Confartigianato Veneto: «ministero Democrazia Diretta? Dichiarazione di guerra»

 vvox.it 6.7.17

Intervista esclusiva al presidente regionale Bonomo: «Calenda il migliore, ma attendiamo i fatti dal nuovo governo. Sì a flat tax leghista, no al reddito di cittadinanza M5S». E su BpVi: «Zonin mente sapendo di mentire»

In attesa, diffidente ma non pregiudiziale. Meglio le idee della Lega, di quelle del Movimento 5 Stelle. E preoccupazione, certamente, in particolare su alcune novità. Ma anche curiosità. E’ un’istantanea in chiaroscuro, quella che del nuovo governo Conte fotografa il presidente di Confartigianato Veneto, Agostino Bonomo. Che in questa intervista esclusiva a Vvox fa un primo giro d’orizzonte, non mancando di lambire anche questioni tutte venete.

Fra i suoi associati molti avranno votato la Lega, ma anche 5 Stelle. Altrettanti però non vogliono, per esempio, l’uscita dall’euro, e presumibilmente si spaventano anche al solo sentir parlare di rinegoziare i trattati europei, o comunque di mettersi di traverso a Commissione Ue e alla Bce. Come si concilia secondo lei questa “dissociazione” politica?
Viviamo in momento storico totalmente inedito. Il nostro associato medio vive tre sentimenti: uno, non capisce quel che sta succedendo; due, è confuso; tre, ha speranza. Ma è una speranza per disperazione, nel senso che è rimasto deluso da tutti coloro che hanno governato prima. Diciamo che dai 14.447 contatti al giorno che abbiamo in Veneto coi nostri associati, la domanda più ricorrente è “come va a finire”.

Ma quindi, di fatto, è un’apertura di credito al governo “populista”?
Dobbiamo dare un’apertura di credito! Ma non ci piace tutto, anzi.

Cosa, non vi piace?
Non ci piace il blocco delle infrastrutture, come Tav e Pedemontana. Non è che se i medici rubano in reparto, chiudiamo la sala operatoria!

Diciamo che è un’altra idea di sviluppo. Il reddito di cittadinanza, vi piace?
No. Da imprenditori, siamo abituati al fatto che guadagna chi lavora.

L’impostazione non è universalistica, ma condizionata all’accettazione di un lavoro: se si rifiuta l’offerta, si perde il diritto al reddito.
Al momento siamo solo al titolo, per così, ed è sul titolo che sono stati votati i grillini. Se fosse un reddito d’inclusione, diremmo di sì.

Continuando cioè sulla scia di quello già introdotto dal governo Gentiloni.
Sì, esatto. E a proposito, ci tengo a dirlo: il ministro Calenda è stato il miglior ministro degli ultimi anni, dopo Urso di An ai tempi del governo Berlusconi. Lo sa che grazie a lui in ogni ambasciata ora c’è uno sportello per le imprese?

Della flat tax cosa pensa?
Abbiamo qualche riserva per come è stata abbozzata, specialmente per i dubbi di costituzionalità: la Costituzione parla di tassazione progressiva. Valuteremo.

Da quel che si sa, la prossima manovra pentaleghista dovrebbe prevedere un taglio dell’Ires (la tassa sui redditi d’impresa) dal 24% a due aliquote al 15 e 20%, e idem alla nuova Iri, tassa introdotta da Renzi su redditi di imprese piccole o individuali. Resta l’interrogativo sull’aumento dell’Iva dal 22 fino al 25% l’anno prossimo, se non si trovano subito 12 miliardi per il 2019. Come dovrebbe agire il nuovo governo, secondo voi artigiani?
L’Iva al 25% è da scongiurare assolutamente. Anche se il nostro territorio è più votato all’export, sarebbe comunque una misura depressiva sui consumi interni. E farebbe aumentare il nero dal lato del cliente, perchè, come spiegano sociologi e psicologi, farebbe scattare la “soglia del quarto”, cioè appunto del 25%. Quanto alle nuove aliquote, questo sarebbe un buon inizio, per il cosiddetto “contratto”, termine che odio.

Ma come? Fa tanto economia privata…
Appunto! Siamo noi imprenditori a farli, i contratti. La politica deve realizzare programmi. Ma c’è una novità, in questo governo, che non ci piace per niente.

Dica.
Il nuovo dicastero dedicato alla “Democrazia Diretta”. Equivale ad una dichiarazione di guerra ai corpi intermedi.

Addirittura.
Ma certo. Voglio saltare gli intermediari, per loro si dovrebbe fare un referendum informatico su tutto. Ma poi come fai a fare sintesi?

Sintesi? In che senso?
Se io vado ad un’assemblea territoriale dei miei soci e trovo il soggetto incazzatissimo che vorrebbe, dico esagerando, copar tuti (uccidere tutti, ndr), io filtro questa rabbia. Pensiamo, per dire, al tema dell’immigrazione. Che si fa se quelli che vogliono copar tutti hanno la maggioranza in un referendum?

Perdoni, ma ci sono fior di Stati in tutto il mondo in cui la democrazia diretta, combinata con quella rappresentativa, funziona egregiamente.
Ma allora dove finisce la responsabilità della politica? Per cosa li abbiamo votati? Il popolo si esprime già su un programma elettorale. La democrazia rappresentativa può bastare, anche perchè ci costa, e non poco.

