delle finanze in pectore. Savona è stato ministro sotto Carlo Azeglio Ciampi nei primi anni 90, ed è stato fortemente influenzato dalla drammatica espulsione dell’Italia dallo SME nel 1992. Stando alle citazioni riferite dalla Annunziata, Savona scrive che l’euro ha provocato un aumento delle ingiustizie, e una situazione in cui non c’è parità di diritti, ma solo di doveri. L’euro ha danneggiato il progetto europeo perché è stato introdotto prematuramente. L’UE non era politicamente pronta a questo passo.

 

Le sue valutazioni sono significativamente simili a quelle di Martin Wolf nel 1991, come lui stesso ricorda in un suo recente articolo sul Financial Times:

 

“Il tentativo di legare insieme gli Stati potrebbe portare… a un enorme aumento degli attriti tra di loro. Se succedesse, il risultato aderirebbe alla definizione di tragedia nel mondo classico: hubris (arroganza), ate (follia); nemesis (distruzione)”.

BpVi e Vb, Intesa congela fondo risparmiatori

Vvox.it 24 maggio 2018

Intesa Sanpaolo stoppa il plafond da 100 milioni in favore degli ex soci di Veneto BancaBanca Popolare di Vicenza. Come scrive il Mattino a pagina 13, nel chiarire i motivi di tale decisione ai risparmiatori, l’istituto guidato da Carlo Messina (in foto) ha sottolineato che si vede costretta suo malgrado a sospendere il fondo fino a che non verrà esclusa la responsabilità civile della banca verso azionisti e obbligazionisti subordinati delle ex banche venete. Tale prospettiva, se esclusa dal tribunale di Vicenza, era infatti prevista nel procedimento penale inizialmente aperto nei confronti di Veneto Banca e poi spostato a Treviso.

Sebbene la responsabilità civile di Intesa sia stata espressamente esclusa dal decreto legge relativo alla liquidazione coatta amministrativa delle due ex popolari venete e dagli accordi contrattuali con le due entità in liquidazione, Intesa Sanpaolo ha ritenuto opportuno attendere che il quadro giudiziale si chiarisca per procedere all’erogazione del plafond. Erogazione che avverrà nel corso di un solo anno rispetto alle 5 tranches inizialmente previste per segnalare la vicinanza di Intesa alle famiglie colpite dal crac delle ex banche venete.

Ex popolari venete, Intesa Sanpaolo congela il fondo per gli azionisti

venetoeconomia.it 24 maggio 2018

Banca Popolare di Vicenza Veneto Banca

I soldi ci sono, ma per ora non si muovono: è questa in sintesi la posizione di Intesa Sanpaolo sul fondo sociale da cento milioni per gli ex azionisti di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza che hanno perduto una parte dei loro risparmi. La conferma è arrivata ieri (23 maggio 2018) a Roma, nel corso di un incontro con le associazioni dei consumatori sul nuovo piano industriale del gruppo: Stefano Barrese, responsabile della divisione Banca dei Territori, ha comunicato che il plafond è stato congelato in attesa di sviluppi in tribunale. «Intesa – si legge nella nota diffusa dalla banca – si vede costretta, suo malgrado, a sospendere l’iniziativa».

Il nodo del processo

Dietro alla decisione c’è l’incertezza sul ruolo di Intesa Sanpaolo nel processo su Veneto Banca: il gup di Roma infatti aveva permesso alle parti civili la chiamata in causa del gruppo che ha inglobato le due ex popolari venete, ma nel frattempo il processo è stato trasferito a Treviso e si attende un pronunciamento in tal senso. La speranza è che Treviso segua l’esempio di Vicenza nel processo su Bpvi, che ha già escluso ogni responsabilità di Intesa. Solo dopo aver scongiurato ogni rischio la banca potrebbe procedere all’erogazione del plafond, che avverrà nel giro di un anno e prevede un ristoro massimo di 15 mila euro per clienti con reddito annuo lordo non superiore a 30 mila euro e patrimonio immobiliare non superiore a 15 mila euro.

