Conte, le pagelle degli esperti

DI REDAZIONE lettera43.it 5 giugno 2018

Bene la Sanità, meno la Cultura. Sugli Esteri nessuna sopresa. Promozione nel Fisco ma bocciatura nella Giustizia. Sull’immigrazione non si riduca l’intervento delle Ong. I voti al discorso per la fiducia del premier populista.

Nel suo primo discorso ufficiale per il voto di fiducia, il neo premier Giuseppe Conte, citando Dostoevskij, Hans Jonas e i sociologi Ulrick Beck e Philip Kotler, ha ripercorso i punti del contratto firmato da Lega e M5s che detteranno l’azione del governo: dallo stop al business dell’immigrazione al tema della sicurezza caro alla Lega, fino all’apertura alla Russia (leggi anche l’editoriale di Peppino Caldarola).

DUE APPLAUSI BIPARTISAN. Parole scandite da 60 applausi, oltre alla standing ovation finale a Palazzo Madama. Due soli gli apprezzamenti bipartisan: sulla fedeltà dell’Italia all’Alleanza Atlantica e sulla condanna per l’uccisione a Rosarno del sindacalista maliano Soumaila Sacko, su cui finora era pesato il silenzio dei leader delle maggioranze, del premier e dei ministri. Al di là degli applausi, a tratti da stadio, incassati tra i banchi delle maggioranze, cosa pensano esperti e docenti della prima uscita del premier giallo-verde? Ecco le loro pagelle per L43.

Il discorso – Panarari: la rivendicazione del populismo e l’agenda simbolica

Massimiliano Panarari.

«Delle cose dette oggi dal premier, il professor Giuseppe Conte, nel corso del suo intervento al Senato, assume particolare interesse, oltre alla dettagliata elencazione dei punti del programma (per ribadire come presieda un “governo del fare”) e all’indicazione “metodologica” del contratto, un altro aspetto. Ovvero, la rivendicazione della positività del termine “populista”: “Se populismo è attitudine ad ascoltare i bisogni della gente, allora lo rivendichiamo”, ha affermato Conte. E, con queste parole, assistiamo a un cambiamento linguistico, e al prolungamento di una battaglia per l’egemonia culturale che è stata preparata per tempo dalle forze politiche che lo sostengono. Perché il consenso elettorale nasce in maniera significativa, giustappunto, anche dalla capacità di dominare l’agenda simbolica e di riscrivere il linguaggio della politica.

Massimiliano Panarari, docente di Sociologia della Comunicazione politica all’università Luiss Guido Carli.

Esteri – Romano: nessuna sopresa sulla Russia

Sergio Romano.

«Non c’è nulla di sorprendente in quello che il presidente Conte ha dichiarato nel suo discorso al Senato per quanto riguarda la politica estera, riflette le posizioni espresse dai due partiti che compongono la maggioranza, Lega e cinque stelle, e dai due vicepremier. Quando dice che la Russia “ha consolidato negli ultimi anni il suo ruolo internazionale in varie crisi geopolitiche” è una constatazione che potrebbero condividere esponenti anche di altri partiti: dalla vicenda siriana la Russia esce più forte come potenza mediorientale, è tornata nel Mediterraneo».

MESSAGGIO TRANQUILIZZANTE AGLI USA. Per quanto riguarda le sanzioni, il presidente del Consiglio non poteva entrare nel merito della questione ucraina, sarebbe stato difficile e imbarazzante, si è limitato anche in questo caso a esprimere la posizione di una parte dell’elettorato soprattutto leghista che da tempo chiede la revoca delle sanzioni. In definitiva, direi che ha mandato un segnale tranquillizzante agli Stati Uniti, ribadendo l’alleanza privilegiata con Washington, senza rinunciare a ribadire la linea espressa dai due movimenti che lo hanno portato a palazzo Chigi. Nulla di sorprendente e tutto sommato mi pare che l’abbia fatto anche con una certa finezza».

Sergio Romano, scrittore, storico, giornalista ed ex diplomatico.

Giustizia – Migliucci: un cambiamento giustizialista e che guarda al passato

Giuseppe Migliucci.

«Il giudizio sul programma per la giustizia esposto dal presidente del Consiglio è pessimo. Conte si è proposto come avvocato del popolo ma le sue ricette sono aumentare le pene, costruire più carceri e allungare i tempi dei processi: siamo avvocati in modo diverso. Immaginare che si risolva il problema della sicurezza costruendo nuove carceri è una ricetta vecchia come il mondo, sbagliata alla radice. In Italia abbiamo le tende a posto dei tribunali, si veda Bari, e invece propongono di costruire nuove carceri senza riflettere sul fatto che – in modo inoppugnabile – chi sconta le pene in modo alternativo tendenzialmente non commette altri reati».

