Cdp: riparte da controllate, da cessione Sia a nodo Telecom (Sole)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

La Cassa depositi e prestiti è uno dei primi dossier caldi, in tema di partecipazioni pubbliche, sul quale dovrà prendere decisioni e di pari passo misurare i suoi equilibri interni il nuovo governo.

L’imminenza della scelta, sottolinea Il Sole 24 ore, è data dalla scadenza per il rinnovo dei vertici. il rinnovo del vertice dovrà tenere presente anche l’esigenza di ricalibrare la mission della Cdp, che in qualche modo emergeva dal contratto M5S-Lega nel capitolo dedicato alla banca degli investimenti. La sensazione che emerge è che, nonostante si tratti di una delle partecipate più importanti del ministero dell’Economia per la pluralità e strategicità delle funzioni che già svolge (dal supporto alla gestione del debito pubblico, al supporto all’economia con i finanziamenti alla Pa e al mondo delle imprese, alla gestione delle partecipate pubbliche), per quel che riguarda il futuro della Cassa il percorso sia stato in qualche modo già delineato.

La prima considerazione da fare è che Cdp non è a totale controllo pubblico: nel capitale ci sono le fondazioni bancarie che con il loro 16% sono chiamate a esprimere gradimento sul presidente e possono impedire qualsiasi innovazione della mission -e dunque della relativa modifica dello Stato- con il loro potere di veto. “La Cdp può essere una banca più vicina alla Pmi, tutto dipende da come lo si fa -aveva commentato nei giorni scorsi al giornale il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti- Ciò al quale ci opporremo senza esitazioni è la trasformazione in una banca pubblica”.

Guzzetti è stato indicato come uno dei registi o forse degli agevolatori dell’operazione di ingresso della Cdp nel capitale di Telecom I., di cui oggi detiene il 4,9% del capitale. Il suo ruolo sarebbe stato anche quello di tenere i contatti con le forze politiche che avevano vinto le elezioni, e in particolare con la Lega e il neo sottosegretario alla presidenza del consiglio, Giancarlo Giorgetti. In qualche modo l’operazione Cdp-Telecom è stata vista come una specie di palestra per la formazione del nuovo esecutivo.

La stesura finale del contratto, che disegna una banca degli investimenti molti simile a ciò che Cdp fa già oggi (a eccezione della supervisione di un organismo di controllo pubblico, di cui farebbero parte, se attuato, Luigi Di Maio in quanto ministro per lo Sviluppo economico e Giovanni Tria, per l’Economia), è già il risultato di affinamenti successivi che hanno ricondotto a misura spinte eccessivamente innovative che erano arrivate sia da M55 che Lega.

Uno dei primi dossier che il nuovo vertice dovrà affrontare sarà proprio Telecom I.: Cdp è il soggetto che dovrà sedersi al tavolo con i francesi di Vivendi, che hanno il 23% del capitale, per ragionare su una possibile way-out per loro. Al momento nella società di tlc il confronto è come congelato, anche se qualche ragionamento da parte di chi ha conquistato il nuovo board sta prendendo piede come lo scorporo di Telecom non in due società (rete e servizi), ma addirittura in tre, guardando ai grandi clienti business.

Entro la fine del mese Fincantieri dovrà chiudere con Navalgroup l’accordo sulla cantieristica perla difesa. C’è aperto un tema di governance, per via della presenza nel suo capitale di Thales, sul quale si aspetta un responso dai francesi. Ma è chiaro che il nuovo ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, dovrà avere il tempo di prendere in mano quel dossier. Nel frattempo Cdp si prepara ad avviare un altro step verso quell’ampliamento del portafoglio delle partecipazioni pubbliche.

L’operazione sarebbe il passaggio della quota residua posseduta da Cassa in Sia, la piattaforma dei pagamenti, a Poste I. che già ne detiene una quota importante. Il passaggio potrebbe avvenire dietro pagamento. Oppure Cdp potrebbe conferire quella partecipazione in Poste a fronte di un aumento di capitale riservato: in questo modo aumenterebbe la sua quota nella società dei recapiti, oggi pari al 35% del capitale, acquisendo sul nuovo pacchetto anche i poteri di governance che perla parte del 35% sono rimasti al Mef.

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(END) Dow Jones Newswires

June 05, 2018 03:40 ET (07:40 GMT)