Gli incubi nazionalisti di Borghi

Vito Foschi lo spiffero.com 25 maggio 2018

Claudio Borghi, economista di riferimento del partito della Lega ha dichiarato qualche giorno fa che la banca Monte dei Paschi di Siena non deve essere privatizzata e deve bloccare il piano di chiusura degli sportelli ed essere usata, dopo un cambio di governance, per non ben chiari scopi di pubblica utilità. Le lezioni del passato non si vogliono imparare: la banca senese è sempre stata una banca pubblica e i risultati si sono visti, il fallimento. Quando la politica entra nella gestione delle imprese i risultati che si perseguono non sono più economici, ma politici. Non dimentichiamo che il Monte è stato usato per comprare la Banca del Salento e l’Antonveneta a prezzi esorbitanti, operazioni che hanno pesato in maniera importante sui bilanci. Questo solo per indicare gli errori più clamorosi, ma non bisogna dimenticare la gestione clientelare e politica e non economica della banca che risultava essere la banca privata di una ben precisa parte politica.

Il Monte dei Paschi di Siena è fallito perché gestito non con l’obiettivo del profitto, ma con quello politico di aumentare il consenso: il credito veniva erogato più con questo criterio che non con quello del merito creditizio del cliente. Per evitare il fallimento lo Stato ha dovuto nazionalizzare la banca mettendoci circa 7 miliardi dei cittadini per ricapitalizzarla. Il fatto che il governo fosse della stessa parte politica di chi ha gestito la banca è passato sotto silenzio. Ora il Monte è proprietà statale e gli amministratori sono decisi dal governo. L’idea di Borghi di non vendere la banca e di cambiarne la gestione, non vuol dire altro che mettere i propri uomini al comando a posto degli attuali e farla diventare un dominio privato della propria parte politica. Se la gestione pubblica del Banco lo ha portato sull’orlo del fallimento, non si capisce come una nuova gestione pubblica non lo possa portare di nuovo nella stessa situazione. Il problema non è nella qualità degli amministratori che siano del Pd o di Lega e dei Cinque Stelle, ma nel fatto che la proprietà pubblica non può che imporre degli obiettivi politici che non necessariamente coincidono con quelli economici. Lo abbiamo ribadito in altre occasioni, lo Stato lavora per costruire consenso, e la gestione di un’impresa pubblica non può che seguire questa regola. Come si possono redarguire dei dipendenti di un’impresa pubblica, quando questi vanno poi a votare e possono mandarti a casa? Nessuno sega il ramo su cui è seduto.

Lo stesso salvataggio del Monte è stato un errore: doveva essere lasciato fallire e la rete di sportelli e relativi dipendenti essere venduti ad altre banche come è stato fatto con le banche venete. È necessario notare che la modalità di gestione clientelare era uso e costume della dirigenza della banca senese e cambiare vecchie abitudini non è immediato. Il cambiamento della cultura aziendale richiede tempo e lo smembramento della rete sportelli con l’assegnazione dei dipendenti ad altre imprese bancarie avrebbe favorito questo processo.

Oltre alla dichiarata volontà di prendere il controllo del Monte per fantomatici scopi pubblici, le dichiarazioni di Borghi sono agghiaccianti anche per quanto riguarda la volontà di bloccare la chiusura delle filiali. Può apparire una semplice operazione volta alla riduzione dei costi la chiusura delle filiali, ma in realtà è necessaria per le novità tecnologiche avvenute negli ultimi anni. Di fatto gli sportelli sono diventati del tutto inutili per gran parte delle operazioni bancarie. Molte operazioni che vent’anni fa si facevano allo sportello, ormai si fanno online o alle casse automatiche. Le filiali ormai resisteranno solo per servizi di consulenza su mutui, prestiti e investimenti e le casse rimarranno solo per particolari operazioni. Alcune banche già stanno procedendo all’eliminazione delle casse con operatore umano, mentre altre banche per giustificare la rete di sportelli stanno affiancano alle tradizionali operazioni anche quelle immobiliari.

Non si capisce quale scopo si voglia raggiungere non chiudendo gli sportelli inutili, se non scopi puramente clientelari.