Report: scatole cinesi e il riciclaggio di Berlusconi

 Marco Rizzo milanday.it 5 giugno 2018

report milan servizio yonghong liInchiesta giornalistica o politica ? Report punta tutto su Berlusconi e il riciclaggio ma fa poca luce su una vicenda piena di zone d’ombra

Tanto rumore per (quasi) nulla. Si potrebbe dire. O più che altro: niente di nuovo sotto il sole. Cose più o meno risapute per chi sta seguendo questa vicenda da oltre un anno.

La puntata di ieri sera di Report, in onda su Rai Tre, era annunciata come quella che avrebbe finalmente fatto luce sulla questione che da un anno abbondante riempie le pagine dei giornali e delle discussioni dei tifosi milanisti: il passaggio del Milan da Fininvest al misterioso Mr. Yonghong Li. Sullo sfondo, nemmeno troppo celata, l’ombra del riciclaggio ben posizionata affianco alla figura di Silvio Berlusconi.

 

La pecca del servizio sta proprio qui: la volontà non era far luce sulla questione della compravendita del Milan ma piuttosto instillare dubbi sulla possibilità di riciclaggio di denaro da parte di Berlusconi e di Fininvest. Tutto sembra quindi più pretestuoso e di parte. Non un vero giornalismo d’inchiesta che possa far luce su una vicenda che oggettivamente ha più di qualche zona d’ombra, quanto più un giornalismo politicamente orientato. Che l’operazione non sia stata portata avanti sotto i crismi della massima limpidezza era e resta palese. Molto è il non detto, il celato. Ma forse questo servizio di Report ha fatto più confusione che luce.

 

In ogni caso, ricostruiamo quanto detto nel servizio. Il motivo principale per l’accostamento Berlusconi-riciclaggio in questa operazione è certamente la provenienza dei soldi.

“Per acquistare il Milan – racconta il servizio – entrano 740 milioni nelle casse della Fininvest. La prima caparra di 100 milioni per bloccare l’operazione risale all’agosto del 2016, a dicembre dello stesso anno arrivano altri 100 milioni dalla Willy Shine delle British Virgin Island, a febbraio 2017 altri 100 milioni di cui 50 dalla Rossoneri Advance sempre nel paradiso fiscale delle BVI. Ad affiancare Fininvest nella vendita c’è la banca d’affari Lazard, mentre mister Li lo ha seguito la Rothschild. Il vicepresidente a Londra è Paolo Scaroni, ex Eni, da sempre vicino al Cavaliere, oggi dopo la vendita, è consigliere d’amministrazione del nuovo Milan cinese. Ma nessuno ha registrato alcune criticità sulla solidità finanziaria di mister Li.”

 

“Il Milan aveva perdite medie di 90 milioni all’anno. Fininvest nel corso degli anni ha investito 650 milioni per coprirle, ma ora era arrivato il momento di vendere. In aiuto di Fininvest arriva l’investitore cinese. C’è denaro che deve arrivare a Milano, e arriva a Milano. Da dove e da chi? Non si riesce a capire chi ci sia dietro. Perché i soldi arrivano da paradisi fiscali, dove è garantito l’anonimato? É la provenienza del denaro che è mascherata? Poteva arrivare da Pechino questo denaro? Certo che doveva arrivare da Pechino. Inutile cercare di capire chi c’è dietro, non si può”. Queste le parole di Gian Gaetano Bellavia, esperto di riciclaggio.

 

“Ma i veri registi dell’intervento del fondo Elliott a favore del cinese e del Milan sono due finanzieri napoletani, Gianluca D’Avanzo e Salvatore Cerchione, con base a Londra che oltre dieci anni fa iniziano la loro ascesa nel mondo finanziario con la gestione dei crediti sanitari in regione Campania. I due finanzieri sono intervenuti per tirare fuori dai guai anche il prestigioso bar di Hemingway, l’Harry’s di Venezia, della famiglia Cipriani. Nel 2012, rischiava di chiudere i battenti. Oggi D’Avanzo, Cerchione e i Cipriani, siedono nei vari consigli di amministrazione delle società del gruppo che ha ristoranti in tutto per il mondo.

 

In Lussemburgo, D’Avanzo e Cerchione sono gli amministratori della Cipriani International SA. Ed è sempre in Lussemburgo che viene costituita la società Project Redblack, partecipata dalla lussemburghese Blue Skye di D’Avanzo e Cerchione e da due società anonime del Delaware che fanno capo al Fondo americano. La Project Redblack è il veicolo utilizzato per il prestito di 303 milioni a mister Li e al Milan”.

Altri due collegamenti: Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti, in politica (e non solo) con Berlusconi. Cerchione e D’Avanzo sono stati legati a doppio filo con la finanziaria Sopaf, nella quale c’era nientedimeno che Adriano Galliani.

 

Arrivano poi gli orami dubbi sulla figura di Yonghong Li e sulla sua solidità finanziaria e patrimoniale.

 

“Il Milan lo presenta alla stampa come il socio di maggioranza della più imponente miniera di fosforo della Cina. Ma a rompere l’incantesimo è il New York Times.” Cosi’ parla Sui-Lee Wee, corrispondente cinese per il NYTimes: “Siamo andati presso la sede della sua società, quello che abbiamo trovato è un ufficio abbandonato con un avviso di sfratto appiccicato all’ingresso e addirittura i vermi nei cestini dell’immondizia. Insomma, voglio dire, questa è la società che ha comprato il Milan! Abbiamo chiesto in giro, nessuno ha mai saputo chi fosse questo Yonghong Li. Mi chiedo chi abbia fatto la due diligence sulle società di mister Li. Ammesso che ce ne sia stata una…”

 

A rincarare la dose, Mario Gerevini del Corriere della Sera: “Una specie di Ufo, un cinese volante non identificato, un imprenditore che con un patrimonio stimato di 500 milioni ha fatto un’operazione da un miliardo. In Cina mister Li ha avuto seri problemi con una delle sue holding, una di quelle che ha presentato sul tavolo della trattativa come credenziale. Solo che questa holding mentre lui stava comprando il Milan, era già in gravi difficoltà, aveva i creditori alle costole perché non aveva rimborsato dei debiti e alla fine è fallita il mese scorso”

 

Nel corso della realizzazione del servizio, Report ha chiesto di poter intervistare l’amministratore delegato del Milan Marco Fassone. L’incontro era già stato fissato salvo poi essere cancellato il giorno dopo la sentenza UEFA che he negato ai rossoneri il settlement agreement e ha messo a rischio la partecipazione alla prossima Europa League. L’ufficio stampa del Milan ha riferito che dalla proprietà non vogliono che ci sia esposizione e che si parli esternamente di questi argomenti. Per lo stesso motivo nei giorni scorsi lo stesso Presidente rossonero è stato a Milano senza dare nell’occhio.

 

Questa storia, siamo certi, continuerà ad accompagnare il Milan per lungo tempo. I prossimi step? L’ufficialità del versamento dei 10 milioni di aumento di capitale da parte di Yonghong Li, che fanno da apripista agli ulteriori 30 da versare entro la fine di Giugno. Alla metà dello stesso mese (si dice il 19) arriverà anche la tanto attesa (e temuta) sentenza Uefa. Altri capitoli che andranno ad infarcire questa “never-ending story”.

 

Lavorare fino a 65 anni? Meglio smettere prima

tvsvizzera.it 5 giugno 2018

VIDEO

https://www.rsi.ch/play/tv/telegiornale/video/03-06-2018-gli-svizzeri-preferiscono-la-pensione-anticipata?id=10543076&startTime=0.000333

In Svizzera sei persone su dieci smettono di lavorare prima di aver raggiunto l’età ufficiale del pensionamento.

Il 58% delle persone residenti in Svizzera lascia il mondo del lavoro prima di aver compiuto 65 anni (o 64 anni per le donne), l’età ufficiale per il pensionamento nella Confederazione. In media, questo gruppo va in pensione a 63 anni e mezzo.

