Italia e Target 2, JP Morgan: uscita euro potrebbe essere la migliore opzione

Laura Naka Antonelli finanzaonline.com 4 giugno 2018

Target 2, altra spina nel fianco dell’Italia. Il Target 2 è un parametro chiave per monitorare la solidità finanziaria di un paese che fa parte dell’Eurosistema e i dati sul Target 2 italiano non sono stati mai di buon auspicio. Anzi: il parametro è stato spesso citato come prova dei flussi finanziari in uscita dall’Italia, dunque come termometro della fuga di capitali dal paese. Ora, dopo tutte le trattative alquanto concitate che si sono rese necessarie per far partorire l’esecutivo giallo-verde, dopo tutti gli avvertimenti e i moniti arrivati da ogni dove, con tanto di scenari da Apocalisse che si sarebbero concretizzati nel caso di un’uscita dell’Italia dall’euro, la divisione di ricerca di JP Morgan sentenzia che proprio quella che definisce il “Quitaly” – l’addio del paese all’Eurozona -potrebbe confermarsi la migliore opzione.

Com’è possibile, se si considera che, in un famoso discorso del gennaio del 2017 che glib analisti ben ricordano, fu lo stesso Draghi a ricordare quanto un’uscita dall’euro sarebbe dolorosa per i paesi che hanno avuto il coraggio di fare questa scelta ‘irreversibile’ (come lo stesso presidente della Bce ha detto?)

In una lettera al Parlamento europeo, Draghi dichiarò che “se un paese lasciasse l’Eurosistema, i crediti o i debiti che la sua banca centrale detenesse nei confronti della Bce dovrebbero essere saldati a pieno”. Così facendo, il banchiere non fece altro che far coincidere il costo di uscita dall’euro a eventuali squilibri del Target 2.

Ora, è importante intanto ricordare, come sottolineato dalla Banca dei Regolamenti Internazionali nel 2017, che il deterioramento dei bilanci Target 2 a partire dal 2015 non è solo una semplice conseguenza tecnica del Quantitative easing lanciato dalla Banca centrale europea, ma uno specchio di quelle che sono le preferenze degli investitori. Per esempio, nel periodo 2010-2012, i bilanci subirono un deterioramento, che venne scatenato tuttavia soprattutto dalla perdita di accesso ai mercati per la raccolta di finanziamenti da parte dei paesi più tramortiti dalla crisi. A quel punto, le banche dei paesi periferici furono costrette a rimpiazzare le fonti private a cui ricorrevano per finanziarsi con la liquidità fornita dalla Bce. Tuttavia, dal 2015 l’aumento dei bilanci del Target 2 è più il risultato di flussi transazionali decisi dagli investitori in risposta al QE della Bce.

JP Morgan spiega: “Per esempio, quando Bankitalia, attraverso il programma QE, acquista bond da una banca tedesca o anche da una banca britannica che ha un conto aperto in Germania, viene generato un flusso, che si traduce in un aumento del deficit Target 2 di Bankitalia e in un aumento del surplus della Bundesbank. O quando Bankitalia acquista bond da un investitore domestico e questo investitore utilizza il ricavato per acquistare un asset estero, Bankitalia registra una passività nell’Eurosistema. In entrambi i casi – sottolinea JP Morgan – la liquidità creata dal piano QE di Bankitalia non rimane nei confini italiani, ma va alla Germania o ad altre giurisdizioni”.  Tra l’altro, in base a quanto riporta la stessa Bce, la maggior parte dei bond che vengono acquistati da una banca centrale nazionale nell’ambito del Quantitative easing viene venduta poi a controparti che non sono residenti nello stesso paese della stessa banca centrale, tanto che quasi la metà degli acquisti viene effettuata da controparti che operano anche al di fuori dell’euro, e che accedono al sistema di pagamento Target 2 attraverso la Bundesbank, ovvero la banca centrale tedesca.

In altre parole, la liquidità in eccesso creatga con il piano QE dal 2015 non è rimasta parcheggiata nei paesi periferici, ma è andata a finire a nazioni creditrici come la Germania, che sono state inondate da ancora più cash (praticamente, fa notare Zerohedge, è accaduto esattamente il contrario di quanto la Bce di Mario Draghi desiderasse”.

Detto questo, il Target 2 rimane ancora un parametro per valutare il costo che una nazione dovrebbe accollarsi nel caso in cui volesse uscire dall’euro.

Tuttavia, si chiede JP Morgan, cosa accadrebbe se un paese prossimo a uscire dall’euro – in quanto in default, ovvero non capace di far fronte alle proprie passività – e pronto anche a ridenominare l’euro in una propria valuta di riferimento, decidesse di ignorare il saldo del target 2? D’altronde, in quella situazione, il paese in questione non avrebbe nulla da perdere.

In questo caso, l’uscita dall’euro da parte di un paese debitore sarebbe più un costo per i paesi creditori che non per la sua economia.

Una conclusione sconvolgente, tanto più se si considera che la nascita del governo M5S-Lega è stata particolarmente travagliata proprio perchè il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dovuto sincerarsi che il nuovo esecutivo non diventasse una minaccia per l’euro.

Il Target 2 è un sistema di pagamento posseduto e gestito dall’Eurosistema: si tratta praticamente di una piattaforma che viene utilizzata sia dalle banche centrali che da quelle commerciali per gestire i pagamenti in euro in tempo reale.  Di norma il Target Target 2 viene utilizzato per comprendere la posizione debitoria o creditoria che una determinata banca nazionale (nel caso italiano Bankitalia) detiene nei confronti dell’intero Eurosistema.

I dati relativi al Target 2 vengono resi noti da Bankitalia.

Quando si parla di debito Target 2 in rialzo, nel caso dell’Italia, si fa riferimento alla situazione in cui le passività dell’Italia nel sistema di pagamento dell’Eurosistema aumentano.