Veneto Banca condannata al risarcimento integrale della risparmiatrice

„Redazione“ trevisotoday.it 23 maggio 2018

Veneto Banca condannata al risarcimento integrale della risparmiatrice
„L’arbitro Consob ha accolto integralmente le domande e condannato Veneto Banca al risarcimento integrale del danno oltre rivalutazione ed interessi per una somma di 64mila euro subito dalla risparmiatrice tradita, una pensionata 75enne Veneziana“

TREVISO Un risarcimento totale in piena regola per una risparmiatrice dell’ormai ex Veneto Banca. Nella seduta del 26 marzo 2018, in relazione al ricorso presentato da una 75enne veneziana nei confronti di Veneto Banca in liquidazione coatta amministrativa, dopo aver esaminato la documentazione in atti, l’arbitro per le controversie finanziarie ha pronunciato la sua decisione. Il Collegio accoglie il ricorso e dichiara, pertanto, l’Intermediario tenuto a corrispondere alla donna, a titolo di risarcimento danni, la somma di 58.950 euro più interessi e rivalutazione monetaria. Una somma totale pari a 64mila euro.

“Si tratta di un’ottima notizia. – afferma l’avvocato Matteo Moschini – La circostanza per cui Veneto Banca (ma anche la Popolare di Vicenza) continui ad essere condannata dall’A.C.F. dimostra inequivocabilmente la bontà della nostra tesi, suffragata peraltro da quanto rilevato da Consob, Bce e Bankitalia nelle rispettive relazioni, da cui emerge che la truffa è stata perpetrata in modo scientifico e massivo ai danni della collettività dei risparmiatori. Pur di riuscire a vendere le azioni da essa emesse, – continua Moschini – Veneto Banca ha falsificato in modo scientifico e massivo i profili dei suoi clienti, classificando come esperti di finanza e speculatori dei soggetti con nessuna conoscenza in materia e senza la benchè minima propensione al rischio, eh ha indotto comuni risparmiatori ad acquistare tali azioni spacciandole per prodotti redditizi, facilmente liquidabili e a rischio zero”.

“Ciò è dimostrato dal fatto che l’Arbitro per le controversie finanziarie continua ad accogliere le domande formulate per conto dei risparmiatori traditi da Veneto Banca. – sottolinea l’avvocato Matteo Moschini – Sfortunatamente, a seguito della messa in liquidazione coatta della Veneto Banca, non mi sarà possibile agire nei confronti della Veneto Banca per ottenere il dovuto in forza della pronuncia dell’A.C.F.. Agirò nei confronti di Intesa San Paolo, cessionaria dell’azienda Veneto Banca e in quanto tale, in base alle comuni norme civilistiche (codice civile e testo unico bancario), tenuta a risarcire i danni cagionati dalla Veneto Banca, come peraltro già statuito dal Gup di Roma, dott. Ferri, e dal giudice civile di Vicenza, Dott. Giglio”.

“Ritengo che il costituendo Fondo risparmiatori traditi debba recepire il contenuto delle pronunce dell’A.C.F. – conclude Moschini – ed assicurare ai beneficiari delle stesse il risarcimento così come stabilito in tali pronunce. Il Parlamento non può ignorare le tante pronunce favorevoli che i risparmiatori traditi hanno sino ad ora ottenuto dall’A.C.F.. Ho circa 200 procedimenti ancora pendenti avanti l’A.C.F. e ritengo che la stragrande maggioranza di tali procedimenti si concluderà con una pronuncia a noi favorevole”.

 

 

Veneto Banca e Popolare di Vicenza, Intesa Sanpaolo congela il fondo per i risparmiatori gabbati

 Citywire.it 24 maggio 2018

Veneto Banca e Popolare di Vicenza, Intesa Sanpaolo congela il fondo per i risparmiatori gabbati

Intesa Sanpaolo stoppa il plafond da 100 milioni in favore degli ex soci di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Come scrive il Mattino a pagina 13, nel chiarire i motivi di tale decisione ai risparmiatori, l’istituto guidato da Carlo Messina (in foto) ha sottolineato che si vede costretta suo malgrado a sospendere il fondo fino a che non verrà esclusa la responsabilità civile della banca verso azionisti e obbligazionisti subordinati delle ex banche venete.

Tale prospettiva, se esclusa dal tribunale di Vicenza, era infatti prevista nel procedimento penale inizialmente aperto nei confronti di Veneto Banca e poi spostato a Treviso.