A rivelarlo è il domenicale NZZ am Sonntag, che si basa su uno studio della società di investimento e consulenza per casse pensione SwisscantoLink esterno.

Solo una minoranza – il 32% – è occupata professionalmente fino a 64 anni (se donna) o 65 anni. Un decimo della popolazione lavora dopo aver raggiunto questa età limite.

+ Per saperne di più sul sistema pensionistico svizzero clicca qui

Questa propensione a lasciare prima del termine ufficiale il mondo del lavoro è un segnale di prosperità, sostiene René Raths, membro del consiglio d’amministrazione di Swisscanto.

Vi è però anche un’altra ragione, afferma Matthias Kuert Killer, del sindacato Travail SuisseLink esterno: “Constatiamo che vi è una proporzione notevole di lavoratori di 60 anni che è sfiancata”.

I risultati dello studio vanno controcorrente rispetto a quanto sta succedendo in ambito politico. La riforma delle pensioni presentata recentemente dal ministro Alain Berset vorrebbe infatti incitare le persone a lavorare oltre i 65 anni.

L’analisi di Amalia Mirante, docente di economia politica all’Università della Svizzera italiana:

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https://www.rsi.ch/play/tv/telegiornale/video/03-06-2018-ospite-amalia-mirante?id=10543103&startTime=0.000333&station=rete-uno

Come funziona il sistema pensionistico in Svizzera?

Assicurazioni sociali

La Svizzera dispone di un sistema di assicurazioni sociali molto sviluppato, finanziato con i premi degli assicurati, contributi dei datori di …

Conte, le pagelle degli esperti

DI REDAZIONE lettera43.it 5 giugno 2018

Bene la Sanità, meno la Cultura. Sugli Esteri nessuna sopresa. Promozione nel Fisco ma bocciatura nella Giustizia. Sull’immigrazione non si riduca l’intervento delle Ong. I voti al discorso per la fiducia del premier populista.

Nel suo primo discorso ufficiale per il voto di fiducia, il neo premier Giuseppe Conte, citando Dostoevskij, Hans Jonas e i sociologi Ulrick Beck e Philip Kotler, ha ripercorso i punti del contratto firmato da Lega e M5s che detteranno l’azione del governo: dallo stop al business dell’immigrazione al tema della sicurezza caro alla Lega, fino all’apertura alla Russia (leggi anche l’editoriale di Peppino Caldarola).

DUE APPLAUSI BIPARTISAN. Parole scandite da 60 applausi, oltre alla standing ovation finale a Palazzo Madama. Due soli gli apprezzamenti bipartisan: sulla fedeltà dell’Italia all’Alleanza Atlantica e sulla condanna per l’uccisione a Rosarno del sindacalista maliano Soumaila Sacko, su cui finora era pesato il silenzio dei leader delle maggioranze, del premier e dei ministri. Al di là degli applausi, a tratti da stadio, incassati tra i banchi delle maggioranze, cosa pensano esperti e docenti della prima uscita del premier giallo-verde? Ecco le loro pagelle per L43.

Il discorso – Panarari: la rivendicazione del populismo e l’agenda simbolica

Massimiliano Panarari.

«Delle cose dette oggi dal premier, il professor Giuseppe Conte, nel corso del suo intervento al Senato, assume particolare interesse, oltre alla dettagliata elencazione dei punti del programma (per ribadire come presieda un “governo del fare”) e all’indicazione “metodologica” del contratto, un altro aspetto. Ovvero, la rivendicazione della positività del termine “populista”: “Se populismo è attitudine ad ascoltare i bisogni della gente, allora lo rivendichiamo”, ha affermato Conte. E, con queste parole, assistiamo a un cambiamento linguistico, e al prolungamento di una battaglia per l’egemonia culturale che è stata preparata per tempo dalle forze politiche che lo sostengono. Perché il consenso elettorale nasce in maniera significativa, giustappunto, anche dalla capacità di dominare l’agenda simbolica e di riscrivere il linguaggio della politica.

Massimiliano Panarari, docente di Sociologia della Comunicazione politica all’università Luiss Guido Carli.

Esteri – Romano: nessuna sopresa sulla Russia

Sergio Romano.

«Non c’è nulla di sorprendente in quello che il presidente Conte ha dichiarato nel suo discorso al Senato per quanto riguarda la politica estera, riflette le posizioni espresse dai due partiti che compongono la maggioranza, Lega e cinque stelle, e dai due vicepremier. Quando dice che la Russia “ha consolidato negli ultimi anni il suo ruolo internazionale in varie crisi geopolitiche” è una constatazione che potrebbero condividere esponenti anche di altri partiti: dalla vicenda siriana la Russia esce più forte come potenza mediorientale, è tornata nel Mediterraneo».

MESSAGGIO TRANQUILIZZANTE AGLI USA. Per quanto riguarda le sanzioni, il presidente del Consiglio non poteva entrare nel merito della questione ucraina, sarebbe stato difficile e imbarazzante, si è limitato anche in questo caso a esprimere la posizione di una parte dell’elettorato soprattutto leghista che da tempo chiede la revoca delle sanzioni. In definitiva, direi che ha mandato un segnale tranquillizzante agli Stati Uniti, ribadendo l’alleanza privilegiata con Washington, senza rinunciare a ribadire la linea espressa dai due movimenti che lo hanno portato a palazzo Chigi. Nulla di sorprendente e tutto sommato mi pare che l’abbia fatto anche con una certa finezza».

Sergio Romano, scrittore, storico, giornalista ed ex diplomatico.

Giustizia – Migliucci: un cambiamento giustizialista e che guarda al passato

Giuseppe Migliucci.

«Il giudizio sul programma per la giustizia esposto dal presidente del Consiglio è pessimo. Conte si è proposto come avvocato del popolo ma le sue ricette sono aumentare le pene, costruire più carceri e allungare i tempi dei processi: siamo avvocati in modo diverso. Immaginare che si risolva il problema della sicurezza costruendo nuove carceri è una ricetta vecchia come il mondo, sbagliata alla radice. In Italia abbiamo le tende a posto dei tribunali, si veda Bari, e invece propongono di costruire nuove carceri senza riflettere sul fatto che – in modo inoppugnabile – chi sconta le pene in modo alternativo tendenzialmente non commette altri reati».

NO ALL’AGENTE SOTTO COPERTURA. «È sbagliato aumentare ancora i tempi di prescrizione, che significa rendere infinitamente lunghi i processi: su questo anche il presidente dell’Anm sembrava essere d’accordo. In Italia abbiamo già dei tempi lunghissimi: per una rapina aggravata il processo può durare anche 25 anni, per corruzione 20 anni. Rendere ancora più lunghi i processi o immaginare che la prescrizione possa sospendersi dopo una condanna di primo grado, in Italia significherebbe morire condannati in primo grado e rovinare la vita delle persone. Così come è sbagliata l’introduzione dell’agente sotto copertura o dell’infiltrato – era un’idea dell’ex presidente dell’Anm Davigo – e anche su questo siamo d’accordo con l’Anm: così facendo non si eviterebbero nuovi reati ma si indurrebbe a commetterne altri e molto gravi».

RICETTE CHE CI ALLONTANANO DALLA COSTITUZIONE. Sono ricette sbagliate, è un cambiamento che guarda al passato, si propongono aumenti di pena senza capire che non hanno mai costituito un deterrente, lo sanno anche i bambini. Per i reati contro la pubblica amministrazione non si sa quante volte sono state aumentate le pene ma questo non è servito a combattere la corruzione che si previene invece con leggi chiare, che non devono subire troppe interpretazioni, con la una rotazione dei vertici delle amministrazioni. Infine, sono ricette che ci allontanano anche da alcuni principi fondamentali della nostra Costituzione come la risocializzazione del reo e la ragionevole durata del processo. È un programa giustizialista e temo che dato che queste sono riforme si possono fare a costo zero saranno le prime che verranno implementate».

