Con i Di Maio boys parte la lottizzazione a 5 stelle del ministero dell’Economia

23/09/2017 Rimini, Nella foto da sinistra Beppe Grillo, Alfonso Bonafede, Massimo Bugani, Laura Castelli, Nunzia Catalfo e Luigi Di Maio – Alessandro Serrano’ / AGF

Una volta nato il governo gialloverde di Lega e Movimento 5 stelle, con il suo premier Giuseppe Conte e i suoi 18 ministri, ci saranno da assegnare tutti i compiti e gli incarichi collaterali. Particolarmente importanti sono quelli che ruotano intorno al ministero dell’Economia, dove la Lega di Matteo Salvini, inizialmente ferma sul nome di Paolo Savona, ha poi ceduto scegliendo Giovanni Tria. Che ha così preso il posto di Pier Carlo Padoan.

02/06/2018 Roma. Festa della Repubblica, il neo premier Giuseppe Conte – Riccardo De Luca / AGF

 

Per il viceministero dell’Economia, il leader del M5s nonché vicepremier e ministro dello Sviluppo e del Lavoro, Luigi Di Maio, anche nell’ottica di controllare l’operato di Tria, come visto in quota Lega, avrebbe pensato alla ex Tesoriera del Movimento 5 stelle, Laura Castelli. Sul suo curriculum pubblicato sulla piattaforma dei 5 stelle Rousseau, Castelli, laurea triennale in economia aziendale, si presenta così: “Durante la mia attività politica ho seguito molti temi: decreti terremoto, legge di contabilità nazionale, mi sono occupata dei sistemi di indicatori e moltiplicatori per il controllo della spesa pubblica, ho costruito le coperture finanziarie della maggior parte dei provvedimenti del mio gruppo parlamentare, mi sono occupata della conversione Lira-Euro, ho seguito le leggi finanziarie, ma soprattutto di Enti Locali”.

Da metà maggio, quando Vincenzo La Via non è stato confermato dal governo di Paolo Gentiloni, risulta vacante anche il posto di direttore generale del ministero dell’Economia. Stando a indiscrezioni, l’unico nome in corsa al momento sarebbe quello di Antonio Guglielmi, già capo degli analisti di Mediobanca Securities, conosciuto negli ambienti finanziari per avere firmato uno studio (il primo ufficiale da parte di una banca italiana) in cui nel gennaio del 2017 analizzava i costi e i benefici di un’uscita dell’Italia dall’area dell’euro. Dall’anno scorso Guglielmi, di stanza a Londra, ha cambiato ruolo in Mediobanca, diventando responsabile dell’area mercati azionari (head of equity markets), ossia colui a cui si rivolgono i clienti che vogliono comprare e vendere titoli in Borsa.

La principale sponsor di Guglielmi sembra proprio sia Castelli, a sua volta molto vicina a Di Maio (nonostante le mail segrete di recente pubblicate in cui la deputata piemontese non risparmiava critiche al leader di M5s; si dice che sia questo che l’ha tagliata fuori dalla corsa ai veri e propri ministeri). Ammesso e non concesso che Guglielmi sarà il nuovo dg del Tesoro, nominato tramite delibera del consiglio dei ministri su proposta del ministero dell’Economia, si tratterà di capire se, una volta terminato l’incarico, potrà riprendere il suo lavoro in Mediobanca, banca d’affari e commerciale da sempre considerata lo storico crocevia del potere finanziario in Italia.

Per la presidenza della Commissione Finanze della Camera, Di Maio avrebbe invece pensato al deputato appena rieletto a marzo, Alessio Mattia Villarosa. Laureato in economia aziendale e già componente della commissione Finanze dal maggio 2013 al marzo 2018 e di quella bancaria riunitasi alla fine del 2017, nei mesi scorsi è balzato agli onori delle cronache per i suoi trascorsi come dipendente in Idea Finanziaria, società di Catania presieduta da suo fratello Massimiliano.

Sul curriculum di Alessio Villarosa pubblicato sulla piattaforma Rousseau, si legge che ha lavorato in Idea Finanziaria dal 2007 al 2009. Nel 2009, però, la società, specializzata nella cessione del quinto e controllata dal gruppo Barclays, era stata cancellata dall’elenco degli intermediari dal Ministero dell’economia e delle finanze perché Bankitalia aveva riscontrato violazioni e irregolarità nei rapporti con la clientela. La vicenda, già oggetto di una interrogazione in commissione Finanze della Camera nel 2016 presentata da Ferdinando Aiello (Pd), era tornata sotto i riflettori alla fine del 2017, con i lavori in corso della Commissione banche.