Fondi Ue, i numeri delle truffe made in Italy

 lettera43.it 3 giugno 2018

Le irregolarità nell’assegnazione all’Italia dei fondi comunitari riguardano quasi 1,5 miliardi. Oltre il 60% del totale. Dalla distribuzione geografica dei casi alle pratiche più utilizzate: le cose da sapere.

Nella narrazione politica dominante che ha funto anche da collante tra leghisti e pentastellati, l’Unione europea è il capro espiatorio chiamato in causa per ogni male. È infatti l’Ue che impone a Roma scelte dolorose, che esige una politica fiscale votata al rigore e che vieta a governo e parlamento di alleviare le sofferenze delle imprese e della popolazione facendo altro debito pubblico. Ma è davvero così? Siamo sicuri che la nostra permanenza nel club comunitario sia più una spesa che un beneficio? Quel che è certo è che, a giudicare dal numero di truffe italiane ai danni di Bruxelles in materia di fondi comunitari, c’è anche chi da questa Ue ha tutto da guadagnare.

1. L’Ue darà a Roma 77,5 miliardi di euro in sei anni

Tra 2014 e 2020 l’Unione europea metterà a disposizione dell’Italia risorse finanziarie per circa 77,5 miliardi di euro: 46,5 per le politiche di coesione e 31 per la politica agricola comune. I fondi costituiscono naturalmente una boccata d’ossigeno in un sistema economico sempre più asfittico e depresso. Se bene utilizzati, possono funzionare da volano per la ripresa. Queste risorse, come documenta l’ultimo studio dell’Ufficio Valutazione Impatto del Senato, sono gestite direttamente dalle autorità statali, regionali e locali di ciascun Paese membro. Resta però da chiedersi se siano gestite bene dato che, come documenta la Guardia di Finanza, l’imponente fiume di denaro che arriva da Bruxelles di colpo si disperde nei mille rivoli delle truffe e dei raggiri. Tra il 2014 e il 2016, la Guardia di Finanza ha eseguito 12.838 interventi, controllando circa 2,4 miliardi di contributi. L’ammontare di irregolarità è risultato pari a quasi 1,5 miliardi, ovvero, oltre il 60% dei fondi.

2. L’85% delle irregolarità è riconducibile al Mezzogiorno

Le frodi e le irregolarità sui fondi strutturali e sulle spese dirette della Ue sono avvenute nell’85% dei casi nell’Italia meridionale, cioè nelle Regioni destinatarie dei fondi stanziati per l’obiettivo Convergenza 2007-2013. Segue l’Italia centrale con il 12%, ultimo il Nord con il 3,5%. Ma guardando al tesoretto messo a disposizione per l’agricoltura e la pesca, nessuna parte del Paese è in realtà esente dagli illeciti, che risultano numerosi anche in regioni ricche come il Friuli Venezia Giulia. In questo settore sono stati commessi reati nel 46% dei casi nel Centro Italia, nel 33% circa nel Mezzogiorno e nel 21% al Nord. I dati della Guardia di Finanza riportano che la percentuale più alta di illeciti e frodi riguarda la politica agricola comune e la politica della pesca: il 62% dei finanziamenti controllati sono stati richiesti o percepiti in modo irregolare o fraudolento. In un solo biennio, 5.521 persone sono state denunciate per truffa aggravata, malversazione e indebita percezione di risorse europee. Gli arresti sono stati 71. Sono state avanzate proposte di sequestro per 587,4 milioni di euro ed eseguiti provvedimenti cautelari reali (cioè che colpiscono i beni degli imputati per rifarsi della somma sottratta) per 196,2 milioni.

3. Spuntano “professionisti” specializzati nel togliere all’Ue più di quanto dovuto

Le Fiamme Gialle, nella loro quotidiana opera di contrasto a questa tipologia di illeciti, hanno riscontrato la nascita di vere e proprie figure professionali specializzate nel togliere a Bruxelles più di quanto dovuto. Si legge infatti nel rapporto dell’Uvi che, spesso, gli imprenditori pizzicati a frodare l’Unione europea si rivolgono a «consulenti e professionisti esterni che si sono affermati come veri e propri “specialisti” nell’acquisizione di erogazioni pubbliche e che sfruttano contatti, metodi e tecniche d’intervento chiaramente finalizzati ad attività illecite». Tra le metodologie di frode maggiormente riscontrate ci sono: l’artificioso sovradimensionamento delle domande di aiuto; l’indebito ottenimento di titoli sulla base di false dichiarazioni e della cessione in blocco degli stessi; la fraudolenta percezione di provvidenze da parte di soggetti già deceduti prima della presentazione della domanda o sottoposti a misure di prevenzione antimafia.

4. Nel novero delle truffe anche macchinari arrugginiti spacciati per nuovi

Nel novero delle truffe, l’italico ingegno si dimostra senza freni. E così non sono pochi i casi nei quali il dichiarato acquisto di macchinari “nuovi di fabbrica” riguarda in realtà modelli già in uso nella azienda di chi truffa che vengono semplicemente ripuliti, riverniciati e ri-ettichettati (cambia cioè la matricola e l’anno di costruzione) in modo da non destare sospetti in caso di ispezioni. Ma talvolta i truffatori non operano alcun tipo di maquillage convinti di passarla liscia. È accaduto a Catanzaro nel 2015: il contributo, pari a circa 9,5 milioni di euro, di cui 3,6 erogati e i restanti bloccati a seguito dell’intervento del personale della Gdf, era stato concesso dal ministero dello Sviluppo Economico per la realizzazione di un innovativo macchinario industriale. Dalle investigazioni è però emerso che il macchinario era, in realtà, un ammasso di ferraglia arrugginita, accatastata all’interno di un capannone abbandonato.

5. Il nostro Stato fatica a recuperare il maltolto e Bruxelles glielo addebita

In Italia si fatica non solo a tenere a freno le truffe, ma anche a recuperare il maltolto una volta individuati i responsabili. Secondo gli ultimi dati, aggiornati al 30 giugno 2017, su 322,6 milioni di euro indebitamente percepiti tra il 2008 e il 2016 ne sono stati recuperati solo 74,4. Altri 248,2 milioni mancano all’appello. E se lo Stato non provvede nei termini stabiliti, la Commissione europea storna l’ammontare dei recuperi non andati a buon fine dall’importo dei finanziamenti previsti. Oltre al danno economico, il sistema truffaldino talvolta causa anche dei morti, almeno in via indiretta: molti dei fondi distolti sono infatti indirizzati alla messa in sicurezza di quei fiumi e torrenti che, lasciati in stato di abbandono, nel periodo autunnale esondano, mettendo a rischio la pubblica incolumità.