Beniamino Migliucci, presidente dell’Unione delle Camere penali.

Immigrazione – Sami: non si riduca la capacità di salvataggio delle Ong

Carlotta Sami.

«Chiediamo al governo di evitare la drammatizzazione della comunicazione su questo tema, non serve strumentalizzare o mettere gli uni contro gli altri. I rifugiati, dati alla mano, sono tre ogni 1000 italiani, lo 0,3% della popolazione italiana. Il nuovo esecutivo non deve ridurre la capacità di salvataggio o limitare la capacità che altri soggetti non governativi possono avere di salvare vite umane in mare. Teniamo presente che oltre il 45% dei salvataggi sono effettuati al momento da Ong».

RIMPATRI NEL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI. «L’Italia deve avere un ruolo fondamentale per portare avanti un discorso di responsabilità condivisa, è fondamentale che lo abbia per l’esperienza accumulata negli anni e la posizione geografica, che la porterà sempre ad avere a che fare con un fenomeno che è globale. Il sistema d’asilo italiano richiede sicuramente di una maggior efficienza, ma sono stati fatti anche grandi passi avanti. In merito ai rimpatri, ci auguriamo che si investa di più sulle entrate legali per i migranti. Chiediamo che il governo investa di più su quelli volontari e assistiti e che quelli non volontari siano fatti rispettando i diritti umani».

Carlotta Sami, portavoce Unhcr.

Sanità – Del Favero: bene la volontà di colmare il divario di accesso alle cure

Angelo Del Favero.

«La volontà di voler investire in salute è di per sé una buona notizia, come pure la necessità evidenziata di garantire equità nell’accesso alle cure. Allo stato attuale non possiamo non essere d’accordo, e l’Istituto superiore di Sanità in quanto organo tecnico-scientifico è a disposizione del governo e in attesa delle nuove direttive. Per il momento non possiamo che condividere e accogliere la volontà espressa di colmare il divario di accesso alle cure, divario che vediamo preoccupante soprattutto tra Nord e Sud, tra centro e periferie, tra ceti più e meno abbienti. Questo si fa soprattutto attraverso lo sviluppo delle politiche di prevenzione e della medicina di base, con particolare attenzione alla sostenibilità del sistema».

Angelo Del Favero, direttore generale dell’Istituto superiore di Sanità.

Fisco – Marinelli: la flat tax può essere progressiva, ma i condoni non serviranno

Arvedo Marinelli.

«La flat tax può e deve essere progressiva. Il sistema attuale delle deduzioni fiscali va sicuramente riorganizzato e semplificato. Per le famiglie, in particolare, introdurre deduzioni da 3 mila euro legate ai figli a carico potrebbe funzionare, anche come incentivo alla natalità. Quanto al tema delle coperture, sotto certi aspetti è vero che la flat tax potrebbe auto-finanziarsi, perché potrebbe far emergere la cosiddetta “evasione di necessità”, di cui noi siamo testimoni ogni giorno».

BENE IL CARCERE PER GLI EVASORI. «Di sicuro la crisi economica che abbiamo attraversato ha provocato una riduzione del numero dei contribuenti e del gettito complessivo: la burocrazia e il carico fiscale oggi sono troppo elevati. Il premier Conte non ha parlato di “pace fiscale“. Si è chiusa da poco la rottamazione delle cartelle Equitalia con quasi 1 milione di domande, in questo momento un nuovo condono potrebbe non essere efficace. Infine, con riferimento alla galera per gli evasori, consideriamo il principio giusto. Ma per attuarlo bisogna agire sui tempi della giustizia e costruire nuove carceri».

Arvedo Marinelli, presidente dell’Associazione nazionale consulenti tributari.

Cultura – Daverio: non si possono realizzare investimenti nella ricerca e salario minimo

Philippe Daverio.

«L’inferno è tappezzato da buone intenzioni. È positivo che il nuovo governo voglia puntare sulla ricerca ma questo vorrebbe dire due cose. Da una parte bisognerebbe alzare gli stipendi dei ricercatori in modo tale che siano leggermente attraenti per chi si è trasferito all’estero. Dall’altra si dovrebbero finanziare i mezzi per fare ricerca. Ma non si possono promettere queste cose e poi decidere anche di garantire un salario minimo a chiunque. La politica è la scelta delle priorità, esattamente come in una famiglia. Andiamo in vacanza, compriamo un frigorifero nuovo o i libri per i figli? Delle tre l’una, tutte e tre non vanno».

SCUOLA, IL PROBLEMA È A MONTE. «Per quanto riguarda le critiche fatte nel programma alla Buona Scuola, il problema sta a monte. Noi in Italia abbiamo la media di un insegnante ogni 12 alunni, in Germania hanno un insegnante ogni 29 alunni. Abbiamo allargato moltissimo la dimensione dei posti di lavoro e abbassato moltissimo la remunerazione. Questo ha come effetto che l’insegnamento o si sceglie per vocazione o si sceglie perché non si trova altro da fare».

Phillippe Daverio, critico d’arte e docente.

Ambiente – Mercalli: c’è la ciliegina ma manca la torta

Luca Mercalli.

«A sentire le parole di Conte mi sembra che ci sia la ciliegina ma manchi la torta. La torta è l’ambiente, mi aspetterei una visione dove l’ambiente diventa il cardine prioritario della programmazione economica e sociale del Paese. Questo è fondamentale capirlo perché altrimenti non facciamo altro che riproporre il nostro passato con qualche aggiustamento. Il programma di sostenibilità ambientale deve essere quello a cui si deve appoggiare tutto il resto. In Italia è particolarmente importante per due motivi».

BISOGNA PUNTARE SULLE RINNOVABILI. ​«Dal punto di vista energetico siamo un Paese che non ha risorse interne. Dobbiamo investire sulle rinnovabili, e non solo per una strategia ambientale. Stiamo parlando di essere più liberi e avere meno dipendenza dall’esterno. Passando invece al cambiamento climatico e all’inquinamento siamo un Paese fragile, molto esposto a certi rischi. Basta pensare a quali effetti avrebbe l’aumento del livello degli oceani su una regione come il Delta del Po. Questi sono temi di governo giganteschi che dobbiamo affrontare oggi per non ritrovarci davanti a problemi irrisolvibili tra 50 anni».

Luca Mercalli, meteorologo e divulgatore scientifico.

Digitale – Tiani: poche parole chiave ed errori, l’Italia ha ancora molto lavoro da fare

Vincenzo Tiani.

«Credo alle buone intenzioni di Conte, ma spero che la mancanza di alcune parole chiave sul digitale sia dovuto solamente al poco tempo a disposizione. La Rete ha già cambiato la società da anni. Certo, il premier fa riferimento all’importanza della protezione dei dati, ma andrebbe ricordato che se oggi abbiamo l’ottima normativa del Gdpr è grazie all’“odiata” Europa. È ovvio che se si vuole insistere sul digitale c’è bisogno di più sicurezza».

IGNORANZA SU CYBERSICUREZZA E CYBERBULLISMO. «È preoccupante che nel Contratto M5s-Lega si parli di cybersicurezza e di cyberbullismo come fossero fenomeni simili, dimostrando involontariamente una grave ignoranza. Su Internet, bisogna agire tenendo ben presente che siamo in ritardo. Sono già alcuni anni che l’Europa parla di intelligenza artificiale, e noi dobbiamo sedere a quei tavoli e portare le nostre proposte. Significa lavorare sulle digital skill, aiutare le aziende ad accelerare verso il digitale (Macron ci ha investito 10 miliardi perché sa che la Francia dovrà competere con la Cina e gli Stati Uniti) e affiancare le grandi imprese a gestire il passaggio verso l’industria 4.0».