A conti fatti, mi pare che preferiate chiaramente le istanze leghista a quelle pentastellate.
Beh, dove sono andati i voti qui in Veneto? Fra i 20 mila nostri soci, senz’altro più alla Lega.

Senta, è un fatto che le regole europee si sono avviate verso un progressivo restringimento dei paletti di patrimonializzazione delle banche, il che tradotto significa credito sempre più difficile alle imprese, specie alle piccole e medie. In questo, secondo lei, l’attuale governo dovrebbe e soprattutto potrebbe, ancor meglio, avrebbe la capacità di intervenire in Europa, oppure le grandi banche europee hanno un potere che nemmeno i governi riescono a piegare?
Da Basilea 1 a Basilea 4, la grande trasformazione dei rappporti bancari è avvenuta all’insegna del principio secondo il quale il risparmiatore deve avere un prodotto free risk. In Italia, in passato, le imprese ma anche le famiglie investivano all’80% a debito. Bancario. E bastava la firma del papà, della mamma, dello zio o dell’amico. Basilea 4 ha detto: basta, ora la garanzia deve funzionare come funziona un’assicurazione sugli infortuni. Prima invece i soldi venivano dati a tutti, ed è per questo che il nostro sistema bancario non aveva i derivati come negli Usa. Ma abbiamo avuto, per stare al nostro Veneto, 13 miliardi sfumati per il crac delle due popolari. Per rispondere alla sua domanda, comunque, credo che oggi le banche siano meno potenti di prima.

In Veneto si vota in vari Comuni e in due capoluoghi, Vicenza e Treviso. Più a Vicenza che a Treviso, la campagna elettorale ha toccato anche la tragedia economica, sociale e umana delle due ex popolari fallite e svendute a Intesa. Lei che responsabilità vede nella classe dirigente veneta, oltre a quella, quanto meno storica, acclarata dalla commissione parlamentare banche, di chi doveva vigilare, cioè in primis Banca d’Italia?
Siamo cresciuti economicamente in un periodo storico in cui la cultura finanziaria, anche delle classe dirigente, era inadeguata. Noi, come associazione, stiamo facendo dei corsi di formazione su questo, anche assieme alla banche, con frequentazione obbligatoria ed esame finale, e alla fine uno avrà un patentino che potrà utilizzare. Siamo stati tutti creduloni di fronte agli incantatori di serpenti. Me lo ricordo, Zonin, quando disse “se il mio peccato è di dare credito, allora sono un peccatore”. E anch’io ho battuto le mani, lo ammetto. Abbiamo creduto che 62,5 euro fosse il valore reale dell’azione della BpVi, mentre quelle di Intesa crollavano in Borsa. Non abbiamo avuto capacità critica.

Mi scusi, ma non crede che chi legge avrà l’impressione di qualcuno che preferisce passare per incapace o stupido piuttosto che – e ovviamente non parlo di Lei personalmente – per connivente, complice o comunque colpevole? E’ un po’ come fa Zonin, che sostiene che era tenuto all’oscuro di tutte le malefatte.
Chi ha frequentato il mondo delle banche sa che Zonin mente sapendo di mentire. E poi, se fosse così, non sarebbe riuscito a far diventare la Popolare di Vicenza la prima popolare d’Italia. La verità è che aveva tutto controllo. Le rispondo dicendo che col senno di poi è facile giudicare, ma quel contesto era la normalità, allora. Ed era la normalità non solo qui, ma anche a Siena, Arezzo, Ferrara, nelle Marche, in Puglia. E’ vero, le associazioni di categoria avevano i loro rappresentanti nei cda, ma ognuno ha la propria responsabilità. E il 60% della responsabilità, in ogni caso, ce l’ha Banca d’Italia. Se non era per la Bce… E guardi che io so come funzionano le ispezioni Bce, faccio parte del cda del Consorzio Fidi.

Però Mattarella ha confermato Visco governatore di Bankitalia. E poi si lamentano se vanno al governo i “populisti”…
Guardi, quella volta Renzi aveva sbagliato a tentare di bloccare Visco in parlamento. Aveva sbagliato il contenitore, ma non il contenuto: era giusto mandarlo a casa.

Il neo-ministro leghista (e veneto) Erika Stefani ha promesso solennemente l’autonomia. Zaia ora sembra non avere più alibi: non ha più di fronte un governo centrale che recalcitra e fa resistenza. Sarà questo il banco di prova per la Lega in Veneto?
Sì. E’ una grossa opportunità per il Veneto. Col sottosegretario Bressa era stato già fatto un bel lavoro sulle competenze, che dobbiamo alla forza politica messa in campo dal Veneto che è stata la Regione che ha fatto la fatica col referendum. Zaia ha puntato in alto per ottenere comunque un buon risultato. E ora vedremo quello che uscirà dalle urne a Vicenza e Treviso.

A proposito: come la vede? Pronostici?
Ah non lo so, guardi. Vedremo quanto conterà il voto di pancia. Specie a Vicenza.

E perchè?
Perchè qui non corre il Movimento 5 Stelle.