Le idee di Giulia Grillo, nuova ministra della Salute

ilpost.it 1 giugno 2018

È favorevole ai vaccini ma contraria agli obblighi, è una convinta sostenitrice della sanità pubblica e ogni tanto dice “Big Pharma”

 La ministra della Salute, Giulia Grillo (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Giulia Grillo è la nuova ministra della Salute, come confermato nella serata di giovedì dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha letto la lista dei ministrisubito dopo il suo incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Grillo è una delle esponenti principali del Movimento 5 Stelle, di cui è diventata capogruppo alla Camera dopo le scorse elezioni del 4 marzo. Succede a Beatrice Lorenzin, rimasta in carica per cinque anni e contro la quale ha spesso polemizzato con campagne molto dure sulle decisioni assunte dal ministero della Salute su vaccini, farmaci e gestione del personale sanitario.

Grillo – che non è parente di Beppe Grillo – ha da poco compiuto 43 anni, è originaria di Catania ed è laureata in Medicina, con una specializzazione in Medicina legale. Ha una lunga storia di militanza nel M5S: nel 2008 si candidò alle elezioni regionali in Sicilia, nella lista “Amici di Beppe Grillo con Sonia Alfano Presidente”, ma senza essere eletta. Ottenuti ampi consensi interni alle “Parlamentarie”, le primarie del M5S per i candidati alle elezioni politiche, nel 2013 fu eletta come capolista alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Sicilia 2, facendosi notare per il suo impegno in diverse iniziative parlamentari legate alla sanità e, più in generale, per le sue ricorrenti dichiarazioni critiche nei confronti degli esponenti dei governi Letta, Renzi e infine Gentiloni.

Dopo la rielezione alle politiche dello scorso marzo, Grillo è stata una delle più strette collaboratrici del capo politico del M5S, Luigi Di Maio, facendo anche parte della delegazione che ha interloquito al Quirinale con Mattarella per definire la maggioranza del nuovo governo.

Vaccini
Grillo è stata tra i più convinti oppositori del cosiddetto “decreto Lorenzin”, la misura assunta dal governo Gentiloni per rendere obbligatoria la vaccinazione dei bambini e dei ragazzi che frequentano la scuola dell’obbligo, poi convertita in legge dal Parlamento. Il provvedimento è in vigore dallo scorso anno ed è stato adottato per riportare entro i limiti di sicurezza le coperture vaccinali, indispensabili per evitare epidemie di malattie pericolose e facilmente trasmissibili come il morbillo.

Sia nel periodo dell’approvazione del decreto, sia in quello della sua trasformazione in legge, Giulia Grillo è stata estremamente critica nei confronti di Lorenzin e del governo, accusandoli di non avere lavorato adeguatamente negli anni precedenti per evitare la riduzione delle coperture vaccinali. In realtà il calo delle vaccinazioni in questi anni è stato determinato dalle ricorrenti campagne contro i vaccini e sulla loro presunta pericolosità, a partire dalla storia dell’autismo, frutto di una delle più grandi frodi mediche dell’ultimo secolo. Campagne alle quali hanno spesso partecipato anche esponenti del M5S, con dichiarazioni che hanno contribuito alla disinformazione sul tema e a fare aumentare le preoccupazioni tra i genitori posti davanti alla scelta di vaccinare o meno i loro figli.

Giulia Grillo non è antivaccinista e in più occasioni ha riconosciuto l’importanza dei vaccini: non ritiene però che debba esistere un obbligo come quello introdotto lo scorso anno e pensa che quella dei genitori debba essere una scelta libera e informata, da incentivare attraverso campagne di informazione e divulgazione sull’importanza dei vaccini. Questo approccio in realtà è stato seguito in passato in diverse regioni italiane, ma senza ottenere i risultati sperati, soprattutto in una fase di rapido calo delle coperture come quella degli ultimi anni.

Nel 2017, Grillo aveva scritto sul suo blog che il decreto Lorenzin non sarebbe stato attuabile “perché mancano risorse umane e finanziarie”. Le difficoltà, soprattutto nei primi mesi, ci sono state, ma le vaccinazioni sono state comunque eseguite in grande numero e al punto da portare a prime indicazioni positive sull’efficacia del provvedimento. Non è chiaro come la nuova ministra della Salute vorrà affrontare il problema, il timore di molti osservatori è che l’obbligo venga smantellato in un momento in cui iniziava a dare i primi esiti positivi.