CITTADINANZA DIGITALE ANNO ZERO. Anche sulla cittadinanza digitale siamo indietro, l’Estonia ci lavora da 10 anni, noi abbiamo fatto passi in avanti grazie al lavoro del Team Digitale guidato da Piacentini. Ma perché funzioni serve ancora tanta formazione e un cambio totale di mentalità, sia del personale a servizio del pubblico sia dei cittadini. Un esempio? In Estonia quando si ha a che fare con il pubblico, la presenza fisica serve solo per sposarsi, divorziare e comprare casa. Ecco, siamo molto lontani da lì. L’istruzione e la formazione continua saranno sempre più fondamentali».

Vincenzo Tiani, esperto di politiche europee legate al digitale.

Albert Rivera torna al Bilderberg Club con Soraya Sáenz de Santamaría

 , Barcellona 5 giugno 2018

http://www.lavanguardia.com/

  • Intimi nemici nel Congresso ma alleati di fronte all’élite mondiale, il leader dei Cittadini e l’exministra partecipano all’incontro del 2018, a Torino (Italia)
Albert Rivera torna al Bilderberg Club con Soraya Sáenz de Santamaría
Albert Rivera e Soraya Sáenz de Santamaría, durante un momento del dibattito elettorale celebrato ad Atresmedia nel 2015. (Dani Duch)

Solo quattro spagnoli e uno di loro è stato un membro del comitato direttivo, ha partecipato riunione di quest’anno dei Bilderberg tenuto dal 7 al 10 giugno nella città italiana di Torino: Juan Luis Cebrián , presidente onorario di El País , e Ana Patricia Botin , presidente di Santander come, coincide con Albert Rivera e Soraya Sáenz de Santamaría – la seconda volta per lui , per il suo quarto di una riunione di fine settimana a porte chiuse con l’elite occidentale della finanza, della politica e telecomounicaciones. In questo ordine di discrezione, ricorda come sempre l’esperto Daniel Estulin , controspionaggio analista e divulgatore dei segreti del Club Bilderberg .

BilderbergQuest’anno gli argomenti di discussione sono: Il populismo in Europa, la sfida di disuguaglianza, il futuro mercato del lavoro, l’intelligenza artificiale, gli Stati Uniti a medio termine, accordi di libero scambio, la leadership globale degli Stati Uniti, Quantum Computing in Russia, Arabia Saudita e Iran e il mondo post

Come ha appreso La Vanguardia , finora 128 partecipanti provenienti da 23 paesi hanno confermato la loro presenza. “Come sempre, ha invitato un gruppo eterogeneo di leader politici ed esperti dell’industria, della finanza, del mondo accademico e dei media , ” secondo a fonti Bilderberg.Este argomenti anno proprio di discussione sono: populismo in l’Europa, la sfida di disuguaglianza, il futuro mercato del lavoro, l’intelligenza artificiale, l’ US medio termine, i trattati di libero scambio, la leadership globale degli Stati Uniti, l’informatica quantistica in Russia, Arabia Saudita e l’Iran e il mondo del posverdad.

BilderbergHenry Kissinger è l’unica persona che non è mancata dal 1954, anno di fondazione del Club Bilderberg

Tra i vari partecipanti, nomi come rilevanti sono in qualità di consulente veterano presidenziale Henry Kissinger ( defunto David Rockefeller , l’unica persona che non ha perso dal 1954, anno di fondazione della Bilderberg ), James Baker, Durao Barroso, Marie-Josée Kravis , David Patraeus e il re Guglielmo d’Olanda. Nel corso della riunione il CEO o oneri assimilati multinazionali come Google, Deutsche Bank, Vodafone, Schell, Anversa, Chrysler, Airbus, CFO, Ryanair, Kone, Linkedin, Lazard siederà , come pure media come il Washington Post , Bloomberg , The Economist , The Wall Street Journal , Ondon Evening StandardTurner internazionale e le istituzioni e le piattaforme di istruzione, formazione o analisi influente quanto Harvard, Stanford, MIT, Cambridge, Università di Leiden, London School of Economics, World Economic Forum, Carnegie Endowment for International Peace anche la Banca di Israele, la Croce Il rosso e l’UNESCO saranno rappresentati. I dibattiti di quest’anno saranno di nuovo diretti dal francese Henri de Castries.

I BERLUSCHINI RINGRAZIANO PAPÀ.

andreagiacobino.com 5 giugno 2018

Si chiama “Lauro” e si occuperà di business immobiliari la società lanciata pochi giorni da Luigi Berlusconi nella sua qualità di presidente di H14. Ma solo grazie alla Fininvest di papà Silvio – e non alle proprie iniziative imprenditoriali – i figli di Veronica Lario hanno potuto incassare qualche giorno fa 5 milioni di euro a testa. E’ il dividendo complessivo di 15 milioni, infatti, che ha deciso l’assemblea soci di H14, la holding di BarbaraEleonora e Luigi Berlusconi che ha approvato il bilancio del 2017 distribuendo una cedola pari a quella dello scorso anno. Con la differenza che questa volta si sono anche potuti accantonare a riserva 32,3 milioni perché il profitto complessivo è salito anno su anno da 4,3 a 47,7 milioni. Tutto merito del 21,4% circa di Fininvest posseduto da H14 che ha assicurato una cedola raddoppiata da 20 a 40 milioni. La quota è in carico a 39,2 milioni ed il resto dell’attivo è composto da partecipazioni in altre imprese per 46,6 milioni rispetto ai 41 milioni del 2016, quale saldo fra acquisti di nuove quote di minoranza e versamenti in conto capitale per 8,6 milioni e vendite per 2 milioni. Fra i nuovi acquisti quello recente di circa l’1% di Equity Partners Investments Club, veicolo di private equity lanciato da Mediobanca di cui Fininvest è azionista e pattista. Per il resto il conto economico della cassaforte dei “Berluschini” registra proventi da fondi di private equity per 508mila euro, plusvalenze su fondi ed etf per 6,3 milioni e plusvalenze su azioni per 1,5 milioni.

COMUNICATO PRESIDENTE E VICEPRESIDENTE ANGELI DELLA FINANZA….IN ATTESA DI TROVARGLI UN LAVORETTO (PULIZIE CASA A FOLIGNO) ABBIAMO BISOGNO DI AIUTARE CON UNA COLLETTA UNA SIGNORA CHE NON MANGIA DA GIORNI….ANCHE 2 EURO LE CAMBIANO LA GIORNATA….

 scenarieconomici.it 5 giugno 2018

 

Angeli della Finanza in attesa delle iniziative del Governo arriva in associazione una richiesta di aiuto. Questa famiglia vive con 1000 euro l’ anno. Scandaloso. Tutti sanno che ci occupiamo solo di problematiche bancarie (debiti ) ma se il caso è eclatante cerchiamo di aiutare (nel nostro piccolo). Di seguito troverete nome e cognome della persona ed il codice Iban appartenente alla famiglia. Se volete potete aiutarla donando direttamente a loro anche un solo euro. Grazie a tutti, comprendo che è difficile condividere sulle vostre bacheca, pochi lo faranno a quei pochi il mio grazie. Domenico Panetta Presidente Angeli della Finanza

Di seguito Iban e modello Isee della famiglia. TIRONI CARLA VIA CASE BASSE 26/A 06034 FOLIGNO ,LOC SAN GIOVANNI PROFIAMMA IBAN: IT02U0760105138276300376308


Gli svizzeri all’estero non avranno informazioni migliori sulle banche

Katy Romy swissinfo.ch 5 giugno 2018

Hans-Peter Portmann
La mozione avrebbe comportato un’ingerenza dello Stato nella libertà di commercio, secondo il deputato del Partito liberale-radicale Hans-Peter Portmann.

(Keystone)

La Quinta Svizzera non disporrà di informazioni sulle prestazioni all’estero delle banche svizzere di rilevanza sistemica. Martedì il Consiglio nazionale ha respinto una mozione in tal senso. L’Organizzazione degli svizzeri all’estero deplora questa decisione.

