Nuovi rumor sul no a Savona: la telefonata tra Mattarella e Draghi

Laura Naka Antonelli finanzaonline.com 31 maggio 2018

Da ambienti informati, riporta Fanpage.it, circola da giorni la voce secondo cui “alla decisione finale abbia contribuito in modo determinante la valutazione prima di Ignazio Visco e poi di Mario …

Ore concitate nell’arena politica italiana, mentre arrivano nuovi rumor su quello che alcuni italiani hanno definito un colpo di stato finanziario. In particolare il sito Fanpage.it parla di una telefonata decisiva che avrebbe segnato il destino di Paolo Savona, facendo naufragare il primo tentativo di un governo M5S-Lega. La telefonata sarebbe avvenuta tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il numero uno della Bce Mario Draghi, come riportato negli ultimi giorni anche da altre fonti.

Le ultime indiscrezioni arrivano dal sito Fanpage.it:

“Sono in tanti a interrogarsi su cosa ci sia dietro una scelta che ha ben pochi precedenti nella storia repubblicana recente: un veto politico che è anche ‘un indirizzo’ per chi occuperà successivamente la poltrona di via XX settembre. E, nelle ultime ore, si è parlato con grande insistenza di pressioni sul Capo dello Stato da parte di autorevoli esponenti delle istituzioni internazionali e degli ambienti che fanno riferimento ai cosiddetti ‘mercati’. Una voce, in particolare, filtra da ambienti solitamente beninformati: che alla decisione finale abbia contribuito in modo determinante la valutazione prima di Ignazio Visco e poi di Mario Draghi”.

Quest’ultimo avrebbe fatto – secondo quanto riportato nell’articolo “il punto della situazione, relativamente all‘esposizione del sistema economico – finanziario italiano, lasciando intendere come i margini di manovra fossero sempre più ristretti”. Lo ha riferito a Fanpage.it una fonte dell’Eurotower, aggiungendo che, a quel punto, “Draghi avrebbe lasciato intendere come “il gruppo di Savona” non godesse della stima e della fiducia di “quelli che contano”. Il numero della Bce avrebbe fatto inoltre capire al capo dello Stato,che l’Italia avrebbe potuto mettere i bastoni tra le ruote al piano della stessa banca centrale europea di smantellare prima o poi il bazooka monetario Quantitative easing.

A tal proposito, è stata la stessa Sabine Lautenschlaeger, esponente del consiglio direttivo dell’Eurotower a comunicare che giugno sarà forse il mese in cui Draghi & Co. decideranno di porre fine, in modo graduale, al programma QE che, giustamente, nel caso dell’Italia, è stato ribattezzato scudo BTP.

Quanto riporta Fanpage.it è stato segnalato negli ultimi giorni anche da altri giornali italiani, che hanno parlato più o meno di complotto tedesco o complotto della Bce per impedire che Mattarella desse il via libera al nome di Savona.

I rumor sono stati ripresi anche dall’FT in un articolo delle ultime ore in cui si parla del dilemma della Banca centrale europea:

“I media italiani hanno già riportato che Draghi e i funzionari di Bankitalia hanno parlato con il presidente Sergio Mattarella prima della decisione cruciale con cui il capo dello Stato ha detto no a Paolo Savona, economista euroscettico, al ministero dell’Economia – scrive il quotidiano britannico – La Bce ha preferito non rilasciare commenti sulle presunte telefonate, che sono state riportate da La Repubblica lo scorso martedì, mentre Bankitalia ha negato il coinvolgimento sia dei suoi funzionari che di Draghi nella decisione di Mattarella di rifiutare Savona”.

Il Financial Times precisa:

“Un qualsiasi ruolo che il presidente della Bce dovesse ricoprire nella gestione di una crisi politica, tra l’altro relativa al suo stesso paese, avverrebbe probabilmente dietro le quinte, visto che i tecnocrati sono consapevoli del pericolo di scatenare l’ira dei populisti, con eventuali interferenze nel processo democratico”.

UInsomma, secondo quanto risulta a Fanpage.it, il veto su Savona sarebbe stato messo direttamente da Draghi, numero uno della Bce, le cui fonti tra l’altro hanno affermato a Reuters proprio ieri che la banca centrale non ha né gli strumenti né il mandato per intervenire nella crisi politica italiana.

In tutto questo Paolo Savona nelle ultime ore ha parlato, affermando che “Mattarella non ha capito” e che “il popolo italiano si è ribellato”, stando a quanto riportato da Il Corriere della Sera.

Il Colle intanto aspetta e concede più tempo al M5S e alla Lega dopo la proposta di Luigi Di Maio:un governo giallo-verde affidato alla premiership di Giuseppe Conte con Paolo Savona a un dicastero che sia diverso da quello dell’Economia.

Da Matteo Salvini arriva qualche segnale di apertura e il suo ufficio stampa conferma che il leader della Lega è a Roma per la trattativa sul governo, e che l’agenda dell’intera giornata è stata annullata.

Ultima chance, dunque, per formare un governo politico: se sarà di nuovo flop, entrerà nella scena del teatrino italiano il governo di Carlo Cottarelli, che difficilmente otterrà la fiducia del Parlamento.

A quel punto, Cottarelli avrà il compito di gestire semplicemente gli affari correnti, in attesa del ritorno degli italiani alle urne.

La prospettiva di una soluzione all’impasse politica in cui l’Italia versa dalle elezioni politiche dello scorso 4 marzo tranquillizza i mercati: i BTP riportano un rally per la seconda sessione consecutiva, e gli acquisti sono tali che i tassi a due anni sono in calo di 1 punto percentuale, tornando al di sotto dell’1%, dopo essere schizzati fino al 2,72% qualche giorno fa.

A questo punto tutto dipende da Salvini: riuscirà il leader del Carroccio a mollare la presa sul nome di Paolo Savona per il dicastero dell’economia?

In realtà, proprio quello che è stato definito un vero e proprio Pomo della discordia che ha fatto saltare in aria la prima ipotesi di un governo M5S-Lega, sembra essere, in parte, rientrato. Spunta infatti il nome dell’ex vicedirettore generale di Bankitalia Pierluigi Ciocca – stando a quanto riporta il Corriere della Sera – per Via XX settembre.

Savona potrebbe andare agli Esteri, oppure, in base a quanto trapela da indiscrezioni stampa, un’altra soluzione potrebbe essere quella di dividere addirittura il Mef in due ministeri, dell’Economia e delle Finanze, con Savona che potrebbe presiedere uno dei due rami.