NO ALL’AGENTE SOTTO COPERTURA. «È sbagliato aumentare ancora i tempi di prescrizione, che significa rendere infinitamente lunghi i processi: su questo anche il presidente dell’Anm sembrava essere d’accordo. In Italia abbiamo già dei tempi lunghissimi: per una rapina aggravata il processo può durare anche 25 anni, per corruzione 20 anni. Rendere ancora più lunghi i processi o immaginare che la prescrizione possa sospendersi dopo una condanna di primo grado, in Italia significherebbe morire condannati in primo grado e rovinare la vita delle persone. Così come è sbagliata l’introduzione dell’agente sotto copertura o dell’infiltrato – era un’idea dell’ex presidente dell’Anm Davigo – e anche su questo siamo d’accordo con l’Anm: così facendo non si eviterebbero nuovi reati ma si indurrebbe a commetterne altri e molto gravi».

RICETTE CHE CI ALLONTANANO DALLA COSTITUZIONE. Sono ricette sbagliate, è un cambiamento che guarda al passato, si propongono aumenti di pena senza capire che non hanno mai costituito un deterrente, lo sanno anche i bambini. Per i reati contro la pubblica amministrazione non si sa quante volte sono state aumentate le pene ma questo non è servito a combattere la corruzione che si previene invece con leggi chiare, che non devono subire troppe interpretazioni, con la una rotazione dei vertici delle amministrazioni. Infine, sono ricette che ci allontanano anche da alcuni principi fondamentali della nostra Costituzione come la risocializzazione del reo e la ragionevole durata del processo. È un programa giustizialista e temo che dato che queste sono riforme si possono fare a costo zero saranno le prime che verranno implementate».

Beniamino Migliucci, presidente dell’Unione delle Camere penali.

Immigrazione – Sami: non si riduca la capacità di salvataggio delle Ong

Carlotta Sami.

«Chiediamo al governo di evitare la drammatizzazione della comunicazione su questo tema, non serve strumentalizzare o mettere gli uni contro gli altri. I rifugiati, dati alla mano, sono tre ogni 1000 italiani, lo 0,3% della popolazione italiana. Il nuovo esecutivo non deve ridurre la capacità di salvataggio o limitare la capacità che altri soggetti non governativi possono avere di salvare vite umane in mare. Teniamo presente che oltre il 45% dei salvataggi sono effettuati al momento da Ong».

RIMPATRI NEL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI. «L’Italia deve avere un ruolo fondamentale per portare avanti un discorso di responsabilità condivisa, è fondamentale che lo abbia per l’esperienza accumulata negli anni e la posizione geografica, che la porterà sempre ad avere a che fare con un fenomeno che è globale. Il sistema d’asilo italiano richiede sicuramente di una maggior efficienza, ma sono stati fatti anche grandi passi avanti. In merito ai rimpatri, ci auguriamo che si investa di più sulle entrate legali per i migranti. Chiediamo che il governo investa di più su quelli volontari e assistiti e che quelli non volontari siano fatti rispettando i diritti umani».

Carlotta Sami, portavoce Unhcr.

Sanità – Del Favero: bene la volontà di colmare il divario di accesso alle cure

Angelo Del Favero.

«La volontà di voler investire in salute è di per sé una buona notizia, come pure la necessità evidenziata di garantire equità nell’accesso alle cure. Allo stato attuale non possiamo non essere d’accordo, e l’Istituto superiore di Sanità in quanto organo tecnico-scientifico è a disposizione del governo e in attesa delle nuove direttive. Per il momento non possiamo che condividere e accogliere la volontà espressa di colmare il divario di accesso alle cure, divario che vediamo preoccupante soprattutto tra Nord e Sud, tra centro e periferie, tra ceti più e meno abbienti. Questo si fa soprattutto attraverso lo sviluppo delle politiche di prevenzione e della medicina di base, con particolare attenzione alla sostenibilità del sistema».

Angelo Del Favero, direttore generale dell’Istituto superiore di Sanità.

Fisco – Marinelli: la flat tax può essere progressiva, ma i condoni non serviranno

Arvedo Marinelli.

«La flat tax può e deve essere progressiva. Il sistema attuale delle deduzioni fiscali va sicuramente riorganizzato e semplificato. Per le famiglie, in particolare, introdurre deduzioni da 3 mila euro legate ai figli a carico potrebbe funzionare, anche come incentivo alla natalità. Quanto al tema delle coperture, sotto certi aspetti è vero che la flat tax potrebbe auto-finanziarsi, perché potrebbe far emergere la cosiddetta “evasione di necessità”, di cui noi siamo testimoni ogni giorno».

BENE IL CARCERE PER GLI EVASORI. «Di sicuro la crisi economica che abbiamo attraversato ha provocato una riduzione del numero dei contribuenti e del gettito complessivo: la burocrazia e il carico fiscale oggi sono troppo elevati. Il premier Conte non ha parlato di “pace fiscale“. Si è chiusa da poco la rottamazione delle cartelle Equitalia con quasi 1 milione di domande, in questo momento un nuovo condono potrebbe non essere efficace. Infine, con riferimento alla galera per gli evasori, consideriamo il principio giusto. Ma per attuarlo bisogna agire sui tempi della giustizia e costruire nuove carceri».