Nessuna riconciliazione in vista tra gli svizzeri all’estero e le loro banche. Con 96 voti contro 80 e 9 astensioni, il Consiglio nazionale (camera del popolo) ha respinto un testo che chiedeva al governo di garantire alla Quinta Svizzera informazioni precise e specifiche sulle condizioni di accesso ai servizi finanziari dei grandi istituti bancari. I dati sarebbero stati pubblicati sul sito internet del Dipartimento federale degli affari esteri e dei consolati. La Commissione della politica estera, che ha elaborato la mozione, intendeva agevolare il mantenimento di relazioni bancarie tra la diaspora svizzera e il suo paese d’origine.

Claude Béglé, deputato del Partito democratico cristiano (PPD), ha sottolineato che gli svizzeri vanno all’estero principalmente per motivi professionali e sempre più spesso hanno l’intenzione di tornare in patria dopo qualche tempo. “Non tagliano il cordone ombelicale. Pertanto, hanno bisogno di mantenere legami stretti e duraturi con il nostro paese”, ha sostenuto. Béglé ha inoltre ricordato l’importanza per gli espatriati di mantenere un conto bancario in Svizzera, in particolare per “stipulare un’assicurazione malattia, versare i contributi all’AVS, coprire le spese dei soggiorni in Svizzera o gestire un immobile in Svizzera”.

«Gli sizzeri all’estero non tagliano il cordone ombelicale»
Claude Béglé

Fine della citazione

“Questa proposta è uno scherzo. È contraria alla legge”, ha dichiarato da parte sua il deputato del Partito liberale-radicale (PLR) Hans-Peter Portmann, che ritiene che si tratti di un’ingerenza dello Stato nella libertà di commercio.

Il ministro degli esteri Ignazio Cassis ha detto che “dare informazioni sulle offerte e le condizioni di aziende private non è compito dello Stato”.  Ha inoltre sottolineato che alcune organizzazioni private forniscono già informazioni sulle condizioni richieste dalle banche per consentire agli svizzeri all’estero di tenere un conto nel loro Paese, come ad esempio l’Organizzazione degli svizzeri all’estero.

10 anni di problemi ma nessuna soluzione

Il testo respinto era già il risultato di un compromesso. Lo scorso febbraio il Consiglio degli Stati (camera dei cantoni) aveva respinto una mozione del senatore ticinese Filippo Lombardi che voleva imporre alle grandi banche di garantire la possibilità per gli svizzeri all’estero di mantenere un conto nel loro paese. Dopo tre sessioni, tuttavia, le banche interessate e l’autore del testo si erano tuttavia accordate su un testo meno vincolante.

Le relazioni della Quinta Svizzera con le banche svizzere sono già da diversi anni al centro dell’attenzione del Parlamento. Dal 2014 sono stati presentati quattro interventi su questo tema, ma tutti sono stati respinti. Dalla crisi finanziaria del 2008, gli svizzeri espatriati incontrano sempre maggiori difficoltà ad aprire o mantenere un conto nel loro paese d’origine. Le pressioni internazionali contro l’evasione fiscale hanno indotto le banche svizzere a limitare l’accesso ai loro servizi all’estero, anche per i clienti di nazionalità svizzera.

L’anno scorso, l’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSE), ritenendo che i 775’000 emigrati svizzeri erano trattati dalle banche come cittadini di seconda classe, aveva richiesto una modifica legislativa.

Nell’agosto 2017 i membri del Consiglio degli Svizzeri all’estero, riuniti a Basilea, ci avevano parlato a lungo dei problemi incontrati con la loro banca.

Le speranze sono riposte su PostFinance

L’Organizzazione degli svizzeri all’esteroLink esterno (OSE) deplora la decisione del Consiglio nazionale. “Non stavamo chiedendo un grande sforzo. Il Dipartimento federale degli affari esteri avrebbe potuto semplicemente aggiungere un link alla pagina di informazioni bancarie del nostro sito webLink esterno che riassume le informazioni sulle banche”, afferma Ariane Rustichelli, direttrice dell’OSE.

La lobby della Quinta Svizzera ripone ora le sue speranze su un’altra mozione della commissione della politica estera. Il testo, che sarà discusso dal Parlamento la prossima settimana, invita il governo a garantire l’accesso ai servizi di PostFinance alle stesse condizioni vigenti in Svizzera. “Questa soluzione è giustificata dal fatto che PostFinance è in parte di proprietà pubblica. Il rischio, tuttavia, è che i parlamentari possano ritenere che vi sia una distorsione della concorrenza rispetto ad altre banche di rilevanza sistemica. Tuttavia, un giorno sarà necessario trovare una soluzione al problema dei conti in banca per gli Svizzeri all’estero”, ritiene Ariane Rustichelli.

La direttrice dell’OSE precisa inoltre che l’OSE ha potuto concludere un accordo con la Banca Cantonale di Ginevra, che si impegna ad offrire i propri servizi agli svizzeri all’estero a condizioni analoghe a quelle offerte agli svizzeri all’estero. “Questa è la prova che è possibile fare uno sforzo”, dice Ariane Rustichelli.

 

Le banche hanno corrotto i capi dei rivoltosi

avantionline.it 5 giugno 2018

Sorprendentemente gli utimi anni si sono contraddistinti per la protesta del “popolo” contro gli istituti di credito i quali, in maniera più spregiudicata del solito, hanno fatto carne da macello dei suoi risparmi. Al punto da far dimenicare le gesta banditesche dei “furbetti del quartierino”, sotto scorta dell’allora Governatore di Bankitalia. Una scorta che nel tempo si è trasformata in quella della polizia che, in questo caso, li scortava…ma in galera!

Non ci riferiamo solo agli importi truffati che in assoluto potrebbero essere anche inferiori alle malefatte precedenti, ma a come palesemente e nella piu completa indifferenza della Banca d’Italia il popolo sia stato scippato da quelle banche che si ritenevano le più belle del Reame, ma solo perchè i loro dirigenti campavano come dei Re, ovviamente a spese dei cittadini risparmiatori.

Le conseguenze di tali, vergognose, azioni hanno prodotto uno scompiglio sociale devastante: vedi il quasi 40% di imprese che hanno chiuso (dati Bankitalia), sommate a tante altre condannate al fallimento. Migliaia sono stati gli imprenditori che si sono tolti la vita per la vergogna. Fatti drammatici, oggi dimenticati. Quello che non si dimentica facilmente, però, sono le conseguenze di questi fallimenti che hanno aperto le porte alla disperazione di gente costretta alla disoccupazione. Peraltro, per molti di loro, senza alcun paracadute sociale, alcuna tutela previdenziale che possa intervenire in loro soccorso.

Rimuovere tutto questo e fare finta di nulla, lasciando al loro posto gli assassini finanziari del sistema Paese, è il vulnus che ha fatto sanguinare il profondo dell’anima degli eredi dei galatuomini che hanno commesso il gesto estremo, dopo essersi ritrovati sulla loro scrivania i pignoramenti da affrontare.

Tutto questo è stato cavalcato in maniera cinica da chi, per scopi solo personali, si è messo a capo dei rivoltosi “don Chisciotte” con promesse di duelli mortali contro le banche. Peccato che, dopo aver lanciato la sfida, non si siano presentati mai una volta all’appuntamento! Capisco i politici che mentono per mestiere, ma come giudicare gli approfittatori che vivono cavalcando la menzogna, distribuendo come coriandoli false promesse sulla pelle di coloro che non hanno più una vita, se non come essere spregevoli?!  Mi riferisco a tutti coloro che non si sono messi i tappi nelle orecchie per non ascoltare le sirene bancarie, mentre aspettavano il momento opportuno per vendere i rivoltosi al nemico. Molti sono stati i consulenti che mentre partecipavano al pianto dei clienti e di qualche associazione a difesa dei risparmiatori nel frattempo si accordavano con la banca per godere dei suoi favori.

