Creval, Banco Bpm, Ubi. Ecco mosse, sfide e rischi sugli Npl

 startmag.it 31 maggio 2018

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Il punto di Luca Gualtieri, giornalista di Mf/Milano Finanza, sui dossier relativi agli Npl sulle scrivanie delle banche italiane alla luce degli ultimi eventi di mercato fra finanza e politica

Il caos politico rischia di avere effetti non soltanto sui mercati azioniari e obbligazionari, ma anche su asset class che in questi anni hanno registrato volumi molto rilevanti come i non performing loans.

LE ATTIVITA’ DELLE BANCHE D’AFFARI

Negli ultimi giorni l’attività delle banche d’affari ha subito un brusco rallentamento, complici il passo indietro di alcuni investitori esteri ma anche il cambiamento delle metriche di valutazione. A finire nel congelatore sono ipo, operazioni di merger & acquisition e anche processi di cessione di crediti deteriorati che nei mesi scorsi erano stati messi in cantiere dagli istituti di credito italiani. Il mutato scenario di mercato starebbe infatti spingendo gli investitori a cercare rendimenti più alti rispetto a quelli di qualche settimana fa, imponendo di conseguenza ai venditori prezzi più bassi. «Il rischio-Paese fa percepire come più aleatori i flussi di cassa attesi attraverso il processo di recupero e spinge i fondi a esprimere valutazioni più contenute rispetto al passato», spiega un banker.

I DOSSIER IN CANTIERE

Va peraltro tenuto in considerazione il fatto che nell’ultimo anno il forte affollamento sul mercato e la concorrenza tra gli investitori hanno spinto al rialzo il prezzo medio degli stock di crediti deteriorati, anche grazie al basso costo del funding e ad aggressive strutture finanziarie. Si è così passati dal 13% del valore nominale pagato da Fortress e Pimco per il portafoglio Fino di Unicredit al 29% versato da Intrum a Intesa Sanpaolo . Proprio l’operazione condotta in porto da Ca’ de Sass con il gruppo svedese era stata letta dal mercato come un punto di svolta in un settore in cui le cessioni erano sempre state fortemente penalizzanti per gli istituti di credito. Ma probabilmente si è cantato vittoria troppo presto.

LE METRICHE DELLE CARTOLARIZZAZIONI

Le metriche di valutazione potrebbe peraltro cambiare anche per le cartolarizzazioni con garanzia pubblica (Gacs). In questo strumento infatti il prezzo della garanzia sulla tranche senior (quella cioè più sicura che finora è stata acquistata dalla banca) viene fissato sulla base di un paniere di credit default swap di primari emittenti italiani.

FRA CDS E GACS

Al momento della promulgazione della legge ad esempio il paniere era composto tra gli altri dai cds su Ubi, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Enel, Acea, Telecom Italia, Finmeccanica e Mediobanca. Visto che il valore di ciascun cds viene definito come la media dei sei mesi precedenti la richiesta della gacs, il timore dei banker è che le operazioni ancora in gestazione possano registrare prezzi diversi rispetto a quelli attesi. Effetto che sarebbe ulteriormente accentuato da un eventuale downgrade dell’Italia.

IL PROBLEMA DEL RINNOVO

Per la gacs in aggiunta c’è anche il problema del rinnovo della garanzia che scadrà il prossimo 6 settembre. Il rischio è infatti che il nuovo inquilino di via XX Settembre non promulghi il decreto ministeriale per dare attuazione al rinnovo ed eventualmente estendere la misura anche a unlikely to pay e leasing. Se infatti il provvedimento non venisse preso per il sistema il problema sarebbe serio. Anche se il prezzo della garanzia dovesse salire per la forte instabilità politica, vendere npl con la gacs dovrebbe infatti restare comunque più conveniente che farlo a prezzi di mercato.

LA LISTA DELLE BANCHE IN CODA

Tanto più che le richieste di Bce sul processo di derisking dell’attivo non sono negoziabili. La lista dei soggetti è lunga e va da Banco Bpm (5,1 miliardi) a Bper (2 miliardi), da Ubi Banca (3,5 miliardi) a Creval (1,7 miliardi) senza considerare le realtà minori come il Banco Desio, la Cassa di Risparmio di Asti, la Popolare di Ragusa o Iccrea.

(Articolo pubblicato su Mf/Milano finanza)