Conte: sì a reddito cittadinanza, flat tax, salario minimo orario. Ma lo spread non ci sta

05/06/2018 di Laura Naka Antonelli finanzaonline.com

Il premier conia anche l’espressione alleanza finanziaria tra Stato e contribuenti. “È necessario rifondare il rapporto tra Stato e contribuenti, all’insegna della buona fede e della reciproca collaborazione tra le …

Sì a flat tax, reddito di cittadinanza, pensione di cittadinanza, salario minimo orario. Nel discorso proferito al Senato, con cui chiede la fiducia al suo governo M5S-Lega, Giuseppe Conte ripete quelle che sono le promesse sbandierate dai partiti durante la campagna elettorale, e scritte nero su bianco nel contratto di governo. Quello che si presenta al Senato, è un premier ben consapevole di avere diverse lacune sul fronte dell’esperienza politica e, tuttavia, un premier determinato a inaugurare una nuova fase nella storia della politica italiana, garante di quel contratto stilato dai due partiti.

Il suo discorso fa sbandare tuttavia lo spread: molto probabilmente gli investitori e il mondo della finanza si chiedono in quale modo questo esecutivo partorito con tanta difficoltà riuscirà a trovare i soldi per finanziare tutte quelle misure di politica fiscale espansiva, a fronte di un debito pubblico che dovrebbe, secondo i diktat europei, scendere. Lo spread balza così di oltre +6% tornando a superare anche la soglia di 230 punti base, mentre il Ftse Mib di Piazza Affari rivela un trend incerto.

Ma l’aspetto delle risorse per finanziare tutti questi progetti non viene affrontato dal presidente del Consiglio, che dà invece ulteriori dettagli sul reddito di cittadinanza, laddove afferma che “l’obiettivo del Governo è assicurare un sostegno al reddito a favore delle famiglie più colpite dal disagio socio-economico. Il beneficio verrà commisurato alla composizione del nucleo famigliare e sarà condizionato alla formazione professionale e al reinserimento lavorativo. Ci proponiamo, in una prima fase di rafforzare i centri per l’impiego, in modo da sollecitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro con la massima efficienza e celerità possibili. Nella seconda fase, verrà erogato il sostegno economico vero e proprio”. Ancora: “Ci premureremo di intervenire  anche a favore dei pensionati che non hanno un reddito sufficiente per vivere in modo dignitoso, introducendo una pensione di cittadinanza”.

Questo governo, spiega il neo premier, è un governo che vuole dare massima priorità ai diritti sociali:

“Il cambiamento, come appena anticipato, sarà anche nei contenuti. Cambia ad esempio il fatto che la prima preoccupazione del governo saranno i diritti sociali, che nel corso degli ultimi anni sono stati progressivamente smantellati con i risultati che conosciamo: milioni di poveri, milioni di disoccupati, milioni di sofferenti. E’ ora di dire che i cittadini italiani hanno diritto a un salario minimo orario, affinché nessuno venga più sfruttato, che hanno diritto a un reddito di cittadinanza e a un reinserimento al lavoro qualora si ritrovino disoccupati, che hanno diritto a una pensione dignitosa, che hanno diritto a pagare in maniera semplice tasse eque“.

E riguardo alle tasse, Conte conia anche un termine: quello di alleanza finanziaria tra Stato e contribuenti:

“È necessario rifondare il rapporto tra Stato e contribuenti, all’insegna della buona fede e della reciproca collaborazione tra le parti”. Il premier fa riferimento alla necessità di creare una “alleanza finanziaria”, dello stesso tipo di quella “alleanza terapeutica tra medico e paziente”.

“Ma un concetto deve essere qui ribadito con assoluta chiarezza: occorre inasprire l’esistente quadro sanzionatorio amministrativo e penale, al fine di assicurare il carcere vero per i grandi evasori“.

In ogni caso “l’obiettivo è la ‘flat tax’, ovvero una riforma fiscale caratterizzata dall’introduzione di aliquote fisse, con un sistema di deduzioni che possa garantire la progressività dell’imposta, in piena armonia con i principi costituzionali. Solo così sarà possibile pervenire a una drastica riduzione dell’elusione e dell’evasione fiscale, con conseguenti benefici in termini di maggiore risparmio di imposta, maggiore propensione al consumo e agli investimenti, maggiore base imponibile”.

A chi teme la minaccia del populismo, la risposta è nelle parole dello stesso scrittore russo Dostoevskij:

“Le forze politiche che integrano la maggioranza di governo sono state accusate di essere ‘populiste’ e ‘anti-sistema’. Sono formule linguistiche che ciascuno può declinare liberamente. Se ‘populismo’ è l’attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente – prendo spunto da riflessioni di Dostoevskij tratte dalle pagine di Puskin -, se ‘anti-sistema’ significa mirare a introdurre un nuovo sistema, che rimuova vecchi privilegi e incrostazioni di potere, ebbene queste forze politiche meritano entrambe queste qualificazioni“.