Per farla breve, nel mentre la banca corrompeva i capi dei rivoltosi, godeva nel constatare come i capi corrotti si affrettavano a smettere il basco da rivoluzionario per calarsi le braghe, godendo del piacere di essere sodomizzati dal banchiere in persona. Non è questa forse la macchietta più tipica dell’italian style? Ovvero quella per cui il Valvassore sodomizza il valvassino affinché sodomizzi il vassallo plebeo, facendogli credere di essere al suo fianco nella lotta contro il primo. Da millenni, sempre la stessa storia!

Luca Zaia lancia Francesco Rucco: accelerare ristoro dei soci BPVi e Veneto Banca! E candidato di centro destra si impegna anche per l’accesso agli atti

Di Redazione VicenzaPiù 

Oggi Luca Zaia e Francesco Rucco, con la sollecitazione dell’attuazione dei ristori (per altro già inseriti nella legge 205 approvata il 27 dicembre 2017 da tutti i partiti e ora in attesa di decreti attuativi in ritardo dal 30 marzo 2018, ndr) per i soci truffati dalle banche venete e con il candidato sindaco di centrodestra che, dopo vari appelli nostri e di Fratelli d’Italia, si impegna anche a garantire l’accesso agli atti del processo BPVi, hanno segnato, sinceramente, un punto a loro favore nella campagna elettorale vicentina in cui il tema Banca Popolare di Vicenza veniva sistematicamente aggirato dai due principali aspiranti sindaco ma, soprattutto, da Otello Dalla Rosa.

Questo lo diciamo con altrettanto se non maggiormente sincero rammarico vista la nostra formazione ideale politica, sempre più disattesa dal centrosinistra locale, anche se ancora speravamo di no, e dalla stampa di sistema, ma questo lo sapevamo, che non a caso anche oggi aveva ignorato domande sul tema invece da noi fatte nel video qui pubblicato insieme alla parte di dichiarazioni specifiche sollecitate da Matteo Celebron della Lega davanti al pubblico dei presenti al Caffè Garibaldi al “lancio” del rush finale di Rucco da parte del presidente della Regione.

La battaglia di VicenzaPiù per i soci della Banca Popolare di Vicenza, oltre che, con minor mole di dati, per quelli di Veneto Banca, inizia in solitaria il 13 agosto 2010 con i nostri articoli chiave, poi legittimati dalla triste storia, pubblicati in “Vicenza. la città sbancata” (esaurito la versione cartacea trovi qui l’eBook) mentre quelli del giornale confindustriale locale inneggianti alle gesta di Gianni Zonin & c. sono ora raccolti in “BPVi. Bugie Popolari di Vicenza” che vari avvocati, come vi racconteremo, stanno già utilizzando nella cause civili per dimostrare la buona fede carpita ai risparmiatori e che trovi anche quioltre che nelle principali edicole e librerie cittadine oltre che su Amazon.

Grazie Zaia, grazie Rucco da parte di chi scrive ma soprattutto da parte dei soci risparmiatori delle due banche: ora a voi tocca spingere su chi di dovere, che è della vostra parte politica, perchè il vostro impegno elettorale sia mantenuto.

Treviso, crac Veneto Banca scomparso dalla campagna elettorale

A parte qualche incursione più o meno retorica (e non potrebbe essere neanche troppo diversamente), i candidati sindaco evitano il doloroso argomento

Manildo, di chi “resiste” aspettando, purtroppo forse invano, uno straccio di risarcimento, si è ricordato il 25 Aprile, festa della Liberazione: «Intollerabile che le vicende delle due popolari venete finiscano in prescrizione, penso sia necessaria una soluzione legislativa che preveda il riconoscimento per legge di una somma a ristoro di chi ha investito i risparmi di una vita, i guadagni derivanti da anni e anni di lavoro con tanta fatica e sudore, con conseguente possibilità dello Stato di agire nei confronti di chi ha causato tali fatti per azioni dirette o omissione di controllo. Propongo quindi al nostro territorio, ai sindaci, ai deputati e senatori e al Presidente Zaia, di avviare un percorso per la creazione una legge di iniziativa popolare in grado di tutelare i creditori. Lancio l’appello a tutte le persone che hanno deciso di non arrendersi e che insieme a noi vogliono far sentire la propria voce». Ma al di là di una proposta moralmente forte ma politicamente generica, non è andato. Nè potrebbe andare: il sindaco di un Comune, com’è lui, uscente del centrosinistra che ritenta il bis, non può fare molto (e quel che ha fatto non è stato esattamente un bel segnale: leggi il pezzo di VVox). Gli altri candidati a sindaco, a cominciare dal favorito Mario Conte (centrodestra), passando per Losappio (M5S), Chaibi (Coalizione Civica), Caldato (Treviso Unica) e Condurso (Popolo della Famiglia), non si sono granchè esposti in questa campagna elettorale sul fronte, davvero di guerra (perduta), degli ex soci azzerati. In particolare di Veneto Banca, che aveva il cuore nel Trevigiano, a Montebelluna.

A Vicenza, invece, gli sfidanti per succedere ad Achille Variati (Pd), delle macerie economiche e sociali lasciate dalla defunta BpVi ne parlano, sollecitati dai comitati della zona, e sostanzialmente concordano nel portare al processo il Comune come parte civile e nell’aprire uno sportello di ascolto e aiuto. Ma non più di questo, perchè semmai è lo Stato che deve intervenire attraverso le leggi (come ad esempio una, che ci vorrebbe e il M5s l’ha proposta, sulla prescrizione), ma si dà il caso che lo Stato abbia scelto di svendere le due banche a Intesa privatizzando la parte sana e socializzando quella marcia, da liquidare (qui un approfondimento di Vvox). Resta tuttavia il dato politicamente sconcertante: a Treviso, colpita nella borsa e nell’anima dal tracollo della banca del suo “territorio”, il tema è passato in sordina, scavalcato dai problemi amministrativi diciamo “ordinari”.Che sono sì il centro e la polpa in un confronto locale, ma non tali e talmente gravi da far dimenticare la tragedia umana di migliaia di persone, famiglie e anziani anzittuto, ma anche imprese, e in particolare piccole imprese, che non più tardi di due mesi fa manifestavano la loro rabbia in una protesta, corpi distesi a terra, davanti al tribunale del capoluogo della Marca.

Dice: forse meglio così, piuttosto che le tirate retoriche alle feste civili comandate, o i buffetti verbali di politici locali senza potere reale, sulla questione è preferibile un dignitoso silenzio stampa. Ma la questione resta, e rode la fiducia dei cittadini e risparmiatori (prima cittadini e poi risparmiatori, nota per zelanti Presidenti della Repubblica) che hanno perso non una parte, ma tutti i propri risparmi, quanto meno quelli che, proprio perchè si fidavano, li avevano fatti custodire nella musina di Veneto Banca e BpVi. Il fatto, probabilmente, è che in una campagna elettorale chi si candida a governare il futuro, quand’anche di una sola città, cerca di volgere al positivo le promesse. E sulla devastazione bancaria del Trevigiano, e più in generale del Veneto, di positivo in avvenire si vede poco, pochissimo, praticamente nulla. E allora, almeno dicano questo, i candidati: non ci genufletteremo più a sventolare la cambiale in bianco di fronte ai padroni del vapore, quali che siano. Non daremo più credito a scatola chiusa, solo per omaggio e deferenza alle istituzioni del credito (che non sono “istituzioni”: sono istituti privati, ancorchè innalzati al rango di potenze salvatrici come è stata Intesa per l’ex governo Gentiloni). Ma non lo diranno, perchè sarebbe la classicissima promessa da marinaio: la politica si è dimostrata ampiamente cameriera delle banche. Anche quella nel famigerato “territorio”, menzogna che prima o poi, vedrete, tornerà a coprire gli accrocchi di potere e il quieto vivere colposo e doloso. Non insegna quasi mai niente, la Storia.

