Finpiemonte, una bad company per i carrozzoni da chiudere

lo spiffero.com 31 maggio 2018

Torna il piano di fusione della cassaforte regionale con la “gemella” che detiene le partecipazioni pubbliche. Una “scatola” gestirà le società da liquidare. Gallo (Pd): “La relazione di Bankitalia venga consegnata ai consiglieri”

Passa dalla costituzione di una bad company l’operazione “ritorno al passato” di Finpiemonte, in cui è prevista anche la fusione con Finpiemonte Partecipazioni, la “gemella” che detiene le quote delle società regionali. Nel nuovo percorso individuato dalla giunta Chiamparino viene prevista, quindi, la creazione di una “scatola” in cui “collocare tutte le partecipazioni per le quali sono o saranno associate procedure di liquidazione o concordato”. Un colpo di spugna che cancella il piano, ambizioso quanto poi rivelatosi velleitario, di trasformare l’ente strumentale della Regione in una vera e propria banca.

È questa una delle misure contenure nel piano illustrato dagli assessori Aldo Reschigna Giuseppina De Santis ai componenti delle commissioni Bilancio e Attività Produttive, riunite in seduta congiunta nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla cassaforte di piazza Castello avviata da Palazzo Lascaris. L’assemblea di Finpiemonte ha formalizzato ieri l’avvio della procedura di uscita dal registro degli intermediari sottoposti alla vigilanza di Bankitalia, un atto unilaterale per prevenire provvedimenti drastici da parte degli ispettori di Palazzo Koch, a seguito delle ben note vicende dei fondi milionari “spariti” dai conti svizzeri e dalle perdite subite a causa di investimenti ad alto rischio illecitamente operati a Zurigo. Ieri è arrivata la relazione della Banca d’Italia che, ha spiegato De Santis, “verrà consegnata ai giudici”. Dai banchi del Consiglio, però, si è sollevata la richiesta unanime di visionare il documento considerato “utile alla comprensione di una fase delicata della finanziaria regionale” come affermato dal presidente della commissione Attività produttive Raffaele Gallo, il quale ha chiesto ufficialmente che venga consegnata a tutti i consiglieri. Lo stesso Gallo ha inoltre annunciato che l’indagine conoscitiva sarà prorogata per un altro mese, fino alla fine di giugno, con una serie di nuove audizioni (il consiglio di amministrazione presieduto da Stefano Ambrosini, lo studio Tosetto & Weigmann, la dirigente Bianca Cravioglio, nel cui armadio sarebbe stata scoperta la documentazione sui conti correnti svizzeri, e pure l’ex risk manager Dario Esposito, grande accusatore di Fabrizio Gatti e del suo successore, il quale però potrebbe rifiutarsi di comparire, non essendo più alle dipendenze di una società regionale).

Nella loro relazione gli assessori Reschigna e De Santis hanno illustrato il piano che riporterà indietro le lancette del tempo, restituendo Finpiemonte al suo ruolo originario di braccio finanziario della Regione negli interventi di sostegno al tessuto produttivo. Tornerà tutto com’era prima e almeno le imprese piemontesi potranno accedere nuovamente ai bandi per finanziare piccole e grandi imprese, le realtà culturali e il sistema neve. Sarà revocato l’aumento del capitale sociale fino a 600 milioni, deliberato per dare solidità patrimoniale alla Finpiemonte in versione banca, nella nuova veste non serve più e allora tanto vale liberare risorse fresche per dare un po’ di ossigeno al sistema produttivo piemontese: piccole e medie imprese, start up innovative, sistema neve. Oltre alla gestione dei fondi europei Fesr. Verranno smobilitati circa 200 milioni e nuovamente modificato l’oggetto sociale di Finpiemonte. I tempi però non sono immediati, almeno per quanto concerte l’operatività, visto che presumibilmente la situazione – al momento in stallo – non sarà sboloccata prima del prossimo autunno. In attesa che l’inchiesta giudiziaria accerti le responsabilità dell’affaire le imprese vogliono che siano riaperti i bandi e con essi i rubinetti dei contributi.