Sebbene la responsabilità civile di Intesa sia stata espressamente esclusa dal decreto legge relativo alla liquidazione coatta amministrativa delle due ex popolari venete e dagli accordi contrattuali con le due entità in liquidazione, Intesa Sanpaolo ha ritenuto opportuno attendere che il quadro giudiziale si chiarisca per procedere all’erogazione del plafond. Erogazione che avverrà nel corso di un solo anno rispetto alle 5 tranches inizialmente previste per segnalare la vicinanza di Intesa alle famiglie colpite dal crac delle ex banche venete.

Torna l’allarme banche. Fitch: “Sono in pericolo”. Spread verso quota 200

 -ilgiornale.it 24 maggio 2018

L’agenzia Usa teme ricadute sul taglio dei crediti a rischio se cala la fiducia sull’Italia

Al concentrato di tossine economiche presente nel programma di governo di Lega e Movimento 5 Stelle, Fitch contrappone il distillato velenoso delle possibili conseguenze per l’Italia.

Così, dopo le minacce neanche troppo velate di declassamento del rating tricolore, ora tocca alle nostre banche finire nel mirino. O, meglio, sotto il tiro è il loro lato più vulnerabile, quell’elevato livello di sofferenze che a fatica si sta provando a smaltire. Anche con l’aiuto della seppur parziale stampella pubblica.

La gruccia rischia però di essere segata dall’alleanza giallo-verde, più incline alla salvaguardia dei risparmiatori, un po’ meno a preoccuparsi di faccende complicate come lo smaltimento dei crediti incagliati. Che poi, in fondo, è la solita contrapposizione fra chi – l’Europa – ha rottamato i salvataggi coi soldi dei contribuenti (i bail out) spostandosi sulla sponda opposta (i bail in), e chi vede come fumo negli occhi quanto partorito a Bruxelles. È una divisione che Fitch conosce benissimo (un aumento della portata del bail out, recita l’ultimo report «andrebbe a scontarsi con la direttiva Ue sulla risoluzione delle banche e le regole sugli aiuti di Stato») e di cui già prevede le conseguenze. E dunque? «Un prolungato calo nella fiducia degli investitori sulla scia dei piani del nuovo governo italiano sulle banche potrebbe ritardare i progressi degli istituti nel ridurre i loro ampi stock di Npl (le sofferenze, appunto, ndr) e rendere più costose nuove emissioni». Soprattutto in un momento in cui lo spread, schizzato ieri fino a 200 punti (chiusura a 191), e il continuo calo dei titoli bancari (-1,72% l’indice di settore, contro il -1,31% di Piazza Affari) rappresentano due spine nel fianco per gli istituti.

Come un bignamino, l’analisi riassume coi numeri la situazione attuale. I crediti a rischio d’insolvenza avevano toccato un picco nell’aprile 2017 di 203 miliardi di euro, per ridursi a a 167 miliardi a fine 2017. Gli stock di sofferenze restano però i più alti in Europa, mentre il rapporto tra Npl e il totale dei prestiti delle banche è «ben al di sopra della media dell’Ue di circa il 4% a fine 2017». La missione di messa in sicurezza del sistema creditizio è quindi ben lungi dall’essere completata. Anche perché lo smaltimento dei prestiti più deteriorati avviene facendo leva sulla Gacs. L’acronimo è orrendo, ma è la garanzia dello Stato di cui le banche beneficiano sulla parte senior (la meno rischiosa) delle obbligazioni il cui sottostante sono proprio i crediti deteriorati. Non è roba da poco, visto che consente di liberarsi degli npl a valori più alti rispetto alla media di mercato. Fitch, che al momento dell’adozione di questo strumento aveva per la verità qualche dubbio a causa dei tempi lunghi di recupero delle procedure giudiziarie in Italia, ha cambiato idea: «Gacs è un importante aiuto nella riduzione dei crediti deteriorati e un proseguimento di questo schema e un possibile allargamento ad altre categorie di esposizioni dubbie potrebbe sostenere ulteriormente la riduzione di Npl». La Gacs ha però una scadenza, il prossimo 6 settembre. A fine mese la Commissione Ue potrebbe concedere una proroga di 4-6 mesi, vitale per le nostre banche. Sempre che lo strumento non venga mandato prima sul binario morto dal nuovo governo. In tal caso, è la sentenza di Fitch, il danno non sarò solo per le banche ma anche per «i creditori privilegiati, incluso chi ha un deposito e molti piccoli investitori».

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