(ph: https://ezzelinodaonara.org)

Cassa depositi e prestiti, che cosa sta succedendo sul futuro vertice

 startmag.it 5 giugno 2018

Cassa depositi e prestiti

Entra nel vivo la partita politica per i nuovi vertici di Cassa depositi e prestiti, controllata dal Tesoro e partecipata dalle fondazioni bancarie.

Oggi il presidente in scadenza di Cdp, Claudio Costamagnain un comunicato irrituale, ha annunciato che non farà un secondo mandato alla Cassa. Ma, come si fa notare in ambienti delle fondazioni che esprimono la presidenza di Cdp, l’Acri di Giuseppe Guzzetti avrebbe deciso di indicare Massimo Tononi, già sottosegretario all’Economia nel governo, è presidente di Mps e ora alla presidenza di Prysmian.

Appuntamento ora al 20 giugno quando si terrà l’assemblea della Cassa: entro il 16 saranno presentate le liste per il consiglio di amministrazione e dunque si comprenderanno le scelte delle fondazioni e del socio forte, il Tesoro, che esprimerà l’amministratore delegato.

Quello attuale, Fabio Gallia, uscirà di scena secondo le indiscrezioni che si rincorrono da tempo: tanto che lo stesso Costamagna, in un altro passaggio irrituale del comunicato stampa, augura buon lavoro al futuro presidente e “al nuovo ad”.

Al momento sulla presidenza gli scenari sono due: quello più probabile, come detto, vede Tononi, gà in Goldman Sachs come Costamagna, presidente su indicazione e gradimento del numero uno dell’Acri. Un altro scenario vede in ballo per la presidenza sia Tononi che Dario Scannapieco, già al Tesoro ai tempi di Mario Draghi direttore generale e ora alla vicepresidenza della Bei (Banca europea per gli investimenti).

Scannapieco, comunque, è ritenuto in corsa anche per il ruolo di amministratore delegato. Così come l’attuale cfo di Cassa, Fabrizio Palermo, che incontra i favori anche di settori del Movimento 5 Stelle.

Poiché sarà il partito capitanato da Luigi Di Maio a voler dire la sua in particolare sul nome dell’ad, negli ultimi giorni sta crescendo il nome di Flavio Valeri, ora numero uno di Deutsche Bank Italia.

Chi spinge su Valeri ritiene che sulla scorta dell’esperienza nel ramo italiano del gruppo tedesco potrà avere un rapporto costruttivo con la Germania a differenza di umori e malumori della maggioranza e dice che Valeri sia sponsorizzato o comunque gradito a Mario Draghi (ma circolano anche versioni diverse, che accreditano una atarassia di fondo del presidente della Bce su questa partita).

Su Valeri, peraltro, ci sarebbe il sì pesante anche di Davide Casaleggio, che con tutto il Movimento di Di Maio punterebbe ad accelerare i tempi (entro domenica) per chiudere accordi e nomi anche su Rai e direzione generale del Tesoro. Ma da alcuni ambienti pentastellati al corrente del dossier nomine si dice che nulla è sicuro su Cdp e nulla è deciso al momento sui vertici della Cassa.

CON-TE PARTIRÒ – NEL DISCORSO AL SENATO (QUI L’INTEGRALE) UN BEL PO’ DI LEGHISMO: APERTURA ALLA RUSSIA, BASTA ”BUSINESS” DEI MIGRANTI, PIÙ LEGITTIMA DIFESA, FLAT TAX – E UN PO’ DI GRILLISMO: AGENTI PROVOCATORI PER STANARE I CORROTTI (ANZI, I CORRUTTIBILI), TAGLIO ALLE PENSIONI SOPRA I 5MILA EURO NETTI E STOP AI VITALIZI – C’È PURE IL CONFLITTO D’INTERESSI… – MONTI PROSPETTA L’ARRIVO DELLA TROIKA

dagospia.com 5 giugno 2018

IL DISCORSO INTEGRALE DI CONTE

https://www.ilfoglio.it/userUpload/Dichiarazioni_Programmatiche_PCM__Senato.docx

Andrea Gagliardi e Vittorio Nuti per www.ilsole24ore.com

giuseppe conte salvini e di maio discorso prima della fiducia 4GIUSEPPE CONTE SALVINI E DI MAIO DISCORSO PRIMA DELLA FIDUCIA 4

Salario minimo, reddito e pensioni di cittadinanza. Flat tax e carcere per i grandi evasori. Aiuti alle imprese che innovano. Giù debito con la crescita, senza misure di austerità. Stop al business dei migranti. Contro corrotti Daspo e agente sotto copertura. Potenziamento della legittima difesa. Alleati con Nato e Usa, ma via sanzioni alla Russia. Taglio alle pensioni d’oro e stop ai vitalizi.

Rafforzamento delle norme contro conflitto interessi. Slancio agli appalti pubblici a fronte di alcune rigidità del codice degli appalti. Recupero del dialogo con le parti sociali. Sono i punti essenziali delineati dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel discorso per la fiducia in Senato (qui la diretta Facebook), durato circa 75 minuti (contrassegnato da sessanta applausi e standing ovation finale di M5s e Lega) e concluso con un riferimento ai terremotati («la mia prima uscita pubblica in Italia sarà dedicata a loro»). Tutti elementi contenuti per la gran parte nel contratto di governo stipulato da Lega e M5s.

Dal discorso mancano parole “Fornero” e “Euro”

Conte nel suo discorso non ha mai citato la legge Fornero, pur parlando di pensioni. Tra le parole chiave del contratto di governo, che non compaiono nel discorso d’esordio, si nota anche l’assenza di “pace fiscale”, “Euro”, “Tav”, anche se ai diversi temi, dal fisco all’Europa, agli appalti e opere pubbliche, ha dedicato specifici passaggi.

giuseppe conte salvini e di maio discorso prima della fiducia 3GIUSEPPE CONTE SALVINI E DI MAIO DISCORSO PRIMA DELLA FIDUCIA 3

Conte: fiducia non solo per Governo ma progetto cambiamento

«Oggi ci presentiamo a voi per chiedere la fiducia a favore non solo di una squadra di governo ma di un progetto per il cambiamento dell’Italia, formalizzato sotto forma di contratto dalle due forze politiche che formano la maggioranza parlamentare» ha detto Conte in quella che è stata la prima vera prova da premier, autodefinitosi «avvocato difensore del popolo italiano». A tal proposito Conte si è lanciato in una sorta di arringa del populismo, affermando che le forze politiche che compongono la maggioranza di governo sono state accusate di essere populiste e antisistema. Ma «se populismo è attitudine ad ascoltare i bisogni della gente, allora lo rivendichiamo».

«Rivoluzione fisco, flat tax sarà progressiva»

Nell’enunciazione della linea programmatica del nuovo esecutivo, Conte non ha stabilito una tempistica nei provvedimenti da adottare. Ma ha ribadito la priorità della flat tax. «Ci ripromettiamo una integrale revisione del sistema impositivo dei redditi delle persone fisiche e delle imprese», ha detto Conte ribadendo che «l’obiettivo è la “flat tax”, ovvero una riforma fiscale caratterizzata dall’introduzione di aliquote fisse, con un sistema di deduzioni che possa garantire la progressività dell’imposta, in piena armonia con i principi costituzionali». Con un corallario di non poco conto: «Occorre inasprire l’esistente quadro sanzionatorio amministrativo e penale, al fine di assicurare il carcere vero per i grandi evasori».