Personale sanitario
Grillo in questi anni si è interessata di frequente al problema delle assunzioni e della mancanza di personale in ambito sanitario, con un ridotto ricambio generazionale. Ha appoggiato iniziative sindacali unitarie e gli scioperi del personale medico, facendosi anche promotrice di una mozione per sbloccare il turnover e di conseguenza le nuove assunzioni nelle agenzie sanitarie. L’attenzione a questo tema è ribadito nel “contratto di governo” tra Lega e M5S, anche se in modo vago e senza chiari riferimenti a come il ministero della Salute potrà intervenire per migliorare le cose, considerati i costi che comportano provvedimenti sul personale in un periodo di necessari tagli alla spesa.

Liste di attesa
Lo scorso anno Grillo ha ottenuto l’approvazione di una mozione per chiedere al ministero della Salute di applicare leggi già vigenti, ma mai pienamente attuate, per garantire l’erogazione dei servizi sanitari entro i limiti massimi stabiliti e per rendere più organizzato e tracciabile il sistema delle prenotazioni delle visite. Grillo è tornata in più occasioni su questo tema che dovrebbe essere quindi centrale nella sua attività da ministra, ma anche in questo caso non è molto chiaro quali soluzioni adotterà per fare meglio rispetto a Lorenzin, da lei criticata per non avere fatto abbastanza.

Pubblico e privato
Nelle attività parlamentari e nelle dichiarazioni fornite alla stampa in questi anni e durante i comizi, Giulia Grillo ha sempre sostenuto l’importanza della sanità pubblica rispetto alle iniziative private. Ritiene che un’offerta pubblica efficiente e in tempi ragionevoli possa incentivare i pazienti a fare meno ricorso alle strutture private, dove i costi diretti sono più alti e spesso alla base di disparità di trattamento tra chi può permettersi una visita o un esame privatamente e chi no. In realtà il sistema pubblico e privato convenzionato in questi anni ha portato a numerosi casi virtuosi, con benefici per gli utenti e un alleggerimento delle liste di attesa nel pubblico. Grillo ha più volte detto che il privato rende più probabili casi di corruzione ai danni del sistema sanitario pubblico, ma in molti casi è vero il contrario.

Farmaci
Da parlamentare, Giulia Grillo ha spesso criticato l’Agenzia Italiana del Farmaco, organismo essenziale per la regolamentazione dei farmaci nel nostro paese. Ha sostenuto che abbia rapporti stretti con “Big Pharma”, modo di dire usato spesso dai teorici del complotto per indicare genericamente le aziende farmaceutiche e le loro presunte strategie commerciali per mettersi d’accordo e condizionare i prezzi dei farmaci. Ha criticato la discussa trattativa riservata tra AIFA e l’azienda farmaceutica Gilead per il rinnovo dei contratti per le forniture dei farmaci per i pazienti affetti da epatite C, accusando l’Agenzia di scarsa trasparenza e di mala gestione della trattativa. In realtà AIFA ha più volte contestato a Gilead i prezzi richiesti, arrivando a minacciare il ricorso a sistemi di produzione di emergenza in proprio del farmaco nel caso di un mancato accordo più ragionevole.

Aborto
Non ci sono dichiarazioni di rilievo della nuova ministra della Salute sul diritto all’aborto, ma alcune iniziative parlamentari dimostrano comunque una sensibilità sull’argomento e sulla necessità di far rispettare la legge 194 del 1978 che lo regolamenta. Nel 2016 Grillo fu prima firmataria di una interrogazione nel quale si chiedevano, partendo dal caso di cronaca della morte di una donna incinta a Catania, informazioni sulle iniziative del ministero della Salute per assicurare “i livelli essenziali di assistenza sanitaria con riferimento alle interruzioni di gravidanza”. Nell’interrogazione, Grillo ricordava che in Sicilia gli obiettori di coscienza sono l’86,1 per cento sul totale dei medici del settore, una sproporzione che può influire sulla tutela della salute delle donne. In un’altra risoluzione presentata nel 2014, Grillo chiese al governo di impegnarsi ad “avviare una campagna informativa attraverso corsi, seminari nelle scuole e nei consultori” e sui periodici per informare correttamente sulla cosiddetta “pillola abortiva” (RU486) introdotta all’epoca anche in Italia dopo numerose polemiche.