Arvedo Marinelli, presidente dell’Associazione nazionale consulenti tributari.

Cultura – Daverio: non si possono realizzare investimenti nella ricerca e salario minimo

Philippe Daverio.

«L’inferno è tappezzato da buone intenzioni. È positivo che il nuovo governo voglia puntare sulla ricerca ma questo vorrebbe dire due cose. Da una parte bisognerebbe alzare gli stipendi dei ricercatori in modo tale che siano leggermente attraenti per chi si è trasferito all’estero. Dall’altra si dovrebbero finanziare i mezzi per fare ricerca. Ma non si possono promettere queste cose e poi decidere anche di garantire un salario minimo a chiunque. La politica è la scelta delle priorità, esattamente come in una famiglia. Andiamo in vacanza, compriamo un frigorifero nuovo o i libri per i figli? Delle tre l’una, tutte e tre non vanno».

SCUOLA, IL PROBLEMA È A MONTE. «Per quanto riguarda le critiche fatte nel programma alla Buona Scuola, il problema sta a monte. Noi in Italia abbiamo la media di un insegnante ogni 12 alunni, in Germania hanno un insegnante ogni 29 alunni. Abbiamo allargato moltissimo la dimensione dei posti di lavoro e abbassato moltissimo la remunerazione. Questo ha come effetto che l’insegnamento o si sceglie per vocazione o si sceglie perché non si trova altro da fare».

Phillippe Daverio, critico d’arte e docente.

Ambiente – Mercalli: c’è la ciliegina ma manca la torta

Luca Mercalli.

«A sentire le parole di Conte mi sembra che ci sia la ciliegina ma manchi la torta. La torta è l’ambiente, mi aspetterei una visione dove l’ambiente diventa il cardine prioritario della programmazione economica e sociale del Paese. Questo è fondamentale capirlo perché altrimenti non facciamo altro che riproporre il nostro passato con qualche aggiustamento. Il programma di sostenibilità ambientale deve essere quello a cui si deve appoggiare tutto il resto. In Italia è particolarmente importante per due motivi».

BISOGNA PUNTARE SULLE RINNOVABILI. ​«Dal punto di vista energetico siamo un Paese che non ha risorse interne. Dobbiamo investire sulle rinnovabili, e non solo per una strategia ambientale. Stiamo parlando di essere più liberi e avere meno dipendenza dall’esterno. Passando invece al cambiamento climatico e all’inquinamento siamo un Paese fragile, molto esposto a certi rischi. Basta pensare a quali effetti avrebbe l’aumento del livello degli oceani su una regione come il Delta del Po. Questi sono temi di governo giganteschi che dobbiamo affrontare oggi per non ritrovarci davanti a problemi irrisolvibili tra 50 anni».

Luca Mercalli, meteorologo e divulgatore scientifico.

Digitale – Tiani: poche parole chiave ed errori, l’Italia ha ancora molto lavoro da fare

Vincenzo Tiani.

«Credo alle buone intenzioni di Conte, ma spero che la mancanza di alcune parole chiave sul digitale sia dovuto solamente al poco tempo a disposizione. La Rete ha già cambiato la società da anni. Certo, il premier fa riferimento all’importanza della protezione dei dati, ma andrebbe ricordato che se oggi abbiamo l’ottima normativa del Gdpr è grazie all’“odiata” Europa. È ovvio che se si vuole insistere sul digitale c’è bisogno di più sicurezza».

IGNORANZA SU CYBERSICUREZZA E CYBERBULLISMO. «È preoccupante che nel Contratto M5s-Lega si parli di cybersicurezza e di cyberbullismo come fossero fenomeni simili, dimostrando involontariamente una grave ignoranza. Su Internet, bisogna agire tenendo ben presente che siamo in ritardo. Sono già alcuni anni che l’Europa parla di intelligenza artificiale, e noi dobbiamo sedere a quei tavoli e portare le nostre proposte. Significa lavorare sulle digital skill, aiutare le aziende ad accelerare verso il digitale (Macron ci ha investito 10 miliardi perché sa che la Francia dovrà competere con la Cina e gli Stati Uniti) e affiancare le grandi imprese a gestire il passaggio verso l’industria 4.0».

CITTADINANZA DIGITALE ANNO ZERO. Anche sulla cittadinanza digitale siamo indietro, l’Estonia ci lavora da 10 anni, noi abbiamo fatto passi in avanti grazie al lavoro del Team Digitale guidato da Piacentini. Ma perché funzioni serve ancora tanta formazione e un cambio totale di mentalità, sia del personale a servizio del pubblico sia dei cittadini. Un esempio? In Estonia quando si ha a che fare con il pubblico, la presenza fisica serve solo per sposarsi, divorziare e comprare casa. Ecco, siamo molto lontani da lì. L’istruzione e la formazione continua saranno sempre più fondamentali».

Vincenzo Tiani, esperto di politiche europee legate al digitale.