“Società finanziarie senza alcun controllo”

MAURO SPIGNESI caffè.ch 3 giugno 2018

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Due anni fa i danni erano stati stimati attorno a 1.4 miliardi di franchi. Ma perché nel conteggio era entrata la gigantesca frode “piramidale” dell’ex finanziere basilese Dieter Behring (poi condannato), con oltre 2.000 vittime. L’anno scorso la cifra dei danni economici calcolata a livello nazionale dalla società di consulenza Kpmg sulla base dei dati delle condanne dei tribunali svizzeri è calata attestandosi attorno a mezzo miliardo. Gran parte sono frutto dell’attività di consulenti finanziari che portano clienti in Svizzera con la promessa dei facili guadagni. È la “zona d’ombra” del malaffare, un territorio popolato da sedicenti “società finanziarie senza controllo, dove i lupi circolano ancora indisturbati”, spiega l’avvocato ed ex magistrato Paolo Bernasconi, presidente del tribunale disciplinare dell’Associazione svizzera gestori patrimoniali.
Una speranza per contrastare i reati economici, in forte crescita negli  ultimi anni, arriva da Berna. Dove è arrivata al traguardo, alla fine di un percorso tra le Camere federali durato vent’anni, la nuova legge federale sui servizi finanziari. Un pacchetto di norme (in votazione il 15 giugno) che punta innanzitutto alla trasparenza e, attraverso una serie di rigidi obblighi, a offrire più garanzie alla clientela. A quella clientela che in questi anni, è accaduto spesso, ha perduto buona parte dei soldi investiti, volati via sulla spinta di truffe, frodi, investimenti non sempre azzeccati in incerti paradisi fiscali. “La nuova legge oggi regolamenta il lavoro dei gestori patrimoniali. Ma come si potrà bloccare l’attività di professionisti senza scrupoli e titoli per operare?”, si chiede il deputato plrt e avvocato Matteo Quadranti che proprio contro la malafinanza nel dicembre scorso aveva inviato una interrogazione al Consiglio di Stato chiedendo più controlli e in particolare una attenzione maggiore contro le “fiduciarie ombra”. Quadranti aveva anche sollevato il problema dei pochi funzionari, tre appena, dell’Autorità di vigilanza cantonale costretta a lavorare a ritmi alti, visto che solo nel 2016 ha effettuato 174 accertamenti fra le circa 1.500 fiduciarie iscritte all’associazione di categoria. “Ora sta arrivando la nuova legge – spiega Quadranti – dove si introducono precisi obblighi. Il rischio tuttavia è che si carichi di troppa burocrazia e di inutili costi le aziende che hanno sempre operato onestamente mentre restano fuori dai giochi quelle condotte da autentici avventurieri”.
Tornando al Ticino, sul fronte dei crimini finanziari da ormai sei, sette anni, si registra una media di 180 inchieste aperte dal ministero pubblico e affidate alla Sezione reati economico finanziari della polizia cantonale guidata dal commissario capo Fabio Tasso. Proprio Tasso ha spiegato più volte che con i mezzi a disposizione non si può fare di più. Anche se in realtà il Ticino da tempo conduce una battaglia contro gli operatori finanziari, tanti negli ultimi anni, improvvisati e senza autorizzazioni che incantano i clienti, in particolare stranieri. I maggiori controlli hanno spinto alcuni di questi a spostarsi a migrare rapidamente nei Grigioni, dove le verifiche sino a un anno fa erano più elastiche e meno pressanti. “Ma da noi la situazione è cambiata – spiega Samuele Censi, sindaco di Grono e da aprile presidente della Regione Moesa – perché dopo una serie di segnalazioni di anomalie da parte dei Comuni, dopo aver registrato una crescita davvero esagerata di società che si sono rivelate bucalettere, siamo corsi ai ripari”. I sindaci del Moesano hanno fatto pressione sul Consiglio di Stato di Coira ed è partito un giro di vite. “Comuni e cantone oggi dialogano – spiega Censi – e questo in una ottica di prevenzione è importante. Ma è anche un deterrente per chi arriva qui con intenzioni poco chiare. Ora però dobbiamo fare attenzione a non rallentare invece l’insediamento di aziende e società sane che possono offrire un contributo al nostro tessuto economico. Ecco, ora serve un giusto equilibrio, non dobbiamo caricare le ditte di troppa burocrazia”. Proprio su questo esodo, oltre che su illeciti e irregolarità, anche sul Caffè, era arrivata a dicembre la denuncia di Angelo Colombini, componente della direzione dell’Unione fiduciari svizzeri.
La nuova legge nazionale prevede che vengano sottoposti a vigilanza anche i trust. “Che per loro natura sono strumenti di grande rispetto dei principi liberali e sono molto flessibili”, spiega Marco Silvio Jäggi, imprenditore che in Ticino anni fa ha fondato l’associazione “Il trust” nonché titolare del gruppo J&M Partner’s. “Il trust – aggiunge Jäggi  – è nato per proteggere i patrimoni, non per nasconderli. Ora si caricheranno i gestori di nuovi compiti, di maggiore burocrazia e questo non è un bene anche se è fatto nell’ottica di prevenzione dei reati finanziari. Soprattutto in una società di spirito liberale come la nostra”.
Infine, competenze di verifica a carico degli uffici del Registro di commercio, tra l’altro, sono finalmente previste, seppure in modo embrionale, anche dall’avanprogetto di revisione della legge federale antiriciclaggio diffuso da parte del Dipartimento federale di giustizia.