Noi lobbisti e il governo M5S-Lega. Parla Alberto Cattaneo

 startmag.it 3 giugno 2018

Conversazione con Alberto Cattaneo, founding partner della società Cattaneo Zanetto & Co, autore del libro “Il mestiere del potere. Dal taccuino di un lobbista” (Laterza)

Preoccupato, contento o atarassico con il governo cosiddetto del cambiamento fra M5S-Lega? 

Un lobbista non è mai “preoccupato” per questo o quel governo. Si parte sempre consapevoli che il dialogo tra istituzioni e interessi particolari alla fine è una grande risorsa per il sistema democratico e questo è presto percepito anche da partiti che sono “nuovi” rispetto all’esercizio del potere. E comunque non dimentichiamoci che sia Lega che M5s ormai sono tanti anni che sono presenti a Roma e conoscono perfettamente il funzionamento delle istituzioni e del loro dialogo con gli interessi.

E’ proprio sicuro – come desumo dopo aver leggiucchiato il suo libro – che i poteri forti del passato erano migliori e più corretti di quelli attuali? E ci sono ancora i poteri forti?

La domanda migliore è proprio se ci siano o meno questi poteri forti. Sul migliore e corretti non spetta a me dire qualcosa perché dipende dal punti di vista di ciascuno. I poteri a mio avviso sono molto indeboliti rispetto al passato, quantomeno nell’ambito che osservo nel mio libro cioè i poteri che si occupano di fare leggi. Il potere legislativo è sempre più un esercizio di veti e di equilibrismi al ribasso, fatica a decidere. Se ci mettiamo che poi è ormai tutto “narrazione”, il potere diventa gestione delle emozioni, che poco c’entra con lo scrivere una legge efficace.

Come mai lei, “amerikano”, è a favore – se capisco bene dal libro – della web tax abbozzata in Italia?

Onestamente non sono a favore di nessuna ‘tassa’, da antico ancorché disilluso libertario quale sono. E, anzi, penso che la web tax all’italiana sia una legge rivedibile non tanto per i suoi contenuti ma proprio perché abbozzata e spuntata. Preferisco una legge efficace verso cui eventualmente non sono d’accordo, che una scritta male. E’ una questione di estetica.

Da liberista, come fa a difendere aziende o associazioni di imprese che puntano ad esempio a non far ridurre i prezzi?

Le mie convinzione personali c’entrano poco con il mio lavoro. Anzi, nulla. Io cerco di combattere per regole certe, non interpretabili, efficaci e misurabili. Se avessimo un impianto normativo di questo tipo avremmo maggiore competizione e un ambiente economico più facile da affrontare per imprenditori, privati o pubblici che siano. Efficacia e certezza delle leggi creerebbero una competizione più sana… e probabilmente migliori servizi ai cittadini (al giusto prezzo).

Non ho ben capito che differenze ci siano tra i lobbisti “legislativi” come lei si definisce, e i lobbisti relazionali, in cui le piazza Luigi Bisignani.

La differenza è tra lobbisti di contenuti e quelli relazionali. Una differenza, come scrivo, peraltro minima e basata sul punto di partenza: i primi studiano il contesto e il contenuto da rappresentare quindi pensano a quali soggetti interessare; i secondi partono dalla loro agenda contatti. Due approcci differenti.

Più facile fare lobby per aziende grandi o aziende piccole?

Banalmente è più facile fare lobby quando si è in sintonia con quanto pensa il governo. Una volta tocca a me, un’altra volta tocca ad un altro. Il bello della democrazia. Le dimensioni di un’azienda contano davvero poco.

Non mi ha convinto quando scrive nel libro: “Vince chi ha più soldi? Non è così scontato”.

Ma è così. Non si comprano le leggi. Quindi i soldi non servono. Si comprano i professionisti che possono aiutare a fare una lobby più efficace. E qui i soldi possono servire. Ma “costiamo” talmente poco… che è più un problema culturale che economico.

E’ più facile fare il lobbista andando all’attacco o giocando in difesa?

Difendere lo status quo è più facile per le cose che abbiamo detto prima. Il potere legislativo tende a non decidere e ad essere limitato da vari veti. Spesso tutti interni alla politica. Andare all’attacco significa trovare qualcuno disposto a decidere, e a rischiare.

Da anni, forse da decenni, i lobbisti (quasi tutti) chiedono una norma per regolamentare l’attività di lobby. Lei è contrario. Perché?

Non sono affatto contrario. Trovo che sia inutile fare una legge su i lobbisti quando non si vuole mettere mano all’intero processo di ideazione, scrittura, approvazione e implementazione di una legge. Cosa servono i lobbisti quando nessuno dice quando e come possono intervenire in ognuna delle fasi elencate prima del processo legislativo? Comunque se regolamentare le lobby può servire come primo passo per ripensare tutto il processo e creare maggiore trasparenza (soprattutto a livello ministeriale) sono più che favorevole.

Lei scrive: “Se il tutto si trasforma in una sfera di vetro dove tutti vedono tutti, non ci sarebbe più la politica”. Un lobbista che difende i politici. Mi pare quasi una notizia oltre che strano…

Forse non mi sono spiegato. Fare leggi è un processo che coinvolge tanti attori, ognuno con le sue prerogative. E’ un sistema che funziona quando tutti gli attori sono all’altezza. E, alla fine, le leggi le approvano i politici eletti, cioè i parlamentari. Ricordiamocelo. E molti di loro sono proprio bravi. Ma in questo clima di aspettative altissime e di istintiva sfiducia verso i risultati poi raggiunti…sembrano tutti incapaci. Non è affatto così.