Tagliare le pensioni d’oro sopra i 5mila euro

giuseppe conte salvini e di maio discorso prima della fiducia 2GIUSEPPE CONTE SALVINI E DI MAIO DISCORSO PRIMA DELLA FIDUCIA 2

Conte è partito dalla necessità di «offrire risposte concrete ai bisogni dei cittadini», sottolineando come «la crescente disattenzione verso le istituzioni e la perdita di prestigio devono spingere a tutti a un supplemento di responsabilità». Di qui l’intenzione di «agire con risolutezza sui privilegi della politica e i suoi sprechi». Non solo taglio ai vitalizi dei parlamentari, però. Un altro esempio: «le cosiddette pensioni d’oro sono un esempio di ingiustificato privilegio che va contrastato. Interverremo sugli assegni superiori ai 5mila euro netti mensili nella parte non coperta dai contributi versati» ha promesso il premier.

Salario minimo orario e reddito cittadinanza

Prima preoccupazione del governo «saranno i diritti sociali che sono stati progressivamente smantellati». Di qui il diritto «a un salario minimo orario affinché nessuno venga più sfruttato», «a un reddito di cittadinanza e a un reinserimento al lavoro qualora i cittadini si ritrovino disoccupati», oltre che «a una pensione dignitosa». Con una puntualizzazione nota: prima la revisione dei Centri per l’impiego e solo successivamente l’eogazione degli assegni. «Ci proponiamo – ha spiegato Conte – in una prima fase di rafforzare i centri per l’impiego per sollecitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro con la massima efficienza e celerità possibili. Nella seconda fase, verrà erogato il sostegno economico vero e proprio».

giuseppe conte salvini e di maio discorso prima della fiducia 1GIUSEPPE CONTE SALVINI E DI MAIO DISCORSO PRIMA DELLA FIDUCIA 1

Tasse eque e giù debito con la crescita

Conte ha sottolineato che i cittadini «hanno diritto a pagare in maniera semplice tasse eque. E ha rivendicato la volontà di ridurre il debito pubblico, ma «con la crescita della nostra ricchezza, non con le misure di austerità che, negli ultimi anni, hanno contribuito a farlo lievitare». L’eliminazione del divario di

crescita tra l’Italia e l’Unione Europea «è un nostro obiettivo – ha rassicurato il premier – che dovrà essere perseguito in un quadro di stabilità finanziaria e di fiducia dei mercati».

Alleati Nato e Usa, via sanzioni alla Russia

Conte ha voluto mostrarsi determinato a rafforzare l’immagine dell’Italia in Europa. Non a caso ieri si è intrattenuto a lungo a Palazzo Chigi con il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, più volte alla guida degli Affari europei in questi anni, per concordare la strategia. «Intendiamo ribadire la convinta appartenenza del nostro Paese all’Alleanza atlantica, con gli Stati Uniti d’America quale alleato privilegiato» ha detto nel suo discorso, aggiunto però:  «Saremo fautori di una apertura alla Russia. Ci faremo promotori di una revisione del sistema delle sanzioni». Poi ha aggiunto: «l’Europa è la nostra casa, agiremo con forza per l’adeguamento della sua governance».

luigi di maio matteo salvini giuseppe conteLUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTE

Stop business immigrazione e superare Dublino

Primo banco di prova del nuovo modo di dialogare con i partner europei è l’immigrazione. La gestione dei flussi finora è stata per Conte «un fallimento» perché «l’Europa ha consentito chiusure egoistiche di molti Stati che hanno scaricato, in primo luogo sul nostro Paesi, oneri e difficoltà». Di qui la richiesta: «Chiederemo con forza il superamento del Regolamento di Dublino per ottenere l’effettivo rispetto dell’equa ripartizione delle responsabilità e realizzare sistemi automatici di ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo». Ma va messo anche fine al business dell’immigrazione, cresciuto a dismisura sotto il mantello di una finta solidarietà». Lo ha detto garantendo: «Non siamo e non saremo mai razzisti», rivolgendo un «commosso pensiero» a Sacko Soumayla

bracciantie con regolare permesso di soggiorno ucciso con un colpo di fucile.

Potenziare la legittima difesa

salvini putinSALVINI PUTIN

Tra le iniziative annunciate sul fronte giustizia, il contrsato alla corruzione con «metodi innovativi come il “daspo” ai corrotti e con l’introduzione dell’agente sotto copertura»; l’inasprimento delle pene contro il reato di violenza sessuale oltre all’equo indennizzo a favore delle vittime. Ove necessario sarà aumentato il numero degli istituti penitenziari, «ferma restando la funzione rieducativa della pena». Poi ha aggiunto: «Riformeremo anche la prescrizione, che deve essere restituita alla sua funzione originaria, non più ridotta a mero espediente per sottrarsi al giusto processo». Sarà «potenziata la legittima difesa».

Rafforzeremo norme contro conflitto interessi

Poi la promessa sul conflitto di interessi: «Rafforzeremo la normativa attuale in modo da estendere le ipotesi di conflitto fino a ricomprendervi qualsiasi utilità, anche indiretta, che l’agente possa ricavare dalla propria posizione o dalla propria iniziativa. Occorre rafforzare, inoltre, le garanzie e i presidi utili a prevenire l’insorgenza di potenziali conflitti di interesse».

Monti prospetta «l’umiliazione della Troika» per l’Italia

Alle 13 Conte si è recato alla Camera per depositare copia del suo intervento al Senato. La discussione generale, a Palazzo Madama, è ripresa alle 14.30. Tra gli interventi da segnale, quello dell’ex premier Mario Monti, che ha stigmatizzato diversi aspetti del programma di Governo prospettando il rischio concreto che l’Italia «possa dover subire l’umiliazione della Troika», ovvero il “commissariamento” da parte di rappresentanti della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale per riportae il nostro Paese nei binari dei vinvoli di bilancio imposti dai Trattati Ue.

mario montiMARIO MONTI

«Spero vivamente di no», ha concluso Monti, ma il dato registrato oggi dallo spread (oltre 230 punti base) «non è molto lontano da quota 575», il record storico raggiunto a novembre 2011, nei giorni della fine dell’esecutivo Berlusconi. La replica del premier e le dichiarazioni di voto avranno inizio alle 17.30. Le operazioni di voto per la fiducia inizieranno invece alle 19.15.

L’Unione Europea presto crollerà, come l’Unione Sovietica, credono nella London School of Economics.

politicamentescorretto.it 5 giugno 2018

Il professore emerito alla London School of Economics Gwythian Prins ha detto che il popolo del Regno Unito ha fatto la scelta giusta quando ha votato per uscire dall’UE. Secondo lui, il futuro riserba un triste destino per l’Unione Europea, crollerà come dell’Unione Sovietica, il che ha portato alla maggior parte dei suoi abitanti innumerevoli disgrazie.

“L’Unione Europea ha caratteristiche simili con l’Unione Sovietica, e i problemi dell’UE sono tali che, come potrebbe condividere lo stesso destino dell’URSS in una generazione. Questi includono la complessità e la confusione nella ridistribuzione del potere, così come il declino della legittimità delle autorità” ha detto il quotidiano britannico Times.

Gwythian Prins vede la Brexit solo come l’inizio di un processo più ampio.

“Questo mese, il progetto dell’UE compie 61 anni. L’assenza della rigenerazione della società suggerisce che, come la sua sorella maggiore (l’Unione Sovietica), il periodo della sua esistenza difficilmente supererò la vita umana” ha detto.

I leader politici dell’Unione Europea hanno smesso di prendere in considerazione gli interessi dei cittadini comuni ed essa stessa ha iniziato a somigliare ad un mostro a più teste. “Questo drago che stiamo cavalcando, ha girato la testa e ci brucia con il suo soffio rovente” conclude Prince.

In precedenza, l’agenzia RIDUS ha parlato di come il Parlamento europeo ha approvato con la maggioranza una risoluzione fondamentale per rafforzare la centralizzazione dell’Unione Europea, l’istituzione della carica di ministro delle finanze UE e la creazione di un esercito comune europeo, diventano in realtà molto simile all’Unione Sovietica.